L'ATTACCO DI REPORT AL BIO: NO ALL'ALLARMISMO!

L attacco di Report al bio no all allarmismoI biofurbi sono stati colti sul fatto. Il grande inganno è stato svelato. Grandi parole capaci di colpire l'opinione pubblica, ma quanto sono pertinenti? Nella puntata di Report andata in onda domenica 14 dicembre, in cui si è voluto informare i telespettatori, sulle possibili truffe nel bio, cosa che peraltro noi facciamo ogni mese sulla nostra rivista, si è parlato di riso biologico e di cosmesi naturale, accostando due tipologie di prodotto che hanno ben poco in comune. 

Federbio, la federazione delle associazioni del biologico, ricorda che il riso biologico infatti viene coltivato seguendo un regolamento europeo, mentre nessuna norma né nazionale né europea regolamenta la produzione di prodotti cosmetici naturali, tutt'al più esistono dei disciplinari privati. "Non comprendiamo quindi – questo il commento contenuto in un comunicato stampa di Federbio- per quale motivo i due argomenti siano stati accostati nella medesima trasmissione, con il rischio di dare allo spettatore un messaggio confuso e fuorviante anche se apprezziamo che anche la trasmissione Report si sia fatta parte attiva nel sollecitare l'adozione di una normativa almeno nazionale sulla cosmesi "biologica" e naturale".

Rispetto alle truffe nella coltivazione del riso, Federbio ha risposto con i numeri, ricordando che quello del biologico resta il settore agroalimentare più controllato e che la risicultura bio è quella a sua volta più controllata nel comparto, con "analisi che sono sempre più spesso effettuate in campagna nei periodi critici della coltivazione e sempre meno sul prodotto finito". "In Italia ogni azienda bio riceve un controllo circa ogni 9 mesi: nel 2013 il rapporto visite effettuate sul numero totale di aziende è stato pari a 1,35. La coltivazione biologica del riso è sicuramente molto impegnativa e richiede un lavoro più accurato anche per la presenza di aziende che non sono interamente convertite al bio."

L attacco di Report al bio no all allarmismo1Federbio ricorda che la produzione biologica è un sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull'interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l'applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali. Il metodo di produzione biologico esplica pertanto una duplice funzione sociale, provvedendo da un lato a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici dei consumatori e, dall'altro, fornendo beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell'ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.
Nella fattispecie la coltivazione biologica del riso non si limita solo a evitare l'impiego dei diserbati ma anche dei concimi chimici e dei pesticidi di sintesi, oltre a applicare una corretta pratica agronomica come la rotazione delle colture e la presenza di elementi naturali a tutela della biodiversità naturale.

Per quanto concerne la cosmesi biologica invece, come ammette giustamente Federbio, manca una definizione "legale". In questo specifico ambito esistono due standard privati internazionali, NaTrue, (www.natrue.org), e CosmOS (www.cosmos-standard.org) che, nella citata assenza di un quadro normativo europeo, garantiscono l'assoluta conformità a standard collettivi precisi e riconosciuti a livello internazionale (diverso, ovviamente, è il caso di riferimenti a pretese caratteristiche "naturali" o addirittura "biologiche" senza il rifermento in etichetta al controllo di organismi qualificati).

In generale il settore della produzione agroalimentare biologica (agricoltura, allevamento e trasformazione) è quello più controllato: ai controlli delle diverse Autorità pubbliche ogni anno vengono aggiunte migliaia di ispezioni e di analisi per la ricerca di prodotti chimici di sintesi non ammessi nel metodo di coltivazione bio, che hanno proprio l'obiettivo di portare alla luce eventuali casi da seguire o di criticità che vanno affrontate con il massimo rigore e trasparenza. Le analisi sono sempre più spesso effettuate in campagna nei periodi critici della coltivazione e sempre meno sul prodotto finito. Come ha bene evidenziato l'inchiesta di Report le analisi per la ricerca dei residui sui prodotti destinati al consumo non sempre consentono di identificare eventuali frodi.

I prodotti biologici continuano a essere quindi i più controllati e sicuri per i consumatori. La Federazione tuttavia conviene che è necessario non abbassare mai la guardia, specie ora che il mercato è in forte crescita e così i prezzi alla produzione. Quelli che la trasmissione ha definito i cosiddetti "bio furbi" devono essere denunciati, a tutela delle oltre 50.000 aziende bio italiane che lavorano onestamente e che nutrono un comparto vitale per l'agroalimentare italiano, l'unico che registra una crescita costante e importante dal 2005 ad oggi.

Per questo FederBio si è dotata di un Codice Etico e di uno sportello per le segnalazioni e svolge da tempo un'attività specifica di indagine e di denuncia, oltre che di monitoraggio del sistema di certificazione e del mercato. Per questo ci siamo messi fin dal primo momento a disposizione anche della redazione di Report e siamo già impegnati a lavorare sulle incongruenze che sono state segnalate nell'inchiesta (ad esempio i dati sulle superfici e sulle rese per ettaro di superficie, evidentemente incongruenti).

In Italia ogni azienda bio riceve un controllo circa ogni 9 mesi (nel 2013 il rapporto visite effettuate sul numero totale di aziende è stato pari a 1,35 – elaborazione FederBio). Sulla base delle elaborazioni di FederBio sui dati degli ultimi 5 anni (2010 – 2014) messi a disposizione dagli organismi di certificazione queste aziende sono state controllate in media 2,15 volte, valore quasi doppio rispetto alla media italiana delle aziende biologiche. Se è vero che le aziende risicole risultano mediamente più soggette a infrazioni rispetto alla media totale in Italia (4,74% contro il 3,92%) è altrettanto vero che ogni minima infrazione viene notificata alle Autorità pubbliche, per i loro adempimenti del caso e che alle aziende responsabili vengono comminate le sanzioni del ritiro della certificazione e dell'espulsione.
Per quanto riguarda il controllo analitico emerge che nel quinquennio indicato il rapporto analisi di laboratorio/aziende controllate è doppio nel comparto riso rispetto al dato del bio italiano: il 40,81% delle aziende risicole subiscono annualmente analisi, contro il 21,24% delle aziende bio in generale.
Malgrado la maggiore pressione analitica le analisi sulle aziende risicole da cui risultano non conformità sono mediamente più basse rispetto a quelle dell'intero settore, attestandosi al 7,23% contro 8,43%.

"FederBio è venuta a conoscenza della denuncia dei giovani agricoltori di Confagricoltura (ANGA) già da qualche settimana, purtroppo non direttamente e con notevole ritardo non certo per nostra indisponibilità al confronto. Abbiamo infatti immediatamente attivato una unità di crisi e riunito tutti gli organismi di certificazione per analizzare i dati reali della coltivazione e del controllo del riso bio in Italia e predisporre un piano d'azione per superare le criticità. – dichiara il Presidente di FederBio Paolo Carnemolla - Su questa base abbiamo incontrato la presidenza di ANGA e la dirigenza di Confagricoltura nazionali, condividendo i punti sui cui avviare alcune azioni comuni, a conferma che c'è una volontà condivisa di denunciare i "biofurbi" e tutelare i coltivatori di riso bio onesti, che sono la grande maggioranza. FederBio sta inoltre lavorando anche per attivare una piattaforma informatica per la tracciabilità delle produzioni e delle transazioni dei cereali bio, proprio per evitare quella confusione sui dati e sulle rese produttive che ha messo in evidenza l'inchiesta di Report".

Articolo di Dario Scacciavento

Fonte: http://www.aamterranuova.it/Orto-e-Giardino/L-attacco-di-Report-al-bio-no-all-allarmismo#.VJChqhGSv_s.facebook

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