Agricoltura http://www.coscienzeinrete.net Fri, 17 Aug 2018 14:41:05 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it La giuria ordina a Monsanto di pagare $ 289 milioni a un malato di cancro http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3245-la-giuria-ordina-a-monsanto-di-pagare-289-milioni-a-un-malato-di-cancro http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3245-la-giuria-ordina-a-monsanto-di-pagare-289-milioni-a-un-malato-di-cancro

johnson

SAN FRANCISCO - Una giuria ha ordinato alla Monsanto (acquistata a giugno dalla Bayer) di pagare $289 milioni a un giardiniere, vittima di cancro terminale causato dall’uso dell’erbicida Roundup, un prodotto a base di glifosato...tra gli erbicidi più utilizzati al mondo.

La giuria ha deliberato che il linfoma non Hodgkin di Dewayne Johnson era almeno in parte dovuto all'uso del glifosato, l'ingrediente principale di Roundup. Johnson usava regolarmente il glifosato per spruzzare i campi mentre lavorava come giardiniere.

La Monsanto "ha agito con malizia, oppressione o frode e dovrebbe essere punita per la sua condotta", ha annunciato in tribunale il giudice Suzanne Ramos Bolanos.

Scott Partridge, vice presidente della Monsanto, ha dichiarato in che la società farà appello contro questa decisione...

Centinaia di cause legali secondo cui il Roundup causa il cancro hanno finalmente ricevuto il via libera per procedere al processo, nonostante la Monsanto affermi che non vi è alcuna connessione tra glifosato e cancro.

Le vittime di cancro e le famiglie che coinvolte in questi casi affermano che Monsanto sapeva del rischio degli ingredienti per anni, ma non ha avvertito gli acquirenti. Il giudice distrettuale degli Stati Uniti, Vince Chhabria, aveva precedentemente affermato che ci sono prove "piuttosto deboli" che l'ingrediente causi il cancro, ma ora le opinioni di tre esperti che collegano il glifosato e il linfoma non Hodgkin non possono essere considerate "scienza spazzatura".

I medici di Johnson hanno testimoniato che è improbabile che viva oltre il 2020. Il giardiniere di 46 anni ha lavorato per un sistema scolastico della contea della California e ha applicato l'erbicida fino a 30 volte all'anno come parte delle sue responsabilità di controllo dei parassiti. Durante quel periodo, ha mescolato e spruzzato centinaia di litri di prodotto chimico.

"Oggi la giuria ha confermato ciò che abbiamo sapevamo da quando è iniziata la nostra indagine - che Monsanto sapeva che Roundup conteneva ingredienti cancerogeni e non riusciva a rimuovere questo prodotto dagli scaffali al fine di proteggere i consumatori. La società ha scelto l'utile aziendale e l'avidità rispetto all'umanità ", ha dichiarato Micah Dortch dello studio legale Potts a Dallas. Sebbene non sia coinvolto nello studio appena concluso, l'azienda rappresenta attualmente oltre 100 clienti con richieste simili.

In passato, Monsanto ha citato in giudizio l'Ufficio di Valutazione del Rischio per la Salute Ambientale della California per aver aggiunto il glifosato a un elenco di sostanze chimiche che causano il cancro e ha perso.

L'Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti considera il glifosato un possibile cancerogeno. Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il glifosato come "probabilmente cancerogeno" e, venerdì, il verdetto ha guadagnato l'applauso dei gruppi ambientalisti. Ken Cook, Presidente del Environmental Working Group, un'organizzazione ambientalista statunitense che ricerca sostanze chimiche tossiche e sostiene la responsabilità aziendale ha detto, "non curerà il cancro di DeWayne Lee Johnson, ma invierà un messaggio forte".

Dopo un processo di otto settimane, la giuria ha ordinato alla multinazionale agricola di pagare $250 milioni in danni punitivi insieme ad altri costi che hanno portato la cifra totale a quasi $290 milioni.

L'avvocato del signor Johnson, Brent Wisner, ha dichiarato che il verdetto della giuria ha dimostrato che le prove contro il prodotto erano "schiaccianti".

"Quando hai ragione, è davvero facile vincere", ha detto, aggiungendo che la sentenza è stata solo "la punta della lancia" di futuri casi legali.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Sat, 11 Aug 2018 08:53:51 +0000
Coldiretti: crollo dell'import di grano canadese, boom della pasta made in Puglia! http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3237-coldiretti-azzerato-l-import-del-grano-canadese-boom-della-pasta-made-in-puglia http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3237-coldiretti-azzerato-l-import-del-grano-canadese-boom-della-pasta-made-in-puglia

Articolo di Barletta News


granopugliaPraticamente azzerato l’import di grano duro dal Canada nel primo trimestre 2018, dopo il crollo del 29% registrato nel 2017. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat, dai quali risulta che il Paese nordamericano, dopo molti anni di totale egemonia sui mercati, ha drasticamente perso il ruolo di leader dei Paesi esportatori di grano in Italia. Si tratta degli effetti del generale riposizionamento dell’industria pastaia che ha ridotto la dipendenza dal Canada, finora principale fornitore di grano duro dell’Italia per un quantitativo che nel 2017 è stato pari a 720 milioni di chili a fronte di 4,3 miliardi di chili prodotti in Italia, e ha voluto investire sul grano Made in Italy.

“Non si deve cadere in facili strumentalizzazioni proprio nel periodo della trebbiatura, anzi bisogna sfruttare al massimo lo strumento dei contratti di filiera che possono riportare in trasparenza i passaggi dal grano alla pasta, supportati oggi dall’etichettatura dell’origine obbligatoria del grano per la pasta. Finalmente è possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con l’erbicida glifosato, secondo modalità vietate in Italia, come denunciato più volte dalla Coldiretti”, sottolinea il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.

Il crollo delle importazioni di grano canadese è, infatti, dovuta anche alla ‘guerra del grano’ di Coldiretti che ha portato all’etichettatura dell’origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su sei era fatto con grano straniero, senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta.

“La Puglia, che è il principale produttore italiano di grano duro, con 343.300 ettari coltivati e 9.430.000 quintali prodotto, è stata fino all’anno scorso paradossalmente la regione che ne importava di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di grano, con inevitabili speculazioni sui prezzi che danneggiavano soltanto gli agricoltori pugliesi. L’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, deve farsi carico di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie, a partire da una profonda revisione delle norme sul codice doganale nel settore agroalimentare che prevede paradossalmente che sia chiamata farina italiana quella ottenuta dal grano straniero macinato in Italia”, aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti.

Fare pasta con grano 100% italiano si può, come ampiamente testimoniato dalla rapida proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato al 100%. Il percorso è iniziato nei primi anni della crisi – ricorda Coldiretti – sotto la spinta dell’iniziativa del progetto di Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani) che si è esteso a numerose etichette della grande distribuzione e a noti pastifici italiani.

Coldiretti Puglia chiede ancora il 100% dei controlli sul grano importato e l’attivazione immediata della CUN nazionale cerealicola con base logistica a Foggia.

In questo contesto è stato siglato in Italia il più grande accordo sul grano biologico mai realizzato al mondo per quantitativi e superfici coinvolte tra Coldiretti, Consorzi agrari d’Italia, Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani) e il Gruppo Casillo, la più grande trading company italiana del grano duro, che prevede la fornitura di 300 milioni di chili di grano duro biologico destinato alla pasta e 300 milioni di chili di grano tenero all’anno per la panificazione. L’intesa – conclude la Coldiretti – ha una durata di tre anni con la possibilità di una proroga per altri due, per un totale di 5 anni.

Fonte: https://www.barlettanews.it/coldiretti-grano-canadese-puglia/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 01 Aug 2018 08:35:56 +0000
Il diserbante è ecologico con la forza dell’acqua http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3198-il-diserbante-e-ecologico-con-la-forza-dell-acqua http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3198-il-diserbante-e-ecologico-con-la-forza-dell-acqua

Diserbante AcquaTradurre le idee in prodotti è la sfida più complicata che l’Italia ha davanti, ma non mancano le storie incoraggianti come quella di Grass Killer, sistema che permette di diserbare i campi senza inquinare, senza ricorrere alla chimica, con la sola forza dinamica dell’acqua ad altissima pressione.

La macchina è stata ideata dalla veronese Agribiomachine ed è prodotta e commercializzata dalla Caffini di Palù, ma nasce grazie all’iniziativa confindustriale «Impresa per impresa», progetto che mette a confronto potenziali inventori e imprese affermate, per far sì che l’idea immaginata dai primi si traduca in realtà grazie all’esperienza dei secondi. Tutto parte da Paolo Zecchinelli, geometra di 52 anni, che voleva trovare il modo di liberare i campi dalle erbacce preservando la salute del suolo e l’ecosistema.

di Davide Pyriochos

«Stavo seguendo il brevetto di un nebulizzatore», racconta il geometra, «e per approfondirne i diversi aspetti mi sono rivolto ad alcuni esperti che mi hanno fatto conoscere l’acqua ad altissima pressione. A quel punto», racconta Zecchinelli, «ho subito pensato ai diversi risvolti di questa applicazione».

Grazie alla collaborazione personale con Alberto Ferrarini professore di Struttura e funzione dei genomi al dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, e alla disponibilità e curiosità di Franco Allegrini, patròn della nota cantina di Fumane, che ha permesso di testare i prototipi sul campo, «abbiamo messo a punto la prima versione di Grass Killer». «La nostra società», dice Zecchinelli, «vuol essere una piccola fucina di idee ispirate ai valori dell’ecosostenibilità e del benessere. Questa macchina è stata ideata pensando di fare qualcosa per rendere sostenibile l’agricoltura intensiva».

GrassKiller agisce sotto il manto erboso grazie a speciali ugelli rotanti, alimentati da una pompa ad altissima pressione. Il sistema brevettato a livello europeo sfrutta la forza dell’acqua per distruggere le radici delle erbacce senza ricorrere ad alcun diserbo chimico, ed è stato testato per due stagioni presso l’azienda Allegrini.

«Cercavamo partner per progettare e industrializzare il nostro prototipo», racconta Germano Zanini, socio di Agribiomachine, «e per questo abbiamo partecipato a Impresa per impresa che ci ha permesso di venire in contatto con l’azienda Caffini, che è riuscita a perfezionare il progetto, portandolo nel mercato delle macchine agricole».

«Ricordo di aver letto la comunicazione di Confindustria Verona in cui veniva presentata Grass Killer» dice Gerardo Caffini, titolare dell’azienda di prodotti agricoli, «e una volta conosciuto il progetto abbiamo deciso d’investirci. È un macchinario dalle grandissime potenzialità» conclude l’imprenditore «e grazie alle collaborazioni con Università di Padova, Cnr, Consiglio nazionale delle ricerche di Torino e istituto Edmund Mach di San Michele all’Adige lo stiamo testando su diversi terreni e coltivazioni».

Fonte: http://www.larena.it/home/economia/economia-veronese/il-diserbante-%C3%A8-ecologicocon-la-forza-dell-acqua-1.5316137

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Mon, 18 Jun 2018 09:08:21 +0000
Fiori al posto dei pesticidi - via libera ai test in Inghilterra e Svizzera per ridurre l'uso dei pesticidi http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3169-fiori-al-posto-dei-pesticidi-via-libera-ai-test-in-inghilterra-e-svizzera-per-ridurre-l-uso-dei-pesticidi http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3169-fiori-al-posto-dei-pesticidi-via-libera-ai-test-in-inghilterra-e-svizzera-per-ridurre-l-uso-dei-pesticidi

coriandoloAlcune ricerce in Inghilterra e Svizzera dimostrano come l'utilizzo di piante come il coriandolo, il papavero e il fiordaliso attirino gli insetti predatori di afidi e parassiti, permettendo così una riduzione nell'impiego dei fitofarmaci.

Uno studio svizzero mostra come l'utilizzo di queste piante abbia ridotto del 40% il numero di larve appartenenti alla specie Oulema melanopus, un colettero che attacca le foglie di cereali. Paragonati ad altri campi non sottoposti a questo trattamento, i danni provocati alla coltura sono diminuiti del 61%. I fiori selvatici attraggono insetti come sirfidi, vespe e scarafaggi, riducendo il numero di parassiti e aumentando di conseguenza i raccolti.
Le strisce di fiori sono state piantate in 15 grandi aziende agricole arabili nell'Inghilterra centrale e in Svizzera lo scorso autunno, e saranno monitorate per 5 anni. Questo fa parte di una sperimentazione condotta dal Centro per l'ecologia e l'idrologia  (CEH).

Al momento i fiori sono possono essere piantati solo ai margini dei campi, il che ha impedisce ai predatori naturali di raggiungere il centro dei campi più estesi, che hanno quindi ancora bisogno di essere trattati con i pesticidi. "Se si immagina la dimensione di uno scarafaggio, è una lunga e sanguinosa camminata verso il centro di un campo", ha detto il professor Richard Pywell del CEH. D'altra parte, i macchinari da raccolta più recenti sono in grado di mietere il grano con crescente precisione senza così toccare i fiori. 

Un nuovo studio del CEH sta cercando di verificare se gli insetti portati da margherite, trifoglio dei prati, fiordaliso scuro e carota posti nel bel mezzo di campi coltivati abbiano davvero gli effetti benefici sperati. Queste ricerche si inseriscono in un filone più ampio: un autorevole studio francese sostiene che al diminuire dell'uso di pesticidi, produttività e redditività dei raccolti non calano e, anzi, spesso aumentano.

Al di fuori dell'agricolutra biologica e biodinamica, l'utilizzo di strisce fiorite è ancora poco praticato in Italia. Ma il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) sta portando avanti studi simili, con lo scopo di aumentare la biodiversità dell'ambiente agrario e di evitare la diffusione di malattie e il proliferare parassiti e infestanti.

"Facciamo l'esempio dei cavoli: un campo coltivato a brassicacee senza soluzione di continuità è un paradiso per un insetto. Non sorprende, infatti, che la cavolaia (il lepidottero Pieris brassicae) sia un grosso problema per gli agricoltori", spiega Corrado Ciaccia, Ricercatore del Crea Agricoltura e ambiente. "Ecco perché è importante introdurre degli elementi di discontinuità ('infrastrutture ecologiche' per gli addetti ai lavori) con piante-rifugio per specie utili che, altrimenti, non ci sarebbero, e non potrebbero rivaleggiare con gli insetti indesiderati". L'utilizzo di elementi simili, come ad esempio la siepe, possono favorire il passaggio di specie selvatiche all'interno dell'ambiente agrario, ospitando ad anche piante come l'alisso, il grano saraceno ed il coriandolo.

La ricerca sta sempre più andando in una direzione dedita alla riduzione dell'impatto ambientale dell'agricoltura. Una delle strade che sta esplorando è quella di trasformare le monocolture in sistemi integrati e ricchi di biodiversità. "Più un sistema agricolo somiglia a un sistema naturale, maggiore sarà la sua capacità di autoregolarsi", continua Ciaccia, indicando come sia delicato l'equilibrio tra esigenze agricole e la necessità di ridurre l'impatto ambientale.

Fonte: http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2018/02/26/news/fiori_nei_campi_anziche_pesticidi_nuovi_studi_confermano_l_efficacia-3874374/

È stato dimostrato che l'utilizzo dei margini dei fiori selvatici per assistere e sostenere insetti come hover-light, vespe parassite e scarafaggi a terra ha ridotto il numero di parassiti nelle colture e, infine, ha aumentato i raccolti.
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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 18 Apr 2018 15:14:50 +0000
L’Europa dice sì alla fusione Bayer-Monsanto http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3165-l-europa-dice-si-alla-fusione-bayer-monsanto http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3165-l-europa-dice-si-alla-fusione-bayer-monsanto

Secondo l'Europa, l'acquisizione di Monsanto da parte di Bayer non comprometterà la libera concorrenza nei mercati delle sementi, dei pesticidi e dell'agricoltura digitale. Eppure, i rischi per i piccoli contadini e per l'ambiente sono considerevoli e questo nuovo colosso rischia di dominare la produzione del cibo a livello globale.

di Francesco Bevilacqua

fusione bayer monsanto 1

La Commissione Europea ha autorizzato la fusione Bayer-Monsanto, che darà vita a un colosso nel campo della chimica applicata all’agricoltura. L’acquisizione da parte dell’azienda tedesca avrà un costo di 59 miliardi di euro ed è stato vagliato attentamente dalle istituzioni europee per scongiurare rischi di monopolio.

Il Commissario europeo alla concorrenza Margrethe Vestager ha dichiarato infatti che c’è bisogno di una competizione “che spinga le compagnie a produrre innovazione nel campo dell’agricoltura digitale e a continuare a sviluppare nuovi prodotti che in linea con gli elevati standard normativi comunitari, di cui possano beneficiare i cittadini e l’ambiente”.

fusione bayer monsanto 2

Monsanto è attualmente il principale fornitore di sementi, in particolare sui mercati statunitense e latino americano, ed è anche leader nella vendita degli erbicidi grazie al RoundUp, prodotto a base di glifosato. Bayer è al secondo posto, al primo in Europa, e con questa acquisizione creerà un soggetto che dominerà i settori dei semi e dei pesticidi a livello mondiale.

Il via libera della Commissione Europea concerne gli aspetti relativi alla libera concorrenza e prevede una serie di misure, come la cessione di alcune attività alla BASF, in particolare quelle relative allo sviluppo degli OGM.

Nonostante il nullaosta del Commissario Vestager, non mancano le perplessità sull’operazione. L’europarlamentare belga Bart Staes ritiene che “l’industria agricola sia già troppo concentrata, consegnando a poche multinazionali il potere sulla produzione del cibo. La fusione dei due attori principali del mercato non può che peggiorare la situazione”.

Anche Carlo Petrini di Slow Food condanna l’operazione: “L’idea non è nuova, ma la sua portata lo è. Se d’ora in avanti persino le istituzioni che dovrebbero proteggere e rappresentare gli interessi dei cittadini, delle risorse naturali e dell’ecosistema consentiranno operazioni come questa, non ci saranno più dubbi sul fatto che siamo di fronte alla più chiara e ampia espressione della globalizzazione”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/03/europa-dice-si-alla-fusione-bayer-monsanto/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 04 Apr 2018 08:58:52 +0000
I campi sperimentali di Ercole Maggio diventano un film http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3135-i-campi-sperimentali-di-ercole-maggio-diventano-un-film http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3135-i-campi-sperimentali-di-ercole-maggio-diventano-un-film

CIR Ercole FilmErcole Maggio, giovane mugnaio salentino, nei suoi campi sperimentali custodisce, riproduce e coltiva semi antichi, della tradizione. E ora la sua storia e la sua scelta diventano un film-documentario, scritto e prodotto da Christian Manno.

«Un film sull'amore verso la propria terra, un film sulla ricerca del cambiamento, un film sul lavoro, un film sulla speranza e la memoria...»: è questa la definizione che accoglie lettori e sostenitori sulla piattaforma Produzioni dal Basso, dove Ercole Maggio e Christian Manno hanno lanciato una raccolta fondi per riuscire a terminare il film-documentario.

QUI per contribuire

Il film si intitolerà «I campi sperimentali di Ercole Maggio» e racconterà la storia del giovane agricoltore salentino, della sua famiglia e del loro tentativo di riportare in auge cerali e grani scomparsi nel corso del tempo. «E' un film che racconta la tenacia e la forza di un giovane che, dopo aver finito gli studi universitari a Roma, decide di prendere le redini dell' azienda di famiglia dandone nuovo impulso tramite la ricerca dei grani antichi - spiegano gli autori - E' un film sul ritorno alla terra e su come la memoria degli anziani sia fondamentale per riscoprire il presente e vedere il futuro con nuova speranza e nuovo vigore».

Avevamo già raccontato la storia di Ercole in questo articolo.

«Da quasi cinque anni sono alla ricerca delle varietà di cereali che hanno attraversato il Salento nelle epoche sopra descritte. Tramite la costruzione dei “Campi Sperimentali” ho iniziato una sorta di operazione di recupero» spiega Ercole. Con tenacia, vuole condurre l'azienda molitoria di famiglia verso una nuova fase partendo dalla ricerca del passato e dunque dei grani antichi. La sua passione affonda le radici nella terra rossa del Salento, a cui è legato, grazie anche a suo padre, Alessandro, che fa il mugnaio, e al nonno Ercole, che faceva l'agricoltore. Gli ha seguiti entrambi in tutto quello che facevano, sin da piccolo.

«La campagna di raccolta fondi è essenziale per la produzione e post-produzione del film nonché la produzione e distribuzione del dvd - dicono gli autori - Il documentario è stato già girato e montato per partecipare a diversi concorsi, ma i fondi serviranno a pagare i costi vivi e non per la produzione e distribuzione del film e il pagamento del compenso per le maestranze lavoro».

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/I-campi-sperimentali-di-Ercole-Maggio-diventano-un-film

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Tue, 13 Feb 2018 15:23:04 +0000
Per un'agricoltura libera dai veleni delle multinazionali http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3126-per-un-agricoltura-libera-dai-veleni-delle-multinazionali http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3126-per-un-agricoltura-libera-dai-veleni-delle-multinazionali

Il profitto delle multinazionali inquina il cibo, la terra e il pianeta. Ma un'alternativa c'è e una vasta mobilitazione in tutta Europa e in tutto il mondo chiede ai politici e ai governi di non far più finta di nulla e di girare le spalle alle "collusioni" con il grande business. Di questo si parlerà a Firenze con Vandana Shiva.

Pesticidi no

Autorizzazione all'uso del glifosato in Europa per ulteriori cinque anni, approvazione del trattato commerciale CETA in modalità provvisoria in attesa del responso dei parlamenti nazionali, fusioni fra grandi multinazionali del settore agricolo e farmacologico. Le grandi multinazionali stanno prendendo il controllo della nostra vita riducendo progressivamente gli spazi di partecipazione democratica. E qual è dunque il ruolo della società civile, sempre più preoccupata dei danni all'ambiente e alla salute dei cittadini, in un momento in cui le decisioni prese dall'alto a livello globale promettono di avere seri impatti sul locale, sulla quotidianità e sulla stessa qualità della vita?

 

vandana shiva2018Proprio di questo si parlerà con la scienziata e attivista indiana Vandana Shiva, presidente di Navdanya, nell'ambito di un incontro, organizzato da perUnaltracittà, in collaborazione con Navdanya International, martedì 30 gennaio prossimo, alle ore 17.30, allo Spazio Inkiostro, in via degli Alfani 49r a Firenze. L'incontro, dal titolo “Il profitto multinazionale avvelena il cibo, la terra, il Pianeta. Qual è l’alternativa?”, conterà sulla presenza della giornalista Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia, che dialogherà con Vandana Shiva sulle principali emergenze e sulle reali alternative in un momento storico in cui la politica risulta essere sempre più alla mercé delle potenti lobbies delle multinazionali.

Si tratta di un incontro che avviene in un momento particolarmente delicato considerando le prossime elezioni politiche previste in Italia. E' in questo contesto che Monica Di Sisto illustrerà i risultati della Campagna Stop CETA/TTIP, sostenuta tra gli altri anche da Navdanya International, che ha fornito un contributo fondamentale al blocco dell'approvazione del trattato di libero commercio in Italia. «E' dunque essenziale, in vista della prossima legislatura - spiegano i promotori della iniziativa - ottenere impegni precisi da parte dei candidati nei confronti di trattati che non mirano tanto al commercio quanto piuttosto allo smantellamento delle normative nazionali che proteggono le produzioni locali con potenziali effetti catastrofici sulla piccola produzione di qualità, sull'occupazione nel settore, sulla salute dei cittadini».

«Il nuovo governo sarà inoltre chiamato a prendere posizione sulla questione del glifosato, il potente erbicida il cui utilizzo è stato riapprovato in Europa nonostante lo scandalo dei Monsanto Papers, le polemiche relative ai conflitti di interesse delle agenzie deputate ai controlli e agli allarmi lanciati dagli scienziati indipendenti anche nell'ambito del recente Tribunale Monsanto, organizzato da varie organizzazioni della società civile internazionale fra cui Navdanya» aggiungono i promotori. Vandana Shiva esporrà le strategie delle multinazionali del settore, denominate Poison Cartel proprio per la loro capacità di aggregarsi per ottenere i massimi profitti in regime di oligopolio ai danni dei cittadini, e illustrerà la campagna di Navdanya International per un'agricoltura libera da veleni e attenta alla salvaguardia della biodiversità.

Fra le varie minacce portate dalle multinazionali si porrà l'attenzione sulla fusione fra la Monsanto e la Bayer, che otterrebbero il controllo di circa il 31% del mercato globale dei semi ed il 26% di quello dei pesticidi. Vandana Shiva aggiornerà i presenti sugli sviluppi della vicenda illustrando la campagna di Navdanya per contrastare la fusione attualmente al vaglio degli antitrust nazionali e, in generale, il piano delle multinazionali per il controllo della proprietà dei semi e per l'espansione di un modello di agricoltura industriale che sta avvelenando il suolo e il cibo che consumiamo quotidianamente, come dimostrato nel recente rapporto “The Toxic Story of RoundUp”, il principale erbicida a base di glifosato commercializzato dalla Monsanto.

Domenica 28 gennaio, alle ore 18, al Cinema Odeon, Piazza degli Strozzi 2, sempre a Firenze, Vandana Shiva terrà una Lectio Magistralis dal titolo “La democrazia della Terra” nell'ambito di un incontro organizzato da Cinema Odeon Firenze e Navdanya International, in collaborazione con Edizioni Le Piaggie, Terra Nuova e LEF Libreria Editrice Fiorentina.

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/per-un-agricoltura-libera-dai-veleni-delle-multinazionali

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Thu, 25 Jan 2018 10:45:55 +0000
Glifosato e Ogm: ISDE "striglia" la senatrice Cattaneo http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3084-glifosato-e-ogm-isde-striglia-la-senatrice-cattaneo http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/3084-glifosato-e-ogm-isde-striglia-la-senatrice-cattaneo

Glifosato e Ogm ISDE striglia la senatrice Cattaneo articleimageAffermazioni «che lasciano sconcertati»: così ISDE, Associazione Medici per l'Ambiente, ha definito le dichiarazioni che la senatrice Elena Cattaneo ha fatto sul quotidiano La Repubblica dello scorso 1 dicembre difendendo il glifosato e l'agricoltura convenzionale.

«Non è consuetudine di ISDE Italia (Medici per l’Ambiente) esprimere valutazioni in merito alle dichiarazioni pubbliche di rappresentanti della politica e delle istituzioni. Quando però le dichiarazioni inquadrano i fatti in modo distorto e al tempo stesso pretendono di fornire indirizzi che attengono alla salute pubblica e alla tutela dell’ambiente, l’attenzione di ISDE Italia viene inevitabilmente sollecitata». Lo scrive ISDE in una nota ufficiale.

«Il commento a firma di Elena Cattaneo (“Gli equivoci sul glifosato ”), pubblicato il primo dicembre 2017 su Repubblica, elenca una serie di pregiudizi e di semplici opinioni sugli effetti sanitari e ambientali dell’erbicida più diffuso al mondo che non coincidono nel modo più assoluto con le conoscenze attualmente disponibili; il tutto, accompagnato da un concentrato di nozioni sull’agricoltura sostenibile (biologica e biodinamica) che lascia francamente sconcertati. L’innovazione del futuro, sostiene l’autrice, coinciderebbe con l’impiego universale di OGM, capaci di risolvere in un colpo solo la moltitudine di temibili sfide con cui l’agricoltura dovrà fare i conti, dal cambiamento climatico all’erosione della biodiversità, fino alla piaga della denutrizione e chissà cos’altro ancora. Non una parola viene spesa circa la necessità 1) di sviluppare un approccio sistemico nelle policy per l’agricoltura e 2) di implementare un uso sostenibile delle risorse naturali e delle matrici ambientali nelle pratiche agricole».

«Naturalmente, per quanto discutibili, le opinioni personali sarebbero del tutto legittime se non fossero visibilmente travestite da prescrizioni scientifiche: il commento, infatti, viene firmato dalla senatrice indossando il “camice bianco” (farmacologa è la qualifica che compare in calce oltre a quella istituzionale). Su questo improbabile tentativo di fornire indicazioni corredate di certificazione scientifica è il caso di esprimere più di una perplessità e almeno un chiarimento, al fine di evitare che, nello scorrere il commento, il lettore scambi lucciole per lanterne e abbia la tentazione di prendere sul serio la lunga lista di inesattezze che l’autrice fa proprie».

«La letteratura scientifica ha cominciato a occuparsi dei danni biologici e sanitari del glifosato alla fine degli anni Settanta, quando la molecola erbicida aveva un mercato marginale e la sua diffusione non era ancora stata ingigantita dalle colture ingegnerizzate per la resistenza ai suoi effetti tossici - prosegue ISDE-  Grazie alle prime indagini nord-americane e australiane condotte su organismi impiegati come bioindicatori (gruppi particolari di invertebrati e vertebrati), si cominciò a comprendere che la presunta innocuità del prodotto, propagandata a tambur battente dall’industria, necessitava di una radicale rettifica, soprattutto nei formulati commerciali (come il Roundup) contenenti il surfattante POEA. Da allora, le indagini sui rischi ecologici e sanitari indotti dall’utilizzo sempre più diffuso dell’erbicida sono aumentate esponenzialmente, tant’è che alcuni anni fa il glifosato è entrato nel mirino della commissione IARC (la massima agenzia mondiale per la ricerca sul cancro) deputata a proporre e realizzare, attraverso una lunga e articolata procedura di “candidatura e revisione”, una valutazione dei dati tossicologici ed epidemiologici sulla cancerogenicità del composto. Oggi il glifosato si trova al centro di un’accesa disputa internazionale che vede molti ricercatori e associazioni impegnati a bandirne la commercializzazione e gli usi agricoli ed extra-agricoli, non solo per la sua probabile cancerogenicità umana (linfoma non-Hodgkin) decretata da IARC nel 2015, ma anche per la sua tossicità endocrina, neurologica e riproduttiva, nonché per la sua ben nota ecotossicità».

«È evidente che l’eventuale eliminazione del glifosato dal mercato globale dei pesticidi spingerebbe l’industria a sostituirlo con altri prodotti, sulla carta anche più tossici dell’originale. Ma il nodo della questione è proprio questo: il bando del glifosato dovrebbe rappresentare un primo passo verso la progressiva rimozione dei veleni di sintesi dalle pratiche agricole e zootecniche, così come da ogni altro settore in cui i parassiti possono essere controllati con metodi alternativi, non tossici e meno costosi.»

«È difficile capire da dove tragga le informazioni sugli impatti del glifosato la senatrice-farmacologa Cattaneo, certamente non dalla letteratura scientifica indipendente, che sull’argomento specifico è disponibile in quantità - aggiunge ISDE - In ogni caso, è poco consigliabile riproporre continuamente, come fonte primaria di dati, il report sui rischi del glifosato prodotto dall’EFSA, in quanto, com’è noto, si tratta in buona parte di un documento copiato da materiali forniti dall’industria, che certamente non rientrano nel novero degli studi scientifici indipendenti».

«Per concludere, poiché nessuno dubita della buona fede con cui è stato scritto il commento, c’è da dubitare della reale conoscenza degli argomenti cruciali che in esso vengono trattati, sui quali la senatrice-farmacologa continua a dispensare opinioni personali e ricette risolutive del tutto infondate».

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Glifosato-e-Ogm-ISDE-striglia-la-senatrice-Cattaneo

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Thu, 07 Dec 2017 09:58:15 +0000
Bari, sequestrato carico di 50mila tonnellate di Grano Canadese (sostanze pericolose superiori ai limiti di legge) http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2997-bari-sequestrato-carico-di-50mila-tonnellate-di-grano-canadese-sostanze-pericolose-superiori-ai-limiti-di-legge http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2997-bari-sequestrato-carico-di-50mila-tonnellate-di-grano-canadese-sostanze-pericolose-superiori-ai-limiti-di-legge

Una buona notizia finalmente ci arriva dalla Puglia, abbiamo denunciato più volte gli arrivi di grossi carichi di Grano Canadese (dove le norme sui pesticidi praticamente “non esistono”) e finalmente le autorità hanno reagito. Riportiamo la notizia da La Gazzetta del Mezzogiorno che ci dice:

"Sequestrato, nel porto di Bari, il carico di grano (50mila tonnellate) giunto dal Canada nelle stive della «Cmb Partner», proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno, dopo oltre 40 giorni di navigazione. Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.
Grano sequestro

Il 9 giugno, all’indomani dell’arrivo della nave che – ricordiamo – è lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate, Coldiretti Puglia ha organizzato un blitz al Varco della Vittoria, porta di uscita dei tir carichi di grano proveniente da tutto il mondo. Da lì in staffetta i mezzi sono stati seguiti fino alle mete finali. Ce ne sarebbero voluti oltre 1.600 di autoarticolati per scaricare l’intero carico che avrebbe preso le più svariate destinazioni. Perché è tuttora evidente la dipendenza del sistema industriale dal grano estero, senza il quale pare – almeno a sentire gli esponenti più autorevoli del settore – non sia possibile produrre pasta italiana.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato. Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale (Gentiloni ha già approvato il disegno di legge per la ratifica del trattato - nota di CIR) e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.

Per questo è scoppiata la #guerradelgrano di Coldiretti Puglia, contro il crollo dei prezzi del cereale e a tutela dei consumatori, considerato che i prodotti stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono in pratica il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal ministero della Salute.

I campioni di cereali stranieri risultati irregolari contengono una percentuale di pesticidi pari allo 0,8%, mentre si scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale. Per questo viene ritenuto essenziale che l’origine del grano sia indicata nelle etichette della pasta."

SE VUOI APPROFONDIRE IL QUADRO IN CUI CI STANNO AVVELENANDO, LEGGI QUESTO ARTICOLO "PROFETICO" DEL 2013

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Wed, 21 Jun 2017 08:36:41 +0000
Agricoltura, il primo eco-diserbante è italiano: “Tutto è nato per salvare le api” http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2931-agricoltura-il-primo-eco-diserbante-e-italiano-tutto-e-nato-per-salvare-le-api http://www.coscienzeinrete.net/agricoltura/item/2931-agricoltura-il-primo-eco-diserbante-e-italiano-tutto-e-nato-per-salvare-le-api

Diserbante NaturaleNiente additivi chimici, glifosati e sostanze che avvelenano l'ambiente. Dall'Italia, e in particolare dalla Sardegna, arriva il primo eco-diserbante che promette di sostituire i tradizionali preparati sintetici considerati nocivi per coltivazioni, animali e anche per l'uomo. Il segreto? Un composto a base di scarti di malvasia, lana e olio d'oliva scoperto da un team di ricercatori e imprese capitanato da Daniela Ducato, responsabile della filiera "Edizero Architecture for peace", che da anni lavora nel campo della bioedilizia e dell'agricoltura con innovazioni a zero impatto sull'ambiente che vanno dall'isolamento termico alle tinture o ai filtri marini.

di Silvia Bia

"Nella realtà di tutti i giorni siamo sedotti da tutto quello che è chimico, ma le soluzioni alternative ci sono e possono dare risultati anche migliori, è soltanto una questione culturale" spiega Daniela Ducato, che con i suoi progetti è stata premiata recentemente in India tra i rappresentanti delle dieci migliori realtà più innovative al mondo. Il problema, chiarisce, "è che non ci rendiamo conto del pericolo delle sostanze che vengono utilizzate con tranquillità per esempio per il trattamento del verde urbano, e che invece nascondono seri rischi per gli animali domestici come cani e gatti, ma anche per i bambini che frequentano i parchi, o per noi stessi che mangiamo determinati prodotti".

"Non ci rendiamo conto del pericolo delle sostanze usate per il trattamento del verde urbano. Nascondono seri rischi per gli animali domestici e per i bambini"

Una delle ultime trovate della squadra di lavoro messa insieme dall'innovatrice sarda è stato proprio l'eco-diserbante Natural Weed Control, un diserbante completamente naturale prodotto all'interno della filiera Ortolana, primo al mondo nel suo genere e già sperimentato con successo dall'Italia agli Stati Uniti. "Con Ortolana eravamo già impegnati nel campo degli agritessili, in cui utilizziamo prodotti tessili per il risparmio idrico e la rigenerazione del suolo – racconta Ducato – Volevamo fare un passo in più per creare qualcosa di naturale che potesse contribuire alle coltivazioni senza nuocere agli addetti ai lavori e ai consumatori finali, ma soprattutto che potesse essere messo in commercio e risultare competitivo sul mercato".

Nel caso del bio-diserbante di Ortolana, tutto è cominciato dalle api. L'idea infatti, maturata dopo anni di sperimentazioni e ricerche, è nata da un'esigenza molto concreta: salvare le api che morivano a causa degli agenti chimici dei diserbanti tradizionali e salvaguardare allo stesso tempo l'agricoltura dagli effetti nocivi delle sostanze. "In Sardegna ci sono moltissimi apicoltori che chiedevano aiuto in quel senso, l'input è arrivato dall'associazione nazionale Città del Miele – racconta l'ideatrice del progetto –. Le api e le farfalle sono le prime a risentire delle conseguenze sui trattamenti del terreno, ma hanno la funzione importantissima di impollinare. Volevamo qualcosa che potesse risolvere il problema senza danneggiare l'equilibrio della natura".

"Le api e le farfalle sono le prime a risentire delle conseguenze sui trattamenti del terreno, ma hanno la funzione importantissima di impollinare"

I risultati hanno richiesto ricerche, studi e confronti con altre realtà che hanno collaborato alla realizzazione del prodotto finale, grazie anche alla sinergia creata da Coldiretti tra i vari attori in campo. Si è arrivati così a un mix virtuoso: dall'ingrediente della Malvasia di Bosa delle cantine Silattari alle macchine dell'azienda Cavalli&Cavalli, fino a Marco Cau, il laboratorio Agritettura e naturalmente alla linea Ortolana, che si occupa di agritessili e di produzioni agricole bio.

Fulcro dell'eco-diserbante è la lana di pecora, a cui si aggiungono scarti di olio d'oliva e altri ingredienti come le eccedenze delle lavorazioni vitivinicole e gli estratti dalla pulizia delle arnie, tra cui propoli o miele. Tutti elementi di scarto insomma, in grado di creare insieme un diserbante al cento per cento naturale che svolge la sua funzione non grazie agli agenti chimici, ma attraverso il vapore e il calore.

"Mettendo insieme questi elementi la pianta intrappola il calore e si secca già dopo due giorni dal trattamento. Inoltre le altre sostanze – chiarisce Ducato – favoriscono un effetto prolungato senza creare problemi al suolo o alterare il suo ph". A seconda della composizione, il bio-diserbante può essere sfruttato per la protezione di orti, vigneti, frutteti e per il trattamento del verde urbano. E tutto, senza inquinare e con la massima sicurezza di dei consumatori e degli agricoltori, che possono utilizzarlo senza mascherine o protezioni, in quanto tutti gli elementi sono naturali. "Non possiamo permetterci di essere uguali agli altri – continua Ducato – la nostra 'chimica verde' deve avere migliori prestazioni di quella tradizionale".

Diserbante Naturale1

Le performance del nuovo prodotto ideato dal team di imprese e ricercatori hanno già ricevuto apprezzamenti non solo in Italia, ma anche in Francia e perfino negli Stati Uniti. L'eco-diserbante è stato utilizzato con successo per debellare le erbacce che crescevano incontrastate nelle aree urbane di Cagliari: "Il Comune ha provato di tutto, alla fine hanno chiamato noi e sono stati soddisfatti".

Ma Sardegna e Italia non sono i soli a fare uso del primo diserbante bio al mondo. In Francia i viticoltori, ancora prima di quelli italiani, hanno già fatto incetta del prodotto e negli Usa l'eco-diserbante è impiegato da Gea Group, leader nella coltivazione di piante farmaceutiche, tra cui la pervinca del Madagascar, che serve per la cura della leucemia. Per ora i macchinari modificati ad hoc per il prodotto sono tre, ma il mercato è destinato a crescere insieme agli impieghi del diserbante, come dimostra l'interesse dimostrato in tutto il mondo per l'innovazione. Uno dei prossimi passi sarà quello dell'utilizzo pensato per le famiglie, magari per la coltivazione di piccoli orti casalinghi. Ma è solo l'inizio. "Nel settore c'è ancora molto da fare – conclude Ducato – Noi abbiamo avuto il ruolo di apripista e non ci tiriamo indietro, siamo fiduciosi che si possa andare sempre più avanti in questa direzione".

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/21/agricoltura-il-primo-eco-diserbante-e-italiano-tutto-e-nato-per-salvare-le-api/3458782/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Agricoltura Fri, 24 Mar 2017 13:13:45 +0000