Educazione diffusa: fuori dalle aule per andare nel mondo

Educazione DiffusaSuperare l'idea stessa di scuola, per consentire al bambino di fare esperienza diretta della realtà di tutti i giorni: è la proposta del professor Paolo Mottana, tra i fondatori di "Tutta un'altra scuola".

«Superare i pregiudizi e smetterla di pensare ai bambini e ai ragazzi come soggetti da sottoporre a protezione in ambienti separati da quelli della vita sociale ordinaria. Quindi: fuori dalle aule per andare nel mondo». È la proposta che Paolo Mottana, docente di filosofia dellíeducazione all'Università Milano Bicocca e tra i fondatori di Tutta un'altra scuola  , avanza nel suo ultimo libro La città educante. Manifesto della educazione diffusa  (Asterios Edizioni).

Si tratta di una forma di educazione che va oltre la scuola, la supera, se la lascia alle spalle così come è pensata e organizzata oggi, e immette direttamente bambini e ragazzi nelle dinamiche sociali vere, reali, nei luoghi della realtà, dove ogni cittadino vive il suo quotidiano.
Utopia? Provocazione? Nient'affatto.

«Non è un salto concettuale difficile. In altri tempi ci hanno pensato figure come Charles Fourier, o successivamente Ivan Illich, o anche più recentemente Hans Magnus Enszenberger» spiega Mottana. «Sono le consuetudini che sono dure a morire, soprattutto quando apparentemente soddisfano molti bisogni. Nel caso specifico, quelli degli adulti e dell'economia del profitto.

Non certo quelli dei bambini e dei ragazzi. Ebbene, è ora di capovolgere il paradigma: non più come priorità il dovere di produrre in cambio di un modesto compenso che ci permetta di consumare alienandoci,
bensì al primo posto il diritto di tutti alla cura, all'apprendimento e all'esperienza».

Mai più bambini rinchiusi

«Occorre eliminare l'idea di educazione scolastica così come si è imposta nelle nostre società avanzate, perché è profondamente inadeguata ai bisogni più autentici di bambini e ragazzi: nega loro lo sviluppo di molti aspetti della personalità e li sottrae al grande motore sociale e alle sue inesauribili fonti di apprendimento», prosegue Mottana. «Bisogna costruire le condizioni sociali, culturali ed economiche, oltre che giuridiche, che rendano possibile la ricomparsa a pieno titolo dei cosiddetti minori nello spazio sociale come soggetti attivi e non soggetti minorati e separati. Va stimolata una sensibilità che sappia accogliere la loro presenza nel mondo come uno straordinario guadagno anziché come un problema. Bambini e ragazzi hanno il diritto di essere nel mondo, non meritano di stare rinchiusi; ne trarremmo tutti beneficio»

C'è qualcosa di profondo che, secondo il docente della Bicocca, non va nella scuola come la si vive e la si fa vivere oggi. «Sulla scuola odierna si potrebbe riempire un cahier de doleance, ma mi accontenterò di dire che ciò che effettivamente realizza è, nel migliore dei casi, una leva di soggetti dipendenti, obbedienti, abituati a esprimere poco di sé, addestrati ad accettare i comandi anche incomprensibili di figure adulte o comunque in funzione di potere, avendo esercitato poco e male solo i cervelli ma non il corpo, la creatività, l'immaginazione, le emozioni». E proprio per questo è bene e utile «trasformare tutta la realtà in potenziale spazio di apprendimento, riducendo l'attuale scuola a una base o tana da cui muoversi per vivere autentiche avventure di vita, dalle quali imparare e sulle quali discutere. Potenzialmente tutto ciò che accade nel mondo è interessante da un punto di vista educativo. Parteciparvi, a vario titolo ma non solo come passivi spettatori, significa mobilitare enormi risorse, di comprensione, di azione, manuali, fisiche, mentali, emotive da elaborare e fare proprie».

I luoghi dell'educazione diffusa

Ma dove, dunque, si collocano i luoghi dell'educazione diffusa? «Si tratta del tessuto urbano, del territorio, che si popolano di giovanissimi con l'aiuto di guide o mentori» spiega Mottana entrando nel vivo del suo «manifesto». «Queste guide possono accordarsi per creare via via sempre più occasioni di partecipazione e di intervento di bambini e ragazzi nella realtà, a partire dai luoghi pubblici di varia natura, dalle ludoteche alle biblioteche, ai teatri, ai musei e molto altro. Per poi continuare nei luoghi intermedi come strade, piazze, aree verdi e ampliarsi progressivamente al privato disponibile: negozi, officine, cantieri, studi, imprese e così via. Si tratterebbe di costruire percorsi in cui apprendere abilità e conoscenze diverse, sviluppando contemporaneamente capacità di relazione, di negoziazione, di decisione. Facendo sì che, mano a mano, i percorsi siano sempre più scelti e organizzati dai ragazzi stessi dall'inizio alla fine, in modo da coltivare i talenti e le passioni che progressivamente si affacciano nelle loro vite, ben più ricche e intense che al chiuso di un internamento scolastico. In questo modo è la realtà, con le sue difficoltà e le tecniche che richiede per realizzarvi qualcosa, a dettare l'agenda degli apprendimenti e non viceversa, come accade ora. Così facendo, sono certo che la motivazione ad apprendere aumenti esponenzialmente, come ampiamente testimoniato da ogni letteratura pedagogica che si rispetti, da Dewey alla Montessori, fino a Freinet, Mario Lodi e via dicendo. Dobbiamo dunque immaginare che, a partire dallíinfanzia, aumenti progressivamente la transizione da spazi protetti a spazi esterni e sempre più reali, fermo restando che la realtà offre spunti di partecipazione e
di apprendimento per ogni età».

Immaginare la città educante

«Nel nuovo libro  , scritto insieme all'amico Giuseppe Campagnoli, ci siamo permessi di immaginare una piccola città dove bambini e ragazzi vivono, imparano e intervengono, con la loro freschezza, creatività, immaginazione, energia e mi pare che l'immagine sia quella di un mondo molto più a misura umana, dove tutto deve adattarsi anche ad andature diverse e più imprevedibili, dove siano garantiti piccoli bus elettrici, tram e piccoli treni specializzati, risciò e cicloviabilità e dove l'opera dei minori potrà incidere in modo significativo sulla cura, sulla manutenzione, sull'abbellimento, sull'aiuto alle persone, sui servizi di pubblica utilità, ma soprattutto sull'espressione di un mondo pieno di idee che per troppo tempo abbiamo tenuto in incubazione. La scuola non scomparirà completamente, sarà ridotta a uno spazio di rifugio e di approfondimento, con i suoi esperti e le sue guide, una struttura leggera e modificabile strada facendo. Sarà un mondo immensamente più bello».

I due autori sono decisi a promuovere questo loro manifesto per avvicinarvi anche amministrazioni ed enti territoriali, oltre che cittadini.
«Credo che una sensibilità in questa direzione stia già maturando anche grazie a chi, come le tante persone che girano intorno all'iniziativa Tutta un'altra scuola, si impegna a riportare i ragazzi a un'educazione che li abbia finalmente a cuore, senza pensare solo al destino della nostra economia di mercato» conclude Mottana. «Vedo scuole che aprono le porte, vedo che si cominciano a fondare asili-fattoria, vedo asili nei boschi e tanto altro. Ancora vedo poco l'integrazione dei bambini e dei ragazzi come attori e protagonisti nel mondo. Tra l'altro, non si confonda la nostra proposta con quella dell'apprendistato, che ha tutt'altri obiettivi e intende mantenere i minori incollati e imprigionati in una struttura di dipendenza e di soggiogamento al mercato del lavoro. Abbiamo bisogno di tutti coloro che credono autenticamente al ruolo che bambini e ragazzi possono svolgere nel mondo, di tutti quelli che hanno davvero a cuore la loro esperienza e la loro possibilità di esprimersi pienamente. Abbiamo bisogno di leggi nuove, più aperte e più sensibili al destino di questa età e occorre uscire dalla convinzione che l'unica educazione possibile è fatta di lunghissimo tempo trascorso
in luoghi chiusi e sotto la minaccia della continua sanzione».

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Educazione Diffusa1Paolo Mottana è professore ordinario di filosofia dell'educazione all'Università di Milano Bicocca e tra i fondatori di Tutta un'altra scuola. Ha insegnato filosofia immaginale e didattica artistica all'Accademia di Brera e da anni si occupa dei rapporti tra immaginario, filosofia ed educazione.

Ha fondato il gruppo di ricerca immaginale presso la facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Milano Bicocca e presiede l'associazione Istituto di ricerche immaginali e simboliche (Iris).

Nel suo blog www.contreducazione.blogspot.it  sviluppa una politica culturale all'insegna dell'affermazione vitale dei soggetti in formazione e in
conflitto con le pratiche di disciplinamento diffuse nella scuola convenzionale.

Dirige un master universitario all'Università di Milano Bicocca dal titolo "Culture simboliche per le professioni dell'arte, dell'educazione e della cura".
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Il progetto Tutta un'altra scuola:

- Scarica gratuitamente la Mappa della scuola che cambia cercandola su www.terranuovalibri.it

- Visita il sito www.tuttaunaltrascuola.it  per aggiornamenti sui progetti in corso e la prossima edizione dellíincontro nazionale.

- Iscriviti al gruppo Facebook Tutta un'altra scuola: www.facebook.com/groups/501994759961464 

- Visualizza gli interventi delle due precedenti edizioni dellíincontro nazionale sul canale YouTube di Terra Nuova: www.youtube.com/terranuovaedizioni

Fonte: http://www.terranuova.it/Il-Mensile/Educazione-diffusa-fuori-dalle-aule-per-andare-nel-mondo

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