Arte e Cultura http://www.coscienzeinrete.net Tue, 26 Sep 2017 05:11:06 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Il vaccino più importante che nessuno fa! http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3030-il-vaccino-piu-importante-che-nessuno-fa http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3030-il-vaccino-piu-importante-che-nessuno-fa

Vaccino nessuno faC’è un vaccino che in Italia fanno in pochissimi bambini. Un vaccino che andrebbe somministrato per la prima volta a un anno e mezzo di vita. E da lì in poi tutti gli anni, a garantire una copertura stabile, almeno fino agli otto, nove anni d’età. Il vaccino previene un deficit importante. Un deficit che non andrebbe trascurato, ma che purtroppo la maggioranza dei genitori ed educatori perde colpevolmente di vista: stiamo parlando del vaccino contro il deficit d’immaginazione

di Carlo Maria Cirino

Dal momento che l’immaginazione, quale facoltà mentale fondamentale e insostituibile dell’essere umano, vive la sua maggior fioritura tra i 18 mesi e gli 8/9 anni di vita di ciascun individuo, siamo convinti che sia proprio lì, a quell’età, che tutti dobbiamo iniziare a preoccuparcene, mettendo in atto ogni mezzo in nostro possesso per salvaguardarla da qualsiasi pericolo, da qualsiasi cosa possa nuocerle o, peggio, estinguerla. L’immaginazione va protetta. Ne va del nostro benessere, di quello delle future generazioni. Ne va della stessa sopravvivenza dell’uomo, per come siamo stati abituati a conoscerlo: un animale sociale, razionale e spirituale. Un animale con in più l’immaginazione. La facoltà che, per l’appunto, lo rese sociale, razionale e spirituale. 

Crescere con un ammanco d’immaginazione, ovvero con un deficit d’immaginazione, comporta, dunque, conseguenze gravissime per l’individuo. Un ritorno all’animalità, o meglio, alla bestialità. Un rischio che nessuno correrebbe per il proprio bimbo, ma che nei fatti quasi nessuno tiene adeguatamente a distanza. Per brevità, elencheremo solamente alcuni dei pericoli insiti nel crescere con un’immaginazione deficitaria:

1) la difficoltà a reagire di fronte agli imprevisti
in maniera creativa e non automatica;

2) la difficoltà a gestire i rapporti interpersonali
e a leggere le diverse situazioni sociali;

3) la difficoltà a controllare i propri impulsi emotivi e le proprie reazioni;
4) la difficoltà a portare a termine i propri impegni in maniera indipendente;
5) la difficoltà a ricordarsi e a immaginarsi, permanendo nel buio istante presente;

6) la difficoltà a legare tra loro i ricordi biografici
all’interno di un orizzonte di senso;

7) la difficoltà a slanciare questo orizzonte di senso verso un futuro positivo.

Proprio il deficit d’immaginazione è in buona parte responsabile dell’aumento dei disturbi d’ansia, di quelli legati al tono dell’umore, al sonno, nonché delle numerose sindromi depressive, e in età evolutiva dei sempre più numerosi disturbi del comportamento (di cui sono oramai colme le scuole e le classi), e non solo…

Ma veniamo alle cause del deficit d’immaginazione. Cause, purtroppo, tutt’altro che immaginarie. Note da tempo, ma passate colpevolmente sotto silenzio. (1)Anzitutto, in età evolutiva, l’uso (e di certo l’abuso) della tecnologia digitale. Nessuno può dire di aver mai conosciuto una generazione digitale. Una generazione, cioè, che abbia passato l’intera infanzia (ovvero il momento di maggior sviluppo dell’immaginazione e delle facoltà ad essa connesse) in stretta compagnia di smartphonesmart tvcomputerl.i.m.ebooks, ecc. Nulla ci fa ben sperare, anzi. I rischi, alle porte, sono proprio quelli sopraelencati. E tra una ventina d’anni potremmo esserne testimoni (2) Poi, la fretta. L’efficientismo produttivo che si respira all’interno dei luoghi che dovrebbero essere deputati all’apprendimento. La burocratizzazione dell’educazione. L’industrializzazione della scuola. La volontà di guardare ai bambini non più come assolute irripetibilità, ma come complessi di competenze, abilità, intelligenze, futuri materiali da statistiche per le analisi dei supercomputer dei colossi del commercio e dei servizi: AmazonGoogle, etc. (3) La crisi nella quale si trova il gioco, a seguito dei precedenti punti. Bambini che non sanno più giocare, né da soli né in gruppo. E che attendono le istruzioni di qualche computer per sapere cosa fare. (4) La mancanza di figure carismatiche. Di maestri, di madri e padri che tornino a valere di più di un qualunque personaggio televisivo o, peggio, di un qualunque imbecille che dice la sua su un social network instant messaging di turno. Di tradizioni comuni, popoli, luoghi riconoscibili (non di franchising tutti uguali, di supermercati, di catene alimentari, di fast food, etc.).

Che fare?
Quale rimedio adottare?

L’unica terapia conosciuta, il solo vaccino contro questo deficit, è la prevenzione. Prevenire non fa male. Non occorre inoculare alcunché al bambino, né portarlo in ambulatorio. Non ci sono controindicazioni, ma solamente ottime notizie per il piccolo.

1) Tecnodigiuno durante l’infanzia.
Sapienza nell’utilizzo di tali strumenti solo dai 9 anni.

2) Una scuola che privilegi l’immaginazione.
Un metodo educativo trasparente, puro.

3) Insegnanti che sappiano fare a meno di schede, test, l.i.m., iPad, tabelle, etc.
4) Pomeriggi di gioco, bambini liberi da agende fitte d’impegni.
5) 
Maestri, padri e madri forti, carismatici.

6) 
Una città in cui risiedere che sia davvero a misura di bambino, che tenga finalmente conto delle sue necessità simboliche, del suo bisogno di punti di riferimento, di quiete, di raccoglimento. Non un parco di divertimenti, né un luogo privo d’identità, né uno spazio pronto ad essere depredato dal circo del consumismo televisivo, alimentare, etc.

7) Uno Stato in cui risiedere che auspichi la libertà dei propri cittadini. Che desideri una generazione di uomini e donne forti, non piegate ai diktat del consumo, non distrutte dal lavoro, dai limiti di una vita spesa lontano dalla natura, dall’aria pulita, dalla possibilità d’immaginare, di costruire, di vivere in senso pieno.

Ecco dunque il vaccino di cui ci sarebbe più bisogno:
il vaccino più importante che nessuno fa,
e che furbescamente nessuno
Stato obbliga a fare!

(Sapete perché quello contro il deficit d’immaginazione è un vaccino fondamentale? Il più importante? Perché senza immaginazione nessun altro vaccino sarebbe stato sintetizzato e perché occorrerà molta immaginazione per sintetizzare i vaccini del futuro, quelli che, forse, ci permetteranno di continuare a sopravvivere su questo pianeta, facendo fronte alla nostra ormai cronica assuefazione agli antibiotici).

Perciò, genitori ed educatori, ricordatevi di fare prevenzione!

Dal momento che le scuole, ora, s’informeranno su di voi, se avrete fatto vaccinare i vostri bambini oppure no, voi informatevi su di loro, se sono pronti a vaccinare i vostri bambini ogni giorno contro il deficit d’immaginazione, se adottano metodi d’insegnamento e programmi che espandono l’immaginazione e non la estinguono, se rispettano i punti esposti sopra, perché, così non fosse, voi li iscriverete da un’altra parte!

Fonte: https://carlomariacirino.com/2017/09/05/il-vaccino-piu-importante-che-nessuno-fa/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Tue, 12 Sep 2017 13:02:48 +0000
Il mio schermo di nubi bianchissime grande come il cielo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3022-il-mio-schermo-di-nubi-bianchissime-grande-come-il-cielo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3022-il-mio-schermo-di-nubi-bianchissime-grande-come-il-cielo

SchemodinubiCerto, interessandomi per tutta la vita di cinema ne ho attraversate di situazioni incredibili, ho incontrato personaggi paradossali, ma quello conosciuto in un piccolo borgo della toscana qualche giorno fa supera di gran lunga ogni immaginazione.

Un minuscolo sentiero che sale su una collina, coperta da un perfetto manto verde di erba appena tagliata, un piccolo bosco alla sommità e al centro di una radura un edificio sferico, cromato e luccicante. Un cartello avverte gli improbabili visitatori di un luogo tanto fuori mano e così ben nascosto: “L’ingresso non è vietato”.

di Silvano Agosti

In genere diffido sia dell’ordine che del disordine e invece ho fiducia di ogni armonia e tutto in quel momento, compreso il magnifico edificio a sfera, mi appariva tanto armonico da risultare simile a una musica silenziosa. Ora la sfera si apre a spicchio e rivela un ingresso circolare ampio e vuoto, di colore azzurro. La sensazione è che un pezzo di cielo sia stato prelevato impiegando un meccanismo misterioso e posto all’ingresso della misteriosa sfera.

“Avanti”, dice una voce serena, mentre un’altra apertura si schiude al centro della parete azzurra.

Mi trovo in una specie di sala comandi, al centro della quale siede un ometto di mezza età che mi tende la mano. “Incredibile”, mormoro. “Cosa?”, mi chiede. “Tutto questo. La collina, la radura, la sfera, il fiore, l’atrio azzurro, la sala comandi e soprattutto lei che sembra tanto sereno e sicuro di sé. A cosa servono questi pannelli di controllo, questi schermi e tutti i pulsanti di comando?”

Mi spiega che sta per completare l’invenzione di un meccanismo capace di produrre un vasta superficie di nuvole piatte al centro del cielo. La sua invenzione è in grado di sommarle fino a formare un gigantesco rettangolo bianco, una specie di immenso schermo cinematografico della grandezza di circa un centinaio di chilometri quadrati, visibile quindi dagli abitanti di un intero Paese.

“Il mio schermo fatto di nubi bianchissime è dilatabile all’infinito. Volendo è possibile creare uno schermo visibile simultaneamente da tutta l’Europa”. Spiega con voce gentile che la sua invenzione è in grado di proiettare su questo immenso schermo immagini perfettamente nitide e tridimensionali.

“Cosa proietterai quando tutto sarà completato?”.

“Migliaia di telecamere inquadreranno permanentemente ciò che accade nel mondo. Mostrando la rara bellezza del pianeta e rivelando il mistero della vita e la straordinaria preziosità di ogni essere umano. Sul megaschermo appariranno i volti di tutti quelli che nel mondo in quel momento stanno sorridendo, o immagini misteriose di pesci abissali nell’oceano pacifico e praterie sconfinate dell’oriente che ondeggiano alla brezza della sera. Insomma in diretta il più straordinario spettacolo esistente e cioè la Realtà. Ogni essere umano in genere non sa quasi nulla di sé, nessuno neppure sospetta di essere all’origine il massimo capolavoro che la natura ha concepito e realizzato in alcuni miliardi di anni. Non esiste nell’universo conosciuto alcun essere che superi la perfezione dell’Essere umano, anche solo come macchina biologica e pensante. Il mio schermo finalmente offrirà a tutti la consapevolezza della loro preziosità”.

Il suo candore, la sua ingenuità mi hanno invaso il cuore, ogni sera mi affaccio alla finestra ma il cielo per ora rimane impenetrabilmente azzurro. Chissà…

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/19/il-mio-schermo-di-nubi-bianchissime-grande-come-il-cielo/3801751/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 19 Aug 2017 13:00:56 +0000
Chomsky - Aforismi http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3003-chomsky-aforismi http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3003-chomsky-aforismi

CIR Chomsky aforismi"La vera vita dell'uomo consiste nell'arte, nel pensiero e nell'amore, nella creazione e nella contemplazione della bellezza e nella conoscenza scientifica del mondo."

Avram Noam Chomsky è un linguista, filosofo, storico, teorico della comunicazione e anarchico statunitense, considerato tra i più grandi e influenti intellettuali viventi. 

In questo video, alcuni dei suoi aforismi.

{flv}Avram_Noam_Chomsky_e_un_linguista_filosofo_storico{/flv}

Ringraziamo http://utopiarazionale.blogspot.it/ per il video.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Thu, 29 Jun 2017 13:33:30 +0000
Milioni di americani credono che il latte al cioccolato venga dalle mucche marroni! http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2995-milioni-di-americani-credono-che-il-latte-al-cioccolato-venga-dalle-mucche-marroni http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2995-milioni-di-americani-credono-che-il-latte-al-cioccolato-venga-dalle-mucche-marroni

Latte Cioccolato

Andando sul sito dell'Innovaton Center fo US Dairy (Centro d'innovazione per i latticini statunitensi), e accedendo alla sezione FAQ (Frequently Asked Questions), si vede che la domanda che viene posta più volte è "Il latte al cioccolato viene dalle mucche marroni?". I responsabili del sito rispondono in modo chiaro e cortese: "In realtà il latte al cioccolato - e qualsiasi altro latte aromatizzato - è latte bianco di mucca a cui vengono aggiunti aromi e dolcificanti".

Sfortunatamente, secondo una ricerca pagata dello stesso centro d'innovazione, questo messaggio non sembra attecchire presso il pubblico americano. Risulta infatti che uno sbalordente 7 per cento degli americani pensano ancora che il latte al cioccolato venga fuori direttamente da una mucca marrone.

Secondo "Food and Wine" ciò significa che 16,4 milioni di americani pensano di potersi attaccare direttamente alla mammella di una mucca per bere latte al cioccolato.

Il sondaggio diventa ancora più allarmante: il 48% degli intervistati hanno ammesso di non essere sicuri di sapere da dove provenga il latte al cioccolato. Se ciò fosse vero per tutta la nazione, significherebbe che 154.272.000 americani non sono in grado di azzardare una congettura come: "mucche?"

Sfortunatamente questo non è un caso isolato di mala informazione sulla provenienza dei cibi. Uno studio dei primi anni '90 trovò che il 20% degli adulti non sapevano che gli hamburger erano fatti di carne bovina.

Stranamente lo studio del Centro d'innovazione per i latticini statunitensi ha anche trovato che il 37% degli americani beve di nascosto il latte direttamente dal contenitore in frigo, e che il 29% dei genitori usa i bambini come scusa per comprare latte al cioccolato che poi berranno loro.

Il sondaggio, condotto su più di mille persone, riporta che il 95% degli americani ha un qualche tipo di formaggio in frigo.

Speriamo conducano una ricerca ulteriore per determinare se gli americani credono che il formaggio blu venga dalle mucche blu.

Fonte: http://www.iflscience.com/plants-and-animals/millions-of-americans-think-chocolate-milk-comes-from-brown-cows/

Latte Cioccolato1

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 17 Jun 2017 11:00:17 +0000
Gli impressionanti ghiaccioli fatti con acque inquinate http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2990-gli-impressionanti-ghiaccioli-fatti-con-acque-inquinate http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2990-gli-impressionanti-ghiaccioli-fatti-con-acque-inquinate

Questi "Ghiaccioli" sono stati confezionati congelando acque inquinate da varie località. L’idea arriva da Taiwan, più precisamente dalla National Taiwan University of Arts , e parte dal progetto di tre studenti: Hung I-chen, Guo Yi-hui, and Cheng Yu-ti.

ghiaccioli acque inquinate

 

I ragazzi hanno deciso di usare i campioni prelevati da 100 luoghi differenti e congelarli, dopo essersi resi conto di una triste, impressionante verità: quasi il 90% di quelle acque conteneva plastica. Per far si che potessero esporre i ghiaccioli senza che si sciogliessero, li hanno poi ricreati usando resina di poliestere.

{youtube}GZrkO6dVY8Y{/youtube}

I tre studenti hanno anche progettato un involucro per ogni tipo di ghiacciolo, con su scritto il nome de luogo da cui proviene ogni campione.

ghiaccioli acque inquinate4

Il loro lavoro è stato premiato con il Youg Pin Design Award ed esposto al World Trade Center di Taipei.

ghiaccioli acque inquinate3

Il Pacific insitute calcola che ogni giorno vengono sversati nelle acque del mondo 2 milioni di tonnellate di liquame fognario. Un dato che deve far riflettere.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 12 Jun 2017 12:45:41 +0000
Educazione diffusa: fuori dalle aule per andare nel mondo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3027-educazione-diffusa-fuori-dalle-aule-per-andare-nel-mondo http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3027-educazione-diffusa-fuori-dalle-aule-per-andare-nel-mondo

Educazione DiffusaSuperare l'idea stessa di scuola, per consentire al bambino di fare esperienza diretta della realtà di tutti i giorni: è la proposta del professor Paolo Mottana, tra i fondatori di "Tutta un'altra scuola".

«Superare i pregiudizi e smetterla di pensare ai bambini e ai ragazzi come soggetti da sottoporre a protezione in ambienti separati da quelli della vita sociale ordinaria. Quindi: fuori dalle aule per andare nel mondo». È la proposta che Paolo Mottana, docente di filosofia dellíeducazione all'Università Milano Bicocca e tra i fondatori di Tutta un'altra scuola  , avanza nel suo ultimo libro La città educante. Manifesto della educazione diffusa  (Asterios Edizioni).

Si tratta di una forma di educazione che va oltre la scuola, la supera, se la lascia alle spalle così come è pensata e organizzata oggi, e immette direttamente bambini e ragazzi nelle dinamiche sociali vere, reali, nei luoghi della realtà, dove ogni cittadino vive il suo quotidiano.
Utopia? Provocazione? Nient'affatto.

«Non è un salto concettuale difficile. In altri tempi ci hanno pensato figure come Charles Fourier, o successivamente Ivan Illich, o anche più recentemente Hans Magnus Enszenberger» spiega Mottana. «Sono le consuetudini che sono dure a morire, soprattutto quando apparentemente soddisfano molti bisogni. Nel caso specifico, quelli degli adulti e dell'economia del profitto.

Non certo quelli dei bambini e dei ragazzi. Ebbene, è ora di capovolgere il paradigma: non più come priorità il dovere di produrre in cambio di un modesto compenso che ci permetta di consumare alienandoci,
bensì al primo posto il diritto di tutti alla cura, all'apprendimento e all'esperienza».

Mai più bambini rinchiusi

«Occorre eliminare l'idea di educazione scolastica così come si è imposta nelle nostre società avanzate, perché è profondamente inadeguata ai bisogni più autentici di bambini e ragazzi: nega loro lo sviluppo di molti aspetti della personalità e li sottrae al grande motore sociale e alle sue inesauribili fonti di apprendimento», prosegue Mottana. «Bisogna costruire le condizioni sociali, culturali ed economiche, oltre che giuridiche, che rendano possibile la ricomparsa a pieno titolo dei cosiddetti minori nello spazio sociale come soggetti attivi e non soggetti minorati e separati. Va stimolata una sensibilità che sappia accogliere la loro presenza nel mondo come uno straordinario guadagno anziché come un problema. Bambini e ragazzi hanno il diritto di essere nel mondo, non meritano di stare rinchiusi; ne trarremmo tutti beneficio»

C'è qualcosa di profondo che, secondo il docente della Bicocca, non va nella scuola come la si vive e la si fa vivere oggi. «Sulla scuola odierna si potrebbe riempire un cahier de doleance, ma mi accontenterò di dire che ciò che effettivamente realizza è, nel migliore dei casi, una leva di soggetti dipendenti, obbedienti, abituati a esprimere poco di sé, addestrati ad accettare i comandi anche incomprensibili di figure adulte o comunque in funzione di potere, avendo esercitato poco e male solo i cervelli ma non il corpo, la creatività, l'immaginazione, le emozioni». E proprio per questo è bene e utile «trasformare tutta la realtà in potenziale spazio di apprendimento, riducendo l'attuale scuola a una base o tana da cui muoversi per vivere autentiche avventure di vita, dalle quali imparare e sulle quali discutere. Potenzialmente tutto ciò che accade nel mondo è interessante da un punto di vista educativo. Parteciparvi, a vario titolo ma non solo come passivi spettatori, significa mobilitare enormi risorse, di comprensione, di azione, manuali, fisiche, mentali, emotive da elaborare e fare proprie».

I luoghi dell'educazione diffusa

Ma dove, dunque, si collocano i luoghi dell'educazione diffusa? «Si tratta del tessuto urbano, del territorio, che si popolano di giovanissimi con l'aiuto di guide o mentori» spiega Mottana entrando nel vivo del suo «manifesto». «Queste guide possono accordarsi per creare via via sempre più occasioni di partecipazione e di intervento di bambini e ragazzi nella realtà, a partire dai luoghi pubblici di varia natura, dalle ludoteche alle biblioteche, ai teatri, ai musei e molto altro. Per poi continuare nei luoghi intermedi come strade, piazze, aree verdi e ampliarsi progressivamente al privato disponibile: negozi, officine, cantieri, studi, imprese e così via. Si tratterebbe di costruire percorsi in cui apprendere abilità e conoscenze diverse, sviluppando contemporaneamente capacità di relazione, di negoziazione, di decisione. Facendo sì che, mano a mano, i percorsi siano sempre più scelti e organizzati dai ragazzi stessi dall'inizio alla fine, in modo da coltivare i talenti e le passioni che progressivamente si affacciano nelle loro vite, ben più ricche e intense che al chiuso di un internamento scolastico. In questo modo è la realtà, con le sue difficoltà e le tecniche che richiede per realizzarvi qualcosa, a dettare l'agenda degli apprendimenti e non viceversa, come accade ora. Così facendo, sono certo che la motivazione ad apprendere aumenti esponenzialmente, come ampiamente testimoniato da ogni letteratura pedagogica che si rispetti, da Dewey alla Montessori, fino a Freinet, Mario Lodi e via dicendo. Dobbiamo dunque immaginare che, a partire dallíinfanzia, aumenti progressivamente la transizione da spazi protetti a spazi esterni e sempre più reali, fermo restando che la realtà offre spunti di partecipazione e
di apprendimento per ogni età».

Immaginare la città educante

«Nel nuovo libro  , scritto insieme all'amico Giuseppe Campagnoli, ci siamo permessi di immaginare una piccola città dove bambini e ragazzi vivono, imparano e intervengono, con la loro freschezza, creatività, immaginazione, energia e mi pare che l'immagine sia quella di un mondo molto più a misura umana, dove tutto deve adattarsi anche ad andature diverse e più imprevedibili, dove siano garantiti piccoli bus elettrici, tram e piccoli treni specializzati, risciò e cicloviabilità e dove l'opera dei minori potrà incidere in modo significativo sulla cura, sulla manutenzione, sull'abbellimento, sull'aiuto alle persone, sui servizi di pubblica utilità, ma soprattutto sull'espressione di un mondo pieno di idee che per troppo tempo abbiamo tenuto in incubazione. La scuola non scomparirà completamente, sarà ridotta a uno spazio di rifugio e di approfondimento, con i suoi esperti e le sue guide, una struttura leggera e modificabile strada facendo. Sarà un mondo immensamente più bello».

I due autori sono decisi a promuovere questo loro manifesto per avvicinarvi anche amministrazioni ed enti territoriali, oltre che cittadini.
«Credo che una sensibilità in questa direzione stia già maturando anche grazie a chi, come le tante persone che girano intorno all'iniziativa Tutta un'altra scuola, si impegna a riportare i ragazzi a un'educazione che li abbia finalmente a cuore, senza pensare solo al destino della nostra economia di mercato» conclude Mottana. «Vedo scuole che aprono le porte, vedo che si cominciano a fondare asili-fattoria, vedo asili nei boschi e tanto altro. Ancora vedo poco l'integrazione dei bambini e dei ragazzi come attori e protagonisti nel mondo. Tra l'altro, non si confonda la nostra proposta con quella dell'apprendistato, che ha tutt'altri obiettivi e intende mantenere i minori incollati e imprigionati in una struttura di dipendenza e di soggiogamento al mercato del lavoro. Abbiamo bisogno di tutti coloro che credono autenticamente al ruolo che bambini e ragazzi possono svolgere nel mondo, di tutti quelli che hanno davvero a cuore la loro esperienza e la loro possibilità di esprimersi pienamente. Abbiamo bisogno di leggi nuove, più aperte e più sensibili al destino di questa età e occorre uscire dalla convinzione che l'unica educazione possibile è fatta di lunghissimo tempo trascorso
in luoghi chiusi e sotto la minaccia della continua sanzione».

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Educazione Diffusa1Paolo Mottana è professore ordinario di filosofia dell'educazione all'Università di Milano Bicocca e tra i fondatori di Tutta un'altra scuola. Ha insegnato filosofia immaginale e didattica artistica all'Accademia di Brera e da anni si occupa dei rapporti tra immaginario, filosofia ed educazione.

Ha fondato il gruppo di ricerca immaginale presso la facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Milano Bicocca e presiede l'associazione Istituto di ricerche immaginali e simboliche (Iris).

Nel suo blog www.contreducazione.blogspot.it  sviluppa una politica culturale all'insegna dell'affermazione vitale dei soggetti in formazione e in
conflitto con le pratiche di disciplinamento diffuse nella scuola convenzionale.

Dirige un master universitario all'Università di Milano Bicocca dal titolo "Culture simboliche per le professioni dell'arte, dell'educazione e della cura".
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Il progetto Tutta un'altra scuola:

- Scarica gratuitamente la Mappa della scuola che cambia cercandola su www.terranuovalibri.it

- Visita il sito www.tuttaunaltrascuola.it  per aggiornamenti sui progetti in corso e la prossima edizione dellíincontro nazionale.

- Iscriviti al gruppo Facebook Tutta un'altra scuola: www.facebook.com/groups/501994759961464 

- Visualizza gli interventi delle due precedenti edizioni dellíincontro nazionale sul canale YouTube di Terra Nuova: www.youtube.com/terranuovaedizioni

Fonte: http://www.terranuova.it/Il-Mensile/Educazione-diffusa-fuori-dalle-aule-per-andare-nel-mondo

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 28 Aug 2017 09:44:40 +0000
Mariangela Gualtieri - La parola che ha dentro una vertigine http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2978-mariangela-gualtieri-la-parola-che-ha-dentro-una-vertigine http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2978-mariangela-gualtieri-la-parola-che-ha-dentro-una-vertigine

Mariangela Gualtieri Teatro Valdoca Bello Mondo 1920x1200"La poesia è sempre stata scrittura e la scrittura chiama il sacro in qualche modo. Ungaretti diceva il poeta deve farsi sacerdote, deve fare il sacro, e il sacro è questa parola che ha dentro una vertigine, una parola che ti fa intuire, intravedere qualcosa d’immenso che ti riguarda profondamente e di cui la ragione non sa nulla, puoi arrivare a percepire questo immenso, questo tremendo, questo meraviglioso, solo intuendolo e la poesia è perfetta per fare questo."

Mariangela Gualtieri

Mariangela Gualtieri, è una poetessa straordinaria, smisurato è il suo sentire. Commovente se si apre il cuore alle sue parole che diventano forma fecondatrice nella nostra anima. Fondatrice nel 1983, del “teatro Valdoca”, ha creato insieme al regista Cesare Ronconi, un teatro di poesia, di parole e azioni performative, le cui immagini spesso si frantumano al suono, alla potenza del verbo che rimane sospeso nell’aria immortale, e che ti cambia ad ogni emissione vocale.

Sono parole poetiche pronunciate da lei o dai bravissimi performer e attori che fanno parte della compagnia. “Ho visto parole, che si formavano dentro di me e mi cambiavano ad ogni respiro”, questo è il pensiero che ho avuto quando per la prima volta, tanti anni fa sono andata a vedere un loro spettacolo, non riuscivo a fermare la commozione per la semplicità disarmante e l’irruenza emotiva che mi travolgeva come un’onda sospesa d’oceano intatta, prima d’infrangersi su di me. Le parole di Mariangela Gualtieri sono ispirate come un dono disarmante e immenso, le sue descrizioni poetiche sono piene di uno sguardo profondo, così vicino alle cose della vita, alla nostra quotidianità e alla verità più intima. Il suo testo poetico è una preghiera reale, un ringraziare di continuo lo stupore per aver sentito, provato dentro di sé il sacro che trabocca dal paesaggio alla semplicità di un gesto umano. La sua opera fatta di parole, ci eleva nel riconoscimento della bellezza in ogni cosa. Mariangela sembra sentire senza la pelle che protegge, sofferente a volte come chi si sente in basso, schiacciato dalla propria condizione, ma sa andare dritto dentro le cose: i sentimenti e le emozioni. É un’anima che sente e che grida ringraziamento. Il suo sentire, senza ridondanza, piena di umiltà e con gli occhi pieni di gratitudine fa gioire e risuonare la coscienza di ognuno di noi.

I suoi libri sono pubblicati da Einaudi, e si trovano facilmente sulla rete.

 www.teatrovaldoca.org

Ecco alcuni video di riferimento

la poesia chiama il sacro {youtube}DccAEOAPumE{/youtube}

quanta nostalgia averemo dell'umano {youtube}kWXaj4HF-I0{/youtube}

ringraziamento {youtube}Kct1vYShWAI{/youtube}

paesaggio con fratello rotto {youtube}CYZM88Y5zzA{/youtube}

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paolalosciuto@tiscali.it (Paola Lo Sciuto) Arte e Cultura Fri, 02 Jun 2017 10:06:49 +0000
Tomaso Montanari, Musei, la sentenza del Tar e l’arroganza della politica http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2973-tomaso-montanari-musei-la-sentenza-del-tar-e-l-arroganza-della-politica http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2973-tomaso-montanari-musei-la-sentenza-del-tar-e-l-arroganza-della-politica

museiVorrei ringraziare sinceramente Dario Franceschini, Matteo Renzi e Andrea Orlando. Le loro dichiarazioni di oggi mi hanno ringiovanito, riportandomi come per incanto all’Italia di vent’anni fa. Quando un pugnace Silvio Berlusconi attaccava frontalmente ogni giudice che gli desse torto, minacciando sfracelli e facendo rivoltare nella tomba il povero Montesquieu, che aveva ben spiegato perché il potere giudiziario, quello legislativo e quello esecutivo dovessero stare ben divisi.

E ora siamo daccapo. Il Tar del Lazio boccia impietosamente la “riforma” dei musei di Franceschini? Renzi tuona su facebook: “Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar!”.

Gli fa eco l’alternativa, cioè Orlando:I Tar andrebbero cambiati“. E Franceschini si scaglia contro i giudici:
“Sono preoccupato per la figura che l’Italia fa nel resto del mondo, e per le conseguenze pratiche perché da oggi alcuni musei sono senza direttore”.
Ma possibile che nessuno di costoro senta invece il bisogno di scusarsi? Di dimostrare un po’ di umiltà, invece di sfoderare una simile arroganza?

Il punto è molto semplice: una legge (non fascista: novellata nel 2001) dice che i posti della dirigenza pubblica sono riservati a chi ha la cittadinanza italiana. Si potrà discutere sulla sua bontà. Io non la trovo insensata: dai dirigenti dipendono molti posti di lavoro, sistemi complessi. In molti casi ci sono in gioco settori strategici. Ed è così in tutti i paesi. Franceschini grida che la National Gallery è diretta da un italiano: ma si dimentica di dire che quell’italiano è cittadino britannico.

E in ogni caso: se a un ministro una legge non piace, può chiedere al Parlamento di cambiarla. E Franceschini aveva i numeri per farlo. Se invece firma un atto che la aggira o peggio la vìola, può capitare che un giudice amministrativo annulli quell’atto. È la democrazia, bellezza! E io me ne sento garantito.

Non sarà il caso di cominciare a dire che non basta fare le cose, ma bisogna anche farle bene? La riforma Madia è stata massacrata dal Consiglio di Stato e dalla Corte Costituzionale, la riforma costituzionale è stata respinta dal popolo italiano: ma non sarebbe stato meglio farle bene, quelle riforme, invece che gridare contro chi ha dovuto constatarne il fallimento? Non è che la figuraccia dell’Italia l’ha causata un ministro incompetente circondato da incapaci?

E poi c’è un punto di merito. Il Tar dice che i colloqui per selezionare i direttori sono stati troppo frettolosi, e sono stati celebrati a porte chiuse. E che dunque i diritti dei concorrenti non sono stati rispettati. Se è vero è una cosa grave. E io so che è vero.

Quel concorso è stato condotto malissimo, ai limiti della farsa, per la stessa ragione per cui Franceschini non ha cambiato la legge: per la maledetta fretta mediatica di poter dire che aveva fatto qualcosa.

La commissione ha avuto (nella migliore delle ipotesi) nove minuti per leggere e valutare ogni curriculum e quindici minuti (questo è un dato ufficiale) per il colloquio che ha deciso la sorte degli Uffizi, o di Capodimonte.

Un elemento di comparazione: per scegliere l’ex direttore della Galleria Estense Davide Gasparotto come curatore della collezione di dipinti, il Getty Museum di Los Angeles ha ritenuto necessari un’intervista preliminare di 2 ore, un colloquio privato col direttore di 2 ore, due visite di tre giorni durante le quali il candidato ha trascorso molto tempo col direttore e il vicedirettore, e poi un lungo colloquio col presidente dei Trustee.

E in questo caso era un direttore di museo che diventava curatore di sezione: mentre noi abbiamo fatto il contrario (abbiamo preso direttori che in quasi tutti i casi non erano mai stati tali, ma al massimo conservatori di sezioni di musei secondari) in un quarto d’ora. La commissione contava solo due tecnici (un archeologo e uno storico dell’arte, entrambi professionalmente non italiani), accanto a una manager museale, a un rappresentante diretto del ministro stesso (l’autore materiale della riforma e consigliere giuridico principale del ministro) e a un presidente non proprio terzo rispetto alle volontà ministeriali (perché contestualmente confermato alla guida della Biennale di Venezia con una deroga alla legislazione vigente decisa dal governo).

Franceschini si trincera dietro i dati dell’affluenza ai musei: che però non dipendono certo dalla sua riforma (o pensiamo che gli australiani vadano gli Uffizi per la riforma Franceschini?), ma dalla congiuntura internazionale legata al terrorismo che vede crollare il turismo in Francia e nel Mediterraneo, e lo spinge nel nostro Paese, ritenuto più sicuro.

E poi: siamo sicuri che i musei di misurino solo con i numeri? A Brera moltissime tavole del Rinascimento hanno subito gravi danni a causa della noncuranza del nuovo direttore. Palazzo Pitti è diventato una cava di opere di pregio concesse in prestito per ragioni politiche, e un set da addii al celibato privati di lusso. Al Palazzo Ducale di Mantova si fa la fiera del mobile. E da nessuna parte si fa più ricerca, cioè non si produce più conoscenza. I musei assomigliano ormai a luna park pregiati: e a rimetterci sono i cittadini comuni, che non hanno molte altre occasioni di crescere culturalmente.

Il prossimo ministro per i Beni culturali dovrà smontare la “riforma” Franceschini pietra per pietra, errore per errore. Questa sentenza del Tar può essere un buon inizio.

(http://www.huffingtonpost.it/tomaso-montanari/musei-la-sentenza-del-tar-e-larroganza-della-politica/?utm_hp_ref=it-homepage)

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Fri, 26 May 2017 15:46:57 +0000
Come screditare qualsiasi cosa - Manuale tascabile per debunker in erba http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2971-come-screditare-qualsiasi-cosa-manuale-tascabile-per-debunker-in-erba http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2971-come-screditare-qualsiasi-cosa-manuale-tascabile-per-debunker-in-erba

CIR Manuale DebunkerPrima di cominciare a screditare qualcosa, preparate la vostra attrezzatura. Attrezzatura necessaria: una poltrona. Assumete la giusta espressione. Curate di avere un'aria condiscendente che suggerisca che le vostre personali opinioni sono sostenute dalla completa fiducia e credito divino.
Utilizzate termini vaghi, soggettivi, e di discredito, come "ridicolo" o "banale" in un modo da suggerire che abbiano tutta la forza dell'autorità della scienza.
Dipingete la scienza non come un processo di scoperta da condurre a mente aperta, ma come una guerra santa contro sfrenate orde di infedeli, adepti della ciarlataneria. Poiché in guerra il fine giustifica i mezzi, potete falsare, travisare o violare il metodo scientifico, o persino ometterlo del tutto, nel nome della difesa del metodo scientifico.
Mantenete i vostri argomenti quanto più astratti e teorici possibile. Ciò "manderà il messaggio" che le teorie accettate schiacciano ogni effettiva evidenza che possa sfidarle - e che perciò non vale la pena di esaminare nessuna evidenza di tal genere.

di Daniel Drasin - tradotto da Roberto Germano per  http://megachip.globalist.it (1)

Rafforzate l'errore comune secondo cui alcuni argomenti sono di per sé non scientifici. In altre parole, confondete deliberatamente il processo scientifico col prodotto della scienza. (Qualcuno potrebbe, naturalmente, obiettare che, essendo la scienza un metodo universale per la ricerca della verità, deve essere neutrale rispetto all'argomento, e che quindi soltanto il processo investigativo può essere scientificamente responsabile o irresponsabile. Se ciò accadesse, liquidate queste obiezioni utilizzando un metodo impiegato con successo da generazioni di politici: semplicemente rassicurate tutti che "non vi è alcuna contraddizione!")

Organizzatevi in modo tale da far sì che il vostro messaggio abbia eco in personaggi autorevoli. Il livello fino a cui potete travisare la realtà è direttamente proporzionale al prestigio dell'araldo da voi scelto.

Riferitevi sempre alle affermazioni non ortodosse dicendo "sostiene che", "si dice", e alle vostre asserzioni come "fatti", che sono "stabiliti".
Evitate di esaminare la tangibile evidenza. Ciò vi permette di dire impunemente "Non ho visto assolutamente alcuna evidenza a supporto di queste ridicole voci!" (Si noti che questa tecnica ha retto alla prova del tempo, e risale almeno ai tempi di Galileo. Semplicemente rifiutando di guardare attraverso il telescopio, le autorità ecclesiastiche hanno condotto la Chiesa per tre secoli, con trasparenza, svincolata dalla necessità di dover negare!).
Se diviene inevitabile esaminare l'evidenza, commentate di rimando: "non c'è niente di nuovo qui!". Se venite messi di fronte ad un'inconfutabile prova che è sopravvissuta ai test più rigorosi, semplicemente liquidatela con un "troppo comodo".

Identificate la necessaria componente scettica della scienza con la totalità della scienza. Enfatizzate quegli elementi della scienza angusti, stringenti, di rigore e di critica, a detrimento di quelli connessi all'intuizione, all'ispirazione, all'esplorazione e all'integrazione. Se qualcuno ha delle obiezioni, accusatelo di vedere la scienza in termini esclusivamente indistinti, soggettivi o metafisici.
Insistete che il progresso della scienza dipende dalla capacità di spiegare l'ignoto in termini del noto. In altre parole, scienza è uguale a riduzionismo. Potete applicare l'approccio riduzionistico in ogni situazione mettendo da parte via via sempre più evidenze fino a che il poco che resta si può finalmente spiegare interamente in termini della conoscenza già sistematizzata.

Minimizzate il fatto che la libera indagine e il legittimo disaccordo sono una parte normale della scienza.
Rendetevi disponibile per i produttori dei media che cercano "commenti bilanciati" su visioni non ortodosse. Comunque, acconsentite a partecipare soltanto a quelle presentazioni i cui limiti di tempo e i cui pregiudizi a priori, impediscano lussi come: discussioni, dibattiti e possibilità di replica.
Ad ogni opportunità, rafforzate la nozione che "ciò che è familiare è necessariamente razionale". Il non familiare è dunque irrazionale e di conseguenza inammissibile quale evidenza.
Affermate categoricamente che l'inconvenzionale deve essere rifiutato come, al massimo, un'onesta ma errata interpretazione del convenzionale.
Marchiate i vostri oppositori come "creduloni acritici". Liquidate sommariamente la nozione che anche voler sfatare tutto rivela un credo acritico, sebbene nello status quo.
Sostenete che nell'investigazione di fenomeni non convenzionali, una singola pecca invalida il tutto. Nei contesti convenzionali, però, potete saggiamente ricordare il detto secondo cui: "dopo tutto, le situazioni sono complesse e gli esseri umani imperfetti".

occams razor lUna lametta medievale
Il "Rasoio di Occam" (2), o "principio della parsimonia", dice che la spiegazione corretta di un mistero coinvolgerà, di solito, principi fondamentali. Insistete, dunque, che la spiegazione standard è quella corretta, perché non implica assunzioni ulteriori! Denunciate con forza che il Rasoio di Occam non è semplicemente un metodo filosofico empirico, ma una legge immutabile.

Scoraggiate con forza ogni studio della storia che possa rivelare il dogma di oggi come l'eresia di ieri. Così pure, evitate di discutere i numerosi paralleli, storici, filosofici e spirituali, tra scienza e democrazia.

Poiché il pubblico tende a non avere chiara la distinzione tra prova ed evidenza, fate il vostro meglio per mantenervi in questa tenebra. Se manca una prova assoluta, affermate categoricamente che "non c'è evidenza!".
Se viene presentata evidenza sufficiente a garantire la necessità di ulteriori investigazioni di un fenomeno inusuale, sostenete che "l'evidenza da sola non prova nulla!". Ignorate il fatto che nessuno suppone che l'evidenza preliminare debba provare qualcosa.
In ogni caso, insinuate che la prova precede l'evidenza. Questo eliminerà la possibilità di cominciare ogni processo significativo di investigazione - specie se non è stato già stabilito alcun criterio di prova per il fenomeno in questione.

Insistete che i criteri di prova non possono in alcun modo essere stabiliti per i fenomeni che non esistono.
Sebbene si supponga che la scienza non debba tollerare standard vaghi o duplici, insistete sempre che i fenomeni non convenzionali devono essere giudicati da un separato, ancora non ben definito, insieme di regole scientifiche. Fate ciò dichiarando che "affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie" - ma attenzione a non definire mai dove termina "l'ordinario" e dove comincia "lo straordinario". Questo vi permetterà di confezionare un orizzonte delle evidenze che regredisce ad infinito; cioè, di definire l'evidenza "straordinaria" come quella che giace esattamente fuori dalla portata, in ogni istante di tempo.
Allo stesso modo, insistete su classi di evidenze che sono impossibili da ottenere. Per esempio, dichiarate che i fenomeni aerei non identificati possono essere considerati reali soltanto se li possiamo portare nei laboratori per colpirli con dei martelli e analizzare le loro proprietà fisiche. Ignorate le imprese delle scienze deduttive - l'astronomia, per esempio, che se la passa abbastanza bene senza dover portare esattamente i pianeti, le stelle, le galassie e i buchi neri nei laboratori per colpirli con dei martelli.

Praticate il discredito per associazione. Ammucchiate insieme tutti i fenomeni che sono comunemente considerati paranormali e suggerite che i loro sostenitori e ricercatori parlano con una sola voce. In questo modo potete trascinare indiscriminatamente materiale da un caso ad un altro per supportare le vostre visioni così come vi necessita. Per esempio, se un'affermazione che ha qualche somiglianza superficiale con quella di cui si discute è risultata una frode (oppure è comunemente considerata così), citatela come se fosse un esempio appropriato. Poi assumete un sorriso gongolante, distendetevi sulla vostra poltrona e dite solo: "Sostengo la mia tesi".
Usate la parola "immaginazione" come un epiteto che si applica soltanto quando si vede qualcosa che non c'è, e non anche quando si nega qualcosa che c'è.
Se un numero significativo di persone concorda di aver osservato qualcosa che viola la normale percezione della realtà, semplicemente ascrivetela ad una "allucinazione di massa". Evitate di considerare la possibilità che la normale percezione della realtà possa essa stessa costituire un'allucinazione di massa.

occams razor 2Ridicolo! (3)
Ridicolo, ridicolo, ridicolo. E' assolutamente la più potente e scoraggiante arma nella guerra contro la scoperta e l'innovazione. Il senso del ridicolo ha lo straordinario potere di rendere le persone - che abbiano virtualmente ogni tipo di opinione - completamente inconsce in un attimo. Fallisce soltanto nello sviare quelle poche persone che sono di mente sufficientemente indipendente da non cascare in quella specie di consenso emozionale che il senso del ridicolo genera.
Con appropriate allusioni ed esempi, insinuate che il senso del ridicolo costituisce una caratteristica essenziale del metodo scientifico che può aumentare il livello di obiettività e di imparzialità con cui ogni ricerca è condotta.
Se siete incalzati rispetto alla vostra nuova interpretazione del metodo scientifico, dichiarate che "l'integrità intellettuale è un argomento sottile".

Insinuate che gli investigatori dei fenomeni non ortodossi siano degli zeloti. Suggerite che allo scopo di investigare l'esistenza di qualcosa ci si deve prima credere assolutamente. Poi pretendete che tutti questi "veri credenti" conoscono tutte le risposte alle loro domande più complesse in completo dettaglio già prima. Convincete gli altri della vostra personale sincerità rassicurandoli che voi stesso "vorreste credere nei fenomeni fantastici". Eludete accuratamente il fatto che la scienza non è una questione di credere o non credere, ma di scoprire (4).

supercazzola varieUsate "fumo e specchietti", cioè, annebbiamento ed illusione. Non dimenticate mai che una scivolosa mistura di fatti, opinioni, insinuazioni, informazioni fuori contesto e di nette bugie raggirerà la maggior parte della gente nella maggior parte dei casi. Una piccola frazione di una parte di fatti su dieci parti di ca***te basterà normalmente per il trucco. (Alcuni "discreditatori" veterani usano diluizioni omeopatiche di fatti con notevole successo!).

Coltivate l'arte di scivolare avanti e indietro tra fatto e finzione in maniera così impercettibile che il più inconsistente fondamento di verità apparirà come una solidissima base per l'intero vostro edificio di opinioni.

Il metodo PTC
Utilizzate la "PTC": Pseudo-confutazione Tecnicamente Corretta. Esempio: se qualcuno fa notare che tutte le grandi verità sono iniziate come affermazioni blasfeme, rispondete immediatamente che non tutte le affermazioni blasfeme sono diventate grandi verità. Essendo la vostra risposta tecnicamente corretta, nessuno noterà che non confuta realmente l'osservazione iniziale.
Banalizzate il singolo caso preso in considerazione, per banalizzare l'intero argomento in questione. Caratterizzate lo studio dei fenomeni ortodossi quale profondo e impegnativo, descrivendo invece lo studio dei fenomeni non ortodossi come così inconsistente da non richiedere nient'altro che uno sguardo ai giornali scandalistici. Se venite incalzato sull'argomento, dite semplicemente "ma lì non c'è niente da studiare!".

Caratterizzate ogni serio ricercatore di argomenti non ortodossi come "buffo" o "bizzarro", o come "sedicente" - le parole d'ordine favorite dai media per "falso".
Ricordate che la maggior parte delle persone non ha abbastanza tempo o competenza per un'attenta discriminazione, e tende ad accettare o rigettare tutto di una situazione non familiare. Quindi discreditate l'intera storia sforzandovi di discreditarne una parte. Ecco come: a) prendete un elemento del caso che sia completamente fuori contesto; b) trovate qualcosa di banale che possa ipoteticamente spiegarlo; c) quindi dichiarate che quell'elemento è stato spiegato; d) organizzate una conferenza stampa e annunciate al mondo che l'intero caso è stato spiegato!

Assumete un illusionista professionista che può imitare il fenomeno in questione; per esempio ESP5, psicocinesi o levitazione. Ciò convincerà il pubblico che i testimoni originali di tali fenomeni devono essere stati a loro volta illusionisti di talento (o persone ingannate da essi) che si erano fatti beffe del fenomeno originale esattamente nello stesso modo.
Trovate un fenomeno banale che, ai profani, appaia identico al fenomeno descritto. Quindi suggerite che l'esistenza di riproduzioni dozzinali in qualche modo proibisce l'esistenza dell'oggetto originale. Per esempio, deducete che poiché la gente vede "facce" nelle rocce e nelle nuvole, l'enigmatica faccia su Marte deve essere un'illusione simile e che quindi non può in alcun modo essere artificiale.

Quando un fenomeno inspiegato mostra evidenza di un'intelligenza (come nel caso dei misteriosi cerchi nel grano) focalizzate l'attenzione esclusivamente sul meccanismo che potrebbe essere stato brandito dall'intelligenza piuttosto che sull'intelligenza che potrebbe aver brandito il meccanismo. Più attenzione dedicate al meccanismo, più facilmente potete distrarre la gente dalla possibilità dell'esistenza di un'intelligenza non ordinaria.

Accusate i ricercatori dei fenomeni inusuali di credere in "forze invisibili e realtà extrasensoriali". Se dovessero far rilevare che le scienze fisiche hanno sempre avuto a che fare con forze invisibili e realtà extrasensoriali (gravità? elettromagnetismo? .) rispondete, ridacchiando con condiscendenza, che questa è "un'ingenua interpretazione dei fatti".

occams razor 4Insistete che la scienza occidentale è completamente oggettiva, e che non è basata su assunzioni non verificabili, credenze nascoste o interessi ideologici. Se accade che un fenomeno non familiare o inesplicabile viene considerato vero e/o utile da un'altra società tradizionale o non occidentale, potete rifiutarlo su due piedi come "errore dell'ignoranza", "superstizione medievale" o "tradizione folcloristica".
Etichettate ogni fenomeno non ben compreso come "occulto", "marginale", "paranormale", "metafisico", "mistico", "soprannaturale", o "new age". Ciò metterà immediatamente fuori dal gioco la maggior parte degli scienziati ordinari, su basi puramente emozionali. Se siete fortunati, ciò ritarderà ogni ricerca responsabile su tale fenomeno per decenni o anche per secoli!

Lo sosteniamo da anni.
Ponete domande che sembrano contenere una conoscenza data per scontata che supporti il vostro punto di vista; per esempio, "perché i poliziotti, i piloti militari, i controllori del traffico aereo o gli psichiatri non parlano di avvistamenti UFO6?" (Se qualcuno precisa che lo fanno, insistete che quelli che lo fanno devono essere mentalmente instabili.)
Ponete domande a cui non si può dare risposte perché sono basate su criteri arbitrari di prova. Per esempio, "se questa asserzione fosse vera, perché non l'abbiamo vista in TV?" oppure "in questa o quella rivista scientifica?". Non dimenticate mai la madre di tutte le domande di questo tipo: "Se gli UFO sono extraterrestri, perché non sono atterrati sul prato della Casa Bianca?".

Analogamente, rafforzate la favola comune secondo cui la conoscenza scientifica è completa e finita. Fatelo asserendo che "se questo-e-quello fossero veri, già lo sapremmo!".
Ricordate che potete facilmente far sembrare che state refutando le asserzioni di qualcuno, costruendo "uomini di paglia" da distruggere. Un modo di fare questo è citarli in maniera sbagliata ma al tempo stesso mantenendo un grano di verità convincente; per esempio, interpretando in tal maniera come se avessero sempre inteso l'estremo delle posizioni che hanno assunto. Un'altra strategia efficace, con una lunga storia di successi, è semplicemente riprodurre male i loro esperimenti - o evitare proprio di riprodurli sulla base del fatto che "farlo sarebbe ridicolo o inutile". Per rendere l'intero procedimento perfino più semplice, non rispondete alle loro affermazioni vere ma alle affermazioni così come riportate dai media, o come sono diffuse nella tradizione comune.

Insistete che questa-e-quella affermazione non ortodossa non si può provare scientificamente perché nessuna istituzione che si rispetti finanzierebbe degli esperimenti così ridicoli.
Siate selettivi. Per esempio, se un metodo di cura non ortodosso non è riuscito ad indurre una totale remissione in un caso di malattia terminale, potete ritenerlo senza valore - evitando con cura di menzionare alcun difetto della medicina convenzionale.

Considerate gli autori delle affermazioni come se fossero i responsabili dell'etica aziendale e delle politiche editoriali di ogni mezzo di comunicazione che riporti le loro affermazioni. Se un evento inusuale o inesplicabile è riportato in maniera sensazionalistica, consideratela una prova che l'evento stesso deve essere senza alcuna sostanza o valore.
Quando un testimone afferma qualcosa in una maniera che è scientificamente imprecisa, consideratela come se fosse totalmente ascientifica. Se la persona che fa l'affermazione non è uno scienziato con credenziali, deducete che le sue percezioni possono probabilmente non essere oggettive.
Se non siete in grado di screditare i fatti del caso in esame, screditate i partecipanti - o i giornalisti che hanno fatto la cronaca del caso. Argomenti ad hominem, o attacchi personali, sono tra i metodi più potenti per influenzare il pubblico ed evitare la discussione. Per esempio, se i ricercatori dei fenomeni non ortodossi hanno avuto profitti finanziari dalle attività connesse con le loro ricerche, accusateli di "trarre profitti finanziari dalle attività connesse alla loro ricerca!" Se la loro ricerca, le pubblicazioni, le conferenze e così via, costituiscono la loro normale modalità di lavoro o il solo mezzo di sostentamento, considerate questo fatto come "la prova decisiva che il loro reddito è stato tratto da queste attività!". Se hanno provato a raggiungere un pubblico riconoscimento del loro lavoro, potete senza correre alcun rischio caratterizzarli come persone "in cerca di notorietà".

Fabbricate delle competenze che vi sostengano quanto è necessario, in modo da poter citare le opinioni di coloro i quali sono comunemente considerati possessori della necessaria preparazione. Per esempio, gli astronomi possono essere tirati fuori come esperti sulla questione UFO, sebbene i crediti ottenuti nei corsi in ufologia non sono mai stati un prerequisito per una laurea in astronomia.

Fabbricate confessioni. Se un fenomeno rifiuta ostinatamente di sparire, procuratevi una coppia di coloriti vecchietti eccentrici perché dicano che si tratta di una loro burla7. La stampa ed il pubblico tenderà sempre a vedere una confessione come sinceramente motivata, e abbandonerà prontamente il proprio senso critico. Dopo tutto, nessuno vuole apparire senza compassione per dei peccatori che si autodenunciano.

Fabbricate sorgenti di disinformazione. Sostenete che "avete trovato la persona che ha diffuso la voce che questo fenomeno esiste!"

Fabbricate interi progetti di ricerca. Dichiarate che "queste asserzioni sono state completamente discreditate dai maggiori esperti del campo!". Fatelo sia se questi esperti hanno mai realmente studiato queste affermazioni, sia se non lo hanno fatto, oppure, per ciò che importa, anche se non esistono.
Nel caso dello scenario peggiore - in cui un fenomeno precedentemente considerato anomalo è improvvisamente accettato dalla comunità scientifica ordinaria - ricordate soltanto che il pubblico ha memoria corta. Semplicemente acclamatela come "una vittoria del metodo scientifico" e dite con disinteresse: "Bene, tutti sanno che si tratta di una questione di rilevanza monumentale. In verità, i miei colleghi ed io l'abbiamo detto da anni!"

1 Questo paragrafo, ed i successivi, sono la mia traduzione dall'inglese del gustoso pezzo di Daniel Drasin dal titolo "How to debunk just about anything" (Come screditare proprio tutto), reperibile in Internet: http://members.aol.com/ddrasin/zen.html "Zen and the Art of Debunkery", tra l'altro segnalato sul sito web personale di Brian Josephson, premio Nobel per la Fisica. Ringrazio Daniel Drasin per avermi consentito di effettuare e riportare qui la traduzione italiana del suo scritto. In effetti, si configura come "il manuale del perfetto Cicappino", ma questo sarebbe riduttivo; per apprezzare appieno, dovrete vedere molti documentari "scientifici" e leggere un po' di riviste di "divulgazione". Potrebbe essere poi interessante, nei prossimi tempi, andare ad analizzare le imputazioni discreditanti che mi verranno eventualmente mosse per aver riportato in questa sede tale lucida "classificazione" delle tecniche standard di discredito, utilizzando come guida di riferimento la classificazione stessa.

2 Entia non sunt multiplicanda preter necessitatem, cioè: non bisogna moltiplicare gli enti senza necessità, ovvero se una cosa si può spiegare più semplicemente in un modo piuttosto che in un altro, la spiegazione migliore è quella più semplice!

3 A questo proposito, e del nostro comune timore di essere meno intelligenti degli altri, vi consiglio di leggere quella che è l'unica fiaba che mi piaceva da piccolo: "Il vestito nuovo dell'Imperatore", o "del Re" o "del Granduca". Fiaba da cui deriva l'espressione. "Il Re è nudo!".

4 Non so quante volte persone in apparenza appartenenti alla classe intellettuale, o comunque pagati dalla collettività per espletare tale ruolo, mi hanno chiesto, riguardo a qualche questione scientifica "controversa", come ad esempio la fusione fredda: "Ah! Ma, tu ci credi?!". E' pericoloso che si affermi la concezione secondo la quale alcuni "argomenti tabù", di per sé sottoponibili a normale indagine scientifica come tanti altri, possano essere invece considerati al di fuori di tale ambito, e argomento di "fede filosofica".

5 Extra Sensorial Perceptions, le cosiddette percezioni extrasensoriali, tra cui ci si classificano: percezioni a distanza (telepatia), percezioni del futuro o del passato, ecc.

6 Unidentified Flying Objects, oggetti volanti non identificati.

7 E' un chiaro riferimento alla vexata quaestio dei cosiddetti "cerchi nel grano" (i famosi crop circles, come vengono chiamati in inglese), la cui presunta "spiegazione reale" che saltò fuori nel 1991 era di gran lunga la più assurda di tutte le altre mai proposte: due vecchietti (Doug Bower and David Chorley) "confessarono" di essere proprio loro i burloni che avevano realizzato i 2000 cerchi nel grano comparsi in Gran Bretagna tra il 1978 ed il 1991, avremmo cioè due vecchietti che fanno circa 143 cerchi nel grano all'anno costantemente per 14 anni, al ritmo di uno ogni due giorni e mezzo... Le organizzazioni "scettiche", stranamente, accolsero questa incredibile "confessione" con grande entusiasmo e la più grande creduloneria possibile. Sulla strana ed intrigante tematica dei "cerchi nel grano", per vederla affrontata in maniera seria e scientifica, si può leggere l'interessante saggio del fisico olandese Heltjo H. Haselhoff "La natura complessa dei cerchi nel grano - Ricerche scientifiche e leggende urbane", Natrix editore.

Fonte: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=91896&typeb=0&come-screditare-proprio-tutto--

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Thu, 25 May 2017 13:42:56 +0000
In Svezia apre il museo dei fallimenti, per imparare dagli errori altrui http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2957-in-svezia-apre-il-museo-dei-fallimenti-per-imparare-dagli-errori-altrui http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/2957-in-svezia-apre-il-museo-dei-fallimenti-per-imparare-dagli-errori-altrui

Museo FallimentoEsposti oggetti mai davvero vincenti, come i Google Glass, ma anche vere e proprie rivoluzioni che non hanno saputo tenere il passo dei tempi, come le fotocamere digitali. In certe parti del mondo fallire non è un fallimento. Non riuscire a realizzare ciò che si era proposti, o interrompere l'attività che si stava portando avanti per mancanza di mezzi, non porta con sé uno stigma. Al contrario, è proprio l'errore, il fallimento la chiave vera per il successo, secondo l'antico adagio per cui "sbagliando si impara". E soprattutto, se si sbaglia vuol dire che si è rischiato.Questo avviene nella Silicon Valley: dove il non riuscire e accantonare progetti sono medaglie sul petto. Addirittura, Google sceglie di premiare con soldi i suoi dipendenti che, alle prese con un'idea strampalata, decidono di rinunciare. È un modo per aiutarli a vincere l'attaccamento alle proprie convinzioni, anche sbagliate, e a far perdere meno tempo all'azienda inseguendo visioni senza fondamento.

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In Svezia invece fanno di più: un museo. Apre a giugno a Helsingborg e metterà in mostra i relitti di invenzioni e innovazioni che non hanno preso piede. Dovevano fare il botto e, invece, sono cadute nel dimenticatoio. Il visitatore potrà vedere i Google Glass, una bottiglia di profumo Harley-Davidson, una di Coca-Cola BlāK, al sapore di caffè, le lasagne della Colgate, le penne Bic per ragazze, la macchinina per twittare che però non twittava.In totale, il museo ospita 80 oggetti. Non tutti, almeno secondo il giudizio di LinkPop, possono essere considerati simbolo di fallimento. Ad esempio il povero Sony Betamax, una tecnologia sconfitta e soppiantata da altre, ma che ha avuto la forza di durare per 40 anni. Non proprio un flop. E lo stesso discorso vale per la fotocamera digitale della Kodak, creata nel 1975 e resistita fino alla fine del secolo.

Come sempre, anche la politica ci mette lo zampino. E tra i fallimenti esposti c'è anche il gioco da tavolo di Donald Trump ispirato al monopoli. Un vero fiasco, che realizzò la metà delle vendite attese. Per la cronaca, fu solo uno dei tanti fallimenti e semi-bancarotte che ha costellato la vita del magnate americano. Il fatto che poi sia diventato presidente degli Usa, però, conferma l'assunto iniziale: fallire aiuta.

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/08/in-svezia-apre-il-museo-dei-fallimenti-per-imparare-dagli-errori-altru/34088/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Wed, 10 May 2017 13:04:08 +0000