Arte e Cultura http://www.coscienzeinrete.net Mon, 15 Oct 2018 22:11:03 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it L'importanza dell'educazione musicale: ecco come una scuola elementare ha nettamente migliorato i risultati dei propri alunni! http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3297-come-migliorare-i-risultati-scolastici-piu-educazione-musicale http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3297-come-migliorare-i-risultati-scolastici-piu-educazione-musicale

Bradford2Sette anni fa, a Feversham (Inghilterra) la scuola elementare di Bradford era a rischio chiusura e faceva notizia per tutte le ragioni sbagliate. 
Il preside Naveed Idrees decise così di prendere provvedimenti adottando un metodo insolito: incorporò musica, arte drammatica e arte in ogni parte del programma scolastico, introducendo fino a sei ore di musica alla settimana per ogni bambino.

Oggi i risultati sono notevoli: nel 2011, la scuola era di 3,2 punti percentuali sotto alla media nazionale inglese. Quest'anno il 74% dei suoi allievi ha raggiunto lo standard previsto in lettura, scrittura e matematica, contro una media nazionale del 53% e la scuola è considerata tra le migliori per i progressi di apprendimento da parte dei suoi studenti.

Il turnaround è ancora più notevole data la composizione della scuola: il 99% dei suoi 510 bambini parla inglese come lingua aggiuntiva, e la metà arriva a scuola incapace di parlare una parola di inglese. L'area fuori dai cancelli della scuola, Bradford Moor, è uno dei quartieri più poveri e densamente popolati della città. Quasi tre quarti della popolazione circostante è di origine pakistana, bengalese o indiana. Un recente afflusso di rifugiati e un aumento a più lungo termine del numero di europei dell'est hanno aggravato le tensioni della comunità in un'area in cui il consiglio comunale ha notato che i diversi gruppi etnici non andavano d'accordo tra di loro.
All'interno dei cancelli della scuola, tuttavia, la storia è diversa. Nonostante si parlino 30 lingue diverse, i giovani imparano felicemente insieme Shakespeare e i Beatles, canzoni della tradizione musulmana chiamate Nasheed, giochi musicali nel cortile della scuola, studiano la seconda guerra mondiale e le canzoni di Ahmad Hussain , una star di YouTube residente in zona che si esibisce per la scuola ogni anno.

Bradford3Una piccola percentuale di genitori musulmani si mostrò preoccupata perché i loro figli ascoltavano anche canzoni pop o musica cristiana, ma le preoccupazioni scomparvero quando videro i progressi che stavano facendo i loro figli.
Una volta, il concerto di fine anno della scuola veniva frequentato solo da una manciata di genitori scettici...mentre ora fa il pieno ogni anno. La frequenza scolastica è aumentata al 98%. Per ogni bambino sono previste dalle due alle sei ore di musica alla settimana, oltre all'utilizzo del canto per imparare la matematica e la storia.
Idrees ammette che il nuovo approccio era per loro un "grosso rischio", ma dice che ora è convinto che potrebbe trasformare altre scuole in difficoltà.
"Il morale del personale era basso, i genitori non erano soddisfatti della scuola, i risultati erano mediocri e nessuno voleva venire qui, avevamo problemi di budget. È una spirale discendente quando sei in quelle condizioni. Se perdi aluni perdi denaro, allora non puoi attrarre insegnanti nuovi e quelli che hai sono depressi. ..”
"Avremmo potuto seguire la rotta più tipica per ottenere risultati, facendo più inglese, più matematica, più classi di richiamo, ma non lo abbiamo fatto... I bambini odiavano l'apprendimento. Volevamo invece che i bambini amassero imparare "...

La scuola basa il suo metodo sull'approccio Kodály , che basa l'insegnamento ai bambini sul gioco musicale. Imparano attraverso esperienze come l'ascolto, il canto o il movimento in un modo che aiuterà loro anche nell'apprendimento di materia apparentemente scollegate, come la lettura, la scrittura, la storia e la matematica.

Fonte: https://www.theguardian.com/education/2017/oct/03/school-results-music-bradford

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 15 Oct 2018 08:07:04 +0000
L'enorme habitat Maya trovato nella giungla grazie al laser http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3285-l-enorme-habitat-maya-trovato-nella-giungla-grazie-al-laser http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3285-l-enorme-habitat-maya-trovato-nella-giungla-grazie-al-laser

Nascosto sotto la lussureggiante foresta pluviale di Petén, in Guatemala, si trova un antico habitat scomparso da più di 1.000 anni, ma al massimo del suo splendore fu la dimora di milioni di mesoamericani che costruirono un impero sofisticato e vasto. Per la prima volta, un team di archeologi internazionali ha scoperto e mappato decine di migliaia di strutture antiche utilizzando la tecnologia di rilevamento LIDAR (Laser imaging detection and ranging) su oltre 2.100 chilometri quadrati della pianura guatemalteca.

Lidar Guatemala


Il LIDAR fu usato per la prima volta in quest'area nel 2009, ma ci si concentrò sull'ambiente immediatamente circostante alcuni singoli siti. Gli archeologi hanno scoperto per la prima volta la vasta metropoli lo scorso febbraio, secondo quanto riportato dal National Geographic, grazie ad uno studio guidato dalla Fondazione PACUNAM, associazione scientifica guatemalteca senza scopo di lucro. Con la pubblicazione del loro lavoro su Science più di sei mesi dopo, il team conferma la presenza di oltre 61.000 strutture antiche, tra cui case, grandi palazzi, centri cerimoniali e piramidi.

Il LIDAR è in grado di penetrare la fitta chioma forestale per rivelare le variazioni di elevazione, consentendo ai ricercatori di identificare caratteristiche topografiche come muri, strade ed edifici fatti dall'uomo, senza mai dover enrare nella giungla. Con queste informazioni, sono stati in grado di creare mappe tridimensionali in pochi minuti, evitando anni di arduo lavoro sul campo.

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"Visti nel loro complesso, terrazze e canali di irrigazione, bacini idrici, fortificazioni e strade rialzate rivelano una quantità sorprendente di modifiche paesaggistiche fatte dai Maya, su una scala precedentemente inimmaginabile", ha spiegato il membro del team Francisco Estrada-Belli in una nota.

In tutto sono state rilevate più di 61.000 strutture antiche nella regione, indicando che fino al periodo tardo classico (650-800 D.C.) vi abitavano da 7 a 11 milioni di persone. Per rendere l'idea delle dimensioni, New York ha circa 8,5 milioni di persone. Questa popolazione era distribuita in modo non uniforme con diversi livelli di urbanizzazione che si estendevano su oltre 2.100 chilometri quadrati. Questa terra fu modificata in vari modi per la produzione agricola intensiva necessaria per sostenere la massiccia popolazione per centinaia di anni.

"Sembra chiaro ora che gli antichi Maya trasformarono il loro paesaggio su grande scala per renderlo più produttivo dal punto di vista agricolo", secondo l'archeologo Marcello A. Canuto. "Di conseguenza, sembra probabile che questa regione sia stata popolata molto più densamente di quanto tradizionalmente pensato".

Lidar Guatemala1

Il team internazionale ha inoltre mappato estesi percorsi e reti che collegano i vari centri urbani, che, a loro avviso, evidenziano quanto fossero interconnessi questi diversi centri urbani e quanto i loro abitanti fossero disposti a investire in sistemi difensivi in ​​caso di guerra.

Gli autori concludono che le loro scoperte "generano nuove domande, raffinano gli obiettivi per il lavoro sul campo, stimolano lo studio della regione come paesaggio unico e fanno avanzare l'archeologia Maya in un'audace era di ricerca ed esplorazione".

Fonte: https://www.iflscience.com/editors-blog/junglepenetrating-lasers-reveal-thousands-of-ancient-mayan-structures/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 29 Sep 2018 05:25:56 +0000
ITALIA: SCUOLA A PERDERE! http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3277-italia-scuola-a-perdere http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3277-italia-scuola-a-perdere

Scuola CrollataUna ricerca dell’associazione Tuttoscuola rivela che nel belpaese dal 1995 ad oggi hanno abbandonato la scuola 3 milioni e mezzo di studenti. Senza contare la continua (in aumento) fuga all’estero di giovani cervelli. Inoltre, un dossier della fondazione Agnelli (aprile 2018) segnala che nei prossimi 10 anni ci saranno un milione di studenti in meno.

di Gianni Lannes

Il calo più alto nel Mezzogiorno che perderà il 17 per cento degli iscritti. E così l’Italia declina. A chi fa comodo una gran massa di analfabeti funzionali? «Ogni governo che controlli l’educazione per una generazione sarà in grado di controllare i suoi sudditi senza il bisogna di armi o di poliziotti» parola di Bertrand Russell. Secondo l'editore Inge Feltrinelli «A monte non ci sono politiche culturali e i programmi scolastici sono disastrosi e arretrati rivolti a ragazzi che hanno capacità molto più avanzate di proposte didattiche datate». Insomma, adolescenti più ignoranti e quindi più poveri, ma soprattutto manipolabili.
 
 

Metà dei 38.847 istituti scolastici è sprovvista del certificato di agibilità, 7 milioni di studenti dai 3 ai 18 anni dovranno studiare in strutture vecchie che fanno schifo solo a guardarle, soprattutto illegali. I crolli negli ultimi 4 anni sono stati 156 con 24 feriti, a tacere della prevenzione e della sicurezza: antincendio, elettrica, antisismica, collaudo statico, eccetera.

 
Nei giovani va fatta germogliare la consapevolezza critica stimolando l'alfabetizzazione emotiva. Dunque, pensare oltre: dal pensiero all’azione. Per dirla con Gianni Rodari: 


«Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo».


riferimenti:

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 17 Sep 2018 15:34:46 +0000
Teatro “civile” o teatro del “vivente” http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3261-teatro-civile-o-teatro-del-vivente http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3261-teatro-civile-o-teatro-del-vivente

Giuliana Musso

Ho scoperto in questi ultimi dieci anni di lavoro che la cosa che mi interessa di più è l’osservazione, o meglio, trattandosi di testimonianze orali, l’ascolto del “reale”. Reale è l’esperienza concreta delle singole persone, la vita vissuta, che io amo chiamare il vivente. La testimonianza del vivente mi consegna un dato che non è già stato tradotto o trasferito sul piano teorico e che quindi non è stato ripulito da quei dettagli che rivelano la complessità delle vicende, la vulnerabilità e l’unicità degli esseri umani.  Quando il testimone riporta la sua esperienza del reale, nel suo racconto fluiscono e si intersecano in un unico processo cognitivo l’aspetto razionale (la cronaca), quello intellettuale (il giudizio) e quello emotivo (il dramma personale).

di Giuliana Musso

Il linguaggio della testimonianza consente allo spettatore di comprendere il reale con tutti i mezzi che ha a disposizione: mente, corpo, emozione. Si tratta di un analisi che si muove contemporanea su questi diversi piani, razionale, intellettuale ed emotivo.

La sola analisi intellettuale, tecnica o scientifica, purtroppo non tiene mai insieme i pezzi, ma li separa, privilegiando la mente, la nozione scorporata dal suo essere esperienza, corpo ed emozione.  Nel discorso intellettuale quasi sempre i dettagli dell’esperienza vivente scompaiono come scompare il soggetto che la esperisce. Certo, l’analisi scientifica di un fenomeno rimane indispensabile nel percorso di studio, mi fornisce strumenti di comprensione, mi aiuta a collegare cause e nessi e alla fine spesso diventa lo sfondo sul quale il presonaggio si colloca, è l’ambiente storico, politico, sociale nel quale l’individuo vivente fa la sua esperienza. Ma non è la mia analisi o quella degli specialisti a poter generare da sola la materia vivente che serve al teatro. Non amo le citazioni, non le so usare, ma ricordo un pensiero attribuito a Shakespeare che mi è rimasto impresso: la verità risiede nel paradosso.

Cosa fa il teatro del vivente, il teatro civile? Si infila nelle pieghe, nelle crepe del racconto, crea uno spazio negli interstizi e va a scovare il paradosso, le contraddizioni. Questo processo mi è stato molto chiaro durante lo studio per Nati in casa e ancor di più per Tanti saluti. In Tanti saluti io do voce alle infermiere e ai medici. E quelli che apprezzano di più lo spettacolo sono proprio medici e infermieri perchè conoscono meglio di me quello che racconto ma lo sentono raccontare da qualcuno che si permette di fare ciò che a loro nella vita non è concesso: tenere insieme i pezzi, parlare con la testa e con il cuore. Il proprio cuore.  

{youtube}8ytN5UEFKvc{/youtube}

Ecco cosa mi piace del teatro civile, che ci fornisce un analisi del reale senza mai mettere il vivente sullo sfondo ma tenendolo in primo piano. Ne ho la conferma tutte le volte che i miei spettacoli vengono organizzati in seno a convegni, congressi o a giornate di studio: il teatro non viene a dire nulla che non si sappia già ma lo dice in un modo che attiva una comprensione dei fati più completa, più profonda, che non esclude le contraddizioni, gli interrogativi, i paradossi. 

Nella fase di ideazione e di ricerca spesso per me il valore della testimonianza viene addirittura prima del pensiero sul linguaggio teatrale.

Intendo dire che il contenuto di una testimonianza reale, che si fa drammaturgia, viene prima anche dell’urgenza estetica e formale del prodotto teatrale. L’abilità sta nel trovare ogni volta quel linguaggio estetico e compositivo che difende e valorizza il contenuto. Un linguaggio che si mette a servizio del contenuto e mai viceversa.

Questa pratica di scrittura per me distingue quello che possiamo chiamare teatro civile da quello che non lo è.  Civile è un teatro che si mette a disposizione di un contenuto. La difficoltà compositiva sta tutta lì: nell’urgenza di coniugare i contenuti del reale con poesia, pathos, comicità, divertimento, ritmo, musica, gesto, ecc. ecc.

Forse per questi motivi il teatro “civile” non è molto amato dai professionisti del teatro tanto quanto lo è dal pubblico “civile”. Eppure in Italia esiste una piccola comunità di artisti che resiste spontaneamente alla seduzione dell’autoreferenzialità e si arrende con gioia a un teatro che ama “osservare” più di quanto ami “farsi osservare”.

Fonte: http://www.giulianamusso.it/about-me/pensieri/teatro-civile-o-teatro-del-vivente/

 

Giuliana Musso, classe 1970, vicentina d’origine e udinese d’adozione.

Attrice, ricercatrice, autrice, Premio della Critica 2005, Premio Cassino Off 2017 e Premio Hystrio 2017 per la drammaturgia, è tra le maggiori esponenti del teatro di narrazione e d’indagine: un teatro che si colloca al confine con il giornalismo d’inchiesta, tra l’indagine e la poesia, la denuncia e la comicità. Una poetica che caratterizza tutti i suoi lavori: una prima trilogia sui “fondamentali” della vita, Nati in casa, Sexmachine e Tanti Saluti (nascita, sesso e morte), e poi un impegnativo viaggio nella distruttività del sistema patriarcale con La città ha fondamenta sopra un misfatto (ispirato a Medea.Voci di Christa Wolf), La Fabbrica dei preti (sulla vita e la formazione nei seminari italiani prima del Concilio Vat. II) e Mio Eroe (la guerra contemporanea nelle voci di madri di militari caduti in Afghanistan). Dal 2008 la sua “casa” artistica è La Corte Ospitale, Rubiera (RE).

Diplomata presso la Civica scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Durante gli anni della sua formazione predilige lo studio dell’improvvisazione comica, della maschera e della narrazione. In qualità di attrice lavora in diverse produzioni di prosa contemporanea e di Commedia dell’Arte. Dal 2001 si dedica esclusivamente a progetti di teatro d’Indagine, firmando tutti i testi che porta in scena.

NATI IN CASA (2001), scritto con Massimo Somaglino, sulla nascita di ieri e di oggi. Il monologo, ospitato nel 2004 nella trasmissione Rai Report, è stato pubblicato da L’Unità nella collana di dvd “Teatro in-civile” (2005) e nell’antologia di teatro contemporaneo “Senza Corpo” Ed. Minimum Fax a cura di Deborah Pietrobono (2009). Nel 2010 “Nati in casa” è uno dei testi del programma Face à Face – Parole d’Italia per le scene di Francia- e viene rappresentato in forma di lettura presso il Théâtre de la Ville di Parigi. 
SEXMACHINE (2005), monologo per più personaggi maschili sulla sessualità commerciale. Musiche in scena di Gianluigi Meggiorin. 
Nel 2005 riceve il Premio della Critica dell’ANCT.
TANTI SALUTI (2008), spettacolo di teatro clownesco e teatro d’indagine sul tema della morte. Con Beatrice Schiros e Gianluigi Meggiorin. Tanti saluti è stato pubblicato nel cofanetto dvd “Storie Necessarie” (2010) edito da Rai Cinema e Argot Produzioni. 
LA FABBRICA DEI PRETI (2012), sull’educazione impartita nei seminari italiani degli anni ’50 e ’60. Produzione La Corte Ospitale. Nel novembre 2013 l’audio integrale viene trasmesso nel programma Tutto esaurito! Di Rai Radio 3.
WONDER WOMAN (2015), scritto e interpretato con Marta Cuscunà e Antonella Questa.  Wonder Woman è una drammaturgia originale che intreccia dati statistici, racconti biografici e schetch satirici sull’economia al femminile.
MIO EROE (2016), monologo.Il tema generale è la guerra contemporanea, il soggetto è ispirato alla biografia di alcuni dei 53 militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001- 2014), la voce è quella delle loro madri. Vincitore del Premio Cassino Off 2017.

Altri progetti e scritture:

INDEMONIATE (2007), testo di Carlo Tolazzi e Giuliana Musso, ispirato ad un episodio di isteria collettiva femminile avvenuto alla fine dell’800, produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Club Udine, regia M. Somaglino 
MEDEA. LA CITTA’ HA FONDAMENTO SU UN MISFATTO. (2010) libero adattamento da Medea. Voci di Christa Wolf, presentato in forma di lettura presso Università Ca’ Foscari, Venezia. Nel 2013 è oggetto di studio in residenza artistiche promosse da Progetti Carpe Diem, Cagliari ed Echidna Cultura, Mirano (VE).
LA BASE (2011) Esito di laboratorio sul Teatro d’Indagine per il Progetto Giovani a Teatro, Fondazione Venezia. Tema: la costruzione della contestata base militare U.S.A. “Ederle 2” di Vicenza, 
DREAMS (2011) Con Silvia Gribaudi. Performance di teatro-danza civile sulle nuove povertà e il fenomeno dell’eccessivo indebitamento. Indagine e drammaturgia di Giuliana Musso. Con la collaborazione di Mag-Venezia.

nel 2017 vince il premio Hystrio 2017 per la Drammaturgia

Fonte: http://www.giulianamusso.it/about-me/biografia/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Wed, 29 Aug 2018 12:50:54 +0000
Il solare del futuro si ispira agli antichi egizi http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3259-il-solare-del-futuro-si-ispira-agli-antichi-egizi http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3259-il-solare-del-futuro-si-ispira-agli-antichi-egizi

Per realizzare le celle solari del futuro ci si può ispirare alla piramide di Cheope in Egitto, che ha molto da insegnarci: lo sostengono i ricercatori russi della Itmo University di San Pietroburgo e del Laser Zentrum di Hannover in Germania.

Solare Futuro

Le celle solari del futuro potranno ispirarsi alla Piramide di Cheope, a Giza, che è stata studiata con i metodi della fisica attuale. Dalle ricerche è emerso che riesce a concentrare l'energia elettromagnetica, e precisamente le onde radio, sia nelle camere interne sia nella base. Si potrebbero così progettare nanoparticelle ispirate alla struttura di questo edificio che siano in grado di riprodurre un effetto analogo nel campo dell'ottica, da utilizzare per ottenere celle solari più efficienti. Lo indica la ricerca pubblicata sul Journal of Applied Physics e condotta dai fisici della Itmo University a San Pietroburgo e del tedesco Laser Zentrum di Hannover.

Per Tullio Scopigno, fisico dell'Università Sapienza di Roma, l'applicazione prospettata dai ricercatori è interessante "ma questo studio va preso con cautela, in quanto basato su modelli matematici non ancora supportati da evidenze sperimentali". I ricercatori hanno condotto lo studio perché interessati alla struttura della della tomba del faraone Cheope dal punto di vista fisico. In particolare hanno voluto vedere come le onde radio si distribuiscono nella sua complessa struttura.

Per farlo hanno ipotizzato che non ci siano cavità sconosciute e che il materiale calcareo da costruzione sia uniformemente distribuito. Sulla base di queste ipotesi è stata messa a punto una simulazione matematica e si è visto che la Grande Piramide può concentrare le onde radio nelle sue camere interne e sotto la base, un po' come una parabola.

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Questo avviene, rileva Scopigno, perché "la lunghezza d'onda delle onde radio, compresa 200 e 600 metri, è in un certo rapporto rispetto alle dimensioni della piramide". Ciò significa che per avere lo stesso effetto con altri tipi di radiazioni che hanno lunghezze d'onda diverse, come la luce, sono necessarie strutture di dimensioni diverse, precisamente occorrono dispositivi in miniatura. Ecco perché i ricercatori prevedono di progettare nanoparticelle, ossia delle dimensioni di qualche milionesimo di millimetro, e a forma di piramide,  in grado di riprodurre effetti simili nel campo ottico, da usare nelle celle solari.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/il-solare-del-futuro-si-ispira-agli-antichi-egizi

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Sat, 25 Aug 2018 10:11:58 +0000
Tutti gli abitanti di questo villaggio parlano la lingua dei segni http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3223-tutti-gli-abitanti-di-questo-villaggio-parlano-la-lingua-dei-segni http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3223-tutti-gli-abitanti-di-questo-villaggio-parlano-la-lingua-dei-segni

katakolok1Questo villaggio di 3.000 persone non è proprio come la maggior parte delle comunità.

Quasi tutti nel piccolo villaggio di Bengkala a Bali possono parlare la lingua dei segni in modo da poter accogliere, rispettare e comunicare con i loro 40 residenti non udenti.

Normalmente, una città di 3.000 persone avrebbe una media di 4 residenti non udenti, ma la comunità sperimenta un alto tasso di sordità (circa 10 volte tanto) a causa di un gene recessivo che è stato tramandato per le ultime sette generazioni.

Invece di ostracizzare i loro vicini sordi, tuttavia, la città ha inventato la propria lingua dei segni chiamata Kata Kolok....

katakolok242 dei circa 3000 paesani di Bengkala sono sordi sin dalla nascita. Per anni, gli abitanti del villaggio credevano che la sordità fosse il risultato di una maledizione:

"La famosa storia è che due persone con poteri magici si sono combattute e poi si sono maledette a vicenda, rendendosi sordi", ha detto Ida Mardana, sindaco del villaggio di Bengkala, che parla balinese, indonesiano e inglese, oltre a al kata kolok. 

Piuttosto che ostracizzare i residenti sordi, gli abitanti dei villaggi di Bengkala si sono adattati a uno stile di vita sordo. In tutto il villaggio, le persone parlano con le loro mani. Gli udenti del villaggio insegnano ai loro figli il kata kolok in casa come seconda o terza lingua, piantando semi di uguaglianza che crescono con l'età.

"Nelle nostre scuole, gli studenti sordi imparano insieme agli studenti udenti ", ha detto Mardana. "L'insegnante usa la lingua parlata e la lingua dei segni contemporaneamente". Di conseguenza, quasi tutti conoscono il kata kolok; la popolazione sorda e muta può comunicare con facilità. Come ha scritto uno scrittore, in un libro intitolato Invisible People, "Essere sordi [a Bengkala] non è qualcosa che viene portato dal solo kolok. È qualcosa che appartiene all'intera comunità".

Le differenze tra un udente e un non udente sono più piccole qui che in qualsiasi altra parte del mondo. "Mi sento uguale a tutti gli altri", spiega l'anziano del villaggio di 72 anni, Wayan Sandi, stringendo insieme gli indici per sottolineare la parola uguale. "Qui siamo un tutt'uno con la comunità".

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Thu, 19 Jul 2018 14:47:14 +0000
Il libro fotografico che mira a sfidare le idee convenzionali sulla bellezza femminile http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3210-il-libro-fotografico-che-mira-a-sfidare-le-idee-convenzionali-sulla-bellezza-femminile http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3210-il-libro-fotografico-che-mira-a-sfidare-le-idee-convenzionali-sulla-bellezza-femminile

Un libro con ritratti di donne di tutto il mondo propone di sfidare il miope concetto di bellezza rappresentato dai mass media e di celebrare la diversità.

"Le percezioni di ciò che costituisce il bello sono troppo fortemente dettate dai media della moda femminile e non riescono ad abbracciare la vera diversità dell'umanità", dice l'autore del nuovo libro fotografico, "L'atlante della bellezza", libro che presenta 500 fotografie di donne provenienti da oltre 50 paesi e che mira a sfidare gli ideali convenzionali di bellezza.

"C'è così tanta pressione sulle donne a presentarsi in un certo modo, ovunque nel mondo, e c'è anche tanta discriminazione nei loro confronti", ha detto Mihaela Noroc, la fotografa rumena dietro al progetto. "Per me, la bellezza è diversità. La vera bellezza di solito non viene notata ed è molto più di ciò che vediamo oggi nei mass media. Mi sono resa conto che un progetto onesto sulle donne di tutto il mondo, sulle loro lotte e sogni, è davvero necessario oggi."

Negli ultimi quattro anni, Noroc ha girato il mondo con la sua macchina fotografica scattando foto e catturando le storie di donne incontrate lungo la strada. Tutto è iniziato con un viaggio in Etiopia nel 2013, in cui la fotografia era per lei ancora solo un hobby.

"Subito sono rimasta affascinata dalle donne che ho visto durante quella vacanza", ha detto. "Molte di loro stavano lottando e lavorando sodo, a volte affrontando la discriminazione. Ma in questi ambienti difficili, brillavano come stelle - con dignità, forza e bellezza...spero che questo libro possa convincere più persone che la diversità è un tesoro, e non un fattore scatenante per conflitti e odio. Siamo molto diversi, ma allo stesso tempo facciamo tutti parte della stessa famiglia ".

Il libro, pubblicato da Particular Books, presenta donne da tutto il mondo: dal Regno Unito all'Iran, dalle tribù amazzoniche alla Corea del Nord.

Ecco alcuni scatti commentati dalla fotografa:

Addis Abeba, in Etiopia
2.ethiopia

"Ho incontrato Samira nella caffetteria del suo migliore amico. Lei è musulmana e la sua amica è cristiana. Durante la visita a questo meraviglioso paese, ho visto molte belle amicizie che vanno oltre la religione. Ma c'erano anche terribili conflitti, radicati nelle differenze di etnia. Lo sguardo sereno di Samira mi fa sperare che le persone di buon cuore come lei renderanno questo mondo un posto migliore. "

Chichicastenango, Guatemala

1.guatemala lr

"Molte donne del mondo portano grandi pesi ogni giorno, sia letteralmente che figurativamente. E lo fanno con tanta tenerezza e positività. "

Parigi, Francia
3.belgian

"Ania è nata in Polonia senza la gamba destra. Sua madre l'ha abbandonata in ospedale, implorando il dottore di prendersi cura di lei. A 19 mesi, è stata adottata da una famiglia belga, dove ha avuto una bellissima infanzia. Mi ha detto che i suoi genitori erano fantastici. Hanno adottato più bambini disabili e sono tutti cresciuti felici in campagna, circondati da animali da fattoria e godendo della natura.

Ania amava sempre gli sport e il suo unico sogno era avere una protesi adeguata per la corsa. Pensava che se fosse diventata un'atleta famosa, la madre biologica l'avrebbe vista sui media e avrebbe avuto la possibilità di trovarla in Polonia. Anni dopo, ha convinto i medici a portarla in una sperimentazione medica, e oggi ha una protesi unica e può finalmente scappare come soleva immaginare quando era piccola. "

Città del Messico, Messico
4.mexico"Il capitano Berenice Torres è pilota di elicottero per la polizia federale messicana. Questa donna coraggiosa, che è anche madre, fa parte di un'unità di forze speciali create per combattere i cartelli della droga, o per salvare le persone dai disastri naturali. Quando parla del suo lavoro, la passione nei suoi occhi è impressionante. "

Istambul, Turchia
5.turkey

"Durante i miei viaggi, ho incontrato così tante donne meravigliose che mi hanno detto che non si sentono affatto belle. Influenzate dal modo in cui i media descrivono la bellezza, molte persone si sentono pressate a seguire un certo standard di bellezza. Ma non è il caso di Pinar. Lei è turco-cipriota e ha sempre sognato di diventare un'attrice teatrale. Quindi, si è trasferita da Cipro in Turchia, ha lavorato sodo e realizzato il suo sogno. Mentre ama interpretare ruoli diversi sul palco, nella vita reale, adora essere se stessa, naturale e libera. Alla fine, la bellezza è l'essere se stessi, qualcosa che Pinar dimostra bene. "

Teheran, Iran
36.iran
"Il suo nome è Mahsa, che significa 'come una luna' in persiano. Quando era un'adolescente, suo padre insisteva perché lei studiasse per diventare un medico, ma Mahsa era più interessata alle arti e scelse di diventare una graphic designer. È orgogliosa del fatto che, da quando ha compiuto 18 anni, è stata economicamente indipendente, e presto ha in programma di aprire una sua azienda ".

Tutte le immagini: Mihaela Noroc
Fonte: https://www.positive.news/2017/lifestyle/29485/photography-book-aims-to-challenge-conventional-ideas-of-female-beauty/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Wed, 04 Jul 2018 11:11:26 +0000
La Sicilia scopre il turismo aromatico, a Scicli 9mila turisti scelgono il percorso olfattivo-emozionale http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3205-sicilia-scopre-turismo-aromatico-a-scicli-9mila-turisti-scelgono-percorso-olfattivo-emozionale http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3205-sicilia-scopre-turismo-aromatico-a-scicli-9mila-turisti-scelgono-percorso-olfattivo-emozionale

AromiLa nuova frontiera del turismo e della gastronomia è il vivaismo e la coltura di erbe aromatiche. Lo dimostra “Gli Aromi” l’azienda agricola di Enrico Russino che, a Scicli nelle terre del commissario Montalbano, riceve 9mila visite l’anno di turisti che vogliono fare il percorso emozionale-olfattivo tra salvie e gerani malvarosa per un totale di 200 specie di piante aromatiche.

I visitatori possono poi degustare, nell’orto e serre vista-mare dove vengono propagate oltre 500mila piante per talea l’anno, la cucina siciliana insaporita dalle aromatiche coltivate in campo o addolcite con la stevia. Un’esperienza ripetibile a casa mettendo a dimora i semi acquistati, anche online, in kit dai nomi fantasiosi: ‘Fatti i capperi tuoi!’ o ‘Vuoi vivere nella bambagia?’ per avviare colture di cotone.


“Tutti cercano il biologico e naturale – sottolinea Russino – e qui possono fare yoga sui tappetini di timo con vista sul mare o scoprire piante rare nel giardino che è a spirale, a forma di Dna. Non mi accontento di vendere piantine di rosmarino, voglio proporre di sostituire i giardini all’inglese, che non solo non fanno parte della nostra tradizione ma richiedono tanta acqua e cura, con coperture verdi non idrovore e a basso spreco di energia”. Il kitchen garden si avvale anche di una cucina professionale dove, d’estate, si può partecipare a un corso di cucina o degustare, sotto una tettoia di passiflora, l’aperitivo di campagna con tipicità isolane.

Fonte:
http://www.travelnostop.com/sicilia/curiosita/sicilia-scopre-turismo-aromatico_426598

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giorgiocarotenuto@gmail.com (Giorgio Carotenuto) Arte e Cultura Thu, 28 Jun 2018 07:09:01 +0000
L'artista che sta sfidando i "crimini di design contro l'umanità" http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3199-l-artista-che-sta-sfidando-crimini-di-design-contro-l-umanita http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3199-l-artista-che-sta-sfidando-crimini-di-design-contro-l-umanita

designcrime1Quando l'artista inglese Stuart Semple ha condiviso una foto su Facebook di una panchina a Bournemouth, non avrebbe mai immaginato che più di un milione di persone lo avrebbero visto entro 24 ore. Né si aspettava che questi estranei condividessero il suo disgusto per la sbarra di metallo che divideva la panchina in due, rendendo impossibile per i senzatetto dormire lì. "Non mi aspettavo che tutti lo capissero, ma lo fecero", ha detto, ancora sorpreso, "Tutti ne erano appassionati".

Ispirato dalla risposta travolgente, Semple ha deciso di sfidare ciò che ha definito un "crimine progettuale contro l'umanità", chiamando altri artisti ad aiutare a decorare le panchine pubbliche della città in modo "amorevole".
L'azione è stata riportata ampiamente nei media locali e quella notte, dopo il tramonto, gli appaltatori del consiglio hanno rimosso le sbarre in silenzio. "È stato bello dimostrare che potevamo effettivamente cambiare le cose", ha detto Semple.

designcrime2Da allora ha preso la sua campagna contro il "design ostile" a livello globale, prendendo di mira mobili pubblici che sono "progettati specificamente per controllare o danneggiare un umano", che siano spuntoni nelle porte dei ristoranti o suoni ad alta frequenza riprodotti fuori dai centri commerciali per impedire alle persone di aggregarsi . "La maggior parte del mio lavoro consiste nel realizzare pezzi di arte pubblica che si occupino di felicità e connessione, di unire le persone", ha affermato. "Il design ostile è l'antitesi di tutto ciò che rappresento".

Il primo passo per porre fine a questo tipo di design, suggerisce Semple, è quello di rendere le persone consapevoli degli esempi vicino a loro. "Quando la gente lo vede, inizia a cambiare".

deisng crimeTramite il suo sito web hostiledesign.org , distribuisce pacchetti di adesivi e chiede alle persone di etichettare oggetti offensivi, prima di pubblicare foto sui social media usando l'hashtag #hostiledesign. Il team di Semple aggiunge quindi le immagini a un archivio "offensivo", creando un database di crimini progettuali e, con esso, un movimento globale.

E sembra che la cosa stia colpendo un nervo... "Sto aricevendo sempre più contatti da persone di tutto il mondo, che mi dicono cosa sta succedendo nella loro comunità", ha detto Semple. Ci stiamo avvicinando a un punto di svolta, pensa. "ci troviamo a un punto in cui il design ostile ha smesso di essere semplicemente insidioso e sta invece diventando sempre più palese. È ora che facciamo qualcosa al riguardo. "

Spera che mettendo in imbarazzo coloro che detengono il potere - "rendendolo un vero passo falso per spendere soldi pubblici su un design ostile" - possiamo incoraggiare i politici e gli urbanisti a fare scelte socialmente consapevoli. "L'arredo pubblico dovrebbe essere invitante, dovrebbe essere inclusivo", ha affermato, "I beni mobili pubblici dovrebbero in realtà riunire le persone e incoraggiare la conversazione. Dovrebbero aiutare le persone a sentirsi ben volute."

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Mon, 18 Jun 2018 12:25:24 +0000
Avengers: Infinity War - Pirotecnico malthusianesimo terminale per tutta la famiglia. http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3190-avengers-infinity-war-pirotecnico-malthusianesimo-terminale-per-tutta-la-famiglia http://www.coscienzeinrete.net/arte/item/3190-avengers-infinity-war-pirotecnico-malthusianesimo-terminale-per-tutta-la-famiglia

PER CHI NON HA VISTO IL FILM: L'ARTICOLO CONTIENE SPOILER

Nelle sale cinematografiche di tutto il mondo sta riscuotendo un enorme successo commerciale l’ultimo film della Disney, Avengers: Infinity War, che si basa sulle avventure di un gruppo di supereroi della Marvel (la casa editrice dell’Uomo Ragno, dei Fantastici 4, ecc., mentre la DC è quella di Superman, Batman, and so on), appunto i Vendicatori, e, in particolare, su una saga fumettistica, «il guanto dell’infinito», nella quale, per altro, i Vendicatori non avevano un ruolo di primissimo piano. Ma evidentemente il grande successo della serie di film di Iron Man interpretato da Robert John Downey Jr. (personalmente, trovo strepitoso il suo Sherlock Holmes) ha consigliato di adattare la trama per includere i personaggi più cari al pubblico cinematografico.

di Vito Plantamura (aka Tom Bombadillo)

Avengers

Avengers1Fin qui, nulla quaestio. E allora perché scrivere di un film che, nonostante stia sbancando i botteghini in tutto il mondo, dovrebbe essere un prodotto di solo, puro - e, in verità, affatto efficace - intrattenimento, senza alcuna ambizione culturale, né, tanto meno, politica? La risposta si trova tutta nelle convinzioni politico-economiche del cattivo di turno, Thanos di Titan, che nell’universo fumettistico Marvel, è un cattivo classico, senza troppi chiaroscuri: innamorato della morte, uccide per puro piacere (nonché per compiacere la sua amata, di cui è devoto, fino all'ossessione), ha ucciso la sua stessa madre (successivamente, pure il padre, mentre si diletta nel torturare suo fratello Eros, reo di essere belloccio, a fronte della sua deformità: non a caso, mitigata e ingentilita nella versione cinematografica), compie esperimenti scientifici su cavie umane e vuole conquistare e dominare l’intero universo. Insomma, è uno che fa sembrare Adolf Hitler una dama di carità. Nel film, invece - la cui importanza non si deve sottovalutare solo perché non lo si è visto, in quanto sta raggiungendo folle oceaniche - Thanos diventa disinteressato; anzi, altruista. Vuole sì sterminare metà delle persone dell’universo, ma non per fare colpo e finalmente conquistare la sua amata morte (nel fumetto, personificata). No, lui si preoccupa solo della prosperità delle persone, e si rende conto che il dimezzamento delle popolazione è l’unico modo per portare il benessere - e parliamo del livello di sussistenza (la dialettica è, letteralmente, pance piene vs pance vuote) - nei mondi poveri, nonché per evitare la catastrofe e la distruzione dei mondi floridi.

Vaneggiamenti del cattivo di turno, direte voi. Mica vero. Le teorie malthusiane, nel film, sono dimostrate dai fatti (immaginari, del film stesso). A Gamora, che gli rimprovera di aver ucciso metà della popolazione del suo pianeta, Thanos risponde facendole notare che prima il suo pianeta era poverissimo mentre, dopo il suo intervento, è diventato un sorta di paradiso terrestre. Al dottor Strange, che osserva la desolazione del pianeta natio del cattivo (nel fumetto il riferimento è a Titano, una delle lune di Saturno), Thanos mostra con i suoi poteri come il pianeta fosse invece splendido prima dei problemi causati dalla sovrappopolazione: lui aveva avvisato che era necessaria la cura drastica che sappiamo, ma gli altri abitanti non gli avevano creduto, lo avevano esiliato, e così avevano finito per condannare l’intero pianeta. In definitiva, qui siamo di fronte al mito della scarsità delle risorse portato al suo estremo, poi dimostrato empiricamente (sempre a livello immaginario), e, per giunta, reso del tutto insensibile a ciò che invece, nella realtà, ha eliminato la questione della scarsità delle risorse, falsificando (ove mai ve ne fosse stato bisogno) le teorie malthusiane: ovverosia la rivoluzione industriale e tecnologica. Viceversa, lo spettatore è portato a pensare che, se perfino nell’ipertecnologico e futuristico mondo di Thanos si finisce per fare la fame se non si dimezza la popolazione, figuriamoci cosa succederà nel nostro che, al confronto, pare abitato da poco più che cavernicoli.

Evidentemente, cinquant’anni di frigoriferi traboccanti, di colesterolo alle stelle e di diffusissimi problemi di obesità, nonché gli ultimi dieci anni di crisi economica per eccesso di offerta, e non di domanda, di beni (beninteso: non che la domanda non ci sia, ma la si sterilizza privandola del bene di scambio, ovverosia creando artificialmente la scarsità della moneta convenzionale), non riescono a scalfire nell’uomo comune il timore irrazionale della scarsità delle risorse, che infatti è ancestrale, perché è dentro di noi da millenni - da quando, cioè, i nostri antenati dovevano impiegare tutto il loro tempo per procurarsi lo stretto necessario per sopravvivere - ed esercita sulle masse un’attrazione tanto fatale quanto acritica.

Avengers2

Nel film, il buono che ha i mezzi per opporsi a un tale cattivo è niente meno che Thor, il dio guerriero del tuono. Sebbene la pellicola si apra con una sua sonora e agevole sconfitta per mano di Thanos, il dio del tuono - pur scampato solo miracolosamente alla morte - non se ne cura: è certo che la seconda volta le cose andranno diversamente, e vincerà. La sua fede nella vittoria finale è granitica, non a caso sono millenni che combatte mostri del genere, finendo sempre per prevalere. La questione è interessante, perché qui si tocca un vero e proprio pilastro dell’ideologia Disney, ovverosia il cosiddetto wishful thinking. Come cantava Cenerentola, i sogni son desideri di felicità e «if you keep on believing, the dream that you wish will come true». Si tratta di una concezione fondamentalmente neoliberista, cioè calvinista, dove il rovescio della medaglia è che, se invece poi non ce la fai a realizzarti, in fondo la colpa è solo tua che non ci hai creduto abbastanza.

Come finisce lo scontro tra questi due liberisti, il malthusiano Thanos e l’imprenditore di se stesso Thor? Facile, direte voi, vince il buono. E invece no. Sorpresa, sorpresa. Credo di poter affermare senza tema di smentita, infatti, che trattasi, in assoluto, del primo film Disney in cui vince il cattivo. Sì, avete capito bene, vince il cattivo. E uccide metà della popolazione universale, sconfiggendo contemporaneamente anche la colonna portante del pensiero disneyano: ché infatti tutto si può rimproverare a Thor, tranne la mancanza di fiducia nei suoi, per altro eccezionali, mezzi. Certo, ci sarà un seguito (d’altronde, la serie di questi film rappresenta una vera e propria miniera d’oro, e sarebbe impensabile abbandonarla proprio ora che rende di più), in cui il cattivo finirà per perdere. Ma, per adesso, il film si è concluso con il “tenerone” Thanos (ché tale diventa nella trasposizione cinematografica) che ha vinto, contro tutto e tutti, imponendo ai supereroi quei sacrifici necessari - perché tali sono, come ampiamente dimostrato dai fatti (immaginari) del film - ai quali loro, per eccessiva gentilezza d’animo, per incomprensione, nonché per una certa mancanza di risolutezza, si opponevano.

Vi ricorda qualcosa?

Questa recensione non può concludersi senza un paragone con un’altra opera cinematografica, che, di primo acchito, può destare perplessità, ma che a un più attento esame offre utili spunti. Mi riferisco al bellissimo film degli anni ’40 del secolo scorso, Ich klage an, concepito dal ministero della propaganda nazista come manifesto per l’eutanasia attiva. I favorevoli all’eutanasia attiva - che di certo non ci staranno ad essere accumunati ai nazisti: eppure Hitler era vegetariano ed animalista, il che fa tanto politicamente corretto - replicheranno che il film in questione voleva predisporre soprattutto al famigerato programma T4, successivo a quello di sterilizzazione magistralmente trattato in un altro straordinario vecchio film, Judgment at Nuremberg.

Nel film in questione non si parla dell’Aktion T4. Circostanza alla quale si dovrebbe obiettare che, una volta passata nel metodo l’idea che si debba o si possa uccidere un uomo per ragioni di opportunità (ad es. perché soffre molto e non potrebbe guarire), nel merito l’asticella dell’opportunità può essere lentamente spostata a piacimento senza suscitare soverchie preoccupazioni. Si tratta probabilmente di un’obiezione che dispiacerebbe ai sostenitori dell’eutanasia attiva, i quali preferirebbero allora negare che il film fosse diretto a suscitare nel popolo l'accettazione del programma T4.

Ma non è questo che rileva in riferimento al film degli Avengers. I punti di contatto sono altri, anche se sempre di “assassini a fin di bene” si tratta. Mi ha colpito piuttosto l’analogia dei due film nel saper rendere gradualmente accettabile un esito finale che all’inizio del film risulterebbe invece irricevibile per lo spettatore. Nel film tedesco si vuole giungere a rendere accettabile l’eutanasia attiva dei neonati (e quindi, a fortiori, quella degli adulti che non possono esprimere un valido consenso) e, per far questo, si parte dall’eutanasia di un animale (una cavia di laboratorio), si passa da quella di un adulto consenziente e si finisce appunto con quella di un neonato, che (purtroppo?) non può materialmente compiersi, ma che è vissuta dai personaggi positivi della storia (compresi i genitori dell’infante) come la - se pur terribile - soluzione migliore. Non diversamente, nella produzione USA, si inizia con l’uccisione di un personaggio ambiguo, a volte schierato coi cattivi e altre volte coi buoni, si passa all’uccisione di una supereroina, per concludere con l’assassinio di metà della popolazione universale.

Inoltre, anche nel film tedesco ci sono due personaggi buoni in opposizione: il medico e lo scienziato, entrambi innamorati della donna malata (che è la moglie del secondo) proprio come, se vogliamo, Thor e Thanos. Entrambi i protagonisti hanno il potere di fare ciò che andrebbe fatto, ovverosia uccidere la donna secondo le sue richieste (o, se preferite, indossare il guanto dell’infinito e uccidere metà della popolazione universale), ma il primo non ha il coraggio, la visione, la risolutezza per fare ciò che andrebbe fatto. Sia il medico che Thor (o Iron Man), cioè, sono indubbiamente dei buoni, eppure non lo sono a sufficienza per sopportare il peso di una scelta tanto difficile: non amano abbastanza. Come emerge chiaramente nel dialogo cardine del film tedesco, dove il medico rinfaccia allo scienziato (medico anch’esso) che sua moglie aveva chiesto anche a lui di ucciderla, ma lui non l’aveva fatto perché l’amava. “Io l’ho fatto perché l’amavo di più”, risponde il marito.

Allo stesso modo, l’antieroe malthusiano del film Disney, lungi da essere rappresentato per ciò che è - in definitiva, un odiatore dell’umanità - finisce perfino per apparire “più buono dei buoni”, per poter vantare una superiorità morale. La stessa superiorità morale, del resto, di cui i media mainstream hanno sempre ammantato quei “tecnici” che, lungi da dare ai popoli ciò che essi (irresponsabilmente?) richiedevano, hanno invece propinato loro quella (responsabile?, necessaria?) durezza del vivere che in tante, troppe occasioni, si è trasformata in una durezza della morte (si pensi ai sucidi e agli aborti legati alle problematiche economiche, nonché al diminuito accesso alla sanità pubblica: paradigmaticamente, se hai un infarto, non è certo indifferente, ai fini della tua sopravvivenza, quanto dista l’ospedale attrezzato più vicino) o, comunque, della compressione della vita, come è dimostrato dalla denatalità.

I media mainstream, però, sono ormai in declino. L’informazione viaggia su altri canali. E allora che fare? La soluzione è l’intrattenimento. Far passare messaggi politico-economici attraverso spettacoli di intrattenimento, come, in primis, i film, mi pare l’ultima e più subdola frontiera del controllo del dissenso, e questo, evidentemente, a prescindere dalle intenzioni, e perfino dalla totale inconsapevolezza dei temi politico-economici di fondo che, con certezza oltre ogni ragionevole dubbio, avrà caratterizzato gli ideatori dell’ultimo capolavoro Disney come quelli dell’italianissimo film Quo vado? di cui pure, non a caso, a suo tempo ritenni utile scrivere una recensione.

Fonte: http://ilpedante.org/post/avengers-infinity-war

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Arte e Cultura Thu, 31 May 2018 09:34:51 +0000