Studio Usa: «Con elettrosmog rischio cancro e danni al DNA». Ma il 5G avanza: cosa farà l’Oms? In evidenza

di Maurizio Martucci per Terranuova

Sono stati diffusi i risultati di un importante studio americano sui danni dovuti all'esposizione a elettrosmog: topi di laboratorio sono stati irradiati a intermittenza per due anni per 9 ore al giorno fra le 900 e 1900 megahertz (modulazione GSM e CDMA, 2G-3G). Risultato finale: tumore maligno del cuore (aumentato del 5-7% nei ratti maschi), tumori al cervello e danni al DNA.

5gusaMalgrado il mainstream abbia subito sminuito la notizia, restano assai significativi i risultati di un importantissimo studio, che ha visto 10 anni di analisi e riscontri, con un investimento di circa 30 milioni di dollari pubblici sull’americano National Toxicology Program, promosso dal Dipartimento salute e diritti umani degli Stati Uniti. Topi di laboratorio sono stati irradiati a intermittenza per due anni per 9 ore al giorno fra le 900 e 1900 megahertz (modulazione GSM e CDMA, 2G-3G). Risultato finale: tumore maligno del cuore (aumentato del 5-7% nei ratti maschi), tumori al cervello e danni al DNA.

Considerato l’utilizzo smodato che si fa oggi degli Smartphone, è senz'altro sensato interrogarsi, anche se per la maggior parte dei media mainstream manca, per così dire, la pistola fumante.

«I tumori nei cuori dei ratti –afferma Microwave News - sono cresciuti nelle cellule di Schwann e sono noti come schwannomi. Le cellule di Schwann formano la guaina mielinica, che isola le fibre nervose e aiuta a velocizzare la conduzione degli impulsi elettrici. Sono una componente chiave del sistema nervoso periferico e possono essere trovati nella maggior parte degli organi del corpo: topi, ratti e umani». Come sottolinea NTP nella sua relazione finale sullo studio sui ratti: «Gli schwannomi osservati nel cuore e i gliomi maligni osservati nel cervello derivano da un tipo di cellula funzionale simile. Le cellule di Schwann sono classificate come cellule gliali del sistema nervoso periferico».

C'è anche lo studio del Ramazzini

Sulla stessa conclusione, pochi mesi fa, erano finiti pure i risultati (parziali) dell’Istituto Ramazzini: lo studio condotto su oltre 2.000 roditori irradiati nell’intensità di campo di 50,25,5 volt/m di frequenze pari a 1,8 GHz (come le antenne della telefonia mobile, 3G) aveva evidenziato il rischio cancerogeno su cervello e cuore, in Italia come in America.

«Nel 2016 il National Toxicology Program – afferma Fiorella Belpoggi , direttrice dell'area ricerca del Centro per lo studio sul Cancro del Ramazzini - aveva già anticipato i risultati proprio di questi organi, ritenendo che un aumento significativo di gliomi maligni del cervello e di Schwannomi maligni del cuore in ratti trattati dal periodo prenatale fino a 2 anni di età (corrispondenti a circa 60-65 anni nell’uomo). Quando il NTP ha pubblicato questi dati anche noi stavamo valutando i preparati del gruppo di controllo e del gruppo ad alta dose 50v/m, e avevamo notato rari tumori del cuore che avevamo classificato come Schwannomi maligni».

«Inutile dire che l’annuncio di NTP ci ha colpiti proprio per la rarità di questi tumori - prosegue Belpoggi - e ci siamo messi alla ricerca di fondi almeno per eseguire l’esame istopatologico di tutti i cervelli e di tutti i cuori dei 2.800 ratti dello studio. La pubblicazione dei risultati ha confermato un aumento di gliomi maligni e di schwannomi maligni del cuore in tutti i gruppi trattati, in particolare nel gruppo trattato con 50 v/m l’aumento era statisticamente significativo. Quindi i nostri risultati hanno confermato e rafforzato le evidenze del NTP, nonostante che l’energia assorbita dal corpo dei ratti, per le caratteristiche diverse del sistema espositivo, fosse anche 1.000 volte inferiore alla dose più bassa somministrata negli USA. I ratti sono stati esposti per tutta la vita, a partire dalla vita embrionale, fino a morte spontanea, come succede a noi, e a dosi comparabili a quelle umane».

Chiesta una moratoria per il 5G

Chiesta al Governo Conte una moratoria per fermare il 5G, ISDE Italia ha così commentato: «Evidenze altrettanto autorevoli descrivono conseguenze neurologiche, metaboliche, riproduttive e persino microbiologiche generate dall’esposizione ad elettromagnetismo ad alta frequenza per intensità anche di molto inferiori ai limiti di legge vigenti – sostiene il presidente dell’assomedici ambientali Agostino Di Ciaula - Sappiamo anche bene che i nostri bambini e adolescenti passano in media 7 ore al giorno con cellulari e Tablet e che sono per questo a rischio di sviluppare disturbi del sonno, disturbi oculari e muscolo-scheletrici, disturbi dell’attenzione, conflitti in ambito familiare e Cyberbullismo».

«A fronte di questo, abbiamo un governo felice di aver fatto cassa con gli utili della ricca asta per il 5G, che farà compiere a tutti noi un salto nel buio e senza rete di protezione in termini di possibili effetti sanitari, medici che continuano a diffondere ‘Fake news’ sulla innocuità dei campi elettromagnetici e scuole che continuano a fare a gara per allestire aule informatiche e per consentire l’uso di cellulari e Tablet in classe. Quando decideranno di ascoltare ciò che dicono le evidenze scientifiche sarà ormai troppo tardi per recuperare i danni che stanno generando».

Evidenze importanti

National Toxicology Program e Istituto Ramazzini forniscono quindi alla comunità medico-scientifica internazionale le più aggiornate ricerche sugli effetti biologici dell’elettrosmog, l’anello mancante sette anni fa nel 2011, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla scorta dell’incompleto e discusso Studio Interphone, classificò temporaneamente in Classe 2B (possibile cancerogeno) le radiofrequenze, aggiornamento ora al vaglio del massimo organismo sanitario mondiale (l’evidenza di oggi spinge per la Classe 1, elettrosmog cancerogeno certo!).

La battaglia per il riconoscimento sulla cancerogenesi è però una corsa contro il tempo, se nel 2019 sarà avviato sul 98% del territorio nazionale il temuto 5G, vera e propria immersione in un brodo elettromagnetico senza precedenti nella storia dell’umanità. Per questo, un gruppo di 244 scienziati incalza sulla discutibile imparzialità della Commissione per la protezione dalle radiazioni non-ionizzanti (ICNIRP), organismo a cui l’OMS delega una valutazione preliminare dei risultati del NTP e del Ramazzini ma soprattutto l’istruttoria sulle linee guida per la protezione della popolazione civile dalle radiofrequenze ubiquitarie.

Chi controlla il controllore?

“Queste linee guida sono obsolete, non fondate scientificamente e non rappresentano un’obiettiva valutazione degli effetti noti alla scienza di questo tipo di radiazioni – è scritto in un documento denuncia - ignorano la grande quantità di scoperte scientifiche che dimostrano chiaramente e in modo convincente gli effetti dannosi che avvengono per densità di potenza ben al di sotto delle linee guida ICNIRP. Le linee guida non sono adeguate a proteggere l'Uomo e l'ambiente.”

Gli scienziati firmatari chiedono la rinegoziazione del mandato per l’ICNIRP; accusato di non fare gli interessi di ignari cittadini irradiati ma delle aziende di telefonia mobile, propense unicamente al business. “Il mandato dell'ICNIRP di emettere le linee guida per le esposizioni elettromagentiche deve essere seriamente messo in discussione. L'ICNIRP, per quanto afferma, non è indipendente dai legami con l'industria”. Infine, sulla piattaforma produzionidalbasso, domani parte la campagna di raccolta fondi ‘Stop5G’: per chiarire l’imminente rischio, informando Governo e opinione pubblica, ora più che mai c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Siamo al bivio.

Articolo originale: https://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/Studio-Usa-Con-elettrosmog-rischio-cancro-e-danni-al-DNA-.-Ma-il-5G-avanza-cosa-fara-l-Oms

Vota questo articolo
(0 Voti)