Puglia, dopo 18 mesi di cura gli ulivi secchi tornano verdi In evidenza

GALATONE- Erano come gli altri, interamente secchi e non curati da tempo. Molti hanno anche radici completamente fradicie, a causa della mancata pratica della slupatura (la scanalatura lungo i tronchi per permettere all’acqua di scivolare via senza ristagnare).

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E’ qui, dove si è recata in mattinata la Commissione agricoltura della Camera, su 84 alberi dei 16 ettari di Masseria Lo Prieno (campione limitato in relazione ai fondi messi a disposizione dalla Regione), in agro di Galatone, che è stata avviata la sperimentazione con metodi naturali portata avanti dall’agricoltore Ivano Gioffreda e dalla patologa vegetale Margherita D’Amico, con il monitoraggio della prof. Luciana Baldoni e del ricercatore Saverio Pandolfi, entrambi del Cnr di Perugia.

Questo campo è stato scelto per due motivi: perché era in condizioni disastrose, a causa di abbandono e disseccamento. Dalle analisi svolte presso il laboratorio di Locorotondo, 7 campioni su 7 prelevati dagli agenti Arif sugli 84 alberi oggetto di sperimentazione sono risultati positivi al batterio Xylella fastidiosa.  Dopo 18 mesi di cura, però, gli alberi hanno iniziato a dare le prime risposte. Prime, s’intende. Servono almeno altri 18 mesi per capire se c’è scientificità in questo metodo e procedere ad una pubblicazione scientifica. Lo ha sottolineato D’Amico ai commissari in visita: è molto presto trarne una conclusione. “I risultati molto molto preliminari – spiega – al momento ci hanno mostrato che le piante hanno ricominciato a vegetare già con la potatura, eliminando tutto il secco ed evitando di fare tagli drastici. Tutte le ferite sono state trattate con solfato di rame, presidio usato in agricoltura biologica e che ha un’attività batteriostatica e fungicida. Inoltre, abbiamo provato a vedere se ci sono effetti sovesciando alcune piante come mugnuli e favino, quest’ultima pianta azoto-fissatrice per incrementare questa componente all’interno del terreno. Infine, abbiamo sperimentato l’efficacia di un fertilizzante a base di letame bovino fresco fermentato con aggiunta di cenere, lievito, saccarosio e siero di latte. Questi trattamenti sono stati suddivisi all’interno di uno schema sperimentale che prevede la distinzione di tre blocchi principali per fare in modo di poter fare analisi statistiche. Il trattamento al momento rivelatosi più efficace è quello in cui si è trattato il terreno sovesciando i mugnuli; le piante sono state  disinfettante sulle ferite della potatura con solfato di rame; tronchi e branche principali con solfato di ferro, pure usato in agricoltura biologica; la chioma con biofertilizzante. Gli effetti sembrano significativi rispetto a tesi controllo e piante mai interessate da trattamenti”.

Sembrano. Al momento. Si va con i piedi di piombo e non si grida al miracolo. Bisogna attendere altri 18 mesi almeno.

Le differenze, qui ed ora, però, si possono cogliere: gli ulivi con i tronchi più scuri hanno beneficiato di trattamenti e sono gli unici che hanno foglie verdi. Ricacci, certo. Al momento, resistono e si infoltiscono da un anno e mezzo, da quando è stata effettuata la potatura, nell’aprile 2017. 

Gli altri ulivi, anche quelli lasciati nei filari come “testimoni”, sono grigi. I costi, poi, sono molto bassi. “Direi  irrisori – dice Gioffreda – se pensiamo che abbiamo dato solfato di ferro, calce, zolfo, prodotti naturali accessibili a tutti. Il costo maggiore è la potatura, che da sempre incide sulla gestione dell’oliveto. Non abbiamo alle spalle alcuna azienda e impieghiamo prodotti naturali minerali consentiti in biologico e facili da reperire”. Alla fine della sperimentazione si tireranno le somme.

Fonte: http://www.trnews.it/2018/12/03/galatone-dopo-18-mesi-di-cura-gli-ulivi-secchi-tornano-verdi/236987?fbclid=IwAR0-9LSC7_ajw_5i3jn_e4-y7cIFFJNwkFOH0ezcQyPgrvWQNLzPvqxi8X4

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