Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Wed, 23 Jan 2019 12:32:49 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Pfas, divieto di consumare pesce pescato in 30 comuni veneti http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3405-pfas-divieto-di-consumare-pesce-pescato-in-30-comuni-veneti http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3405-pfas-divieto-di-consumare-pesce-pescato-in-30-comuni-veneti

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha firmato un’ordinanza per vietare fino al 30 giugno 2019 il consumo di pesce pescato in 30 comuni, compresi nella zona rossa compresa nelle province di Vicenza, Verona e Padova, per l’inquinamento delle acque da Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) prodotti in quell’area per anni dalla Mitemi, da pochi mesi in fallimento. Parliamo di sostanze impiegati in tantissimi prodotti di uso comune daii vestiti in pelle, alle giacche da montagna, fino alle pentole antiaderenti, persino nei cartoni della pizza e il filo interdentale come ha testimoniato una recente ricerca.

di Ettore Cera
ispra glifosato 696x464

Gli effetti sulla salute

Gli effetti sulla salute umana sono ormai noti. I Pfas, i composti perfluorati che hanno inquinato intere province del Veneto, sono interferenti endocrini, modificano cioè l’attività ormonale, maschile in particolare, e possono provocare infertilità e cancro. Ad annunciare la scoperta è stato dato il professor Carlo Foresta presentando la ricerca condotta dall’unità operativa complessa di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Ospedale dell’Università di Padova, in collaborazione con il dottor Andrea Di Nisio del Dipartimento di Medicina dello stesso ateneo. I risultati sono stati pubblicati  sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, la più importante rivista mondiale di endocrinologia clinica. “Da un’indagine condotta su oltre duecento giovani veneti, abbiamo scoperto il meccanismo inibitorio dei Pfas sul testosterone, dimostrando che i Pfas si legano al recettore per il testosterone, riducendone di oltre il 40% l’attività”.

Efsa: “Rivedere la dose tollerabile nei cibi”

Nel frattempo l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha proposto di rivedere le assunzioni tollerabili di due contaminanti chimici, Pfoa e Pfos i per- e polifluoroalchilici più conosciuti come Pfas, a cui i consumatori sono esposti attraverso la catena alimentare a causa dell’inquinamento ambientale.

La Procura di Vicenza nel frattempo ha concluso le indagini preliminari relative all’ inquinamento da sostanze Pfas causato dalla Miteni di Trissino, nel vicentino: 13 gli indagati per l’inquinamento delle falde acquifere.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2019/01/21/pfas-divieto-di-consumare-pesce-pescato-in-30-comuni-veneti/47418/?utm_content=bufferaa6c0&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 22 Jan 2019 08:51:41 +0000
Amadori costretta a cambiare la pubblicità sui polli: è ingannevole http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3402-amadori-costretta-a-cambiare-la-pubblicita-sui-polli-e-ingannevole http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3402-amadori-costretta-a-cambiare-la-pubblicita-sui-polli-e-ingannevole

Basta polli Amadori descritti e raffigurati come felici e spensierati: il procedimento per pubblicità ingannevole è confermato.

La Società Cooperativa Agricola Gesco, azienda fornitrice del Gruppo Amadori, ha finalmente cominciato a mettere in atto la rettifica delle informazioni sul sito web e sulle brochure annunciata a ottobre. Pochi giorni fa è infatti iniziata la “pulizia” dei contenuti divulgativi che mostravano una realtà idilliaca per i polli allevati, una realtà del tutto inesistente.

di EssereAnimali Onlus

polli amadori pubblicita ingannevole essereanimali

Essere Animali nel 2016 è stata la prima organizzazione a denunciare le terribili condizioni degli animali allevati da Amadori, così come per quelle dei maiali del Prosciutto Parma. L’indagine, realizzata in collaborazione con Report e rilanciata da molti media, suscitò grave lo scandalo nell’opinione pubblica.

Un buon risultato, ma l’inganno non è un caso isolato

Il procedimento aperto presso l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) da Enpa – proprio a seguito della diffusione delle nostre immagini – ha messo Gesco con le spalle al muro. In caso di inadempimento il marchio sarà infatti costretto a risponderne nuovamente. Le conseguenze più gravi potrebbero essere una sanzione pecuniaria fino a 10 mila euro e la sospensione dell’attività d’impresa per 30 giorni.

Quella dei polli Amadori non è tuttavia l’unica barbarie nei confronti di questi animali in Italia. Durante il 2018 abbiamo fatto emergere le atroci procedure di un incubatoio di pulcini, dove questi piccoli neonati vengono ammassati su nastri trasportatori e tritati vivi se malati o feriti. E solo pochi mesi prima la nostra indagine sulla “Carne di pollo”, con immagini da svariati allevamenti intensivi, era stata trasmessa al Tg1.

Ancora una volta si dimostra l’importanza delle investigazioni

Nel 2016, alla diffusione delle immagini Amadori aveva ufficialmente risposto di essere  “sconcertata per la visione assolutamente parziale e scorretta offerta dalla trasmissione rispetto al suo operato”. Sconcertata o meno, oggi è questa grossa azienda a dover fare un passo indietro, non noi.

Ciò dimostra ancora una volta l’importanza delle indagini. L’industria continua a nascondere il problema dello sfruttamento degli animali con pubblicità ingannevoli, ma di fronte alla potenza delle immagini anche questi colossi possono essere costretti a piegarsi.

{youtube}7KLM7d8xbVA{/youtube}

Proprio per questo continueremo il nostro lavoro, ma ricorda che anche tu puoi aiutarci a cambiare le cose con le scelte che fai ogni giorno.

Fonte:https://www.essereanimali.org/2019/01/polli-amadori-pubblicita-ingannevole/?fbclid=IwAR1F-04txXfh7XlGJpv_FpvubRr7h3ux3XVyEvc6PuDKPwKmddtYHccDAbQ

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 21 Jan 2019 07:44:26 +0000
Glifosato, in Francia bloccata la vendita del RoundUp della Monsanto http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3401-glifosato-in-francia-bloccata-la-vendita-del-roundup-della-monsanto http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3401-glifosato-in-francia-bloccata-la-vendita-del-roundup-della-monsanto

GLIFOSATO 1 19Il Tribunale amministrativo di Lione, a seguito di un ricorso presentato da Criigenha, il Comitato per la ricerca indipendente e informazione sull’ingegneria genetica, ha annullato l’autorizzazione alla messa in commercio del Roundup Pro 360 della Monsanto, un diserbante contenente glifosato. I giudici francesi (qui l’integrale della sentenza) hanno valutato che l’Anses, l’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria e dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro ha commesso “un errore di apprezzamento con riferimento al principio di precauzione”, autorizzando la messa in commercio di questa variante del RoundUp a marzo del 2017.

 

Nonostante l’approvazione da parte dell’Unione europea della sostanza attiva (glifosato) fino al 2021, la Corte di Lione ha riscontrato che studi scientifici ed esperimenti sugli animali dimostrano che Roundup Pro 360, scrive Générations Futures, Ong francese che da anni si batte contro il glifosato, “una preparazione con una tossicità più elevata del glifosato, è potenzialmente cancerogeno per l’uomo, sospettato di essere tossico per la riproduzione umana e particolarmente tossico per gli organismi acquatici. Ha concluso che l’uso di Roundup Pro 360 è un danno ambientale che potrebbe avere un gravi effetti  sulla salute umana” e per questo ha deciso di annullare l’autorizzazione all’immissione in commercio di questa RU Pro 360.

“Chiediamo che Ansens – conclude la Ong – prenda in considerazione tutte le formulazioni di glifosato e annulli le autorizzazioni alla vendita”.

Fonte:https://ilsalvagente.it/2019/01/16/glifosato-in-francia-bloccata-la-vendita-del-roundup-della-monsanto/46393/?utm_content=buffer868ed&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 18 Jan 2019 11:31:18 +0000
Un secondo processo per Eni. In Basilicata i rifiuti pericolosi del petrolio diventano “innocui” http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3399-un-secondo-processo-per-eni-in-basilicata-i-rifiuti-pericolosi-del-petrolio-diventano-innocui http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3399-un-secondo-processo-per-eni-in-basilicata-i-rifiuti-pericolosi-del-petrolio-diventano-innocui

ENI impianto viggianoNon c’è solo il caso Opl245 – il processo per la presunta tangente miliardaria pagata per l’acquisizione di una ricca licenza petrolifera in Nigeria – nel listino delle presenze di ENI in tribunale. La compagnia petrolifera sta affrontando un processo anche a Potenza, ovvero nella regione, la Basilicata, dove da decenni è molto attiva nell’estrazione di petrolio e nella quale dall’inizio degli anni Novanta può contare su un Centro Olio capace di produrre circa 90mila barili di greggio al giorno.

di Luca Manes pubblicato su Valori.it

Durante l’ultima assemblea degli azionisti della più grande multinazionale italiana (il 10 maggio 2018), nel menzionare i procedimenti giudiziari a carico dell’azienda, l’ad Claudio Descalzi ha singolarmente omesso quello in corso nel capoluogo lucano. Per fortuna è arrivato in soccorso un manipolo di “azionisti critici”provenienti proprio da Potenza e da Viggiano (la località in Val d’Agri più prossima al Centro Olio dell’ENI) per ricordare all’amministratore delegato e a tutto il board quanto sta accadendo dalle loro parti.

I rifiuti tossici che “diventano” innocui

Dal novembre del 2017 sono alla sbarra 10 società e 47 persone, tra cui due ex responsabili del Distretto Meridionale dell’ENI, Ruggero Gheller ed Enrico Trovato, altri dipendenti della compagnia petrolifera, esponenti di spicco dell’ARPAB (l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) e alcuni ex dirigenti della Regione Basilicata. Per i dipendenti dell’ENI l’accusa è di aver smaltito illecitamente i rifiuti prodotti dall’estrazione del petrolio, con procedure che hanno fatto conseguire all’azienda un ingiusto profitto per milioni di euro.

Attraverso la manomissione dei dati sugli sforamenti emissivi del Centro Olio e la falsificazione dei codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) dei rifiuti speciali, gli scarti pericolosi non venivano catalogati come tali, ma come quasi innocui.

I tecnici dell’ARPAB, invece, non avrebbero controllato in maniera rigorosa le emissioni.Il dubbio di molti lucani è che anche i dati sulla qualità dell’acqua dell’enorme invaso creato dalla diga del Pertusillo (quella vicino al Centro Olio di Viggiano) non siano attendibili.

Tempa Rossa e le richieste alla ministra Guidi

Il processo è però composto da un altro filone, quello relativo al nuovo centro olio di Total e Shell di Tempa Rossa. Al banco degli imputati ci sono vari imprenditori locali e l’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino, accusata di corruzione per induzione a fini elettorali e concussione per aver imposto alle ditte impegnate nei lavori per il Centro Olio l’assunzione di diverse persone in cambio delle autorizzazioni.

A proposito di Tempa Rossa, non sono mai entrate nel processo le telefonate “scomode” tra Federica Guidi e il suo fidanzato Gianluca Gemelli. Lei all’epoca ricopriva l’incarico di ministro dello Sviluppo economico, lui era il titolare delle società I.T.S e Ponterosso Engeneering, coinvolte nei lavori di realizzazione di Tempa Rossa. Quelle conversazioni telefoniche per qualche giorno hanno catapultato la Basilicata sulle prime pagine dei quotidiani e nei titoli di apertura dei telegiornali nazionali.

Gemelli faceva pressione sulla Guidi per “ottenere” un emendamento alla legge di Stabilità che avrebbe favorito proprio il Centro Olio. L’emendamento, che in precedenza era stato bocciato nello “Sblocca Italia” si materializzò.

La Guidi si dimise da ministro, ma sia lei che il fidanzato sono usciti presto dalla vicenda giudiziaria e non sono a processo.

Tempi lunghi e rischio prescrizione

Il “doppio binario”, però, di fatto sta complicando e allungando a dismisura un processo già complesso di suo. Sono addirittura oltre 400 le parti civili. Durante l’ultima udienza, alla quale abbiamo assistito lo scorso 9 gennaio, la pm Laura Triassi ha chiesto alla corte di “dividere” i due filoni, paventando un rischio prescrizione che si staglia minaccioso all’orizzonte.

Va detto che negli ultimi 13 mesi non si è certo proceduto con ritmi incalzanti. Tutt’altro, anche perché in corso d’opera è scoppiata la “grana Amara”. Uno degli avvocati dell’ENI, Piero Amara, è infatti finito agli arresti con l’accusa di aver cospirato per “aggiustare” processi e inchieste – tra queste ultime anche la vicenda Opl245, nella quale Amara avrebbe avuto un ruolo molto attivo per architettare il paventato depistaggio legato a un finto complotto ai danni dell’azienda e dell’ad Descalzi.

I risvolti noir

Ma i colpi di scena non mancano, come l’inquietante vicenda dell’ex responsabile dell’impianto di Viggiano Gianluca Griffamorto suicida nell’estate del 2013 nei boschi di Montà d’Alba, in provincia di Cuneo. Alla vigilia del processo, si è venuto a sapere di una sua lettera depositata agli atti dell’inchiesta in cui Griffa evidenziava con preoccupazione le modalità di gestione del petrolio e i problemi dei serbatoi del centro olio. Secondo quanto accertato dai carabinieri, l’uomo si tolse la vita a causa di una forte depressione. Sembra che tre giorni prima del suicidio Griffa avesse avuto un incontro con i suoi superiori di ENI a Milano.

Anche durante l’udienza del 9 gennaio si è verificato un coup de théâtre: Giuseppe Fornari, l’avvocato tra gli altri di Ruggero Gheller, ha presentato alla corte dei documenti dell’ENI con i quali si dimostrerebbe che l’azienda aveva avvertito a tempo debito le autorità competenti degli sforamenti delle emissioni. Fornari, però, non ha prodotto le prove di avvenuta ricezione, mandando su tutte le furie una iper-combattiva pm Triassi. L’avvocato ha assicurato che tali evidenze ci sono e saranno rese disponibili in occasione della prossima udienza, prevista per il 30 gennaio. Dalle intercettazioni si evincerebbe in maniera chiara la condotta dolosa dei dipendenti dell’ENI, ma anche questo capitolo sarà trattato prossimamente, in quello che si preannuncia sempre più come un processo infinito.

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 16 Jan 2019 15:06:12 +0000
Il 40% dei rifiuti di plastica conferiti correttamente, non viene riciclato http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3398-il-40-dei-rifiuti-di-plastica-conferiti-correttamente-non-viene-riciclato http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3398-il-40-dei-rifiuti-di-plastica-conferiti-correttamente-non-viene-riciclato

plastica rifiuti 1 19Il 40% dei rifiuti che vengono messi nel cassonetto della plastica (il 40%) non può essere riutilizzato, e finisce nelle discariche o nei termovalorizzatori. E quello che viene riciclato, serve per oggetti diversi e meno pregiati di quelli originali. A dirlo è il Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta degli imballaggi in plastica, secondo cui, nel nostro paese, nel 2017 si è avviato al riciclo solo il 41% degli imballaggi raccolti. Il resto è finito nei termovalorizzatori (39%) e in discarica (20%). A sua volta, solo il 60% di questi rifiuti conferiti nel cassonetto della plastica, vengono utilizzati per creare nuovi oggetti. un dato che fa pensare ci sia ancora molto da fare.

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 16 Jan 2019 14:02:45 +0000
Tutto esaurito a Cagliari per il circo senza animali “Paniko”: gli artisti hanno posticipato la partenza http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3396-tutto-esaurito-a-cagliari-per-il-circo-senza-animali-paniko-gli-artisti-hanno-posticipato-la-partenza http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3396-tutto-esaurito-a-cagliari-per-il-circo-senza-animali-paniko-gli-artisti-hanno-posticipato-la-partenza

Cagliari – Tanta gente così per vedere dei veri artisti al circo, non si era mai vista. Il circo Paniko dal 2 gennaio ha registrato il tutto esaurito a Cagliari. Professionalità, bravura, rispetto per gli animali e buon senso, sono gli ingredienti che decretano la compagnia del circo senza animali, come vincente. 

circo paniko

 

Sotto il tendone il pubblico si gode lo spettacolo in uno scenario stile vintage che riporta indietro nel tempo in un’atmosfera assolutamente magica. La compagnia accompagna le proprie performance con band e musica esclusivamente dal vivo. Motivati da tanta passione, acrobati, giocolieri e attori, vogliono coinvolgere tutti gli spettatori, e per questo motivo non chiedono il costo fisso per il biglietto d’entrata ma solo un’offerta che viene donata  all’uscita dal circo.

Cagliari, ha risposto ogni giorno con il tutto esaurito, tanto che il gruppo Paniko ha deciso di non sganciare i tendoni il giorno 13, data stabilita per la partenza, ma di prorogare la permanenza nel capoluogo sardo fino al 20 gennaio. “Staremo una settimana oltre il dovuto vista la grande richiesta del pubblico” – hanno scritto i circensi nella pagina Facebook. 

circo paniko1

I ragazzi, tutti giovani, non si fermano solo agli spettacoli rivolti al pubblico ma nei pomeriggi, organizzano anche laboratori rivolti a grandi e piccini per un coinvolgimento interattivo con la musica, la magia e le emozioni.  Anche in questo caso, è sufficiente donare un’offerta libera e registrare il proprio nome per partecipare. Complimenti al circo Paniko, al passo con i tempi e soprattutto che conta sulla bravura degli artisti e non sullo sfruttamento degli animali.

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 15 Jan 2019 14:50:19 +0000
Il Giappone riprende la caccia alle balene a scopo commerciale http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3382-il-giappone-riprende-la-caccia-alle-balene-a-scopo-commerciale http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3382-il-giappone-riprende-la-caccia-alle-balene-a-scopo-commerciale

CIR Giappone baleneIl Giappone ha annunciato il proprio ritiro dalla Commissione Internazionale per la Caccia alle balene (Iwc), l'ente che protegge questi mammiferi marini, e a partire dal prossimo luglio riprenderà la caccia alle balene per scopi commerciali.

L'annuncio è stato dato ufficialmente dal governo giapponese, anche se si erano già avuti timori in proposito. La caccia alle balene a scopo commerciale sara' permessa solo nelle acque territoriali e nella zona economica esclusiva del Giappone, ha comunque puntualizzato il portavoce del governo giapponese Yoshihide Suga, mentre sara' vietata la caccia alle balene nelle acque dell'Antartide e nell'emisfero australe.La decisione segue di pochi mesi la scelta dell'Iwc di respingere la richiesta di Tokyo di riprendere la caccia alle balene per scopi commerciali, ma, ha dichiarato Suga, sara' comunque attuata all'interno dei limiti calcolati dall'Iwc, "per evitare un impatto negativo sulle risorse cetacee".L'Iwc e' stato creato 70 anni fa per garantire la preservazione da questi cetacei ed evitare la caccia indiscriminata negli oceani. Il Giappone e' entrato nella Commissione Internazionale nel 1951 e nel 1982 ha aderito alla moratoria internazionale indetta dall'organizzazione. Cinque anni piu' tardi, il Giappone ha annunciato l'avvio della caccia alle balene nelle acque dell'Antartide per "scopi scientifici", ma nel 2014 questo tipo di attivita' e' stata vietata dalla Corte Internazionale di Giustizia: il Giappone ha ripreso la caccia alle balene in Antartide l'anno successivo riducendo il numero di esemplari e di specie cacciate. La caccia alle balene per scopi commerciali e' stata sospesa, invece, nel 1988, e sei anni piu' tardi, il governo di Tokyo ha dato il via libera all'attività a scopo di ricerca nell'Oceano Pacifico nord-occidentale.

Fonte: https://www.terranuova.it/News/Attualita/Il-Giappone-riprende-la-caccia-alle-balene-a-scopo-commerciale

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 28 Dec 2018 13:48:01 +0000
I gruppi assicurativi cominciano a disinvestire dal carbone http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3376-i-gruppi-assicurativi-cominciano-a-disinvestire-dal-carbone http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3376-i-gruppi-assicurativi-cominciano-a-disinvestire-dal-carbone

È uscito l'ultimo rapporto della rete Unfriend Coal sugli investimenti dei gruppi assicurativi nel carbone. I dati dicono che anche questi colossi stanno iniziando a disinvestire dai progetti e dalle infrastrutture che utilizzano questa fonte fossile terribilmente inquinante.

Carbone

La rete Unfriend Coal ha diffuso il suo ultimo rapporto sugli investimenti delle compagnie assicurative nel comparto carbonifero.

Il rapporto esamina e classifica le ventiquattro maggiori compagnie assicurative mondiali valutando le loro politiche in materia di investimenti, copertura dei rischi e altri aspetti legati all’azione climatica, con un focus sugli investimenti sul carbone. Per realizzare il report, la rete Unfriend Coal si è basata su informazioni disponibili pubblicamente e sulle risposte date dalle stesse società a un questionario.

Ad oggi, diciannove marchi assicurativi, che in totale gestiscono asset per 6 mila miliardi di dollari, hanno iniziato a disinvestire dal carbone. Nel solo 2018, quattro dei più grandi gruppi assicurativi mondiali - ovvero Generali, Allianz, Axa e Zurich - hanno introdotto nuove restrizioni alla sottoscrizione di assicurazioni di progetti carboniferi.

Generali, che nella precedente edizione del rapporto era risultata essere tra i peggiori marchi europei, migliora notevolmente la propria posizione, grazie alle nuove restrizioni approvate poche settimane fa, a seguito dell’intensa campagna di pressione condotta da Greenpeace e Re:Common.

In materia di underwriting - ovvero la copertura dei rischi di progetti e società a carbone - c'è chi si distingue per aver adottato le policy più restrittive e quindi efficaci del settore, superate solamente da quella della Svizzera SwissRe.  Il limite principale, nel caso del Leone di Trieste, riguarda i clienti esistenti, come la Polacca PGE e la Ceca CEZ, a cui Generali continuerà a fornire il proprio supporto, almeno fino ad inizio 2019, quando la compagnia triestina deciderà se interrompere i propri rapporti commerciali con tali società carbonifere.

Meno positivi i risultati sul lato investimenti, dato che Generali investe ancora nel settore del carbone in paesi come Polonia e Repubblica Ceca, offrendo così risorse finanziare alle società più inquinanti d’Europa.

«In questo scenario anche gli attori finanziari possono fare la differenza nella lotta ai cambiamenti climatici e hanno il dovere di farlo», ha dichiarato Alessandro Runci di Re:Common.   «In Polonia ci sono alcuni degli impianti più inquinanti d’Europa, e sono quelli che chiediamo a Generali di abbandonare al più presto.»

Scarica il report

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/i-gruppi-assicurativi-cominciano-a-disinvestire-dal-carbone

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 14 Dec 2018 10:46:34 +0000
Il 21 enne che ha piantato 15 miliardi di alberi e punta al trilione per salvare il pianeta http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3375-il-21-enne-che-ha-piantato-15-milioni-di-alberi-e-punta-al-trilione-per-salvare-il-pianeta http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3375-il-21-enne-che-ha-piantato-15-milioni-di-alberi-e-punta-al-trilione-per-salvare-il-pianeta

felix 3Felix Finkbeiner, ha 21 anni, e da quando ne ha 9 ha iniziato quella che è la sua passione più grande,
salvare il pianeta piantando alberi, e riforestando la terra.

Inizia tutto in quarta elementare, quando la maestra assegna a tutti il compito di fare una ricerca sul cambiamento climatico, Felix passa tutto il weekend a fare ricerche e resta particolarmente scosso, fino a che si imbatte nel progetto di riforestazione globale dell’ambientalista e vincitrice del premio Nobel per la Pace Wangari Muta Maathai, che aveva contribuito a piantare 30 milioni di alberi in Kenya in 30 anni.

A soli 9 anni Felix parla alla sua classe, poi al preside e alla sua scuola, dopo poche settimane la scuola decide di assecondare il progetto del ragazzo, e piantare il primo albero. Da lì, altri istituti coinvolti nel progetto decisero di entrare a farne parte, creando un progetto cittadino di cui molte scuole diventano sostenitrici

“Era il 2007, e dopo solo un anno ne avevamo piantati 50 mila. Nel 2011 abbiamo sfondato quota 1 milione, rimanendo solo in Germania“.

Così Felix fonda l’associazione Plant for the Planet, una Ong istituita per tutelare e rafforzare le foreste della terra, e che un albero alla volta, in più di 10 anni ha riforestato la terra piantando 15 miliardi di alberi...e punta e piantarne un trilione nei prossimi anni.

felix 2Dalle donazioni private, agli eventi pubblici, il coinvolgimento di grandi imprese, multinazionali e autorità politiche, l’associazione inizia a farsi conoscere e Feliz si ritrova, a poco più che 10 anni, a parlare del suo progetto di fronte al Parlamento Europeo e a prendere parte al Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.

Arrivano poi le Plant-for-the-Planet Academies, eventi organizzati in molte parti del mondo con 67 mila persone che partecipano per studiare e trovare soluzioni ai cambiamenti climatici.

Intanto Felix porta avanti sia i suoi studi, che la vita da attivista, fonda un movimento globale per la riforestazione del pianeta e prende una laurea in Relazioni internazionali a Londra. Felix sta continuando i suoi studi in Svizzera, con un Phd a Zurigo in Ecologia e Scienze Ambientali.

Mentre in veste di fondatore di Plant for the Planet ha appena partecipato al 9° forum internazionale sull'alimentazione e la nutrizione, organizzato il 27 e 28 novembre dal Barilla Center for Food & Nutrition.

Felix ha raccontato che un albero è in grado di assorbire tra i 10 e i 20 kg di Co2 all’anno, dato l’elevato livello di inquinamento prodotto dall’uomo a livello globale il progetto non poteva rimanere chiuso nei confini tedeschi, doveva diventare un progetto mondiale.

E così è stato, un progetto nato a scuola dall’impegno di un bambino di 9 anni si è trasformato in un movimento globale, ma siamo solo all’inizio.

Quest’anno Felix ha lanciato la sfida più grande, la “Trillion tree campaign”, partita quest’anno: punta a piantare un trilione di alberi nei prossimi 30 anni per riforestare il pianeta.

Un numero che ha dietro una precisa logica: corrisponde alla quantità massima di alberi che possono essere piantati ancora sulla Terra facendo riferimento al lavoro pubblicato su Nature dal Dr. Tom Crowther dell’Università di Yale.

"Piantare nuovi alberi servirà anche a combattere la desertificazion e a rendere l’agricoltura più efficace grazie all’agroforestazione. Inoltre, questi regolano il ciclo dell’acqua e rendono il suolo più produttivo, proteggendo anche la nostra biodiversità”, spiega Felix, che entro la fine dell’anno lancerà una piattaforma web in cui tutte le organizzazioni che combattono la deforestazione nel mondo potranno condividere dati, ricerche e mostrare il proprio lavoro, i propri obiettivi ed unirsi per combattere contro la desertificazione del nostro pianeta.

Insomma, si parla spesso di giovani un po' spenti e senza tante idee, Felix Finkbeiner dimostra invece come tanti di loro hanno ancora voglia di fare, e che portano avanti progetti che possono veramente salvare il mondo.

Fonte:
http://www.positizie.it/2018/12/10/il-21-enne-che-ha-piantato-15-milioni-di-alberi-e-punta-al-trilione-per-salvare-il-pianeta/?fbclid=IwAR1FLThPTtXuEf6c_SnwmwVvBKYWvbPrasRUzgEJVioVbHOSgJp8a2jzaww

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 14 Dec 2018 07:53:52 +0000
I dottori gli danno 4 mesi di vita. Decide di risanare un torrente inquinato e vive per altri 27 anni. http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3374-i-dottori-gli-danno-4-mesi-di-vita-decide-di-risanare-un-torrente-inquinato-e-vive-per-altri-27-anni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3374-i-dottori-gli-danno-4-mesi-di-vita-decide-di-risanare-un-torrente-inquinato-e-vive-per-altri-27-anni

johnbeal1Dopo aver subito tre attacchi di cuore, a John Beal venne detto che stava per morire. Decise di usare il resto della sua vita per ripulire Hamm Creek, un emissario del fiume Duwamish. Era così inquinato che l'acqua era gialla.

Quella decisione cambiò il corso della vita di John e trasformò Hamm Creek.

Quando John Beal tornò a casa dalla guerra del Vietnam "sembrò un po' perso, non ricevette un benvenuto da un eroe", racconta sua figlia Liana.

Si stabilì a Seattle con la sua famiglia e in un anno ebbe tre attacchi di cuore.

"Sono finito all'ospedale", raccontò John in una vecchia intervista, "e mi è stato diagnosticato un tumore. Sono andato dal mio medico e lui ha detto: 'Sì, hai circa quattro mesi di vita, e sarà una morte molto dolorosa. Ti consiglio di avere un hobby.'"

Raggiunse così Hamm Creek.  Secondo Liana, il padre "semplicemente si sedde e contemplò, cercando di capire cosa avrebbe fatto"...

"Mentre era seduto lì", continua Liana, "vide come era inquinato. Era vicino a un sito di fognatura e c'erano molti detriti ".

Liana ricorda quando la sua famiglia si trasferì lì per la prima volta, i bambini li avvertivano di non andare al fiume o avrebbero avuto delle eruzioni cutanee. Quando c'era poca acqua, potevano vedere macchine, frigoriferi, lavatrici e pesci morti.

Liana racconta: "Pensò, beh, ho fatto un sacco di danni in Vietnam, quindi perché non ripulire dove sono ora prima che io muoia?"

John iniziò rimuovendo la spazzatura sparpagliata nella piccola porzione del torrente in cui poteva arrivare. Ma non riusciva a ripulire il resto del torrente perché scorreva attraverso dei tubi sotterranei. La mancanza di acqua libera distrusse tutta la vita animale intorno al torrente, e le tubature metalliche diventarono troppo calde perché il salmone potesse attraversarlo.

Hamm Creek era vicino alla morte come John Beal.

Il problema di ripulire un fiume è che per ogni passo che fai, nasce un nuovo ostacolo. John rimosse la spazzatura, poi realizzò che avrebbe dovuto rimuovere i tubi sotterranei. Quando ciò fu fatto, si rese conto che il ruscello era ancora follemente inquinato. Aveva ancora più lavoro da fare.

"È iniziato come un hobby, è diventato un'abitudine e ora è un modo di vivere", spiegò John.

Il compito sembrava monumentale, ma John aveva un mantra, un sistema, che lo aiutava ad andare avanti: "Basta partire da dove sei, iniziare dai tuoi piedi e proseguire da lì".

Oggi gruppi come la Duwamish Alive Coalition e il People for Puget Sound celebrano il lavoro di John Beal.

"Mi è stato detto che il primo anno in cui ho accettato questo lavoro non era possibile cambiare il torrente, che non l'avrei mai riportato al suo stato originale", disse John in un video. "Bene, ora è ripristinato.

"Puoi fare tutto ciò che vuoi se possiedi un'idea buona e ci credi. Se la persegui e se la mantieni abbastanza a lungo, cambierai il mondo. "

"Sperava che le persone continuassero quando se ne andò", ha detto Liana, "che è parte del perché mi chiese di aiutarlo quando era in fin di vita. Non voleva che la pulizia del torrente e del fiume morissero con lui. "

John Beal è morto nel 2006.

Visse per altri 27 anni, ben più dei quattro mesi che gli sono vennero dati. Il fiume e il suo amore per esso estesero la sua vita.

Fonte: https://www.kuow.org/stories/john-beal-hamm-creek

]]>
redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 14 Dec 2018 07:06:14 +0000