Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Wed, 17 Oct 2018 15:11:05 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it L'INFN sotto accusa per inquinamento ambientale e messa a rischio di 700 mila persone http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3292-l-infn-sotto-accusa-per-inquinamento-ambientale-e-messa-a-rischio-di-700-mila-persone http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3292-l-infn-sotto-accusa-per-inquinamento-ambientale-e-messa-a-rischio-di-700-mila-persone

Un grande bacino idrico, tra i principali in tutta Europa, a grave rischio contaminazione. È questo quanto emerge dalle indagini della procura di Teramo sulle attività dell’Istituto di Fisica Nucleare del Gran Sasso.

di Gino Favola

Le acque reflue contaminate dai laboratori, non sarebbero state sufficientemente separate dall’acqua destinata al consumo umano. Mettendo a rischio la salute di 700mila cittadini.

Ecco le accuse.

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INFNIndagati i vertici dell’Istituto di Fisica Nucleare del Gran Sasso

Scattano i primi avvisi garanzia sul cosiddetto “sistema Gran Sasso”. Secondo i carabinieri del Noe, coordinati dalla procura di Teramo, esiste un “permanente pericolo di inquinamento ambientale”, a causa della presunta contaminazione che l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) del Gran Sasso avrebbe apportato alle falde acquifere della zona.

I magistrati scrivono che esiste un “pericolo di compromissione o deterioramento significativo e misurabile delle acque sotterranee del massiccio del Gran Sasso”.

L’inchiesta ha portato all’emissione di dieci avvisi di garanzia nei confronti dei vertici dell’Infn, dell’ente Strada dei Parchi e di Ruzzo Reti. Le indagini sono state avviate in particolare dopo due episodi di presunto inquinamento delle acque dovuto, secondo le accuse, alle attività dell’Istituto. Nell’ultimo, a maggio 2017, in 32 comuni del Teramano è stata dichiarata la non potabilità delle acque. Acqua proveniente proprio dall’invaso del Gran Sasso.

I vertici dell’Istituto di Fisica Nucleare ribadiscono di “aver sempre agito con onestà personale e correttezza istituzionale”.

È allarme in Gran Sasso per 700mila persone

Il giudice per le indagini preliminari, che ha vagliato il lavoro del Noe e dei magistrati teramani, ha confermato la preoccupazione per la possibile contaminazione delle acque.

Il gip parla di “stato di generale abbandono, se non di degrado, di alcuni tratti delle gallerie dei laboratori del Gran Sasso”. In pratica, secondo il magistrato, Roberto Veneziano, la struttura scientifica sarebbe “sotto numerosi aspetti fragile, non sufficientemente impermeabilizzata e non in grado di garantire la collettività dai gravi rischi di contaminazione delle falde acquifere”.

Secondo il gip, in pratica, non esisterebbe una necessaria separazione tra le reti di condotte che raccolgono le acque contaminate, con quelle finalizzate al consumo umano. Esisterebbe poi un pericolo di “scarsa resistenza” ai terremoti, così frequenti in Gran Sasso. Attività sismica che potrebbe facilmente lesionare le condotte e portare a ulteriori contaminazioni.

Sotto gli occhi degli investigatori sono finite anche le gallerie dell’autostrada A24-A25, che avrebbero contribuito a “deteriorare, in modo permanente, le acque sotterranee”. Acque che, è bene ricordalo, riforniscono 700mila cittadini abruzzesi.

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Il Gran Sasso tra i bacini idrici più importanti d’Europa

Insomma, secondo il gip, il rischio contaminazione è “significativo e misurabile”. E avviene in un’area, quella del Gran Sasso, che costituisce uno dei bacini idrici più importanti d’Europa.

Il giudice ricorda inoltre che nel tempo si sono succeduti una serie di commissari per mettere fine al problema. Costati 80 milioni di euro, gli interventi sarebbero ancora “incompleti”, o addirittura “significativamente difformi da quanto progettato”.

In conclusione, per Veneziano, “i gravi indizi di colpevolezza si ravvisano a iosa”.

Sul punto non hanno dubbi i cittadini. Il comitato “Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso” si è mosso da tempo per cercare di arginare il pericolo. Come ha spiegato Augusto De Sanctis, membro del comitato, che parla delle indagini come di “una prima conferma delle gravissime criticità presenti nei Laboratori del Gran Sasso e nell’Autostrada A24”. E aggiunge:

«In questi mesi non solo abbiamo depositato ben cinque dettagliatissimi esposti, ma abbiamo dato il nostro contributo fattivo alle indagini. Forse i ricercatori avrebbero potuto tenere un atteggiamento meno arrogante nei confronti dei cittadini, soprattutto visto quello che è emerso con gli accessi agli atti, a partire dallo stoccaggio irregolare di ben 2.292 tonnellate di sostanze chimiche pericolose posizionate praticamente nel punto di captazione delle acque potabili bevute da centinaia di migliaia di persone».

Fonte: https://www.ambientebio.it/salute/rischi-salute/gran-sasso-acqua-contaminata-dal-nucleare/amp/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 09 Oct 2018 09:11:23 +0000
Il fiume più inquinato d'Europa http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3290-il-fiume-piu-inquinato-d-europa http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3290-il-fiume-piu-inquinato-d-europa

Culla delle più antiche civiltà umane, il fiume Sarno rappresenta per il territorio, che attraversa il flusso vitale, un soggetto paragonabile alle vene del sistema circolatorio, che pompano sangue in ogni angolo dell’organismo. E’ termometro del suo stato di salute ecologica e ambientale, misura della qualità del benessere dei cittadini, quindi oggetto essenziale di lotta politica.

Proprio all’interno di questo contesto, si inserisce il tentativo di risanamento ambientale del Sarno, “il fiume più inquinato d’Europa“. La nascente rete organizzativa e associativa promossa dai cittadini a supporto della riqualificazione del fiume può offrire risposte preziose, non solo alla spinosa problematica locale in esame, ma anche in riferimento alla sfida geopolitica forse più cruciale e problematica dell’attualità, ossia la coniugazione armonica di sviluppo economico-sociale e tutela ambientale (Per farsi un’idea della portata della questione si legga il caso della riserva della Renca in Amazzonia).

di Luigi Iannone

Sarno

Ma procediamo con ordine: la sorgente del Sarno nasce dalle pendici del complesso dei monti Picentini e prosegue a valle per sfociare nel golfo di Napoli, ed interessa un bacino idrografico che si estende per circa 500 km². Storicamente, l’imponente corso d’acqua è stato considerato di notevole importanza, fungendo da irrigatore per la vasta zona agricola, da serbatoio di energia idrica e di risorse ittiche, ed anche da via di comunicazione.

Il dramma dell’inquinamento del Sarno, e del conseguente dissesto ambientale e idrogeologico che ha interessato tutta la zona circostante, si consuma lentamente ma inesorabilmente con l’avvio dell’industrializzazione, negli anni 60 e 70. A causare il profondo degrado del territorio soprattutto gli scarichi industriali provenienti dalle aziende private conciarie e agroalimentari e gli scarichi urbani non depurati, immessi nel corso del fiume da due torrenti tributari, Solofrana e Cavaiola. Le gravi conseguenze spaziano dal considerevole danno economico al forte incremento dell’incidenza di malattie allergiche e di patologie tumorali.

Sarno6Nel corso del tempo la risposta della politica, a livello locale e nazionale, si è articolata in diversi passaggi: la bonifica del fiume Sarno è partita nel 1973, nel contesto della più ampia riqualificazione dell’area del golfo di Napoli; solo nel 1993 la regione Campania ha istituito il parco naturale “Fiume Sarno”, riconoscendo di fatto la vera e propria crisi ecologica che nel frattempo aveva continuato ad acuirsi. Si avviava, a questo punto, l’erogazione di risorse anche europee e la promozione di una serie di normative in materia di tutela ambientale.

Partendo da tali prescrizioni legislative si arriva alla delibera della giunta regionale n. 119 del 20/03/2012 che approva il Protocollo di Intesa tra la Regione Campania, ARCADIS (Agenzia Regionale Campana Difesa Suolo) e l’Autorità di Bacino Regionale del fiume Sarno, sottoscritto in 28 marzo, per l’avvio delle procedure attuative del “Grande Progetto del fiume Sarno”, teso alla sistemazione idraulica, alla riduzione del rischio idrogeologico e alla riqualificazione ambientale del fiume e della rete di affluenti, al fine di limitare fenomeni di esondazione che potrebbero condizionare negativamente lo sviluppo socio-economico dell’area.

Ai tentativi di risanamento descritti non hanno, purtroppo, fatto seguito significativi risultati concreti: la situazione di inquinamento si protrae in tutta la sua gravità ancora oggi, come dimostrano diversi studi sulla salute dei cittadini interessati dal corso del fiume e sulla tenuta ambientale del territorio (leggasi Analisi, numeri e riflessioni sull’ecosistema del Bacino del Fiume pubblicata da Legambiente Campania nel 2014, e nello specifico la Relazione Arpac del 2012 sul monitoraggio delle acque superficiali del fiume).

Sarno1La presa di coscienza del problema ambientale non ha caratterizzato organicamente il percorso di riqualificazione, spesso vago e non incisivo, e peraltro fiaccato da forti discontinuità e contraddizioni. Dunque, a prescindere dall’adeguatezza delle misure intraprese, la natura del problema a cui assistiamo è eminentemente culturale e sistemica: l’annuncite che caratterizza endemicamente l’agire politico, la prevalenza delle logica elettoralistica, la permanenza e la pervicacia del sistema affaristico e corruttivo delle classi dirigenti, una diffusa incapacità amministrativa nell’investimento fruttuoso delle risorse, e soprattutto la prevaricazione dell’egoistico interesse privato su quello pubblico, non hanno comportato risultati concreti sul lungo periodo, e non sembrano offrire prospettive di cambiamento e soluzione alla reiterata catastrofe ecologica.

La questione ambientale viene troppo spesso derubricata a problematica di contorno e non di sostanza, risolvibile semplicemente da corpus normativi privi di quella visione complessiva e coerente che coinvolga la collettività dei cittadini. Incapace di porre in atto provvedimenti preventivi o sistemici, L’azione politica promossa dalle istituzioni si limita ad affrontare le numerose “emergenze”, segni inequivocabili della gravità della questione ambientale, suturando a fatica e maldestramente le numerose ferite di quella carcassa a cui sempre più assomiglia il martoriato territorio del nostro paese. L’area sarnese ha la profonda necessità di conoscere una radicale svolta nella gestione del territorio, come purtroppo hanno dimostrato anche i tragici fatti dell’alluvione del maggio 1998. La promozione di una nuova sensibilità ambientale, che deve farsi amministrazione attraverso nuove forme di partecipazione politica, costituisce la chiave di volta che può sovvertire la logica responsabile del profondo, diffuso e cronico dissesto ambientale ed idrogeologico attuale. Proprio a Sarno il dibattito intorno alla complessità questione ambientale è vivace e cerca di esprimersi attraverso l’attività intensa del settore associativo e dei giovani.

Sarno3E proprio due realtà associative presenti sul territorio come Aleteia – associazione archeologica del Mediterraneo e l’associazione Sarnolab, hanno organizzato e promosso il convegno “Fiume Sarno, da fogna a risorsa”, che si è proposto come nuovo inizio di quella discussione pubblica fondamentale per gettare solide basi sulle quali costruire l’ancora lungo percorso da intraprendere per la salvezza del Sarno. Il dibattito, tenutosi lo scorso anno presso la biblioteca comunale di Scafati, è stato animato da docenti ed esperti dei settori di interesse per la problematica ambientale.

In questa sede non sono state enumerate le numerose proposte scientifiche e pragmatiche di soluzione al degrado ambientale prodotte dalla fitta discussione, pure preziosissime, quanto piuttosto il portato politico che le tiene insieme, la cornice che le renda realizzabili: la discontinuità culturale ed amministrativa che possa ispirare un nuovo modello di governance e di sviluppo. Uno sviluppo sostenibile, legato ai territori ed alla loro protezione, un modello che si fondi sul concetto di pubblico, che rigetti con decisione la logica privatista dominante, e che promuova la partecipazione diretta dei cittadini. Ma soprattutto che faccia perno la valorizzazione del “capitale territoriale.

Sarno5Il professore Massimiliano Bencardino, docente di Organizzazione e Pianificazione Territoriale presso l’Università degli studi di Salerno, sottolinea come proprio lo sfruttamento del capitale territoriale (sommatoria delle risorse territoriali quali cultura, agroalimentare, energie rinnovabili, bellezze paesaggistiche) possa essere allo stesso tempo il motore della nostra economia all’insegna della tutela ambientale, e la soluzione per scongiurare quello che si presenta come un conflitto insensato e disastroso, comportato da miopi interessi privati, tra ambiente e sviluppo. Il docente sottolinea come tutto questo sia realizzabile concretamente attraverso i processi di partecipazione locale dal basso, che promuovano l’identità territoriale, generino consenso verso i temi ambientali, ed elaborino le soluzioni specifiche per proporle ed attuarle a livello politico.

La crescente sensibilità alla tematica ambientale della comunità sarnese e la volontà di cambiamento in tal senso, è il riflesso di una reazione decisa e propositiva dei cittadini allo stato di degrado, che si muove proprio nella direzione della tutela dei beni del territorio e della partecipazione. La costruzione e la mobilitazione di un movimento associativo radicato e coerente con simili obiettivi è in atto, la cittadinanza è attiva e vuole essere protagonista del rilancio. Manca ancora un vero e proprio coordinamento all’azione civica di cambiamento che si incontri (o si scontri) da una posizione di forza con le istituzioni. Un percorso politico e culturale complesso, ma fondamentale e realizzabile. E’ questa la sfida più importante di Sarno e dei suoi cittadini; è questa la sfida più importante della nostra società e del nostro tempo.

Fonte: https://www.liberopensiero.eu/18/09/2017/varie/sarno-questione-ambientale-cittadini/

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 08 Oct 2018 10:55:27 +0000
Alghe al posto della plastica - l'iniziativa olandese che potrebbe sostituire completamente l'uso di plastiche sintetiche http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3289-alghe-al-posto-della-plastica-l-iniziativa-olandese-che-potrebbe-sostituire-completamente-l-uso-di-plastiche-sintetiche http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3289-alghe-al-posto-della-plastica-l-iniziativa-olandese-che-potrebbe-sostituire-completamente-l-uso-di-plastiche-sintetiche

algaeplasticDue scienziati olandesi hanno sviluppato una bioplastica fatta di alghe, una tecnologia che credono possa nel tempo sostituire la plastica sintetica. Dros e Klarenbeek coltivano le alghe , che poi raccolgono, asciugano e trasformano in un materiale che può essere utilizzato nelle stampanti 3D per creare oggetti in plastica, dai bidoni della spazzatura alle bottiglie...

I progettisti ritengono che il polimero di alghe possa sostituire completamente la plastica prodotta dai combustibili fossili e stanno dando il via alla transizione fornendo ad ogni ristorante della loro città di Zaandam una serie di piatti completamente realizzati usando il nuovo materiale.

Il loro obiettivo è certamente ambizioso, ma non se messo a confronto con il vero sogno di questi designer: hanno collaborato con numerose altre aziende che producono biopolimeri per creare una rete chiamata "3D Bakery". Con questa rete stanno cercando di realizzare un futuro in cui, invece di acquistare prodotti da grandi aziende multinazionali, saremo in grado di scendere sotto casa e trovare un "forno" che ci permetta di stampare tazze, piatti, vasi da fiori o addirittura tavoli. 

"La nostra idea è che in futuro ci sarà un negozio in ogni angolo della strada in cui è possibile 'cuocere' materie prime biologiche, proprio come il pane fresco", ha affermato Klarenbeek, "Non dovrai andare in zone industriali remote per acquistare mobili e prodotti da catene multinazionali...".

Insieme alla società americana Ecovative, lo studio ha sviluppato una linea commerciale di prodotti a base di funghi chiamata Krown, con kit fai-da-te che permettono ai consumatori di coltivare le proprie lampade, mattonelle o oggetti da picnic biodegradabili.

I progettisti sostengono inoltre che la coltivazione delle alghe impiegate come materiale di produzione possa contribuire a ridurre i livelli globali di CO2.

"Le alghe crescono assorbendo il diossido carbonio e producendo un amido che può essere usato come materia prima per bioplastiche, mentre il prodotto di scarto è ossigeno, aria pulita...se pensiamo in questi termini, i produttori possono portare a una rivoluzione...invece di emissioni zero abbiamo bisogno di emissioni 'negative'....".

Il progetto è stato nominato finalista per il New Material Award del 2018. Se vince, il team potrebbe ottenere fino a $ 17.300 per continuare il loro piano di produzione della bioplastica e portare al mondo un nuovo esempio di sviluppo ecosostenibile.

Fonte: https://www.dezeen.com/2017/12/04/dutch-designers-eric-klarenbeek-maartje-dros-convert-algae-biopolymer-3d-printing-good-design-bad-world/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 08 Oct 2018 06:41:18 +0000
Il sistema di giardinaggio verticale che trasforma le pareti urbane sottoutilizzate in orti http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3287-il-sistema-di-giardinaggio-verticale-che-trasforma-le-pareti-urbane-sottoutilizzate-in-orti http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3287-il-sistema-di-giardinaggio-verticale-che-trasforma-le-pareti-urbane-sottoutilizzate-in-orti

greenbelly1Dai viadotti ferroviari ai vicoli tra edifici, ci sono molti spazi sottoutilizzati nelle nostre città che potrebbero essere convertiti in zone più funzionali, come alloggi a prezzi accessibili o spazi comunitari.

Questi spazi urbani vuoti potrebbero anche essere utilizzati per la coltivazione di cibo, come propone il progetto Greenbelly - una collaborazione tra AVL Studio e l'ingegnere dell'agricoltura Camille Lassale.

Attualmente in fase di crowdfunding , Greenbelly è un sistema di giardinaggio verticale che converte gli spazi urbani residui in "centri produttivi" per i quartieri locali, con la speranza di aumentare la sicurezza alimentare, la conoscenza agricola e la creazione di legami tra i membri della comunità. Il progetto spera anche di affrontare problemi come i deserti alimentari, mentre ricollega "l'architettura esistente con la natura". L'architetto Alex Losada di AVL Studio dice:

"Con Greenbelly, proponiamo un progetto sostenibile a una scala gestibile riciclando spazi, materiali e risorse urbane. Possiamo creare una città più verde e più sana, nutrire le persone bisognose o insegnare l'origine del cibo ai bambini."

 

Fonte: https://www.treehugger.com/modular-design/greenbelly-avl-studio-camille-lassale.html

greenbelly2L'idea qui è di utilizzare materiali riciclati come pallet, materiali per impalcature metalliche e per creare moduli che possono coprire le pareti urbane vuote. Il sistema non solo produrrebbe cibo, ma potrebbe anche proteggere queste facciate vuote dall'umidità e dall'inquinamento acustico con uno strato aggiuntivo di materiale impermeabile e isolante.

Le varietà native di verdure potrebbero essere potenzialmente piantate e raccolte sul posto. Anche il compost sarà prodotto sul posto e utilizzato per fertilizzare le piante, chiudendo così il ciclo. Poiché l'iniziativa punta a generare localmente cibo fresco, il cibo può essere distribuito e venduto a un prezzo inferiore, e a coinvolgere i residenti locali nel processo di produzione alimentare, che si tratti di educazione o esperienza pratica.

Da i designer del progetto:

"Questa installazione architettonica mira a ridurre la distanza dalla fattoria alla tavola - con solo 35 metri quadrati di terreno [376 piedi quadrati], un giardino a sei livelli può produrre fino a 6.400 chilogrammi di verdure all'anno e generare 162 metri quadrati di area verde nel centro della città. Inoltre, fornisce uno spazio per la partecipazione della comunità locale, uno spazio in cui i residenti possono condividere esperienze agricole e che può avvantaggiare l'economia locale. La struttura è verticale ma le piattaforme sono orizzontali, il che facilita l'accesso alle colture e la manutenzione del giardino."

È possibile utilizzare questi moduli anche per altre funzioni, se sono chiusi: potrebbero essere strutture ausiliarie per scuole, ristoranti e uffici.

greenbelly3Infatti, zone urbane inutilizzate come facciate vuote, vicoli e tetti potrebbero potenzialmente trasformarsi in qualcosa di bello, inaspettato e nutriente, e progetti come questo dimostrano che è tutto ciò è possibile. Per saperne di più o sostenere il progetto, visita Greenbelly , Kickstarter , Facebook e Twitter .

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 05 Oct 2018 07:13:15 +0000
I colli del Prosecco si spopolano: “Troppi pesticidi, non si respira e ci si ammala” http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3284-i-colli-del-prosecco-si-spopolano-troppi-pesticidi-non-si-respira-e-ci-si-ammala http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3284-i-colli-del-prosecco-si-spopolano-troppi-pesticidi-non-si-respira-e-ci-si-ammala

Conegliano Pesticidi

Case in svendita tra i vigneti: l’abuso di fitofarmaci influenza il mercato immobiliare coneglianese

di Stefania De Bastiani

CONEGLIANO – Fuggono dai colli e cercano una casa in centro. Perché, lo smog cittadino, è preferibile ai pesticidi che, ogni primavera, rendono l’aria delle colline coneglianesi irrespirabile. L’utilizzo di fitofarmaci sui vigneti del Prosecco sta influenzando il mercato immobiliare. Da una parte si ha un centro città saturo, dove è difficilissimo trovare immobili in affitto, dall’altra un circondario collinare zeppo di abitazioni vuote, in vendita. Anzi: in svendita.

A raccontarci un fenomeno che si è fatto evidente negli ultimi anni sono due agenzie immobiliari di Conegliano. “Se fino a qualche anno fa una casa in collina era un privilegio, un lusso, ora è un macigno di cui molti cercano di liberarsi – spiega un agente – Un po’ perché le esigenze delle famiglie sono cambiate, e si predilige un’abitazione vicina ad ogni servizio, ma soprattutto a causa dei pesticidi che vengono irrorati sui vigneti. Collabrigo, frazione collinare di Conegliano, ad esempio, si sta spopolando e la motivazione ha a che vedere proprio con l’abuso di queste sostanze tossiche sui vigneti. La gente ha paura, sta male, fa fatica a respirare in certi periodi, e nella bella stagione non può stare all’aperto, è costretta a barricarsi in casa”.

L’utilizzo massiccio di fitofarmaci influenza le scelte di chi si vede costretto a vendere, ma anche di chi si accinge a comprare: “Chi cerca un immobile – continua l’agente – chiede espressamente che non ci siano vigneti nei dintorni. Un 30%, 40% dei miei clienti mi ha sottolineato questa esigenza: lontano dai veleni”.

In un’altra agenzia è stato riscontrato lo stesso fenomeno: “In questo momento – spiega un agente – ho tre clienti che vogliono vendere la propria casa sui colli proprio con la motivazione di voler fuggire dai pesticidi. Sono famiglie con ragazzini malati, con problemi reali”.

Questo fuggi fuggi dalla collina ha portato a un notevole abbassamento dei prezzi delle abitazioni che sorgono tra i filari. Ci sono famiglie che avevano comprato una casa in campagna per respirare aria pura e negli ultimi anni si sono trovate circondate dai vigneti e avvolte da nubi tossiche.

Il primo a denunciare di essere stato costretto a lasciare la propria abitazione era stato l’imprenditore Fabio Padovan, che vive a Collabrigo, e che nella primavera del 2016 si era trasferito in centro, prendendo un appartamento in affitto per evitare di respirare quei veleni che il vento trasportava fino sull’uscio della sua abitazione.

A seguirlo, ora, pare siano in tanti.

Fonte: http://www.oggitreviso.it/colli-del-prosecco-si-spopolano-%E2%80%9Ctroppi-pesticidi-non-si-respira-ci-si-ammala%E2%80%9D-194850

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 28 Sep 2018 08:10:17 +0000
Glifosato nelle urine: 60 francesi denunciano la Monsanto e l’Unione europea http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3283-glifosato-nelle-urine-60-francesi-denunciano-la-monsanto-e-l-unione-europea http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3283-glifosato-nelle-urine-60-francesi-denunciano-la-monsanto-e-l-unione-europea
CIR Glifosato Urine FraDecine di cittadini francesi hanno ritrovato nelle urine concentrazioni di glifosato ben oltre i limiti consentiti. E hanno sporto denuncia.

L’Ariège è un dipartimento francese della regione Occitania, situato al confine con la Spagna. Il capoluogo è la cittadina di Foix, meno di diecimila abitanti. E il territorio è costituito praticamente soltanto da campi coltivati, colline e da una porzione della catena dei Pirenei. Chi abita qui si può considerare in piena campagna, lontano da industrie, traffico stradale, grandi infrastrutture inquinanti. Eppure, in 60 si sono visti costretti a depositare una denuncia presso il tribunale. Per “attentato alla sicurezza altrui e all’ambiente”.

di Andrea Barolini

Glifosato Urine Fra

La quantità di glifosato nelle urine è 14 volte il massimo consentito nell’acqua potabile

Nel mirino delle decine di cittadini “ariégois” che si sono rivolti ai giudici c’è il glifosato, sostanza chimica alla base del pesticida Roundup, prodotto dall’americana Monsanto (ormai di proprietà della tedesca Bayer). Come riportato dal quotidiano 20 Minutes, infatti, i cittadini francesi hanno deciso di aderire ad una campagna organizzata dai “Faucheurs volontaires” (“Falciatori volontari”): un movimento transalpino che lotta principalmente contro gli organismi geneticamente modificati.

Obiettivo: sottoporre ciascuna persona ad analisi delle urine per comprendere quali siano i tassi di glifosato assorbiti dai loro organismi. I prelievi sono stati effettuati nello scorso mese di aprile e i risultati sono stati senza appello. Coloro che hanno deciso di depositare un esposto, si sono ritrovati con in media 1,43 nanogrammi per millilitro nei campioni prelevati, il che rappresenta 14 volte la dose massima autorizzata nell’acqua potabile.

“Sappiamo di non poter contare sulle istituzioni”

Di qui la decisione di chiedere giustizia: una denuncia che si aggiunge ad una prima già depositata da otto cittadini di Foix nello scorso mese di giugno. E che non si limita a chiedere conto dei propri comportamenti alla Monsanto (così come alle altre aziende che usano tale sostanza). I cittadini puntano il dito anche contro le istituzioni. A partire da quelle europee che hanno consentito – e consentono – la commercializzazione del glifosato.

Glifosato Urine Fra2

Nonostante i rischi, infatti, l’Unione europea nello scorso mese di novembre ha autorizzato i prodotti a base di tale sostanza per altri cinque anni. Mentre la stessa Francia di Emmanuel Macron, malgrado gli annunci rassicuranti, ha dimostrato di tentennare fortemente sul tema.

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“Da mesi sapevamo di non poter contare sui decisori politici affinché prendessero una posizione netta sul glifosato. Possiamo fare affidamento soltanto sui cittadini”, ha affermato Dominique Masset, uno dei responsabili dell’associazione “Campagna Glifosato”. Secondo il quale altri 250 abitanti dell’Ariège hanno deciso di effettuare analisi delle urine e sono pronti ad unirsi alla battaglia legale.

Fonte: https://www.lifegate.it/persone/news/glifosato-urine-francia-denunce

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 25 Sep 2018 18:52:17 +0000
Istanbul - ricicli la plastica e viaggi gratis! http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3273-istanbul-ricicli-la-plastica-e-viaggi-gratis http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3273-istanbul-ricicli-la-plastica-e-viaggi-gratis

istanbulmachineL'Istanbul Metropolitan Municipality (IBB) sta introducendo una soluzione innovativa al problema dei rifiuti di plastica:  per chi ricicla, ricariche gratuite sulla tessera di viaggio!

Il comune ha infatti avviato l'installazione di macchine automatizzate chiamate "Smart Mobile Waste Transfer Machines" in tutta la città: queste macchine prendono come pagamento le bottiglie di plastica usate, emettendo in cambio crediti corrispondenti al valore di ciascun articolo di plastica inserito. Crediti che possono poi essere utilizzati per più forme di trasporto pubblico...

Attualmente, è in atto la prima fase di istallazione di questi distributori in 25 sedi, con l'obiettivo finale di introdurne almeno 100 entro la fine del 2018.

Le macchine sono dotate di un'interfaccia elettronica in grado di riconoscere e riordinare i rifiuti scartati, frantumarli, distruggerli e conservarli per poi essere riciclati.

Depositando un contenitore idoneo - in questo caso bottiglie di plastica, i pendolari riceveranno crediti di rimborso per le loro carte "Istanbulkart" che possono essere utilizzate nei sistemi di trasporto pubblico della città e in molti altri servizi municipali.

Questo schema rappresenta un grande passo verso una maggiore consapevolezza sul riciclaggio.

Istanbul ospita circa 15 milioni di persone e produce in media 17.000 tonnellate di rifiuti domestici ogni giorno, di cui 6.000 tonnellate vengono trasformati nei centri di raccolta e riciclaggio della IBB.

Istanbul non è l'unica città che sta affrontando i problemi ambientali usando i loro sistemi di transito: una stilista di 27 anni a Londra ha creato un modo geniale di generare energia eolica utilizzando un materiale simile a un tessuto, per generare elettricità dal vento proveniente dalle metropolitane.

E, per promuovere la forma fisica, qualche anno fa la Russia ha aggiunto una macchina nella metropolitana di Mosca che offre un biglietto gratuito se riesci a completare almeno 30 squat in due minuti!

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sun, 09 Sep 2018 06:44:26 +0000
87 elefanti massacrati, la più grande strage di sempre in Botswana http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3268-87-elefanti-massacrati-la-piu-grande-strage-di-sempre-in-botswana http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3268-87-elefanti-massacrati-la-piu-grande-strage-di-sempre-in-botswana

È considerata la strage di elefanti più grave di sempre. In Botswana, sono state trovate 87 carcasse, uccisi dai bracconieri per le loro zanne, molto richieste dal mercato cinese.

I corpi martoriati degli elefanti sono stati trovati vicino a un famoso santuario della fauna selvatica in Botswana. Il gruppo Elephants Without Borders, che sta conducendo un'indagine aerea, ha detto che questa strage legata al bracconaggio, è la più grande mai vista in Africa.

elefanti botswana

Il Botswana ha la più grande popolazione di elefanti del mondo. Gran parte degli 87 elefanti morti sono stati uccisi per le loro zanne poche settimane fa e che altri 5 rinoceronti bianchi sono stati uccisi negli ultimi 3 mesi.

"Sono scioccato, sono completamente sbalordito", ha dichiarato il dott. Mike Chase di Elephants Without Borders.

L'ultimo censimento degli elefanti, condotto nel paese nel 2015, ha registrato il doppio del numero di esemplari rispetto al resto dell'Africa. La cattiva notizia è che sempre secondo il censimento, un terzo degli elefanti africani era stato ucciso nell'ultimo decennio e il 60% di quelli della Tanzania era stato ucciso in 5 anni.

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Il Botswana ospita il maggior numero di elefanti africani al mondo, circa 130.000 esemplari. Merito anche della linea dura tenuta contro i bracconieri, almeno fino a qualche tempo fa.

 

Nonostante la mancanza di recinzioni sul confine internazionale, i dati dei collari di rilevamento hanno mostrato che gli elefanti si ritiravano dall'Angola, dalla Namibia e dallo Zambia e decidevano di rimanere entro i confini del Botswana, dove si pensava che fossero al sicuro.

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Gli episodi di bracconaggio nel paese sono stati rari a causa di una serie di unità anti-bracconaggio armate ma il nuovo governo del presidente Mokgweetsi Masisi a maggio le ha disarmate.

Un alto funzionario dell'ufficio del presidente, Carter Morupisi, ha dichiarato ai giornalisti del Botswana che "il governo ha deciso di ritirare le armi e le attrezzature militari dal dipartimento della fauna selvatica e dei parchi nazionali", ma non ha spiegato il perché.

Questi ultimi omicidi sono stati trovati nel cuore del Botswana - vicino al santuario della fauna protetta del Delta dell'Okavango, che attira turisti da tutto il mondo.

"La gente ci ha avvertito di un imminente problema di bracconaggio e pensavamo di essere pronti a farlo", ha detto Chase, secondo cui la causa dell'aumento delle morti è da imputare proprio al disarmo dell'unità anti-bracconaggio del paese.

Dove vanno a finire le zanne?

I sospetti ricadono sul mercato asiatico e in particolar modo sulla Cina. Nonostante il paese abbia vietato il commercio d'avorio, è probabile che ci sia un mercato clandestino, che passa anche per la Cambogia e il Vietnam, dove operatori cinesi lo recuperano per poi immetterlo nel mercato nero o venderlo ai turisti.

Fonte:https://www.greenme.it/informarsi/animali/28711-strage-elefanti-botswana#.W5DTaTt98qI.facebook

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 06 Sep 2018 07:34:46 +0000
La Regione Toscana autorizza sostanze tossiche e nocive nelle aree di captazione delle acque sotterranee http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3262-la-regione-toscana-autorizza-sostanze-tossiche-e-nocive-nelle-aree-di-captazione-delle-acque-sotterranee http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3262-la-regione-toscana-autorizza-sostanze-tossiche-e-nocive-nelle-aree-di-captazione-delle-acque-sotterranee

Lago di chiusi barca 1 300x200Nonostante l’impegno preso a parole dal Presidente della Regione Toscana di Bandire il glifosate, il Consiglio Regionale ha di fatto approvato l’uso di questa e di altre sostanze ancora di più pericolose nelle zone di captazione delle acque sotterranee ignorando sia le direttive europee che il Piano Nazionale per l’Uso ecosostenibile dei fitofarmaci e il Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
Norme in materia ambientale.

La sinergia tra le associazioni European Consumers, ISDE e PAN-Italia ha permesso di elaborare in tempi rapidi un documento che mette in evidenza per l’ennesima volta la completa sottomissione delle autorita pubbliche italiane ad Agrofarma e la totale mancanza di attenzione sia per l’ambiente che per la stessa salute umana anche in presenza di evidenti situazioni di pregresso degrado del fondamentale comparto acque. Le autorizzazioni della Regione Toscana di fatto rappresentano una minaccia per la tutela della biodiversità, della qualità delle risorse idriche e della salute pubblica. Le buone intenzioni espresse come al solito non corrispondono a reali iniziative per limitare la diffusione ambientale di sostanze tossiche in particolare nello strategico comparto agricolo.

Se vuoi approfondire, e vedere i dati inquietanti sullo stato di degrado delle acque toscane, clicca QUI

Fonte: http://www.europeanconsumers.it/2018/08/26/la-regione-toscana-autorizza-sostanze-tossiche-e-nocive-nelle-aree-di-captazione-delle-acque-sotterranee/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 29 Aug 2018 13:54:35 +0000
In Piemonte nascono le "comunità energetiche" http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3249-in-piemonte-nascono-le-comunita-energetiche http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3249-in-piemonte-nascono-le-comunita-energetiche

Autoproduzione e condivisione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Sono questi i princìpi alla base della legge sulle comunità energetiche approvata all’unanimità dalla terza Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Lampadina

La nuova norma, che pone il Piemonte come regione all’avanguardia a livello nazionale, permetterà a comunità di persone, enti e imprese di scambiare tra loro l’energia prodotta da fonti alternative.

L'obiettivo delle comunità energetiche sarà quello di agevolare la produzione e lo scambio di energie generate principalmente da fonti rinnovabili, nonché l'efficientamento e la riduzione dei consumi energetici.
Con la legge regionale numero 12 del 3 agosto 2018, il Piemonte ha dunque stabilito che i Comuni che intendono proporre la costituzione di una nuova comunità energetica, oppure aderire a una comunità energetica esistente, dovranno adottare uno specifico protocollo d'intesa, redatto sulla base di criteri che dovranno essere indicati da un futuro provvedimento regionale.

Le comunità energetiche, alle quali possono partecipare soggetti sia pubblici che privati, possono acquisire e mantenere la qualifica di soggetti produttori di energia se annualmente la quota dell'energia prodotta destinata all'autoconsumo da parte dei membri non è inferiore al 70% del totale.

La Regione, attraverso futuri incentivi ad hoc, si impegna a sostenere finanziariamente la fase di costituzione delle comunità energetiche, le quali potranno anche  stipulare delle convenzioni con Arera, al fine di ottimizzare la gestione e l'utilizzo delle reti di energia.

“Il Piemonte, prima regione italiana a dotarsi di una legge di questo tipo, fa un passo importante nella direzione dell’autosufficienza energetica e della costruzione di un nuovo modello di cooperazione territoriale virtuosa - ha commentato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta - Una scelta importante che speriamo sia seguita da altre Regioni ma soprattutto dal Governo nazionale che invitiamo a recepire subito la Direttiva europea che verrà approvata ad ottobre su prosumer e comunità dell'energia, per evitare di perdere due anni e aprire subito opportunità nei territori e dar così forza all’autoproduzione e alla distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili. La generazione diffusa di energia e un’autonoma efficienza energetica contribuiscono infatti alla riduzione del consumo di fonti fossili, delle emissioni inquinanti e climalteranti, ad un miglior utilizzo delle infrastrutture, alla riduzione della dipendenza energetica, alla riduzione delle perdite di rete e ad un’economia di scala”.

Il tema dell’autoproduzione e della distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili è al centro dell'interesse generale per le opportunità che si stanno aprendo con l’innovazione nella gestione energetica, grazie all'efficienza e alla riduzione dei costi delle tecnologie e delle reti. Anche in Italia questa prospettiva avrebbe grandi potenzialità perché, in questa forma, le fonti rinnovabili anche senza incentivi diretti, potrebbero offrire un’adeguata risposta alla domanda di elettricità e calore negli edifici e nei territori, creando valore e nuova occupazione.

Il Piemonte dunque, prima regione italiana, cerca di intercettare questa opportunità su ampia scala dopo anni in cui sul territorio, in forma sperimentale, è stato portato avanti ad esempio il progetto di Comunità Energetiche del Pinerolese promosso come capofila dal Comune di Cantalupa, con un piano di azione orientato all’autosufficienza energetica e volto alla costruzione di una comunità energetica locale. Ora questo tipo di esperienze potrà uscire dalla fase sperimentale e avere un’ampia diffusione.

“La nuova legge regionale va nella direzione da noi auspicata –aggiunge Dovana - anche se avremmo preferito che gli obiettivi e le azioni che vengono previsti per le future comunità energetiche fossero meno generici e prevedessero inscindibilmente la riduzione del consumo di fonti fossili associata con la riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti. Chiediamo quindi alla Giunta Regionale, nella predisposizione dei provvedimenti attuativi della legge appena approvata, di stabilire regole per evitare che l'incentivo alle comunità energetiche diventi un sussidio acritico alla realizzazione di qualsiasi tipo di centrale a biomassa”.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/in-piemonte-nascono-le-comunita-energetiche

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 18 Aug 2018 08:34:01 +0000