Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Mon, 21 May 2018 22:19:50 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Colombia: la Corte Suprema ordina al governo di proteggere l'amazzonia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3167-colombia-la-corte-suprema-ordina-al-governo-di-proteggere-l-amazzonia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3167-colombia-la-corte-suprema-ordina-al-governo-di-proteggere-l-amazzonia

AmazzoniaLa sentenza è arrivata dopo che un gruppo di giovani attivisti ha denunciato il governo per aver violato il loro diritto alla vita, al cibo e all'acqua. La Corte Suprema della Colombia ha ordinato al ramo esecutivo e ad altre autorità nazionali, regionali e municipali di agire con urgenza per proteggere la foresta pluviale amazzonica .

La sentenza della corte è stata emessa giovedì dopo che un gruppo di giovani attivisti di età compresa tra i sette ei 26 anni ha intentato una causa contro il governo rivendicando il loro diritto alla vita, il cibo e l'acqua sono stati violati.

La corte ha accettato, affermando che "senza un ambiente sano, i soggetti della legge e gli esseri viventi, in generale, non saranno in grado di sopravvivere, per non parlare di salvaguardare quei diritti per i nostri figli o per le generazioni future".

La deforestazione in Amazzonia è aumentata del 44% tra il 2015 e il 2016 , con stime che indicano che tra 56.953 e 70.074 ettari sono stati decimati a causa di attività minerarie, agricoltura e disboscamento illegali, contribuendo al cambiamento climatico e "danni imminenti e gravi a bambini, adolescenti, e adulti che hanno presentato causa e, in generale, a tutti gli abitanti del territorio nazionale, sia per le generazioni presenti che per quelle future. "

Secondo la corte, "nonostante numerosi impegni internazionali, regolamenti ... lo stato colombiano non ha affrontato efficacemente il problema della deforestazione in Amazzonia".

Il gruppo di diritti Dejusticia ha sostenuto la causa, Camila Bustos , ricercatrice del gruppo, ha celebrato la sentenza dicendo che "segna un precedente storico in termini di contenzioso sui cambiamenti climatici".

La sentenza della Corte Suprema includeva il riconoscimento della foresta pluviale amazzonica come "entità soggetta a diritti", garantendo gli stessi diritti degli umani.

Dopo la sentenza, il governo colombiano avrà quattro mesi per elaborare un piano d'azione per ridurre a zero la deforestazione e i gas serra, l'integrazione delle misure di protezione ambientale nei piani di sviluppo e di ordinanza territoriale dei comuni e l'effettiva attuazione della polizia, giudiziario e politiche amministrative nel territorio amazzonico

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 16 Apr 2018 12:18:56 +0000
Ispra: troppi pesticidi in un fiume su quattro e nella metà dei laghi italiani http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3161-ispra-troppi-pesticidi-in-un-fiume-su-quattro-e-nella-meta-dei-laghi-italiani http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3161-ispra-troppi-pesticidi-in-un-fiume-su-quattro-e-nella-meta-dei-laghi-italiani

Scarico AcquaLa salute delle acque che scorrono in superficie e sotto, nelle falde del nostro paese, continua ad essere incerta e per certi versi preoccupante. Tra gli inquinanti una parte importante spetta ai pesticidi, come il glifosato. A dirlo è l’annuario dei dati ambientali dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), appena pubblicato insieme al Rapporto ambiente. Tra i temi affrontati nei report ci sono anche agricoltura, energia, trasporti, biodiversità, clima, inquinamento atmosferico, consumo di suolo, e rifiuti. In che condizioni versano le nostre acque? Solo il 43% dei fiumi e il 20% dei laghi raggiungono l’obiettivo di qualità per stato ecologico (equilibrio dell’ecosistema); mentre 1 fiume su 4 e più della metà dei laghi (52%) non raggiungono l’obiettivo di qualità per lo stato chimico (presenza di pesticidi e sostanze chimiche).

Le zone più contaminate

Colpisce il dato relativo alla contaminazione da pesticidi. L’Ispra spiega: “Inquinati 370 punti di monitoraggio (23,8% del totale) di acque superficiali, con concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali; nelle acque sotterranee, 276 punti (8,6% del totale) registrano tale superamento. Permangono, tuttavia, sensibili differenze tra le regioni, dovute a un monitoraggio degli inquinanti ancora disomogeneo sul territorio nazionale”. E in effetti, mentre il picco di acque pulite spetta alla Sardegna, il maggior numero di punti con superamenti degli standard di qualità si registrano nelle aree della pianura padano-veneta (arco di tempo 2010-2014). “Tale stato è legato ovviamente alle caratteristiche idrologiche del territorio in questione e al suo intenso utilizzo agricolo – spiega Ispra – ma dipende anche dal fatto che le indagini sono più complete e rappresentative nelle regioni del Nord. D’altra parte, l’aumentata copertura territoriale e la migliore efficacia del monitoraggio sta portando alla luce una contaminazione signi cativa anche al Centro-Sud”.

Il glifosato in Toscana

In generale, fortunatamente, nelle acque superficiali, il valore del superamento degli standard registra un aumento pressochè regolare in tutto l’arco temporale considerato (2010-2014), raggiungendo il suo valore massimo nel 2014 (21,3%), mentre nelle acque sotterranee tra il 2010-2014 il valore del superamento è pressochè stabile (circa il 7%). In particolare, l’Arpa Toscana ha rilevato la presenza di glifosato nelle acque regionali, identificando tra quelle superficiali, ben cinque tra fiumi e invasi con concentrazione media di Glifosato superiore allo standard di qualità ambientale: Invaso Penna, fiume Arno Valdarno Inferiore, fiume Greve Valle, fosso Reale – Torrente Rimaggio e fosso Serpenna. Dati critici anche nella zona a vocazione “vivaistica” in provincia di Pistoia dove, in alcuni torrenti, sono state trovate concentrazioni medie annue ben superiori allo standard di qualità ambientale.

Prodotti fitosanitari e avvelenamento

In Italia, nel 2014 si sono verificati 614 casi di avvelenamento acuto legati ai prodotti fitosanitari. Il monitoraggio condotto dall’ISS afferma che la maggior parte dei casi (84%) non è correlata a effetti gravi e che le sostanze attive più frequentemente coinvolte includono metam sodio, glifosato, metomil, solfato di rame, clorpirifos metile e dimetoato. Tutte le informazioni e i report sono scaricabili al sito www.isprambiente.gov.it. Per effettuare ricerche statistiche sugli indicatori vedi anche http://annuario.isprambiente.it

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/03/20/ispra-troppi-pesticidi-in-un-fiume-su-quattro-e-nella-meta-dei-laghi-italiani/33433/?utm_content=buffere1867&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 24 Mar 2018 08:16:31 +0000
Nuovo Codice Forestale: “Non rispetta la Costituzione, ecco perchè” http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3159-nuovo-codice-forestale-non-rispetta-la-costituzione-ecco-perche http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3159-nuovo-codice-forestale-non-rispetta-la-costituzione-ecco-perche

ll’appello lanciato alcune settimane fa dall’Università della Tuscia, risponde e rincara la dose l’Università di Camerino. Gli studiosi sono concordi nel bocciare il Nuovo Codice Forestale e a dar voce al disappunto ieri è stato Franco Pedrotti, Professore Emerito dell’Ateneo marchigiano, in una lettera inequivocabile.

CIR Boschi Incostituzionale

“Molte nubi oscurano il futuro delle foreste italiane. E’ di imminente approvazione da parte del Consiglio dei Ministri il Testo Unico Forestale che dovrebbe regolamentare tutte le attività del settore per i prossimi venti anni. Si tratta di un provvedimento che sta suscitando grande indignazione in larghe fasce del mondo accademico e dell’opinione pubblica sia per il metodo con cui è stato redatto che per il suo contenuto”, scrive Pedrotti. “Il testo del provvedimento di legge è il risultato del lavoro di un ristretto gruppo di persone con competenze limitate a specifici settori delle scienze forestali e da altri soggetti rappresentativi del mondo agrario, commerciale ed industriale. Totalmente assenti esperti nei settori dell’Ecologia, della Botanica, della Zoologia, della Patologia vegetale, della Geologia, dell’Idrologia, della Medicina. Anche alcuni confronti pubblici organizzati dai promotori della legge hanno avuto solo funzione di facciata perché tutti le opinioni dissonanti rispetto all’impostazione del testo non sono state tenute in alcun conto. Ne è derivato un provvedimento che, non considerando il bosco nella sua complessità ecosistemica, finisce col promuoverne e sostenerne solo le potenzialità produttive trascurando ogni riferimento agli aspetti di tutela delle foreste e dei suoli, se non quelli già imposti dalla normativa. Le conseguenze sono devastanti.

Di seguito il prof. Pedrotti elenca quelle che destano maggiore sconcerto:

  • Fatta eccezione per la aree protette, che sono già tutelate da altra normativa, nel Testo Unico non viene considerata alcuna ipotesi di zonizzazione del territorio forestale ossia distinzione tra boschi di protezione, boschi di produzione e boschi degradati da restaurare. Le attività di carattere produttivo possono essere applicate dovunque;
  • Per “migliorare” le condizioni del patrimonio forestale nazionale viene proposta e sostenuta la cosiddetta “gestione attiva” del bosco che, però, consiste solo in varie modalità di taglio dello stesso;
  • Tutti i rimboschimenti, anche quelli “storici” eseguiti a fine Ottocento e che quindi fanno ormai parte del patrimonio paesaggistico tradizionale, che il Testo Unico sostiene di voler preservare, vengono esclusi dalla categoria bosco e quindi possono essere eliminati. Lo stesso dicasi per quelli eseguiti con finanziamenti dell’Unione Europea.
  • I boschi vengono messi sullo stesso piano dei terreni agrari, come se fossero sistemi artificiali e non dotati di una propria capacità autorganizzativa. Si considerano abbandonati i boschi cedui che non abbiano subito tagli per un periodo superiore alla metà del turno consuetudinario o le fustaie che non abbiano subito diradamenti negli ultimi venti anni. Pertanto, un bosco che, per volere del suo legittimo proprietario, evolve naturalmente verso forme più complesse e stabili, viene considerato abbandonato. Egualmente viene giudicato abbandonato un terreno agricolo non coltivato negli ultimi tre anni. Tale è reputato anche un campo non arato da anni e riconquistato dalla vegetazione spontanea, in particolare forestale: i cosiddetti boschi di neoformazione;
  • Se il proprietario dei terreni agricoli abbandonati non provvede direttamente alla messa a coltura degli stessi, eliminando la vegetazione infestante (anche i boschi di neoformazione), l’autorità pubblica provvede al recupero “produttivo” degli stessi o agendo in proprio o delegando tali interventi a soggetti terzi come, ad esempio, cooperative giovanili;
  • Si introduce il termine “trasformazione” per indicare esplicitamente l’eliminazione del bosco. La trasformazione può essere compensata con altre opere e servizi. Ciò vuol dire che l’eliminazione di un bosco, magari di pregio, può essere compensata con un rimboschimento qualsiasi, anche fisicamente lontano, ma anche con un’opera di servizio quale una strada forestale. Non è tutto: la compensazione può risolversi addirittura nel versamento di un contributo monetario alla Regione. Insomma, un modo surrettizio per autorizzare cambi di uso del suolo non consentiti dalla normativa vigente;
  • Il provvedimento pone ripetutamente l’accento sulla necessità della gestione del patrimonio forestale nazionale attraverso la selvicoltura. Di fatto, introduce delle scadenze temporali agli interventi che, paradossalmente, sono contrari alla selvicoltura, anche a quella produttivistica nell’accezione più riduttiva del termine, perché impongono limiti che contrastano con la necessità del selvicoltore di adattare le modalità di intervento a quelle che sono le caratteristiche proprie di ciascun popolamento. Nella sostanza, la sola attività realmente praticabile è la produzione di biomasse per scopi energetici ossia il taglio del bosco per l’alimentazione delle centrali a biomasse. Con i non trascurabili risvolti che ciò comporta anche per la salute dell’uomo;
  • Nel Testo Unico manca qualsiasi riferimento alla fauna, alle sue funzioni negli ecosistemi forestali, e alla sua protezione.

“Questi sono solo alcuni dei tanti aspetti che rendono questo provvedimento di legge incompleto – conclude il Prof. Emerito Franco Pedrotti – non rispettoso dei principi della Costituzione italiana, lontano da una sana politica ambientale, pericoloso per la conservazione del Capitale naturale nazionale e studiato non nell’interesse della collettività ma per favorire solo quello di alcuni soggetti. Per tali motivi il Testo Unico non può essere approvato”.

Fonte: http://www.italiaambiente.it/2018/03/13/codice-forestale-non-rispetta-la-costituzione-perche/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 23 Mar 2018 13:56:40 +0000
Impianti di rifiuti: 250 incendi in tre anni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3156-impianti-di-rifiuti-250-incendi-in-tre-anni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3156-impianti-di-rifiuti-250-incendi-in-tre-anni

Ricordate le alte fiamme dell'incendio all'impianto di rifiuti speciali di Pomezia? Ebbene, quello è finito nei titoli dei telegiornali, ma in realtà negli ultimi tre anni i roghi in questo tipo di impianti sono stati ben 250. Cosa c'è dietro?
Incendio Pomezia1

Chi pensava che l'incendio all'impianto di rifiuti speciali di Pomezia della scorsa primavera fosse un'eccezione di cui spaventarsi, ebbene, deve ricredersi. Basta leggere il documento dal titolo “Il fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti” redatto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, basata sulle segnalazioni ricevute dalle Agenzie regionali per l'ambiente.

Il rapporto indica regione per regione i nomi e l’ubicazione degli impianti di trattamento, smaltimento e recupero di rifiuti nei quali hanno avuto luogo gli incendi. Per ciascun sito viene riportata la data degli episodi e una breve descrizione – ripresa direttamente dalle note delle Procure della Repubblica, indicate con il numero di documento della Commissione – sullo svolgimento delle indagini ed eventuali esiti processuali; in alcuni casi il documento riporta anche le note redatte da altri enti, laddove rilevanti.

«Fonte primaria delle informazioni acquisite dalla Commissione sono state le relazioni inviate dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, che hanno registrato tutti gli incendi avvenuti in ogni singola regione. Altre segnalazioni sono pervenute dalle procure o da approfondimenti fatti dalla Commissione stessa» fa sapere il SNPA, il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente. Una parte del Rapporto è dedicata in maniera più specifica ad alcuni eventi di particolare rilievo, per i quali la Commissione ha effettuato missioni sul territorio. Si tratta di sei casi: l’incendio della Green up di Bedizzole (Brescia) avvenuto nei mesi di marzo e maggio 2017, della Eredi Bertè di Mortara (Pavia) nel settembre 2017, della società Carluccio a Cinisello Balsamo (Milano) nell’ottobre 2017, della Vidori Servizi in località Vidor (Treviso) nell’agosto 2017, dell’impianto “Ilside” situato a Bellona (Caserta) nel luglio 2017. Un lungo capitolo è dedicato ad uno degli incendi che maggiormente ha contribuito ad alzare l’attenzione pubblica sul fenomeno a livello nazionale, quello della Eco X di Pomezia (Roma) nel maggio 2017.

Incendio Pomezia

Guardando ai dati raccolti dalla Commissione, si osserva un significativo aumento degli eventi nell’ultimo triennio: prima del 2014 si calcola una media di 11 incendi all’anno, mentre il salto si ha nel 2014 con 35 episodi e 66 nel solo primo semestre 2017. In questi tre anni oltre il 47% degli incendi si è verificato al Nord. «La rilevanza del fenomeno ha fatto sì che l’attenzione di tutti i soggetti attivi nella difesa della legalità ambientale sia passata dal tema “classico” della combustione illecita, oggetto di provvedimenti legislativi ad hoc, al tema dell’interdipendenza tra eventi incendiari e mancata corretta chiusura del ciclo dei rifiuti» scrive il SNPA.

Sebbene sia ancora difficile fornire una spiegazione complessiva del fenomeno, la Commissione ha messo in evidenza alcuni elementi valutativi. Sicuramente la fragilità degli impianti, spesso non dotati di sistemi adeguati di sorveglianza. «Desta preoccupazione la rarefazione dei controlli sulla gestione, che porta a situazioni di sovraccarico degli impianti e di maggior pericolo di incendio. Non sono da sottovalutare anche le congiunture nazionali e internazionali che provocano problemi all’import/export e di conseguenza un sovraccarico di materia stoccata. L’indagine della Commissione rileva anche una certa disomogeneità nella risposta investigativa e giudiziaria, per la quale potrebbe risultare utile la condivisione di protocolli nazionali negli accertamenti e nell’esercizio dell’azione penale. Azioni di prevenzione appaiono quanto mai urgenti visti gli alti costi che rappresenta per la collettività lo spegnimento di un incendio e le azioni di tutela della popolazione».

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/impianti-di-rifiuti-250-incendi-in-tre-anni

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 21 Mar 2018 10:02:33 +0000
Via libera alla ricerca di petrolio nell'Adriatico con l'airgun http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3153-via-libera-alla-ricerca-di-petrolio-nell-adriatico-con-l-airgun http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3153-via-libera-alla-ricerca-di-petrolio-nell-adriatico-con-l-airgun

Sì alla ricerca di petrolio nell'Adriatico. Lo ha deciso il Consiglio di Stato che ha bocciato i ricorsi presentati dalle Regioni Abruzzo e Puglia contro il ministero dell'Ambiente e la società Spectrum Geo Lfd. Niente da fare. Dall'Emilia Romagna alla Puglia, non si salva nessuno.

di Francesca Mancuso

trivellazioni puglia abruzzo

Potranno infatti essere condotte attività di prospezione e ricerca di gas al largo della costa adriatica. Le decisioni sono contenute in una serie di sentenze pubblicate tra il 28 febbraio e l'8 marzo dal Consiglio di Stato.

I ricorsi erano stati proposti lo scorso 26 ottobre dall'Abruzzo, dalla Puglia e da alcuni Comuni pugliesi, contro i decreti del Ministero dell’Ambiente (il parere di compatibilità ambientale) che davano il via libera alle ispezioni di ricerca di idrocarburi, al largo delle coste con l’airgun. La decisione del Consiglio di Stato permetterà quindi alle società petrolifere di utilizzare questa discussa tecnica i cui effetti potrebbero ripercuotersi sulla fauna e la flora marina.

Con l'airgun si provocano esplosioni sotto la superficie del mare tramite cannoni ad aria compressa, generando onde sismiche sottomarine. Tramite dei rilevatori sonori si può così verificare o meno la presenza di petrolio.

airgun test

Foto: Legambiente

Il Tar del Lazio, nel 2016, aveva rigettato il ricorso di primo grado della Regione Puglia, che si era rivolta al Consiglio di Stato sperando in un ribaltamento della sentenza. Stessa cosa è accaduta per il ricorso di primo grado dell’Abruzzo.

Adesso purtroppo non si potrà impedire l'avvio delle previste piattaforme per la ricerca di gas e idrocarburi sul fondale marino, lungo un’area di oltre 30mila kilometri quadrati, che tocca numerose città adriatiche, da Rimini a Termoli, da Rodi Garganico a Santa Maria di Leuca, nello splendido Salento.

 

Cosa accadrà adesso? Entro la fine del mese di marzo ne sapremo di più visto che sarà resa nota anche la relazione del Gruppo tecnico chiamato dal Ministero dello sviluppo economico. Quest'ultima fornirà un supplemento di valutazione sulle indagini geofisiche legate alla ricerca di idrocarburi.

Le associazioni sono già sul piede di guerra. Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, ha commentato:

“Ribadiamo il nostro appello, questa volta rivolgendoci ai parlamentari pugliesi neoeletti, nonché alla Regione, di farsi promotori di una legge che vieti la tecnica dell’airgun, estremamente pericolosa e impattante per l’ecosistema marino, oltre che la redazione di un Piano delle Aree per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, per avere un quadro degli effetti cumulativi delle attività petrolifere in corso, visto che la nostra regione continua a far gola alle società petrolifere”.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/26962-petrolio-trivellazioni-adriatico

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 15 Mar 2018 09:41:36 +0000
Il reportage El costo humano de los agrotóxicos di Pablo Ernesto Piovano sugli effetti dei pesticidi diventa un libro http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3149-il-reportage-el-costo-humano-de-los-agrotoxicos-di-pablo-ernesto-piovano-sugli-effetti-dei-pesticidi-diventa-un-libro http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3149-il-reportage-el-costo-humano-de-los-agrotoxicos-di-pablo-ernesto-piovano-sugli-effetti-dei-pesticidi-diventa-un-libro
Il reportage fotografico di Pablo Ernesto Piovano, El costo humano de los agrotóxicos, è ora un libro che dà voce a tutte le persone colpite dai pesticidi omaggiandone la forza, e la vita.

El Costo Humano de los Agrotóxicos (Il costo umano dei pesticidi) è il reportage fotografico di Pablo Ernesto Piovano che ha l’obiettivo di rompere il silenzio sugli effetti dell’uso sempre maggiore dei pesticidi, tra cui il glifosato. Piovano, fotografo argentino, ha viaggiato per tutto il suo paese per documentare gli effetti che hanno queste sostanze chimiche sulle persone. Il risultato è una serie di immagini potenti e toccanti. Ora il suo lavoro si è trasformato in un libro, pubblicato da Kehrer Verlag, uno degli editori di libri fotografici più importanti al mondo.

di Camilla Soldati

piovano glifosato

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Abbiamo parlato con Pablo Ernesto Piovano, che ci ha raccontato la storia del suo lavoro e di come si è sviluppato.

Com’è nata l’idea del libro?
L’idea è nata dopo che ho tenuto una mostra ad Arles, in Francia, con la Manuel Rivera-Ortiz foundation for documentary photography and film. Lì il proprietario della rivista editoriale Klaus ha visto il mio lavoro e ha avuto l’idea di fare un libro. Ora l’abbiamo presentato e verrà distribuito in Europa e negli Stati Uniti. Quello che cercherò di fare io è portarlo in America Latina, soprattutto in Argentina, perché il mio lavoro abbia un senso anche lì.

piovano glifosato2

Cosa racconta il libro?
Questo libro è il riassunto di tre anni di lavoro, dei 15mila chilometri che ho percorso in tutta l’Argentina, parlando e incontrando le vittime e chiunque sia stato colpito dai pesticidi.

Che impatto crede stia avendo e avrà il libro anche al di fuori delle zone colpite?
Credo che in un certo senso il mio lavoro abbia avuto più successo in Europa per quanto riguarda le pubblicazioni sui mezzi di comunicazione e testate giornalistiche. Invece, per quanto riguarda le mostre credo si sia diffuso di più in Argentina. Un esempio è una mostra importante che ho tenuto a Cordoba, che è una delle zone che più fa resistenza a questi temi. Infatti, Cordoba ospitava l’impianto della Monsanto più grande del Sudamerica che però è stato bloccato per tre anni dagli attivisti e Monsanto si è vista costretta ad andarsene. Si sono anche formati gruppi e organizzazioni di madri, i cui figli si sono ammalati o addirittura sono morti, che hanno iniziato ad organizzare la resistenza in quelle aree dove la monocoltura della soia è prevalente e l’uso dei pesticidi è massivo. Per questo credo che Cordoba sia un buon posto dove esporre il mio lavoro, è una zona di impatto.

Ha dedicato il libro a Fabián Tomasi, uno dei soggetti delle sue foto che è diventato anche un suo caro amico.
Sì, è stata l’ultima cosa che ho scritto. Stavo cercando un epilogo e stavo pensando di iniziare il libro con una poesia, una frase breve, che trasmettesse qualcosa sulla terra. Mancavano pochi giorni per chiudere il libro e Fabián mi ha scritto. Alla fine della nostra conversazione mi ha detto: “Non dimenticarti mai di me, fratello”. All’inzio non mi ero reso conto, ma il giorno dopo mi sono svegliato e ho capito che era l’epilogo perfetto per il mio libro. Alla fine un libro conserva la memoria. Un po’ come la fotografia, i libri custodiscono la memoria di luoghi e avvenimenti. Mi è sembrata perfetta. E credo possa anche essere un riscatto per mio fratello, Fabián, che ha lottato tanto. È come un elogio alla sua battaglia, e alla sua vita.

piovano glifosato1

Come sta Fabián?
È come al solito un po’ delicato, ma la sua coscienza è sempre più lucida. Il suo corpo trasmette una cosa, ma i suoi sentimenti, il suo modo di pensare e di andare avanti dice tutt’altro. Il suo spirito si contrappone al suo corpo, ha tanta forza e potenza.

Il libro verrà anche presentato in Italia al Festival della fotografia etica di Lodi, che si tiene dal 7 al 29 ottobre 2017.

Fonte: https://www.lifegate.it/persone/news/norvegia-aumenta-numero-balene-da-cacciare

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 09 Mar 2018 09:10:38 +0000
Isde: «No al via libera alla distruzione dei boschi» http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3147-isde-no-al-via-libera-alla-distruzione-dei-boschi http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3147-isde-no-al-via-libera-alla-distruzione-dei-boschi

L'associazione Isde-Medici per l'Ambiente lancia l'allarme sul decreto legislativo approvato dai due rami del Parlamento che permetterà il taglio esteso e sistematico di boschi e aree fino ad ora protette per poter usare il legno per le biomasse.

ISDE Boschi

L’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia e il Gruppo di Ricercatori e Scienziati di Energia per l’Italia hanno lanciato un appello accorato affinchè il governo receda dalle posizioni adottate con il decreto legislativo già approvato da Camera e Senato, dal titolo “Disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali” (in attuazione dell’articolo 5 della legge 154 del 28 luglio 2016), attualmente alla firma del presidente della Repubblica Mattarella. L'auspicio di Isde è anche che il presidente non firmi tale decreto.

«Il decreto favorisce in modo incondizionato e sistematico il taglio esteso di boschi ed aree, fino ad oggi protette, per l’utilizzo delle masse legnose a fini energetici nelle centrali a biomasse - spiegano da Isde - Tale pratica comporterebbe inevitabilmente un ulteriore aggravio dell’inquinamento atmosferico con ricadute negative per salute della popolazione italiana, dimenticando che l’Italia, con 90 mila morti premature all’anno sulle 487.600 del continente europeo, è ai vertici di questa triste classifica e per questo sotto procedura d’infrazione. Già oggi in Italia le biomasse solide sono responsabili di circa il 70% del PM2,5 primario, che rappresenta (dati ISPRA) circa la metà del PM2,5 totale, responsabile di 59.630 decessi prematuri ogni anno secondo l’UE. Si può stimare quindi che la combustione di biomasse in Italia sia responsabile, considerando le sole emissioni di particolato, di numerosissime morti premature, di ricoveri per patologie acute (soprattutto negli esposti più suscettibili come bambini e anziani), di alterazioni della fertilità, della gravidanza e del periodo perinatale e di numerose patologie croniche (soprattutto cardio-respiratorie, metaboliche e neurologiche) per le quali è ormai riconosciuto un importante ruolo causale per questo inquinante atmosferico. Agli effetti delle emissioni di particolato andrebbero aggiunti gli impatti ambientali e sanitari da emissioni di composti organici clorurati, VOCs, IPA, metalli pesanti, spesso non adeguatamente monitorati e, in alcuni casi, persino non normati».

“E’ quindi veramente paradossale che, di fronte al problema dei cambiamenti climatici, della perdita di biodiversità e fertilità dei suoli, dei recenti devastanti incendi di cui sempre più, dal Nord al Sud, si sospetta il legame criminale con le centrali a biomasse, invece che conservare gli alberi esistenti e piantarne altri, se ne incentivi il loro abbattimento - prosegue Alberto Romizi, presidente di Isde - E’ dimostrato che lasciare boschi e foreste alla loro evoluzione naturale ne favorisce la ricchezza in biodiversità ed anche in ambiente urbano la presenza di alberi aumenta il benessere psicofisico delle persone, contrastando anche patologie degenerative quali Parkinson e Alzheimer. Un’assurda interpretazione delle “energie rinnovabili” porta ancora una volta a incentivare i processi di combustione (biomasse, biogas, biometano, rifiuti…) piuttosto che la sola, vera energia rinnovabile rappresentata dal sole e dai suoi derivati (vento, onde, maree). Si dimentica che aumentare la fertilità dei suoli restituendo alla Terra il materiale organico ottenuto da compostaggio – e non certo il digestato da impianti a biogas- aumenta il sequestro di Carbonio dall’atmosfera, nonché biodiversità e fertilità dei suoli, contrastando in modo determinante anche i cambiamenti climatici. Chiediamo che vengano finalmente ascoltati gli appelli che da anni autorevoli Ricercatori, Scienziati e Giuristi rivolgono ai decisori politici e che si aprano Tavoli Tecnici con esperti indipendenti nel settore dell’energia. Rivolgiamo quindi un appello al Governo affinché non adotti – e al Presidente della Repubblica affinché non firmi – questo disastroso decreto legislativo, ricordando che boschi, suolo, paesaggio sono Beni della Collettività e come tali salvaguardati dalla Costituzione Repubblicana e non ulteriore occasione di profitto per pochi soggetti privati».

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/isde-no-al-via-libera-alla-distruzione-dei-boschi

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 02 Mar 2018 13:09:39 +0000
L'invenzione geniale che genera l'elettricità usando il vento creato dai treni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3143-l-invenzione-geniale-che-genera-l-elettricita-usando-il-vento-creato-dai-treni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3143-l-invenzione-geniale-che-genera-l-elettricita-usando-il-vento-creato-dai-treni

MoyatubeA Londra, una designer di 27 anni ha creato un nuovo ed ingegnoso  modo di generare energia eolica - e lo fa usando l'infrastruttura che già esiste.

Charlotte Slingsby è la mente dietro Moya Power : una startup che utilizza materiale simile a un tessuto per generare elettricità dal vento che esce dalle metropolitane e dai treni.

Mentre le macchine sfrecciano attraverso le stazioni, il movimento dei tessuti causato dalle raffiche di vento che ne derivano accumula elettricità.

 

 

moyatexture

La resa è bassa rispetto alle tradizionali centrali eoliche e non è in grado di alimentare intere città, ma Slingsby vede Moya Power come un singolo elemento in una miscela di fonti di energia urbana.

In futuro, l'invenzione di Slingsby potrebbe appendere sui grattacieli, nelle gallerie o sui ponti, catturando energia nelle parti più ventose della città. Il cemento grigio delle gallerie e le trincee ferroviarie potrebbero diventare le superfici più visivamente attraenti delle nostre città ...

Slingsby, che ha studiato design e ingegneria all'Imperial College e al Royal College of Art, ha già installato un set pilota di tessuti Moya Power lungo le rotte di London Crossway.

"Se viviamo tutti in città che hanno bisogno di elettricità, dobbiamo cercare nuovi modi creativi per generarla", afferma Slingsby. "Volevo creare qualcosa che funzionasse in diverse situazioni e che potesse essere adattato in modo flessibile, sia che tu viva in una capanna urbana o in un grattacielo."

 

fonte:
http://www.wired.co.uk/article/city-wind-farms-energy-crossrail-london-renewable-energy

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 24 Feb 2018 10:32:25 +0000
Fantascienza in Germania: mezzi pubblici gratis contro l'inquinamento http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3138-fantascienza-in-germania-mezzi-pubblici-gratis-contro-l-inquinamento http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3138-fantascienza-in-germania-mezzi-pubblici-gratis-contro-l-inquinamento

Tram germaniaIn Germania, per evitare di finire davanti alla Corte Europea e per non essere gli "asini" bacchettati dall'Europa, partono con i mezzi pubblici gratis in cinque città, in via sperimentale. E l'Italia che fa? La politica può, se vuole. Ma qui si vuole oppure no? Vediamola la differenza che fa.

di Paolo Ermani

Il paese della Mercedes, Bmw, Audi e Volkswagen, leader mondiale per la vendita di automobili, decide di rendere gratis i mezzi pubblici per combattere l’inquinamento. Un governo dove non siede nemmeno un verde o un ambientalista inizierà da alcune città a sperimentare questo provvedimento  per disincentivare l’uso dell’automobile. Si sancisce finalmente che centinaia di migliaia di morti in Europa per inquinamento sono un problema serio e non qualcosa da passare nel dimenticatoio. Quelle da inquinamento infatti sono morti silenziose che non vengono riprese da un cellulare e messe da nessuno su Youtube, quindi è come se non esistessero, ma ci sono eccome. E pesano tantissimo dal punto di vista di lutti, costi ambientali, sanitari (solo per le spese sanitarie le stime parlano di 20 miliardi di euro annuali) e sociali. Così tanto che la locomotiva d’Europa governata da due partiti come l’SPD e la CDU/CSU, notoriamente zerbini alle logiche industriali, decide che bisogna fare qualcosa di serio e non il solito greenwashing che non cambia sostanzialmente nulla. Certo, lo fanno per non rischiare sanzioni dall’Unione Europea ma potevano tranquillamente fregarsene come da sempre fa l’Italia, tanto poi pagano i cittadini. Se si permette ai cittadini di andare gratis sui mezzi pubblici con tanto di ammanchi nelle aziende municipalizzate che verranno reintegrati dallo Stato, l’indiziato numero uno è chiaro: l’automobile e il traffico privato. Si conferma senza più alcun dubbio chi sono i maggiori responsabili di questa ecatombe in tempo di pace, cioè soprattutto le tante decantate automobili fossili che continuano a bombardarci dalla pubblicità e sulle cui fiancate per legge andrebbe scritto, così come per le sigarette: nuoce gravemente alla salute, pericolo di morte per cancro, etc.

La presa di posizione tedesca conferma una volta di più che quello che sosteniamo da sempre non ha a che fare con strane teorie di persone che sono fuori della realtà ma rappresenta la sola, valida, sensata e praticabile alternativa, senza che servano studi di prestigiosi istituti a dimostrarlo o esperti titolati, perché basta il puro semplice e saggio buon senso per capirlo. Da sempre diciamo che la mobilità del futuro, a maggior ragione nelle città, non è il mezzo privato ma sono i mezzi pubblici possibilmente elettrici, la bicicletta, il car sharing e tutto quanto neghi l’ormai preistorica automobile in cui il guidatore è spesso una persona sola e dove l’auto per lunghissimo tempo resta ferma parcheggiata inutilizzata.  Se c’è un bluff, una vera e propria presa in giro è far credere alle persone che l’acquisto di una auto nuova sia un affare, quando non lo è da nessun punto di vista, dato che soprattutto in città è il mezzo migliore per rimanere imbottigliati nel traffico a respirare quell’inquinamento che non solo uccide noi e i nostri figli ma che poi  dovremmo anche pagare con le sanzioni all’Unione Europea.

Con il provvedimento preso dalla Germania si dimostra che la politica, se vuole e se volesse, potrebbe finalmente mettere al primo posto la salute delle persone e l’ambiente e non sempre, solo e unicamente il profitto delle lobby. Il governo tedesco pensa, oltre che a fare andare gratis le persone sui mezzi pubblici, anche a diffondere la trazione elettrica, chiudere zone delle città al traffico e a fare interventi di retrofit alle auto per ridurre le emissioni. E in questo caso però bisogna dire che in Italia abbiamo un esempio molto interessante, da anni infatti il ricercatore e studioso Alessandro Ronca del Parco Energia Rinnovabile sperimenta e applica sistemi di efficienza energetica nell’automobile per ridurre consumi e conseguente inquinamento. Cosa aspettano gli enti pubblici nostrani quantomeno a seguire la strada della Germania e dell’efficientamento energetico delle automobili? Se lo fa la locomotiva d’Europa, perché non seguirla almeno quando ha senso seguirla?

Da noi invece il Ministro dell’Ambiente Galletti (mi scuso per avere affiancato le due parole, Ambiente con Galletti) sarà andato all’audizione dell’Unione Europea sull’inquinamento dello scorso fine gennaio, probabilmente con il mega SUV da 305 chilometri all’ora, la Lamborghini Urus, di cui ha presenziato l’inaugurazione, per dimostrare il nostro chiaro impegno a favore della riduzione delle emissioni. Unione Europea che ci sanzionerà probabimente, proprio in merito al nulla assoluto fatto dall’Italia e ribadito anche recentemente dai rapporti di Legambiente e Greenpeace che vedono sempre più soprattutto la Pianura Padana come una immensa camera a gas e fra le zone più inquinate al mondo.  Però da quelle parti si vantano di essere il cuore produttivo dell’Italia, singolare questa similitudine, per essere il cuore produttivo il prezzo da pagare è la morte di inquinamento, non mi sembra un bell’affare.

Ormai solo persone in malafede o cieche possono pensare che il futuro sia fatto di cancri vari per fare piacere alle multinazionali, che siano delle automobili, della medicina, della chimica, dell’agricoltura, dell’alimentazione. I danni sono evidenti, sotto i nostri occhi costantemente e ci stanno portando ad una situazione di non ritorno. Se un governo super moderato come quello tedesco sempre prono e attento a favorire le lobby, propone queste soluzioni che hanno dell’incredibile, vuol dire che la situazione è davvero grave. Sotto la spinta di tante persone che finalmente si rendono conto che il buon senso ha la precedenza su tutto, saranno sempre più i provvedimenti politici che a causa delle drammatiche condizioni ambientali e di salute porteranno a cambiamenti radicali che prima mai si sarebbero nemmeno immaginati.

Fonte:http://www.ilcambiamento.it/articoli/fantascienza-in-germania-mezzi-pubblici-gratis-contro-l-inquinamento

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 19 Feb 2018 11:00:44 +0000
Test sui gas di scarico? I cittadini sono cavie ogni giorno http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3129-test-sui-gas-di-scarico-i-cittadini-sono-cavie-ogni-giorno http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3129-test-sui-gas-di-scarico-i-cittadini-sono-cavie-ogni-giorno

Ha suscitato un clamore mediatico mondiale la notizia scoperta dal New York Times e approfondita dai media tedeschi secondo cui Volkswagen, Daimler e Bmw hanno condotto test su scimmie e persone per testare l'effetto dei gas di scarico delle auto diesel. Ma come mai non ci si indigna in modo proporzionale per i milioni di cittadini che fanno da cavia ogni giorno respirando i gas di scarico di milioni di auto?

car exhaust fume

I gas di scarico delle auto diesel dei colossi tedeschi non sono stati provati solo su scimmie, ma anche su cavie umane. Lo scrivono Sueddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung, rivelando nuovi particolari sui test di cui sono coinvolte Vw, Daimler e Bmw. Daimler però prende le distanze da questo nuovo caso. Secondo i media, la Società di Ricerca europea per l'Ambiente e la Salute nei Trasporti, fondata dai 3 colossi dell'auto, ha promosso "un breve studio di inalazione con ossido d'azoto su persone sane".

"Venticinque persone sono state sottoposte a dei controlli presso la clinica universitaria di Aquisgrana dopo che avevano respirato, per diverse ore, e in diverse concentrazioni, dell'ossido d'azoto", scrive la Sz. Stando al rapporto della stessa società di ricerca (Eugt) che ha promosso gli esperimenti, e che viene citato dal giornale, non sarebbero stati rilevati effetti sui pazienti dall'emissione del gas. La stessa società, probabilmente anche alla luce del dieselgate, è stata poi sciolta nel 2017.

I test sulle 25 persone si sono basati sull'inalazione di diossido di azoto per tre ore al giorno per quattro settimane consecutive. E' quanto emerge nella ricerca pubblicata il 7 maggio 2016 sulla rivista International Archives of Occupational and Environmental Health, condotta dall'univesità tedesca di Aquisgrana e dalla Società di Ricerca europea per l'Ambiente e la Salute nei Trasporti (Eugt), chiusa nel 2017.

I test sui gas di scarico fatti sulle persone furono realizzati per verificare la sicurezza delle condizioni di lavoro dei dipendenti dell'industria dell'auto, secondo quanto afferma il policlinico universitario RWTH di Aquisgrana, sottolineando che lo studio sulle emissioni di diossido di azoto fu "autorizzato dal comitato etico dell'università". Questi test, si afferma, non avevano "nulla a che fare contenutisticamente con la questione del dieselgate", "né avevano alcun collegamento con gli esperimenti fatti sulle dieci scimmie citati dal New York Times".

Ora non sono in pochi ad auspicare un'analoga e proporzionale indignazione in tutto il mondo di fronte alla constatazione che milioni di cittadini di ogni nazione, ogni giorno sono sottoposti di fatto all'inalazione di gas di scarico di milioni di auto.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/Test-sui-gas-di-scarico-I-cittadini-sono-cavie-ogni-giorno

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 01 Feb 2018 10:48:53 +0000