Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Sun, 30 Apr 2017 02:58:50 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Chernobyl brucia ancora http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2949-chernobyl-brucia-ancora http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2949-chernobyl-brucia-ancora

Preoccupante allarme lanciato dall'europarlamentare Dario Tamburrano . «Un grande impianto, finanziato con fondi UE, usa come combustibile legno contaminato proveniente da Chernobyl; i fumi vanno per l'aria e le ceneri tossiche vengono impiegate come fertilizzante in tutta l'Ucraina avvelenando i raccolti. Che poi vengono esportati (anche in Italia)».

Chernobyl

Preoccupante la denuncia dell'europarlamentare Dario Tamburrano  .

«Chernobyl brucia ancora. Il fuoco é finanziato con i soldi dei cittadini europei ed il risultato é l’arrivo di cibo radioattivo sulle nostre tavole. Lo dice  l’associazione di volontariato “Mondo in cammino”  , e sullo scandalo che essa denuncia desideriamo fare luce. Tanto per cominciare stiamo preparando un’interrogazione alla Commissione Europea. Oggi – il 31mo anniversario della tragedia  – é il giorno più adatto per parlarne»: spiega Tamburrano.

«Nella zona di Ivankiv (Ucraina), a poca distanza da Chernobyl, la banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (ERBD  , che é sostenuta dalle istituzioni UE, ha finanziato  la costruzione di Ekotes, un enorme impianto a biomassa che produce energia elettrica usando come combustibile non solo il legno locale, fortemente radioattivo, ma anche sembrerebbe il legno ancor più radioattivo che viene illegalmente tagliato nella “zona di interdizione”  attorno alla centrale nucleare esplosa il 26 aprile 1986. Gli alberi bruciati da Ekotes hanno assorbito ed incorporano le sostanze radioattive depositatesi al suolo a causa dell’incidente: soprattutto (ma non solo) Cesio 137  Stronzio 90  . Durante la combustione queste sostanze in parte vengono disperse nell’atmosfera e in parte si concentrano nelle ceneri che, a quanto afferma “Mondo in cammino” – vengono distribuite ai contadini di tutta l’Ucraina affinché le usino come fertilizzante nei campi. Così la radioattività delle ceneri viene incorporata dal cibo: e l’Ucraina esporta verso l’UE grandi quantità di derrate alimentari».

«Secondo i dati di “Mondo in cammino”, la centrale a biomasse Ekotes arriva a bruciare in un solo giorno quasi 6.500quintali di legno; ogni quintale di legno produce – oltre alle emissioni in atmosfera – un chilo di cenere con una radioattività media pari a 3.000 Becquerel. E’ impossibile sapere dove esattamente finisce il cibo concimato con le ceneri radioattive. Tuttavia dal 2014 l’Ucraina  é legata all’UE da un accordo di associazione  e dal primo gennaio 2016 UE ed Ucraina formano  una zona di libero scambio. Per fare un solo esempio, già nel 2015 l’Ucraina ha quadruplicato  la quantità di grano venduta all’Italia ed é diventata  il terzo maggior fornitore di grano destinato alla panificazione nel nostro Paese. Noi ci preoccupiamo – giustamente – per la pagnotta germogliata sulle ceneri  radioattive: ma la gente che vive attorno alla centrale a biomasse, oltre a mangiare cibo contaminato, respira la radioattività diffusa nell’aria dall’impianto. Secondo “Mondo in cammino”, circa il 90% dei bambini della zona di Ivankiv soffre di turbe cardiache correlate all’incorporazione nel tempo di Cesio 137 e nei cimiteri le lapidi di bambini e ragazzi stanno occupando uno spazio spropositato. La banca EBRD (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), che ha finanziato la centrale a biomassa Ekotes, annovera fra i fondatori l’Unione Europea (a quel tempo si chiamava Comunità Europea) e la Banca Europea degli Investimenti, che è l’istituzione finanziaria dell’UE. Ha finanziato in Ucraina  addirittura 377 progetti per un ammontare complessivo di oltre 12 miliardi di euro: fra di essi c’è anche il mantenimento in funzione  delle vecchie e pericolose centrali nucleari “sorelle” di Chernobyl che hanno raggiunto e superato l’età pensionabile. A suo tempo ne abbiamo chiesto conto alle istituzioni UE, ricevendo rassicurazioni dall’EBRD  dalla Commissione Europea  . Interrogheremo presto la Commissione Europea per verificare se quelle promesse siano state mantenute, sia per sollevare la questione della centrale elettrica a biomasse Ekotes».

Tamburrano sul suo portale pubblica anche i   documenti ricevuti da “Mondo in cammino” sull’impianto sulle ceneri radioattive.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/Chernobyl-brucia-ancora

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 29 Apr 2017 10:22:38 +0000
La disinformazione ambientalista http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2935-la-disinformazione-ambientalista http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2935-la-disinformazione-ambientalista

acqualoop2Il 22 marzo 2017 si è consumata la "giornata mondiale dell'acqua", iniziativa istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare le persone sugli sprechi idrici e insegnar loro a risparmiare questa importante risorsa [1]. L'Italia, in quanto membro dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è tenuto quindi a "promuovere attività concrete" per informare le persone sull'importanza di questa risorsa e sui modi per evitare di sprecarla.
Per l'occasione Legambiente Onlus in collaborazione con Ogilvy Change, ha diramato a livello nazionale la campagna "giù il rubinetto" [2] per sensibilizzare piccoli e grandi sul problema dello spreco dell'acqua in quanto anche secondo loro è un problema che riveste particolare importanza, dato che non si tratta di una risorsa infinita. Fin qui non ci sarebbe niente da dire, se non che è un'iniziativa lodevole...

di Elia Dallabrida [Decalagon] e Riccardo Pizzirani [Sertes]

Legambiente ha focalizzato però il problema sul settore domestico, in particolare il lavaggio dei denti che, a sentir loro, spreca moltissima acqua. Dal loro sito leggiamo infatti:
"Da un rubinetto lasciato aperto possono uscire fino a 8 litri di acqua al minuto. Se per abitudine laviamo i denti 2 volte al giorno, per 2 minuti come consigliato dai dentisti, arriviamo a 32 litri al giorno. Ognuno di noi può arrivare a sprecare fino a 960 litri ogni mese!"
Incredibile, tutta quest'acqua buttata via ogni mese per lavarsi i denti!
Ma mica è finita qui: è addirittura possibile calcolare il consumo giornaliero di acqua tramite una semplice applicazione sul sito giuilrubinetto.it. Se infatti ti lavi i denti 4 volte al giorno o più, siete 5 o più persone in famiglia e impieghi 4 o più minuti per lavarti, puoi sprecare fino a 640 litri al giorno.

Apparentemente un'enormità.
Per questo motivo è possibile richiedere a Legambiente di un semplicissimo braccialetto in gomma chiamato "acqualoop" (vedi immagine sopra) da poter fissare fra il rubinetto e la maniglia, in modo tale che il getto d'acqua si interrompa subito appena lasciata la presa. In questo caso il risparmio è garantito.
Chiaramente il sistema presenta dei problemi in caso il rubinetto sia fatto in questo modo:
Ma in fondo è il pensiero che conta, mica l'utilizzo effettivo. Infatti, sempre secondo ciò che è scritto sul sito [2], "Acqualoop è prima di tutto un simbolo da indossare al braccio, che contraddistingue le persone che hanno a cuore il tema dello spreco d'acqua". Un po' a dire che in fondo dello spreco d'acqua non me ne importa niente, ma almeno ho qualcosa da indossare per far vedere a tutti che bravo ambientalista sono.
Un simbolo di vanto, praticamente.

Ma come vedremo c'è ben poco di cui vantarsi.

Se andiamo a vedere quali sono le prime cause di consumo delle nostre risorse d'acqua, il discorso è ben diverso. Infatti, secondo i dati raccolti dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) l'industria degli allevamenti è il settore che maggiormente danneggia le nostre scarse risorse d'acqua, e che oltretutto contribuisce all'inquinamento idrico. [3] Solo in Italia è il settore agroalimentare a consumare più acqua, con l'89% dell'impronta idrica totale, come ribadito anche dalla Fondazione Barilla for Food & Nutrition in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua. [4] "In media", afferma l'articolo," il 70% del prelievo totale di acqua dolce è destinato all'irrigazione, mentre l'industria ne consuma il 22% e il restante 8% è dedicato all'uso domestico".
Per non parlare della cosiddetta "acqua virtuale", ovvero quell'acqua che è stata usata per produrre gli alimenti che mangiamo ogni giorno senza che noi ci facciamo il minimo caso. Ad esempio per un chilo di carne di manzo possono servire fino a 15.400 litri d'acqua; Si tratta dell'acqua per abbeverare il bovino per tre anni, nonché per irrigare tutto il cibo che esso mangia. In modo analogo si usano 10.400 litri d'acqua per un chilo di carne di pecora e 5990 litri d'acqua per un chilo di carne di maiale. Per un solo uovo possono servire circa 200 litri d'acqua, quando per un chilo di mele si consumano appena 800 litri d'acqua. [5] Quindi, secondo Legambiente Onlus, io posso anche risparmiare 600 litri d'acqua al giorno lavandomi i denti meno volte, impiegando meno tempo e tenendo chiuso il rubinetto, ma posso tranquillamente sprecare anche più di 5000 litri d'acqua a ogni pasto!
E anche il WWF non è immune da questo vizietto di "sensibilizzare la popolazione" con atti di grande visibilità quanto inutili, tacendo nel contempo delle problematiche più sostanziali: lo scorso 25 marzo era la famosa "ora della Terra", un giorno in cui in tutto il mondo le persone sono invitate a spegnere la luce per combattere il riscaldamento globale. Questa iniziativa ha avuto un eco mediatico internazionale, pubblicata sulle più importanti testate giornalistiche del mondo: ANSA, BBC, Mirror, The Telegraph, USA Today, Daily Mail, eccetera... quindi una persona normale penserà che sia davvero una cosa utile e doverosa, quella di spegnere la luce, per far fronte ad un problema così importante.
Ma che impatto può avere lo spegnere le luci per un ora? Ho chiesto proprio questo, scrivendo direttamente a WWF Italia, e putroppo la risposta è stata proprio quella che mi aspettavo, mentre ammettevano candidamente che:
"Lo spegnimento delle luci è evidentemente un atto simbolico, capace però, allo stesso tempo, di unire milioni di persone in tutto il mondo, non crediamo affatto che il riscaldamento globale possa essere fermato con lo spegnimento delle luci per un'ora, ma è senza dubbio un'occasione di mobilitazione importante per riflettere sul tema."
Quindi sostanzialmente non serve a niente. Peggio: se dovevamo proprio fermarci tutti a riflettere un'ora, non era il caso di fornirci l'informazione che la fonte principale del riscaldamento globale è il settore zootecnico? Ebbene sì, da solo il settore zootecnico produce 32.6 miliardi di tonnellate di gas serra all'anno, pari al 51% delle emissioni totali a livello globale! [6]
Potevamo stare un ora con la luce accesa, e piuttosto mangiarci un'insalata: un messaggio ancora troppo scomodo pure per enti importanti come il WWF e Legambiente che si ritrovano, loro malgrado, a contribuire a questa azione di gatekeeping involontario (sicuri che sia involontario? - Nota di CIR): esaltare l'inutile e occultare l'importante.
Come disse Steiner "la consapevolezza è la base del cambiamento".
Oppure, se preferite Natalino Balasso: "è chiaro che a dire alla gente che le scoregge dei bovini creano più inquinamento delle fabbriche si rischia anche di non essere presi sul serio. Ma è proprio così."

PER CAPIRE MEGLIO COME E PERCHE' VIENE MANIPOLATO L'AMBIENTALISMO DI FACCIATA, CLICCA QUI

Note e fonti.

Earth Day Italia: http://www.earthdayitalia.org/CELEBRAZIONI/Giornata-Mondiale-dell-Acqua
http://www.giuilrubinetto.it/
http://www.fao.org/newsroom/en/News/2006/1000448/index.html
Italia ricca di acqua ma ne usa troppa:
Water Footprint Network: http://waterfootprint.org/en/resources/interactive-tools/product-gallery/
"recent analysis by Goodland and Anhang finds that livestock and their byproducts actually account for at least 32.6 billion tons of carbon dioxide per year, or 51 percent of annual worldwide GHG emissions": http://www.worldwatch.org/node/6294

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 29 Mar 2017 13:47:12 +0000
Pesticida naturale scoperto a Sassari fa il giro del mondo http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2928-pesticida-naturale-scoperto-a-sassari-fa-il-giro-del-mondo http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2928-pesticida-naturale-scoperto-a-sassari-fa-il-giro-del-mondo

Antiparassitario NaturaleUn team di ricercatori dell'Università di Sassari, coordinati dal dottor Luca Ruiu, individua un potente pesticida naturale di un batterio, il brevibacillus laterosporus, in grado di proteggere le colture salvaguardando l'ambiente. La scoperta approda sulle pagine della rivista Scientific Reports del gruppo Nature, e porta con sè lo sviluppo di un recente brevetto internazionale a firma dell'Università di Sassari. La necessità di nutrire una popolazione globale in continua crescita richiede un incremento delle produzioni agrarie e zootecniche sulla superficie limitata del nostro pianeta. È perciò necessario sviluppare tecnologie che consentano di aumentare le rese di produzione in linea con i principi di salvaguardia ambientale. La tutela delle colture e degli animali in allevamento dai parassiti nocivi deve basarsi sempre di più sull'uso di pesticidi a basso impatto ambientale. In linea con questo approccio, la comunità scientifica e industriale è da anni impegnata nella scoperta e nello sviluppo di nuovi biopesticidi naturali.

Da queste motivazioni nasce lo studio dell'Università di Sassari, portato avanti da un gruppo coordinato dal ricercatore di Entomologia, Luca Ruiu, e composto da Maria Giovanna Marche (dottore di ricerca e attuale borsista Università degli Studi di Sassari), Maria Elena Mura (dottore di ricerca e attuale borsista Università degli Studi di Sassari), Giovanni Falchi (dottore di ricerca ed ex-collaboratore Bioecopest, spin off Università di Sassari). I ricercatori hanno scoperto nuovi fattori di virulenza di origine proteica prodotti dal batterio brevibacillus laterosporus che colpiscono gli insetti nocivi dopo ingestione: letali per i parassiti delle piante, dunque, ma innocui per l'uomo e gli animali a sangue caldo. Lo studio è il frutto di due progetti coordinati da Luca Ruiu, il primo a valere su finanziamenti Por Fesr Sardegna 2007-2013 a favore della società spin off Bioecopest, e il secondo sul finanziamento Prin del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) attualmente in corso. "Lo studio pubblicato su Scientific Reports e il brevetto associato sono un esempio di come il know how e gli sforzi dei ricercatori dell'Università possano portare non soltanto a risultati importanti dal punto di vista accademico, ma anche a risvolti significativi nel trasferimento tecnologico delle conoscenze in campo industriale", dichiara Luca Ruiu.

Fonte: http://www.sardegnaoggi.it/Scienza_e_Tecnologia/2017-03-18/35351/Parassiti_ko_piante_e_ambiente_protetti_Pesticida_naturale_scoperto_a_Sassari_fa_il_giro_del_mondo.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 21 Mar 2017 11:45:00 +0000
Il Kenya mette al bando le buste di plastica http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2926-il-kenya-mette-al-bando-le-buste-di-plastica http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2926-il-kenya-mette-al-bando-le-buste-di-plastica

Kenya Plastic Bags1Il governo keniota dichiara 'guerra' alla plastica mettendo al bando l'utilizzo, la produzione e l'importazione di ogni tipo di sacchetto. Una decisione forte, resa nota dall'Unep, il Programma ambientale della Nazioni unite, e presa anche alla luce di un dato assai significativo: in Kenya, infatti, solo dai supermercati, vengono distribuiti circa 100 milioni di buste di plastica ogni anno. Questi sacchetti, peraltro, sono una delle principali cause dei danni all'ambiente e di problemi per la salute dell'uomo.

Leadership ambientale – Il divieto di utilizzo, produzione e importazione dei sacchetti di plastica annunciato dal Kenya entrerà in vigore fra sei mesi. La mossa del governo africano arriva a tre settimane dal lancio della campagna Onu "Clean seas initiative", che ha già ottenuto il sostegno da dieci governi. Cento milioni di sacchetti di plastica sono distribuiti ogni anno nei supermercati kenioti. Una cifra enorme per un materiale che provoca danni all'ambiente uccidendo uccelli, pesci e altri animali che scambiano la plastica per cibo. Senza contare l'inquinamento dei siti turistici e il supporto (indiretto) alle zanzare che trasportano la malaria. "Il Kenya – afferma Erik Solheim, Responsabile dell'ambiente per le Nazioni unite – sta prendendo misure decisive per rimuovere una brutta macchia sulla sua straordinaria bellezza naturale". E aggiunge che "il Kenya dovrebbe essere lodato per la sua leadership ambientale. È un grande esempio e spero possa ispirare anche altri e contribuire a guidare ulteriori impegni per la campagna 'Clean seas'".

Kenya Plastic BagsPiù plastica che pesci negli oceani – In Kenya, i sacchetti di plastica sono la sfida numero uno nello smaltimento dei rifiuti urbani. In particolare, diventa una vera e propria urgenza nelle aree più povere dove l'accesso al sistema di smaltimento e all'assistenza sanitaria è limitato. I sacchetti fanno parte degli otto milioni di tonnellate di plastica che ogni anno finiscono negli oceani. Di questo passo, gli esperti stimano che entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci nei mari, con conseguenze nefaste per la pesca, la fauna selvatica e il turismo.

Le altre iniziative – Il Kenya è l'undicesimo paese che interviene a sostegno della campagna ambientale delle Nazioni unite. Nel continente africano, Ruanda e Marocco hanno già vietato i sacchetti di plastica e presto anche altri Paesi potrebbero annunciare misure in questo senso. E non sono casi isolati. L'Indonesia, ad esempio, si è impegnata a ridurre del 70% i rifiuti gettati in mare, il Canada ha aggiunto le microsfere (minuscole particelle di plastica) alla sua lista di sostanze tossiche, mentre Regno Unito, Nuova Zelanda e Stati Uniti hanno annunciato divieti di utilizzo delle microsfere per i prodotti di cosmesi.

Fonte: http://tg24.sky.it/tg24/ambiente/2017/03/16/kenya-vieta-sacchetti-di-plastica.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 20 Mar 2017 15:02:08 +0000
Nuova Zelanda: Il fiume sacro Maori ottiene personalità giuridica! http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2924-nuova-zelanda-il-fiume-sacro-maori-ottiene-personalita-giuridica http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2924-nuova-zelanda-il-fiume-sacro-maori-ottiene-personalita-giuridica

Per la prima volta al mondo un fiume ha ottenuto una personalità giuridica, protetta da rappresentanti legali. Il fiume Whanganui in Nuova Zelanda, riverito come sacro dal popolo maori, che scorre per 145 km dal centro dell'Isola del Nord fino al mare, ha ottenuto ora dal parlamento uno status giuridico come persona, dopo una battaglia legale durata 170 anni.

Whanganui2

Sarà rappresentato congiuntamene da un membro nominato dalla comunità maori e uno nominato dal governo. La legge deriva dallo storico trattato di Waitangi, che fu firmato nel 1840 da un rappresentante della corona inglese e da 40 capi delle tribù maori dell'Isola del Nord. In base al trattato, che mise fine a un lungo conflitto fra maori e colonizzatori, la Nuova Zelanda divenne colonia inglese. Esso offre da allora sostanziale protezione agli interessi e alle proprietà tradizionali dei maori.

Whanganui1

La nuova legge mette fine al più lungo contenzioso nella storia del Paese, ha detto il ministro per il trattato di Waitangi, Christopher Finlayson. "Questa legge riconosce la profonda connessione spirituale fra il locale popolo Whanganui Iwi e il loro fiume ancestrale. Ne riconosce le tradizioni e usanze e crea una base solida per il futuro del fiume". Un portavoce del locale popolo maori, Gerrard Albert, ha detto a Radio New Zealand che la comunità temeva da tempo per l'impatto del governo sulla "salute e benessere" del fiume. "Abbiamo sempre creduto che il fiume Whanganui sia un insieme indivisibile e vivente con tutti i suoi elementi fisici e spirituali, dalle montagne del centro dell'Isola del Nord fino al mare".

Whanganui3

Fonte: http://www.farodiroma.it/2017/03/16/nuova-zelanda-fiume-sacro-ottiene-personalita-giuridica/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 17 Mar 2017 12:08:07 +0000
L'INDONESIA AFFIDA AGLI INDIGENI LA GESTIONE DELLA LORO FORESTA http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2915-l-indonesia-affida-agli-indigeni-la-gestione-della-loro-foresta http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2915-l-indonesia-affida-agli-indigeni-la-gestione-della-loro-foresta

Indonesia indigeniIl presidente dell'Indonesia Joko Widodo ha affidato la gestione delle foreste alle comunità indigene. Dopo decenni di conflitti per vigilare sulle bellezze ambientali, saranno nove comunità indigene a curare le foreste.

Prima che il governo coloniale olandese dichiarasse le foreste proprietà dello Stato, per secoli erano stati gli indigeni a proteggerle e farle prosperare. La decisione di Joko Widodo segna dunque una tappa fondamentale.

Per anni, infatti, essi hanno lottato per il riconoscimento dei loro diritti contestati dal governo nazionalista anche dopo l'indipendenza nel 1945. Nelle isole dell'Indonesia vivono migliaia di gruppi etnici distinti e Widodo recentemente ha compiuto un passo simbolico importante nel concedere formalmente titoli di gestione forestale a 9 comunità indigene.

di Francesca Mancuso

"Il riconoscimento della gestione abituale delle foreste non è limitato al riconoscimento dei diritti della Comunità come indicato nella Costituzione 1945. Riconoscimento significa anche apprezzamento dei valori originari dell'Indonesia e della sua identità come nazione", ha detto il presidene Widodo.

Dei nove destinatari, i Kajang sono stati notati da Widodo come modello nazionale da cui gli altri avrebbero dovuto imparare. La strada che porta al riconoscimento è stata lunga e difficile. La lotta è iniziata quando il governo nazionale precedente aveva cambiato lo status della gestione delle foreste dei Kajang trasformandolo da 'indigeni' a 'foreste di produzione ad uso limitato'.

James M. Roshetko, scienziato del World Agroforestry Centre ha spiegato che il buon coordinamento tra le organizzazioni partner di Agroforestry and Forestry in Sulawesi (AgFor), la comunità Kajang e il governo locale è stata la chiave che ha portato al riconoscimento e alla tutela delle foreste da parte delle popolazioni indigene.

Anche se le foreste del Kajang sono relativamente piccole e isolate, la lotta per proteggerle ha avuto un grande impatto sulla politica indonesiana. Esse ospitano numerose specie endemiche, simbolo culturale per le popolazioni locali, ma non solo. La loro cura permetterà di ridurre le emissioni di CO2, la deforestazione, lo sfruttamento e l'erosione del suolo.

indonesia indigeni1

Una vittoria che fa ben sperare. Siamo infatti abituati più spesso a raccontare e leggere storie con un finale meno lieto, in cui gli indigeni vengono cacciati via dalle loro terre native per far posto allo sfruttamento dell'olio di palma o a quelle del petrolio, come sta accadendo in questi giorni negli Usa con la Dakota Access Pipeline.

Una storia che dovrebbe servire da monito e che da una parte conferma la forte volontà degli indigeni di difendere le terre, tutelandole e amandole come i loro avi hanno fatto per secoli, dall'altra mostra la lungimiranza del governo indonesiano che le ha loro affidate, sapendo di metterle in buone mani.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/23082-indigeni-foreste-indonesia

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 03 Mar 2017 10:00:52 +0000
L'oleodotto dei Sioux finanziato da Intesa San Paolo. Tu da che parte stai? http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2914-l-oleodotto-dei-sioux-finanziato-da-intesa-san-paolo-tu-da-che-parte-stai http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2914-l-oleodotto-dei-sioux-finanziato-da-intesa-san-paolo-tu-da-che-parte-stai

popDopo avere bloccato la concessione dei permessi a dicembre 2016, di recente l'Army Corps of Engineers ha riesaminato e autorizzato la costruzione del Dakota Access Pipeline negli Stati Uniti, un oleodotto di 1900 chilometri che trasporterà petrolio dal Dakota fino all'Illinois. Un impianto che avrà un enorme impatto ambientale e distruggerà le terre degli indiani Sioux di Standing Rock. Tra i finanziatori c'è anche la banca Intesa San Paolo. E tu da che parte stai?

Se a dicembre i Sioux e i tanti attivisti e ambientalisti avevano esultato alla notizia che l'Army Corps of Engineers aveva annunciato che non avrebbe approvato i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline, oggi non c'è più nulla da festeggiare.

A inizio febbraio l'amministrazione Trump ha dato istruzioni all'Army Corps per riesaminare il tutto ed è arrivato il via libera.

«L'impatto umano e ambientale di questo progetto è devastante, poiché mette a rischio le riserve idriche di una vasta zona del Nord degli Stati Uniti e attraversa, con gravi impatti, un'area sacra per i nativi indiani Sioux - scrive Claudia Vago per la campagna "Non con i miei soldi" - I rischi sono alti: solo nel 2016 si sono registrati oltre 200 sversamenti dagli oleodotti nel territorio statunitense e il petrolio è una delle principali cause del cambiamento climatico. I Sioux stanno protestando da mesi per difendere le loro terre sacre, ricevendo solidarietà e sostegno da ogni parte del mondo. La loro protesta è stata spesso contrastata con metodi brutali. A fine 2016 i Sioux hanno chiesto di poter incontrare gli istituti bancari che finanziano, a diverso titolo, il progetto. Gli appelli sono caduti quasi tutti nel vuoto. Il 10 gennaio era la data limite per dare una risposta e le cose sono andate così: quattro banche hanno rifiutato l'invito (BayernLB, BNP Paribas, Mizuho Bank e Suntrust), sei non hanno risposto (Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ, BBVA Compass, ICBC, Intesa Sanpaolo, Natixis, e Sumitomo Mitsui Banking Corporation) mentre sette banche hanno accettato di incontrare le tribù (Citi, Crédit Agricole, DNB, ING, Société Générale, TD, e Wells Fargo). Tra le azioni intraprese dai Sioux e dagli attivisti che li sostengono c'è anche una campagna per invitare al divestment dagli istituti che finanziano il DAPL. Nelle scorse settimane uno dei finanziatori del progetto si è tirato indietro. L'olandese ABN AMRO ha annunciato che smetterà di finanziare la Energy Transfer Equity (ETE) se il Dakota Access Pipeline verrà costruito senza il consenso della tribù Sioux di Standing Rock o se continuerà ad essere utilizzata violenza contro gli attivisti che si oppongono al progetto. Tra le banche che finanziano direttamente il Dakota Access Pipeline figura anche Intesa Sanpaolo».

Greenpeace Italia ha scritto una lettera ufficiale ad Intesa Sanpaolo per chiedere se ha intenzione di continuare a finanziare la distruzione delle terre dei Sioux e di mettere a rischio l'acqua potabile di tutta quella zona, oppure se deciderà di non impegnare i soldi dei propri clienti per un progetto tanto pericoloso e controverso.
Intesa Sanpaolo non ha ancora dato una risposta ufficiale, il tempo corre e il suo è un silenzio assordante. Greenpeace ha lanciato una petizione online per rafforzare la propria richiesta a Intesa Sanpaolo. Firma ora e fai girare per chiedere a Intesa Sanpaolo da che parte sta!

banche Dakota Intesa DAPL

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/L-oleodotto-dei-Sioux-finanziato-da-Intesa-San-Paolo.-Tu-da-che-parte-stai

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 02 Mar 2017 10:17:31 +0000
Smartflower Pop, il fiore solare che produce energia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2905-smartflower-pop-il-fiore-solare-che-produce-energia http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2905-smartflower-pop-il-fiore-solare-che-produce-energia

SmartflowerSmartflower POP è una soluzione di produzione di energia fotovoltaica all-in-one prodotta da una ditta austriaca, in quanto contiene già al suo interno tutti i componenti necessari e plug&play, semplice e veloce da installare. Segue il corso del sole nel cielo, per massimare la produzione di energia anche nelle ore periferiche della giornata.

È infatti un inseguitore biassiale basato su un innovativo algoritmo astronomico, che permette al sistema di posizionarsi con le celle fotovoltaiche in ogni momento e automaticamente verso il punto migliore nel cielo.

Produce più del 40% di energia rispetto ad un sistema convenzionale, ma soprattutto aumenta notevolmente la quota di autoconsumo. L'autoconsumo raggiunge infatti il 60%, valore doppio rispetto ad un impianto tradizionale, permettendo rilevanti riduzioni dei costi energetici in bolletta. Questo grazie alla sua capacità di produrre il massimo dell'energia disponibile dalle prime ore del mattino fino agli ultimi raggi solari della sera, che gli consente di alimentare i carichi domestici senza attingere dalla rete.

E' disponibile in 8 colori standard ed è personalizzabile in qualsiasi altra combinazione in base alle esigenze del cliente. È inoltre sicuro, perché dotato di un sensore anemometrico che gli permette di chiudersi in totale sicurezza in caso di forte vento, con due posizioni di sicurezza impostabili. L'installazione richiede pochissimo tempo: a fondazione posata, basta un'ora di tempo per installarlo e metterlo in funzione.

è disponibile in 3 versioni:

smartflower POP, versione standard per connessione a rete
smartflower POP+, dotato di accumulo agli ioni di litio che gli permettono di accumulare energia sotto forma di storage, per utilizzarla in un secondo momento, quando serve.
smartflower POP-e, per la ricarica di auto e biciclette elettriche grazie alla presenza di prese che consentono una carica fino a 22 kW.

(fonte: http://www.qualenergia.it/prodotti/20151209-smartflower-pop-di-vp-solar)

Il prezzo dovrebbe partire da 12 mila euro.

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 16 Feb 2017 10:39:06 +0000
600 GLOBICEFALI ARENATI IN NUOVA ZELANDA: SONO QUASI TUTTI MORTI (VIDEO) http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2904-600-globicefali-arenati-in-nuova-zelanda-sono-quasi-tutti-morti-video http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2904-600-globicefali-arenati-in-nuova-zelanda-sono-quasi-tutti-morti-video

GlobicefaliSiamo di fronte alla più grave moria di animali marini mai avvenuta in Nuova Zelanda. Tra venerdì e sabato scorso si sono arenati sulle coste del Paese più di 600 globicefali, di cui 400 hanno sicuramente perso la vita.

Ora gli esperti si stanno prendendo cura delle carcasse dei globicefali che vanno messe in sicurezza e rimosse. Un lavoro lungo da svolgere con attenzione. Gli esperti stanno lavorando presso la Golden Beach di South Island e il Dipartimento per la Conservazione ha isolato la zona.

All'interno delle carcasse dei globicefali senza vita si formano dei gas che possono portare ad una vera e propria esplosione. Per questo motivo gli scienziati stanno intervenendo per la messa in sicurezza, utilizzando coltelli e aghi per fare in modo che le carcasse rilascino verso l'esterno i gas interni.

I primi 400 esemplari arenati sono stati avvistati tra giovedì e venerdì scorso e ad essi si sono aggiunti altri 200 globicefali nella giornata di sabato. La causa precisa di tutto ciò non è ancora nota ma si sa che in questo punto le acque sono basse e che ciò può disorientare gli animali marini.

A quanto sembra le acque basse e fangose possono confondere i sonar dei globicefali rendendoli vulnerabili e lasciandoli in balia delle basse maree secondo gli esperti delle organizzazioni che si stanno occupando del caso.

di Marta Albè

I globicefali sono già stati indicati come animali in pericolo per quanto riguarda il loro stato di conservazione ma non si sa effettivamente quanti esemplari siano presenti nelle acque della Nuova Zelanda e come mai più di una volta abbiano raggiunto un punto così pericoloso per loro.

Altri 8 globicefali arenati sono stati avvistati nello stesso punto durante il pomeriggio di ieri, martedì 14 febbraio. L'intervento tempestivo ha permesso di salvarli e di reimmetterli in mare durante la notte.

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Secondo il Conservation Department e il gruppo Jonah Project almeno 500 volontari sono intervenuti complessivamente negli ultimi giorni per salvare le balene ma purtroppo non tutti gli sforzi sono andati a buon fine.

Secondo gli ultimi dati, i globicefali arenati in Nuova Zelanda in questi giorni sono in totale 650, con un primo evento che lo scorso venerdì ha coinvolto 416 esemplari, dei quali da 250 a 300 erano già morti all'arrivo dei soccorritori. Nella giornata di sabato sono stati avvistati altri 240 esemplari arenati a cui vanno aggiunti gli ulteriori 8 di ieri pomeriggio.

Globicefali arenati, quali sono le cause?
Purtroppo il numero degli esemplari scomparsi supera quello dei sopravvissuti. Ora ci attendiamo che gli esperti riescano a comprendere le cause dell'accaduto in modo che si possa intervenire per prevenire altre morie di questo genere.

Al momento le ipotesi riguardano cause naturali. Globicefali e altri cetacei abituati a vivere in acque profonde si trovano improvvisamente in acque basse e perdono la capacità di orientarsi. Quando tentano di nuotare in acque basse non riescono a riprendere il largo e si ritrovano arenati a riva. In Nuova Zelanda simili incidenti sono già accaduti in passato nella stessa spiaggia, che probabilmente è un luogo sfavorevole per i cetacei. Quando i globicefali si trovano su una superficie dura al di fuori dall'acqua i loro organi interni vengono schiacciati e danneggiati.

A disorientare globicefali e balene può intervenire l'uso di sonar a livello militare. Questa causa era stata indicata nel 1996 per quanto riguarda la coincidenza tra un'esercitazione militare avvenuta vicino alle coste della Grecia e il ritrovamento di 12 cetacei arenati. Alcuni ricercatori ritengono che i sonar navali possano interferire con la capacità di orientamento delle balene e dei cetacei. Infine, secondo studi recenti, il fatto che i cetacei si arenino in massa può essere considerato un segno dei forti legami sociali tra questi animali.

PRIMA LE BALENE, POI LE SARDINE, ORA I GLOBICEFALI...COSA STA SUCCEDENDO NEL PACIFICO? (Clicca per leggere)

Fonte: https://www.greenme.it/approfondire/come-e-andata-a-finire/22953-globicefali-arenati-nuova-zelanda#accept

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 15 Feb 2017 13:08:17 +0000
Il genocidio dall'Amiata: avvelenare lentamente la popolazione con il mercurio http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2902-il-genocidio-dall-amiata-avvelenare-lentamente-la-popolazione-con-il-mercurio http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/2902-il-genocidio-dall-amiata-avvelenare-lentamente-la-popolazione-con-il-mercurio

CIR Genocidio AmiataLa quantità di mercurio emessa dalle centrali Geotermoelettriche dell'Amiata è pari al 42,5% (cioè circa la metà) delle emissioni di mercurio di tutto il comparto industriale italiano, e il 2,1% di tutto il comparto industriale europeo. Una quantità esorbitante!

In questo video l'intervento del prof. Andrea Borgia (Università di Milano, Open University M. Keynes, UK, global Research Council proprio in geotermia), al convegno del 4 febbraio 2017 ad Abbadia San Salvatore "Dall'Amiata alla valle del Tevere. Ancora geotermia industriale o un altro sviluppo è possibile?"

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I dati di mercurio emesso in atmosfera sono impressionanti:

"È possibile fare un calcolo approssimativo del mercurio emesso –questa quantità è sottostimata in quanto non vengono considerate le emissioni durante i fuori servizio degli impianti– in base ai dati disponibili", osserva il geologo Andrea Borgia, attento studioso della geotermia amiatina.

"Secondo i dati Enel nel 1996 le emissioni di mercurio erano pari a 2611 kg/anno.

Nella DGR Regione Toscana, la n. 344, si ricava che le centrali di Piancastagnaio emettono mercurio nella quantità di:

- 1969 kg/anno nel 2000;
- 749 kg/anno nel 2003;
- 914 kg/anno nel 2005;
- 740 kg/anno nel 2007;
- 248 kg/anno nel 2013.

Il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate.

Questa quantità di Mercurio immessa nell'ambiente è esorbitante".

Fonte: http://acquapendentesolange.blogspot.it/2017/02/il-genocidio-dallamiata-avvelenare.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Wed, 15 Feb 2017 10:01:07 +0000