Ecologia http://www.coscienzeinrete.net Wed, 21 Feb 2018 20:33:22 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Fantascienza in Germania: mezzi pubblici gratis contro l'inquinamento http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3138-fantascienza-in-germania-mezzi-pubblici-gratis-contro-l-inquinamento http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3138-fantascienza-in-germania-mezzi-pubblici-gratis-contro-l-inquinamento

Tram germaniaIn Germania, per evitare di finire davanti alla Corte Europea e per non essere gli "asini" bacchettati dall'Europa, partono con i mezzi pubblici gratis in cinque città, in via sperimentale. E l'Italia che fa? La politica può, se vuole. Ma qui si vuole oppure no? Vediamola la differenza che fa.

di Paolo Ermani

Il paese della Mercedes, Bmw, Audi e Volkswagen, leader mondiale per la vendita di automobili, decide di rendere gratis i mezzi pubblici per combattere l’inquinamento. Un governo dove non siede nemmeno un verde o un ambientalista inizierà da alcune città a sperimentare questo provvedimento  per disincentivare l’uso dell’automobile. Si sancisce finalmente che centinaia di migliaia di morti in Europa per inquinamento sono un problema serio e non qualcosa da passare nel dimenticatoio. Quelle da inquinamento infatti sono morti silenziose che non vengono riprese da un cellulare e messe da nessuno su Youtube, quindi è come se non esistessero, ma ci sono eccome. E pesano tantissimo dal punto di vista di lutti, costi ambientali, sanitari (solo per le spese sanitarie le stime parlano di 20 miliardi di euro annuali) e sociali. Così tanto che la locomotiva d’Europa governata da due partiti come l’SPD e la CDU/CSU, notoriamente zerbini alle logiche industriali, decide che bisogna fare qualcosa di serio e non il solito greenwashing che non cambia sostanzialmente nulla. Certo, lo fanno per non rischiare sanzioni dall’Unione Europea ma potevano tranquillamente fregarsene come da sempre fa l’Italia, tanto poi pagano i cittadini. Se si permette ai cittadini di andare gratis sui mezzi pubblici con tanto di ammanchi nelle aziende municipalizzate che verranno reintegrati dallo Stato, l’indiziato numero uno è chiaro: l’automobile e il traffico privato. Si conferma senza più alcun dubbio chi sono i maggiori responsabili di questa ecatombe in tempo di pace, cioè soprattutto le tante decantate automobili fossili che continuano a bombardarci dalla pubblicità e sulle cui fiancate per legge andrebbe scritto, così come per le sigarette: nuoce gravemente alla salute, pericolo di morte per cancro, etc.

La presa di posizione tedesca conferma una volta di più che quello che sosteniamo da sempre non ha a che fare con strane teorie di persone che sono fuori della realtà ma rappresenta la sola, valida, sensata e praticabile alternativa, senza che servano studi di prestigiosi istituti a dimostrarlo o esperti titolati, perché basta il puro semplice e saggio buon senso per capirlo. Da sempre diciamo che la mobilità del futuro, a maggior ragione nelle città, non è il mezzo privato ma sono i mezzi pubblici possibilmente elettrici, la bicicletta, il car sharing e tutto quanto neghi l’ormai preistorica automobile in cui il guidatore è spesso una persona sola e dove l’auto per lunghissimo tempo resta ferma parcheggiata inutilizzata.  Se c’è un bluff, una vera e propria presa in giro è far credere alle persone che l’acquisto di una auto nuova sia un affare, quando non lo è da nessun punto di vista, dato che soprattutto in città è il mezzo migliore per rimanere imbottigliati nel traffico a respirare quell’inquinamento che non solo uccide noi e i nostri figli ma che poi  dovremmo anche pagare con le sanzioni all’Unione Europea.

Con il provvedimento preso dalla Germania si dimostra che la politica, se vuole e se volesse, potrebbe finalmente mettere al primo posto la salute delle persone e l’ambiente e non sempre, solo e unicamente il profitto delle lobby. Il governo tedesco pensa, oltre che a fare andare gratis le persone sui mezzi pubblici, anche a diffondere la trazione elettrica, chiudere zone delle città al traffico e a fare interventi di retrofit alle auto per ridurre le emissioni. E in questo caso però bisogna dire che in Italia abbiamo un esempio molto interessante, da anni infatti il ricercatore e studioso Alessandro Ronca del Parco Energia Rinnovabile sperimenta e applica sistemi di efficienza energetica nell’automobile per ridurre consumi e conseguente inquinamento. Cosa aspettano gli enti pubblici nostrani quantomeno a seguire la strada della Germania e dell’efficientamento energetico delle automobili? Se lo fa la locomotiva d’Europa, perché non seguirla almeno quando ha senso seguirla?

Da noi invece il Ministro dell’Ambiente Galletti (mi scuso per avere affiancato le due parole, Ambiente con Galletti) sarà andato all’audizione dell’Unione Europea sull’inquinamento dello scorso fine gennaio, probabilmente con il mega SUV da 305 chilometri all’ora, la Lamborghini Urus, di cui ha presenziato l’inaugurazione, per dimostrare il nostro chiaro impegno a favore della riduzione delle emissioni. Unione Europea che ci sanzionerà probabimente, proprio in merito al nulla assoluto fatto dall’Italia e ribadito anche recentemente dai rapporti di Legambiente e Greenpeace che vedono sempre più soprattutto la Pianura Padana come una immensa camera a gas e fra le zone più inquinate al mondo.  Però da quelle parti si vantano di essere il cuore produttivo dell’Italia, singolare questa similitudine, per essere il cuore produttivo il prezzo da pagare è la morte di inquinamento, non mi sembra un bell’affare.

Ormai solo persone in malafede o cieche possono pensare che il futuro sia fatto di cancri vari per fare piacere alle multinazionali, che siano delle automobili, della medicina, della chimica, dell’agricoltura, dell’alimentazione. I danni sono evidenti, sotto i nostri occhi costantemente e ci stanno portando ad una situazione di non ritorno. Se un governo super moderato come quello tedesco sempre prono e attento a favorire le lobby, propone queste soluzioni che hanno dell’incredibile, vuol dire che la situazione è davvero grave. Sotto la spinta di tante persone che finalmente si rendono conto che il buon senso ha la precedenza su tutto, saranno sempre più i provvedimenti politici che a causa delle drammatiche condizioni ambientali e di salute porteranno a cambiamenti radicali che prima mai si sarebbero nemmeno immaginati.

Fonte:http://www.ilcambiamento.it/articoli/fantascienza-in-germania-mezzi-pubblici-gratis-contro-l-inquinamento

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 19 Feb 2018 11:00:44 +0000
Test sui gas di scarico? I cittadini sono cavie ogni giorno http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3129-test-sui-gas-di-scarico-i-cittadini-sono-cavie-ogni-giorno http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3129-test-sui-gas-di-scarico-i-cittadini-sono-cavie-ogni-giorno

Ha suscitato un clamore mediatico mondiale la notizia scoperta dal New York Times e approfondita dai media tedeschi secondo cui Volkswagen, Daimler e Bmw hanno condotto test su scimmie e persone per testare l'effetto dei gas di scarico delle auto diesel. Ma come mai non ci si indigna in modo proporzionale per i milioni di cittadini che fanno da cavia ogni giorno respirando i gas di scarico di milioni di auto?

car exhaust fume

I gas di scarico delle auto diesel dei colossi tedeschi non sono stati provati solo su scimmie, ma anche su cavie umane. Lo scrivono Sueddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung, rivelando nuovi particolari sui test di cui sono coinvolte Vw, Daimler e Bmw. Daimler però prende le distanze da questo nuovo caso. Secondo i media, la Società di Ricerca europea per l'Ambiente e la Salute nei Trasporti, fondata dai 3 colossi dell'auto, ha promosso "un breve studio di inalazione con ossido d'azoto su persone sane".

"Venticinque persone sono state sottoposte a dei controlli presso la clinica universitaria di Aquisgrana dopo che avevano respirato, per diverse ore, e in diverse concentrazioni, dell'ossido d'azoto", scrive la Sz. Stando al rapporto della stessa società di ricerca (Eugt) che ha promosso gli esperimenti, e che viene citato dal giornale, non sarebbero stati rilevati effetti sui pazienti dall'emissione del gas. La stessa società, probabilmente anche alla luce del dieselgate, è stata poi sciolta nel 2017.

I test sulle 25 persone si sono basati sull'inalazione di diossido di azoto per tre ore al giorno per quattro settimane consecutive. E' quanto emerge nella ricerca pubblicata il 7 maggio 2016 sulla rivista International Archives of Occupational and Environmental Health, condotta dall'univesità tedesca di Aquisgrana e dalla Società di Ricerca europea per l'Ambiente e la Salute nei Trasporti (Eugt), chiusa nel 2017.

I test sui gas di scarico fatti sulle persone furono realizzati per verificare la sicurezza delle condizioni di lavoro dei dipendenti dell'industria dell'auto, secondo quanto afferma il policlinico universitario RWTH di Aquisgrana, sottolineando che lo studio sulle emissioni di diossido di azoto fu "autorizzato dal comitato etico dell'università". Questi test, si afferma, non avevano "nulla a che fare contenutisticamente con la questione del dieselgate", "né avevano alcun collegamento con gli esperimenti fatti sulle dieci scimmie citati dal New York Times".

Ora non sono in pochi ad auspicare un'analoga e proporzionale indignazione in tutto il mondo di fronte alla constatazione che milioni di cittadini di ogni nazione, ogni giorno sono sottoposti di fatto all'inalazione di gas di scarico di milioni di auto.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/Test-sui-gas-di-scarico-I-cittadini-sono-cavie-ogni-giorno

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 01 Feb 2018 10:48:53 +0000
Smog: nuove misure o l'Italia verrà deferita alla Corte Europea http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3128-smog-nuove-misure-o-l-italia-verra-deferita-alla-corte-europea http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3128-smog-nuove-misure-o-l-italia-verra-deferita-alla-corte-europea

smog a milanoSi è chiuso con un ultimatum, come era nelle attese, l'incontro a Bruxelles tra il ministro dell'ambiente italiano e i rappresentanti della Commissione Europea: nuove misure entro una settimana o scatterà il deferimento alla Corte di Giustizia europea.

Bacchettato e ammonito: il ministro dell'ambiente italiano Gian Luca Galletti è uscito "a capo chino" dall'incontro a Bruxelles con la Commissione europea, che ha lanciato un ultimatum all'Italia e ad altri otto Stati membri: devono presentare “al più tardi entro lunedì” nuove misure per affrontare il problema della qualità dell'aria e dell'inquinamento atmosferico. In caso contrario, scatterà il deferimento alla Corte di giustizia dell'Ue.

“Nel 2018, 400 mila persone stanno ancora morendo prematuramente ogni anno a causa dell'incapacità diffusa di affrontare il problema” della qualità dell'aria, ha spiegato il commissario responsabile, Karmenu Vella: “Il senso d'urgenza non è evidente in alcuni Stati membri”, è la tirata d'orecchi. La Commissione ha “chiesto ai ministri di presentare nuove misure al più tardi entro lunedì", ha spiegato Vella. "L'unica cosa che ci può fermare dall'andare avanti  è che i piani che ci presenteranno riescano a raggiungere i modo efficace gli obiettivi senza ritardo”, ha aggiunto il commissario. I nove paesi sono Italia, Francia, Germania, Spagna, Repubblica ceca, Romania, Ungheria, Slovacchia e Regno Unito.
L'Italia è sotto procedura d'infrazione per il mancato rispetto dei limiti del biossido di azoto (No2) e delle polveri sottili (Pm10).

La situazione in Italia

Emergenza smog sempre più cronica in Italia: aria irrespirabile nelle grandi città con un 2017 da “codice rosso” a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili e dell’ozono.

A fotografare la situazione è Mal’Aria 2018 – “L’Europa chiama, l’Italia risponde?”, il rapporto sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane di Legambiente presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria. Un incontro, rivolto agli otto paesi in procedura di infrazione, tra cui c’è anche l’Italia, e fortemente voluto dalla Commissiona Europea che in questi giorni ha lanciato anche un ultimatum al nostro paese, chiedendo al ministro dell’ambiente Galletti aggiornamenti sulle misure pianificate dall’Italia in materia di inquinamento atmosferico. In mancanza di misure concrete ci sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea con inevitabili e salatissime multe per l’Italia.

Dal report Mal’aria emerge che, nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord (Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/smog-nuove-misure-o-l-italia-verra-deferita-alla-corte-europea

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 01 Feb 2018 10:18:19 +0000
Gran Bretagna, nasce la nuova Foresta del Nord, saranno piantati 50 milioni di alberi http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3122-gran-bretagna-nasce-la-nuova-foresta-del-nord-saranno-piantati-50-milioni-di-alberi http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3122-gran-bretagna-nasce-la-nuova-foresta-del-nord-saranno-piantati-50-milioni-di-alberi
La Gran Bretagna pianterà gli alberi nei prossimi 25 anni lungo l'autostrada di 172 chilometri che collega Liverpool a Hull.

Un tempo la Gran Bretagna era ricoperta di foreste decidue caratterizzate da querce colossali. A seguito della rivoluzione industriale il territorio ha però subito un violento processo di urbanizzazione e delle foreste originarie non restano orami che piccole aree circoscritte, che coprono meno dell’11 per cento del territorio nazionale. Se non si può tornare indietro nel tempo, si può però provare a rimediare ad errori passati ed è quello che ha intenzione di fare il governo britannico che ha annunciato la piantumazione di cinquanta milioni di alberi che costituiranno una nuova Foresta del Nord.

di Lorenzo Brenna

Inghilterra Foresta

La creazione della nuova foresta offrirà un ambiente migliore per i cittadini, migliorando la qualità dell’aria, mitigando il rischio di dissesto idrogeologico, sostenendo l’economia rurale attraverso il turismo e la produzione di legname, contribuirà infine a connettere le persone con la natura © Casey Horner/Unsplash

Foresta per il clima e la biodiversità

La foresta costeggerà l’autostrada M62, lunga 172 chilometri, che collega Liverpool a Hull e abbraccerà alcune grandi città come Liverpool, Manchester, Sheffield, Leeds, Chester e Hull.  Il progetto è guidato da Woodland Trust, organizzazione che si occupa della conservazione dei boschi nel Regno Unito, e ha l’obiettivo di fornire un nuovo habitat per la fauna selvatica, ridurre il rischio di inondazioni e contrastare i cambiamenti climatici. Secondo Woodland Trust il nuovo bosco sarà in grado di assorbire circa otto milioni di tonnellate di carbonio.

Investire nelle foreste

Per la realizzazione dell’opera, che sarà portata a termine entro venticinque anni, sono stati investiti attualmente 5,7 milioni di sterline, il progetto dovrebbe costare complessivamente 500 milioni. Si tratta dunque di un investimento davvero importante che avrà comunque numerosi effetti positivi. Oltre che dal punto di vista prettamente climatico-ambientale, la foresta contribuirà infatti a sostenere l’economia locale attraverso il turismo, l’occupazione e l’aumento del valore delle circa 190mila abitazioni che sorgono nell’area interessata.

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Il Regno Unito deve recuperare terreno

I lavori di piantumazione della foresta inizieranno a marzo con la riforestazione di 680 ettari nel sobborgo di Smithills, a Bolton. L’iniziativa aiuterà il governo ad avvicinarsi all’obiettivo che si è fissato di aumentare del 12 per cento la copertura boschiva nazionale al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni climatiche. Il traguardo sarebbe però ancora molto lontano e Woodland Trust sostiene che nel 2016 sono stati riforestati solo 700 ettari in Inghilterra, ben al di sotto dell’obiettivo nazionale di 5mila ettari all’anno.

Inghilterra Foresta1

Il panorama attuale dall’autostrada M62 è piuttosto desolante. La Gran Bretagna è uno dei paesi europei con meno foreste, solo il 10% dell’Inghilterra è coperto da boschi contro il 34,7% dell’Italia © Bob Smith/grough

La foresta che cresce dal basso

Da oltre dieci anni le associazioni Woodland Trust e Community Forest Trust si battono per la realizzazione di questo progetto, che dunque “non è un’iniziativa governativa, è un’iniziativa dal basso verso l’alto. È un’idea che nasce dall’esperienza e dall’entusiasmo di organizzazioni che lavorano da anni con le comunità e l’ambiente”, ha scritto Austin Brady, direttore della conservazione e degli affari esterni di Woodland Trust.

fonte: https://www.lifegate.it/persone/news/gran-bretagna-piantera-50-milioni-alberi

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Mon, 22 Jan 2018 08:15:04 +0000
Sacchetti bio, tempi di biodegradabilità più lunghi del previsto http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3117-sacchetti-bio-tempi-di-biodegradabilita-piu-lunghi-del-previsto http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3117-sacchetti-bio-tempi-di-biodegradabilita-piu-lunghi-del-previsto

BioplasticaUna ricerca pubblicata sulla rivista Science of the total environment, mette in discussione la velocità con la quale i sacchetti bio si dissolvono nell’ambiente. Lo studio condotto dall’Università di Pisa ha calcolato che sono necessari almeno sei mesi in mare perché questi bioshopper vengano “smaltiti” dall’ambiente. Nel lasso di tempo in cui questo processo si verifica, il rischio è che sacchetti, recentemente divenuti obbligatori in Italia anche per l’acquisto di prodotti dell’ortofrutta, possano comunque alterare lo sviluppo delle piante e “modificare alcune importanti variabili del sedimento marino come ad esempio ossigeno, temperatura e pH”.

di Valentina Corvino

Pronta la riposta di Assobioplastiche: “Lo studio non ha riguardato la biodegrabilità dei nuovi sacchetti” afferma l’associazione sottolineando che “la ricerca dell’ateneo pisano tratta invece della disintegrazione fisica di sacchi che, sulla base di uno schema sperimentale adottato dai ricercatori pisani, sono stati interrati manualmente nel sedimento. Sono state così create condizioni artificiose di cui deve essere tenuto debito conto nella valutazione dei risultati, sia di degradazione che di interazione con le alghe studiate”.

In effetti, per raggiungere le sue conclusioni il team dell’Università di Pisa, composto da Elena Balestri, Virginia Menicagli, Flavia Vallerini e Claudio Lardicci ha sperimentato il percorso del sacchetto nell’ambiente ricreando in laboratorio un “ecosistema in miniatura”. Le proprietà di questi prodotti di nuova generazione sono importanti, in vista della loro crescente diffusione. Gli studiosi sono stati in grado di stabilire che dopo sei mesi i bioshopper “alterano la composizione geochimica del sedimento marino” con possibili conseguenze “sulla coesistenza delle specie di alghe”.

Quindi “saranno necessari ulteriori studi per giungere a conclusioni scientificamente più robuste”. Assobioplastiche sottolinea che questo non significa che le plastiche biodegradabili “spariscano” magicamente a contatto con il mare. E’ anche ovvio, aggiunge, “che si possano creare delle interazioni tra un materiale solido (sia esso di plastica biodegradabile o di tessuto, come il cotone, o anche semplicemente una foglia) e l’ecosistema circostante. La posizione dell’industria delle bioplastiche a tal punto è chiara: tutti i rifiuti devono essere raccolti mediante la raccolta differenziata e recuperati. Il rilascio incontrollato in ambienti naturali non è una opzione, neppure per i rifiuti biodegradabili”.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/19/sacchetti-bio-tempi-di-biodegradabilita-piu-lunghi-del-previsto/30704/?utm_content=buffer3217a&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 19 Jan 2018 10:49:39 +0000
WWF: «La centrale di Brindisi immette nell'ambiente ogni secondo la CO2 di 130.000 auto» http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3098-wwf-la-centrale-di-brindisi-immette-nell-ambiente-ogni-secondo-la-co2-di-130-000-auto http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3098-wwf-la-centrale-di-brindisi-immette-nell-ambiente-ogni-secondo-la-co2-di-130-000-auto

Sconvolgenti i dati emersi a un incontro pubblico promosso dal WWF a Brindisi: «La centrale Enel immette nell'ambiente ogni secondo la CO2 di 130.000 auto». Il convegno promosso dal WWF a Brindisi aveva come titolo “Accelerare l'uscita dal carbone: il caso Brindisi, 24 anni di danni alla salute e al clima”, dove insieme ad esperti del settore, l'associazione ambientalista ha presentato un drammatico quadro dei danni ambientali, al clima e alla salute, causati dalla centrale Federico II negli ultimi anni alla cittadinanza e al territorio brindisino.

Centrale Federico2

«Da 24 anni, infatti, la centrale Enel di Brindisi Sud opera senza essere mai stata sottoposta a valutazioni di impatto ambientale e sanitario di alcun tipo - spiega il WWF - Ultimo tassello della lunga battaglia contro il carbone, è stato proprio il ricorso presentato a inizio novembre al TAR del Lazio contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla centrale ENEL “Federico II” di Brindisi, la più grande centrale a carbone in Italia e quella che emette più sostanze inquinanti (polveri fini e ultra fini, ossidi di zolfo e di azoto, ecc.) e CO2 (13,11 milioni di tonnellate nel solo 2015, ma con  livelli che in precedenza hanno superato anche 14-15  milioni di tonnellate/annue); l’autorizzazione è stata estesa al 2028 con un decreto del luglio scorso, malgrado l’impianto fosse già stato posto al centro di una procedura di infrazione a carico del nostro paese proprio per superamento dei limiti di concentrazione di inquinanti, quali il particolato atmosferico».

«La Federico II è del resto tra i principali imputati del disastro sanitario descritto anche nello studio epidemiologico della Regione Puglia e anche al centro dello studio del CNR  sul particolato secondario e sui suoi effetti sulla salute, presentato nel 2015, effetti che si estendono ben oltre i confini della provincia di Brindisi - prosegue il WWF - Durante il convegno sono stati  illustrati proprio i livelli eccessivi di emissioni, che rientrano tra i punti di censura del ricorso presentato dal WWF. Per molte delle sostanze inquinanti, infatti, non sono rispettati i parametri di legge per abbattere in modo più efficace gli inquinanti emessi dall’impianto».

Tra i relatori presenti che hanno animato il dibattito: Cristina Mangia, ricercatrice CNR, Massimiliano Varriale, consulente energia WWF, Luca Ghezzani, segretario ISDE Brindisi e Ordine dei Medici Brindisi e, in video, Matteo Ceruti, legale di WWF e Ugo Taddei, legale di Client Earth, la no profit con sede a Bruxelles insieme alla quale il WWF ha avviato la causa contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale concessa a luglio scorso alla Centrale di Brindisi.

Fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/WWF-La-centrale-di-Brindisi-immette-nell-ambiente-ogni-secondo-la-CO2-di-130.000-auto

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 19 Dec 2017 09:31:53 +0000
Aria, terra, acqua: piano piano ci "mangiamo" il paese http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3097-aria-terra-acqua-piano-piano-ci-mangiamo-il-paese http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3097-aria-terra-acqua-piano-piano-ci-mangiamo-il-paese

Diffusi i dati del tredicesimo Rappoto sulla qualità dell'ambiente urbano in Italia. Ne esce la fotografia di un paese super-antropizzato, che si sposta e produce con modalità inquinanti e che non crede affatto nel verde pubblico e nel risparmio di suolo.

Aria terra Acqua

Pm10 ancora oltre la norma in molte città italiane: al 10 dicembre 2017, il valore limite giornaliero è stato oltrepassato in 34 aree urbane, gran parte di queste localizzate nel bacino padano. Torino è la città con il numero maggiore di superamenti giornalieri (103). Situazione ancora più critica per l’ozono: nella stagione estiva, sempre 2017, ben 84 aree urbane vanno oltre l'obiettivo a lungo termine. Nel 2016 il limite annuale per l’NO2 (biossido di azoto) è stato superato in 21 aree urbane, mentre va meglio per il PM 2,5 (25 μg/m³): solo 7 città superano il limite annuale. Questi i dati relativi all’aria, aggiornati al 10 dicembre 2017 e contenuti nella XIII edizione del Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, presentato nei giorni scorsi a Roma. Il report, che porta la firma del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), raccoglie i dati relativi a 119 aree urbane attraverso dieci aree tematiche: Fattori Sociali ed Economici, Suolo e territorio, Infrastrutture verdi, Acque, Qualità dell’aria, Rifiuti, Attività Industriali, Trasporti e mobilità, Esposizione all’Inquinamento Elettromagnetico ed acustico, Azioni e strumenti per la sostenibilità locale, descrive la qualità delle vita e dell’ambiente nelle città italiane.

Ne esce la fotografia di un paese "sdraiato" su una mobilità inquinante e con una situazione idrogeologica compromessa, con poco verde pubblico, molti impianti chimici e consumo di suolo che avanza.

Incidenti

Nel 2016, più incidenti, ma meno vittime sulle strade: rispetto al 2015, nei 119 comuni, nonostante l’aumento degli
incidenti (+0,5%) e dei feriti +(0,3%), il numero dei morti scende del 9,7%, a fronte di una diminuzione nazionale che
supera il 4%. Il numero più alto di incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti si rileva a Genova (oltre 15 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti), seguita da Firenze (13,4) e Bergamo (13). In linea generale e nel lungo periodo (2007-2016), calano gli incidenti stradali nei 119 comuni passando da 112.648 a 81.967 (-27,2%).

Frane

Su 119 comuni analizzati dal rapporto, 85 risultano caratterizzati da frane, mentre 34 ricadono prevalentemente in aree
di pianura. Complessivamente sono state censite 23.729 frane con una densità media sul territorio dei 119 comuni di
1,12 frane per km2 (sia frane attive che non) . Alcuni comuni ne hanno più di 9 per km2 (Lecco, La Spezia, Lucca, Cosenza e Sondrio), mentre 14 presentano una densità compresa tra 3 e 9 frane (Pistoia, Torino, Vibo Valentia, Livorno, Ancona, Genova, Bologna, Bolzano, Fermo, Perugia, Catanzaro, Pesaro, Campobasso e Massa).
Dal 1999 al 2016, nei comuni in esame sono in atto 384 interventi urgenti per la difesa del suolo già finanziati, per un
ammontare complessivo delle risorse stanziate di circa 1 miliardo e 476 milioni di euro.

Consumo di suolo

Le più alte percentuali di suolo consumato rispetto alla superficie territoriale si raggiungono, al 2016, a Torino 65,7%,  Napoli 62,5%, Milano 57,3% e Pescara 51,1%. Tra il 2012 e il 2016 e’ la città di Roma, con oltre 13 milioni di euro  all’anno a sostenere i costi massimi più alti in termini di perdita di servizi ecosistemici, seguita da Milano con oltre 4 milioni di euro all’anno.

Coste e acque balneabili

Il 90,4% delle acque di balneazione è classificato come eccellente e solo 1,8% come scarso. Su 82 Province, 50 detengono solo acque eccellenti, buone o sufficienti e, in particolare, 26 hanno tutte acque eccellenti. La presenza della microalga
potenzialmente tossica, Ostreopsis ovata, durante la stagione 2016, è stata riscontrata almeno una volta in 32 Province
campione su 41, anche con episodi di fioriture, mentre il valore limite di abbondanza delle 10.000 cell/l è stato superato  almeno una volta in 17 Province. In un caso è stato emesso il divieto di balneazione (Ancona) come misura di gestione a tutela della salute del bagnante.

Verde pubblico

Le percentuali di verde pubblico sulla superficie comunale restano piuttosto scarse, con valori inferiori al 5% in 96 delle 119 città analizzate, compresi i 3 nuovi comuni inclusi per la prima volta nel campione di quest’anno, nei quali il  verde pubblico non incide più del 2% sul territorio. Solo in 11 aree urbane, prevalentemente  del Nord, la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%; i più alti si riscontrano nei comuni dell’arco alpino, in particolare a Sondrio (33%) e a Trento (29,7%). La scarsa presenza di verde si riflette ovviamente sulla disponibilità pro capite, compresa fra i 10 e i 30 m2/ab nella metà dei comuni (compresa Guidonia Montecelio). A Giugli ano in Campania,  invece, si registra il valore minimo (2,2 m2/ab). In linea generale, le aree urbane “più verdi” sono quelle con una significativa presenza di aree protette: Messina, Venezia, Cagliari e L’Aquila.

Terreni agricoli

Diminuiscono le aree agricole, altro importante tassello dell’infrastruttura verde comunale: il trend della superficie agricola utilizzata negli ultimi 30 anni è negativo in ben 100 dei 119 comuni indagati, con valori percentuali compresi tra il -1,4% di Viterbo e il -83,7% di Cagliari.

Autorizzazioni Integrate Ambientali

Le installazioni AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) statali e regionali presenti nei 119 comuni, ammontano a 938 (comprese quelle non operative ma con autorizzazione vigente) e sono situate in particolare nelle città di Forlì, Cesena, Ravenna, Modena, Prato, Brescia, Venezia, Verona e Torino. In particolare, sono 46 le installazioni AIA statali concentrate soprattutto a Venezia (7), Ravenna (7 di cui 6 operative), Brindisi (5), Taranto (4), Ferrara e Mantova (3). In particolare, la presenza maggiore di centrali termiche si rileva a Venezia (4), di impianti chimici a Ravenna (4 di cui 3 operativi). L’unica acciaieria integrata sul territorio nazionale è nel comune di Taranto. Le installazioni AIA regionali sono invece 892 e vedono la città di Forlì con il maggior numero di impianti (pari a 58 di cui 44 operativi) seguita da Ravenna (50 di cui 46 operativi),
Prato (47) e Cesena (45 di cui 36 operativi).

Le auto
Ancora alto il numero delle auto euro 0: anche se in calo rispetto al 2015 di quasi 640 mila vetture, il numero delle
auto da euro 0 ad euro 2 rimane ancora troppo alto, quasi 10 milioni, sugli oltre 37 totali. Nel 2016, è Napoli a presentare la quota più alta (28,3%) di auto intestate a privati appartenenti alla classe euro 0, contro una media nazionale del 10,1%. Varia poco invece, la composizione del parco per tipo di alimentazione rispetto all’anno precedente: Trieste, Como e Varese a continuano a detenere la quota più alta di auto alimentate a benzina, intorno al 70%, contro circa il 26-28% di au
tovetture a gasolio, mentre ad Isernia, Andria e Sanluri, circolano essenzialmente vetture a gasolio ( dal 50 al 54% circa). Dal 2012 al 2016 il parco auto alimentato a GPL a livello nazionale segna un + 18,8%, con Parma e Lanusei che raggiungono le variazioni positive più alte, superiori al 40%, contro Villacidro e Sanluri che riportano, invece, contrazioni rispettivamente del 16 e 15%. Alle Marche, in particolare a Macerata, Fermo e Ancona, soprattutto grazie alla presenza di numerosi distributori in una limitata estensione territoriale, spetta il primato delle auto a metano circolanti (dal 13 al 18% circa).

Morti per mancata attività fisica

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un’insufficiente attività fisica è associata in Europa a circa 1 milione di morti l’anno. Spostarsi regolarmente a piedi e in bicicletta per 150 minuti a settimana con attività fisica di intensità
moderata, riduce per gli adulti tutte le cause di mortalità di circa il 10%. Da questo presupposto è nato il focus del
rapporto “Città a piedi”, quest’anno dedicato, appunto, alla mobilità pedonale. Diversi i temi trattati tra cui il legame
tra mobilità attiva e lavoro agile: i risultati dell’esperienza “Giornata del lavoro agile”, istituita dal Comune di Milano, mostrano nel 2016 un risparmio nei tempi di spostamento di 106 minuti a persona.

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/aria-terra-acqua-piano-piano-ci-mangiamo-il-paese

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Tue, 19 Dec 2017 09:18:55 +0000
A scuola di buone pratiche e ruralità in Cilento: la preside Maria De Biase http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3070-a-scuola-di-buone-pratiche-e-ruralita-in-cilento-la-preside-maria-de-biase http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3070-a-scuola-di-buone-pratiche-e-ruralita-in-cilento-la-preside-maria-de-biase

EcopresideA lezione di eco-sostenibilità. L'avventura della preside Maria De Biase ha inizio nell'istituto comprensivo Teodoro Gaza di San Giovanni a Piro – in Cilento – dove ha dato vita a una vera rivoluzione, un cambiamento che passa attraverso le tradizioni più antiche del territorio, alla riscoperta delle proprie origini e antiche abitudini. La preside De Biase arriva a San Giovanni a Piro nel 2007, fino a quel momento aveva insegnato nell'hinterland napoletano, dove lavorava a progetti di educazione alla legalità.

di Elena Risi

 

 

 

 

Quando nella scuola si è sparsa la voce che la nuova preside veniva dalla "grande città", tutti si aspettavano di assistere ad un'innovazione in nome della modernità. La preside napoletana si è presentata invece con progetti di educazione alla ruralità e con una "dichiarazione di guerra" alle merendine confezionate. Dopo il suo arrivo hanno cominciato a consolidarsi buone pratiche quotidiane: la creazione di orti sinergici, il compostaggio e l'arrivo di "Bidolio", un contenitore per la raccolta di oli esausti dai quali viene poi prodotto il sapone.

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Tutto diventa un gioco da bambini. Nella mensa scolastica gli alunni vengono riabituati ai sapori genuini e sono serviti solo i prodotti che la terra produce: il verde non fa storcere il naso e i bambini mangiano fave e piselli a pranzo, pane e marmellata a colazione, pane e olio per merenda. Si chiamano eco-colazione e eco-merenda senza piatti né bicchieri di carta o plastica, tutto è rigorosamente organizzato nel rispetto della filosofia "Rifiuti Zero".

Questa oasi di buone pratiche, l'anno scorso è stata messa a rischio da una legge italiana che prevede la perdita di autonomia per tutte quelle scuole che contano un numero inferiore a 600 alunni, 400 nel caso delle comunità montane come quella di San Giovanni a Piro. L'istituto contava quindici alunni in meno di quelli previsti dal regolamento, 385, e Maria De Biase è stata costretta al trasferimento. A Settembre è tornata a intravedere spiragli di luce, quando le viene affidata la presidenza dell'istituto di Policastro Marina che, a sua volta, ha in reggenza la scuola di Caselle.

Nei primi giorni del nuovo anno scolastico il Teodoro Gaza rimane in balia degli eventi ma alla fine Maria De Biase ne ottiene la reggenza. In questo modo la preside si è trovata a operare – per quest'anno, poi chissà – su tre scuole diverse, esportando principi e buone pratiche ormai consolidate al Teodoro Gaza.

Ecopreside1

L'esperienza avviata qui è ormai matura, assimilata dai bambini e gestita con entusiasmo da docenti e genitori, nelle altre due scuole la De Biase ha gettato i semi per il cambiamento e il suo operato è stato riconosciuto e apprezzato anche da alcune amministrazioni locali: "le mie scelte sono dettate da precisi obiettivi educativi", ha spiegato la preside ad Andrea Degl'Innocenti che l'ha intervistata nel novembre scorso, "ma portano anche notevoli risparmi economici che, soprattutto in tempi di crisi, non possono che aiutare nella gestione complessiva del bilancio".

Ecopreside2

Ora che lavora su tre scuole la fatica è tanta, il Cilento è una terra in cui le distanze si misurano con strade sterrate e piccoli centri abitati che si inerpicano tra le montagne. Nelle sue parole c'è anche la preoccupazione per il futuro, perché le sorti della sua reggenza hanno tempi incerti. Ma soprattutto, Maria De Biase parla di un sogno che si è avverato, quello di vedere i principali attori del futuro – i bambini e i ragazzi delle scuole – assorbire i principi e le pratiche dell'eco-sostenibilità, in un territorio rurale in cui la terra è una risorsa materiale e culturale. Soprattutto la entusiasma che sia la scuola, un'istituzione pubblica soggetta a critiche e tagli spietati, ad assolvere alle funzioni fondamentali dell'educazione e della gestione sapiente delle proprie ricchezze.

Articolo del 2014

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2014/05/scuola-buone-pratiche-ruralita-cilento-preside-de-biase/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Thu, 16 Nov 2017 10:06:26 +0000
Glifosato nuovo stop: bocciata la proposta Ue di rinnovo a 5 anni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3063-glifosato-nuovo-stop-bocciata-la-proposta-ue-di-rinnovo-a-5-anni http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3063-glifosato-nuovo-stop-bocciata-la-proposta-ue-di-rinnovo-a-5-anni

Glifisato stop 5anniNuovo stop al glifosato e altra sonora bocciatura per la Commissione europea: stamane non è stata raggiunta la maggioranza qualificata degli Stati membri sulla proposta di Bruxelles di autorizzare per altri 5 anni l’uso dell’erbicida più diffuso al mondo. Si tratta del secondo stop che in poche settimane ha incassato la Commissione Juncker visto che il 25 ottobre scorso, sulla proposta di rinnovo a 10 anni, gli Stati membri, Francia e Italia in testa hanno girato le spalle a Bruxelles.
di Enrico Cinotti

Cosa succede ora?

Il 31 dicembre scade il termine per decidere sul futuro del glifosato. Anche se il rischio è che senza una decisione degli Stati membri la Commissione possa fare un colpo di mano. Tuttavia, dopo il voto contrario di oggi, è probabile che verrà convocato il comitato d’appello il 27 novembre.

Le posizioni in campo si stanno delineando: Italia, Francia e Germania potrebbero dire Sì a tre anni , “secchi”, di rinnovo senza ulteriori tempi per smaltimento delle scorte (24 mesi secondo le disposizioni europee); la Commissione invece restrebbe irremovibile sulla richiesta di 5 anni.

“Bene il no dell’Italia al voto odierno, mentre la Commissione continua a cercare l’appoggio per una nuova autorizzazione per il glifosato, noncurante degli scandali legati ai ‘Monsanto Papers’ e al ‘copia-incolla’ nelle valutazioni del rischio europee. Non si può continuare a permettere la contaminazione di suolo, acqua, cibo e persone, il glifosato deve essere vietato ora, non fra tre, cinque o dieci anni” ha commentato Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura di Greenpeace Italia.

Fonte:https://ilsalvagente.it/2017/11/09/glifosato-nuovo-stop-bocciata-la-proposta-ue-di-rinnovo-a-5-anni/27838/?utm_content=bufferd812c&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Sat, 11 Nov 2017 10:40:50 +0000
Centrale Enel a Brindisi: ricorso al Tar contro il rinnovo dell'autorizzazione http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3062-centrale-enel-a-brindisi-ricorso-al-tar-contro-il-rinnovo-dell-autorizzazione http://www.coscienzeinrete.net/ecologia/item/3062-centrale-enel-a-brindisi-ricorso-al-tar-contro-il-rinnovo-dell-autorizzazione

Il WWF e ClientEarth hanno presentato ricorso al Tar contro il rinnovo dell'autorizzazione per la centrale Enel di Brindisi, da anni accusata di avvelenare la zona: «La situazione è drammatica dal punto di vista della salute pubblica e dell'ambiente».
Centrale Enel Brindisi

Il WWF Italia e ClientEarth hanno presentato ricorso al TAR contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla centrale ENEL “Federico II” di Brindisi, la più grande centrale a carbone d’Italia e quella che emette più sostanze inquinanti e CO2 (13,11 milioni di tonnellate nel solo 2015), estesa al 2028 con un decreto del luglio scorso. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che le associazioni ritengono illegittima, rilasciata il 3 luglio 2017, consentirebbe all’impianto di funzionare fino al 2028, nonostante la situazione già grave.
Quattro i principali motivi del ricorso. Innanzitutto, l’Autorizzazione è stata rilasciata per l’ennesima volta senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), dopo un primo dissenso del ministro della Salute e del Comune di Brindisi, superato a seguito dell’intervento del Consiglio dei ministri.
Da 24 anni la centrale Enel di Brindisi Sud opera senza essere mai stata sottoposta a valutazioni di impatto ambientale e sanitario di alcun tipo. Per WWF e ClientEarth questa situazione di illegittimità deve avere fine. 
Altro punto nevralgico del ricorso depositato dalle due associazioni riguarda gli impatti sanitari devastanti e più volte ignorati. I risultati di un recente studio [1] realizzato dall’Arpa Puglia dimostra come ad una maggiore esposizione alle poveri sottili e all’anidride solforosa di origine industriale, corrisponda un aumento della mortalità per tumore, di patologie cardiovascolari e respiratorie. I principali risultati dello studio sono stati resi noti dall’Agenzia Regionale Sanitaria – ARES il 20 settembre 2016, quasi un anno prima del rilascio della nuova AIA, in una audizione alla Commissione Ambientale del Senato specificatamente dedicata alla centrale ENEL Federico II di Brindisi. Ma sono stati completamente ignorati nella procedura di rinnovo dell’AIA.
“Dietro questi fatti c’è la sofferenza di moltissime persone e di un’intera comunità” ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “La centrale di Brindisi è il simbolo della battaglia WWF per chiudere con il carbone, per la tutela della salute dei cittadini, del territorio e del clima globale. La storia di grande inquinamento che ha colpito una delle località più belle di Italia deve vedere la parola fine; ora deve iniziare il futuro del rilancio di un territorio naturalmente vocato allo sviluppo pulito e rinnovabile. Vorremmo da parte di tutti un impegno visibile e concreto a favore di un radicale e tempestivo cambio di rotta, ponendo fine alle produzioni inquinanti e risanando l’area”.
“Le emissioni industriali hanno contribuito a creare una situazione sanitaria critica nel territorio di Brindisi”, ha aggiunto Ugo Taddei, avvocato di ClientEarth, no profit europea specializzata in controversie legali nel campo della protezione dell’ambiente e della salute, con azioni avviate in tutta Europa. “È incredibile che un nuovo permesso sia stato concesso senza alcuna valutazione degli impatti sulla popolazione locale. Non esistono cittadini di serie A e serie B: abbiamo tutti diritto a vivere in un ambiente sano e pulito. Esiste un obbligo giuridico e morale di utilizzare le migliori tecniche disponibili per tutelare la salute e siamo intenzionati a farlo rispettare anche nella centrale di Brindisi”.
Tra i principali imputati del disastro sanitario descritto nello studio epidemiologico della Regione Puglia ci sono, infatti, i livelli eccessivi di emissioni, terzo punto di censura del ricorso. Per molte delle sostanze inquinanti, non sono rispettati i parametri di legge per abbattere in modo più efficace gli inquinanti emessi dall’impianto.
E, infine, oltre il danno la beffa: il trattamento dei rifiuti. La nuova AIA è gravemente carente per quanto riguarda le prescrizioni in materia di smaltimento dei rifiuti. Eppure, secondo quanto contestato dalla magistratura penale in un recente atto di sequestro, i rifiuti pericolosi e non pericolosi prodotti dalla Centrale Enel Federico II di Brindisi sarebbero stati mischiati insieme, con un indebito profitto contestato dalla magistratura di circa mezzo miliardo di euro in cinque anni. 
“Nei giorni scorsi i ministri Calenda e Galletti hanno annunciato che la Strategia Energetica Nazionale ha individuato tra gli obiettivi la chiusura di tutte le centrali a carbone italiane entro il 2025: una decisione che appoggiamo convintamente. WWF e Client Earth si augurano che tale decisione diventi operativa nel più breve tempo possibile per salvare vite umane e consentire da subito la transizione verso le energie rinnovabili”, conclude Mariagrazia Midulla.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/centrale-enel-a-brindisi-ricorso-al-tar-contro-il-rinnovo-dell-autorizzazione

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Ecologia Fri, 10 Nov 2017 10:37:45 +0000