India a un anno dalla lotta al cash fallita, demonetizzazione è stata un flop

Cashless IndiaLa lotta al contante in India è stata un flop, ma il governo Modi non ne ha risentito politicamente, restando ben saldo.

Un anno fa, il premier indiano Narendra Modi lanciava a circa 1,3 miliardi di suoi concittadini un annuncio scioccante: le due banconote dal taglio più alto di 500 e 1.000 rupie, allora circa 6,50 e 13 dollari rispettivamente, sarebbero diventate fuori corso dalla mezzanotte del giorno seguente e sarebbero state scambiate in banca, dove al di sopra di certe quantità esibite, ai detentori sarebbero state richieste informazioni sulla provenienza e in assenza di una adeguata giustificazione, sarebbe scattata la segnalazione al fisco. La misura fu realmente uno shock, se si considera che le banconote ritirate dalla circolazione erano ben 15.440 miliardi, pari all’86% del valore del contante totale esistente. 

di Giuseppe Timpone

L’obiettivo di Modi era di contrastare l’evasione fiscale e l’economia sommersa, partendo dalla premessa che le banconote dal taglio più elevato fungano da metodo di pagamento tra privati per aggirare il fisco o per traffici illeciti. Tuttavia, al termine dell’operazione colossale, che creò parecchi disagi e per più settimane del previsto, costringendo milioni di indiani a fare lunghe file in banca per scambiare le vecchie rupie con le nuove, non solo l’economia sommersa e gli evasori fiscali non sarebbero stati combattuti, ma la percentuale delle transazioni cash pare che sia rimasta inalterata pressappoco intorno al 95% del totale. Nonostante gli sforzi, quindi, solamente un pagamento su venti in India avverrebbe oggi con l’uso di carte di credito, bancomat o altri metodi tracciabili non in contante.

Lotta al cash in India è stata un flop

A conferma che si sarebbe trattato di un flop, vi è il dato assai negativo per il governo del 99% della restituzione in banca delle banconote oggetto della “demonetizzazione”. In sostanza, quasi tutta la moneta ritirata dalla circolazione è tornata indietro, segno che gli indiani non avrebbero faticato granché a nascondere al fisco le loro eventuali illiceità commesse. Anzi, pare che l’operazione del governo abbia creato un mercato nero delle rupie, grazie al quale i più facoltosi, non essendo in grado di giustificare in banca le banconote detenute in eccesso rispetto ai limiti fissati, le hanno cedute a sconto ad altri indiani, con questi ultimi a presentarsi in banca al posto loro.

Per impedire il riciclaggio, la polizia indiana ha fatto irruzione in diverse oreficerie, al fine di evitare che gli indiani scambiassero denaro contro oro. In realtà, le quotazioni del metallo sono risultate a premio rispetto a quelle internazionali nelle settimane successive all’annuncio, segno che la domanda interna sarebbe stata più alta del solito. E parecchio denaro sarebbe stato convogliato in fondi d’investimento, i quali lo hanno dirottato sui mercati finanziari. Insomma, Modi non è riuscito a cogliere i truffaldini con le mani nel sacco, perché questi hanno trovato il modo di portare altrove il loro denaro, “ripulendolo” senza grossi problemi, non da ultimo acquistando Bitcoin, le cui quotazioni sono decuplicate nell’ultimo anno. 

Tutto come prima? Non proprio. La crescita economica ha rallentato nel sub-continente asiatico e nel secondo trimestre di quest’anno risulta scesa al 5,7%, la più bassa dal 2014 e nettamente inferiore al +7,1% dello stesso periodo del 2016. La demonetizzazione, infatti, ha colpito le transazioni, impedendo a molti consumatori di effettuare acquisti nella fase di passaggio al nuovo sistema di emissione delle banconote. E nonostante sia stato mancato l’obiettivo del governo di centrare 25 miliardi di transazioni non in contanti in un anno, pur in presenza di una crescita più lenta, il governo si difende, sostenendo che l’iniziativa di un anno fa avrebbe abbassato a 12.500 miliardi le banconote di più alto valore detenute dagli indiani dai 18.000 altrimenti tendenziali. E il partito del premier, dei nazionalisti del BJP, è uscito vincitore dalle elezioni di marzo nello stato di Uttar Pradesh e anche per quelle in programma nel Gujarat, lo stato di Modi, sembra in vantaggio, beneficiando dell’immagine di un partito anti-corruzione e teso a redistribuire ricchezza, allargando la scarna platea dei contribuenti, visto che ad oggi solo il 5% delle famiglie indiane compila una dichiarazione dei redditi. Insomma, la lotta al cash è servita più sul piano della propaganda che non dei risultati reali.

fonte: https://www.investireoggi.it/economia/india-un-anno-della-lotta-al-cash-fallita-demonetizzazione-stata-un-flop/

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