GOLPE MILITARE IN EGITTO: SI APRONO FOSCHI SCENARI

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GOLPE MILITARE IN EGITTO: SI APRONO FOSCHI SCENARI

di Fausto Carotenuto

L’Esercito egiziano ha destituito il presidente Morsi e lo ha posto agli arresti domiciliari. Al suo posto Mansour, presidente della Corte Costituzionale, per avviare il passaggio a nuove elezioni. Mentre la Costituzione è sospesa. All’Esercito si sono affiancati il Gran Imam dell’Università di Al Azhar – la massima autorità religiosa “ufficiale”– e il capo dei cristiani copti, Tawadros.

Piazza Tahrir è esplosa in manifestazioni di gioia e fuochi di artificio. E scontri sono cominciati in decine di città con gruppi islamici che non accettano di vedere destituito il Presidente che hanno eletto a maggioranza. Mentre comunque Morsi fa filtrare dei messaggi nei quali dice di non mollare e di resistere, perché lui è l’unico Presidente eletto a maggioranza dal popolo secondo la Costituzione.

Sì, perché in questo momento la maggioranza degli elettori è islamica, e si affida ai movimenti radicali, come i Fratelli Musulmani o, ancor più estremisti, ai gruppi politici di ispirazione salafita. E proprio questo ora indurrà i movimenti islamisti a mandare in piazza quante più persone è possibile. Mentre i militari stanno occupando le città con i carri armati per impedirlo. E stanno procedendo ad arrestare i leaders dei Fratelli Musulmani e centinaia di quadri.

E’ un golpe serio, pieno di violenza, come sanno fare la forze armate egiziane, senza scrupoli.

Un vero disastro questa dinamica egiziana cominciata con la falsa primavera araba di due anni fa.

Si destituì Mubarak perché capo di un regime sostanzialmente militare, oppressivo e torturatore. Per sostituirlo con un Presidente islamico che ha tentato di portare indietro il Paese islamizzandolo, e sostenuto dalle stesse Forze Armate che hanno continuato ad essere oppressive e torturatrici. Per arrivare ora a togliere di mezzo quel Presidente islamista – ma pur sempre democraticamente eletto – lasciando ancora tutto nelle mani delle stesse Forze Armate oppressive e torturatrici.

Ed ora la gente che era scesa in Piazza Tahrir durante la primavera araba per liberarsi di queste Forze Armate, fa festa perché i militari – sempre quelli oppressori e torturatori – sono totalmente al potere.

Bella presa in giro, vero?

Il tutto sempre favorito dall’Occidente. Che ora esprime “preoccupazione” e chiede gentilmente alle Forze Armate un “ritorno alla normalità costituzionale ed alle elezioni, più rapido possibile”…

Appare ora molto difficile che gli islamici non si organizzino, sentendosi defraudati, per reagire, anche in modo violento. Oggi, e soprattutto domani, giorno delle moschee – il venerdì – saranno momenti di grande mobilitazione islamica e di grande repressione da parte delle Forze Armate golpiste. Nulla di buono all’orizzonte…

Quale è il risultato netto ed evidente di questa primavera egiziana durata due anni? Che dove prima c’era un regime duro e illiberale, ma capace di mantenere in sostanziale armonia un paese difficile, ora c’è uno scontro insanabile tra la gente, tra due culture: una laica e libertaria ma minoritaria, ed una islamista e retrograda ma maggioritaria. Uno scontro capace di mantenere un intero Paese in una situazione di squilibri, sangue, paure ed ansie e violenze.

Con il paradosso per gli occidentali irrisolvibile che se si accettano le regole democratiche le masse islamiche impongono dei regimi antilibertari. Che sacrificano le minoranze libertarie. O altrimenti bisogna sacrificare la democrazia… Una bell’enigma. Una grande fonte di squilibrio.

Una volta non era così: fino a qualche decina di anni fa le masse islamiche in tutti i Paesi consideravano l’Islam come religione e non come qualcosa che dovesse imporre governi e sistemi politici operanti secondo le retrograde leggi islamiche. Si accettava una sorta di divisione tra politica e religione. Ma forze oscure hanno spinto perché nelle organizzazioni islamiche sorgesse la pretesa di islamizzare la politica… creando il terreno di scontro che ora sta esplodendo. Gli islamisti a maggioranza vogliono imporre una visione del mondo e delle leggi che non può andare bene alle minoranze dotate di una visione più libera e aperta della vita e dei rapporti sociali.

E’ lo stesso gioco orribile della creazione di emergenze che grandi poteri di manipolazione hanno giocato facendo saltare o aggredendo regimi laici “alla egiziana” in tutto l’Islam: Bosnia, Kossovo, Tunisia, Yemen, Somalia, Libia, Siria… Ed ora giocando col fuoco sullo scontro laici-religiosi in Turchia.

huntington1Qualcuno nei decenni ha pensato di sostituire il conflitto Est-Ovest con uno scontro di culture e di religioni: la cultura laica e democratica occidentalista da una parte, e dall’altra la cultura illiberale ed islamista.

Lo teorizzò chiaramente il professore del potere americano Samuel Huntington in un famoso articolo del 1993 su Foreign Affairs, intitolato “Clash fo Civilizations”, scontro di civiltà. Nel quale il potente docente di Harvard non profetizzava dinamiche politiche, ma descriveva parzialmente il lavoro oscuro che il suo gruppo faceva da anni per elaborare una nuova strategia di controllo per conto di poteri di manipolazione.

Per tenere in piedi il potere militare, economico, psicologico e politico dei gruppi oscuri che controllano il mondo servono dei conflitti, che giustifichino grandi spese, grandi drenaggi di risorse e enormi apparati militari e di sicurezza che in apparenza servono a fronteggiare le emergenze create ad arte. Ma che in effetti servono a controllare noi…

Il conflitto di culture esplode ora una con forte evidenza in Egitto… come abbiamo visto di recente in Turchia…

Alle coscienze non cadere nel gioco dello scontro, del conflitto, ma comprenderne fino in fondo le caratteristiche. Per non ritrovarsi in una dinamica psichica che ci vorrebbe parti semiaddormentate di questo conflitto…

Noi confidiamo che all’interno di queste dinamiche oscure crescano, proprio traendo insegnamento dall’orribile spettacolo fornito dai poteri oscuri, nuove e più forti coscienze. Capaci un giorno di impedire questo continuo gioco al massacro come strumento del potere.

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