Politica http://www.coscienzeinrete.net Mon, 11 Dec 2017 20:33:48 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Il punto della concentrazione http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3086-il-punto-della-concentrazione http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3086-il-punto-della-concentrazione

CIR Il Punto della ConcentrazioneFin dal primo momento in cui il nostro sito è andato on-line, molti dei nostri articoli hanno descritto come le strategie di dominio mondialista passassero attraverso l'accentramento del potere, ciò che noi abbiamo chiamato "l'accorciamento delle linee di comando". L'accentramento politico, con la spinta accelerata verso la definitiva consacrazione delle macroaree (Nord, Sud America, UE, Russia, Cina, ecc...) a discapito delle entità statali più piccole che per definizione sono più raggiungibili e influenzabili dai cittadini, e con la sottrazione di fondi ed autonomia ai poteri locali all'interno dei singoli stati, per lo stesso motivo. L'accentramento economico, ben descritto più in basso, ma anche accentramento di tipo religioso a cui stanno lavorando sotto traccia da lungo tempo, ed ancora lontano da venire in quanto settore più difficile deglil altri. La nostra tesi, come i nostri lettori certamente sapranno, è che il motivo scatenante di questo accentramento concertato, che avviene proprio in questa epoca specifica, sia il compito di creare ostacolo alla marea crescente di coscienze individuali che si risvegliano, unico reale spauracchio di qualsiasi potere piramidale. Quindi la mossa di allontanare il potere di qualsiasi tipo (politico, economico e religioso) serve a diminuire le possibilità di acesso al potere dal basso a individui/gruppi di persone più coscienti. Noi la pensiamo così, ma non occorre pensarla così per comprendere che: a) l'accentramento del potere è effettivamente in corso; b) questo accentramento è intrinsecamente deleterio per l'umanità.

Il secondo punto è spiegato perfettamente in questo articolo di Il Pedante, che riportiamo sotto. Il punto è che sia che siate di destra o di sinistra, credenti o no, "complottisti" o meno, ci sono dei motivi empiricamente inoppugnabili per cui l'accentramento va combattuto: perchè è garanzia di fallimento.

Ecco perchè...

E.C.

In un precedente articolo si introduceva la pseudo-formula della concentrazione. L'idea tautologica di fondo è che all'accrescersi della concentrazione dei capitali e dei poteri di sorveglianza e di intervento decresca il grado di democrazia. Che cioè, in definizione, la democrazia ceda progressivamente terreno all'oligarchia e al totalitarismo:

Se la democrazia si realizza nella disseminazione non solo dei poteri decisionali ma anche del benessere, del risparmio e della proprietà (Cost. art. 47), non può stupire che il suo recente declino si sia accompagnato a innovazioni politiche, giuridiche ed economiche attivamente tese a promuovere un maggior grado di concentrazione. La tendenza riguarda tutti i settori, esprimendosi ad esempio in campo economico come concentrazione dei capitali, già caposaldo dell'analisi marxiana:

Gli esercizi commerciali diventano franchising di catene internazionali, i marchi storici finiscono in pancia alle corporation, le banche si aggregano, gli operatori di servizi e le aziende di Stato arricchiscono il portafoglio dei grandi investitori, le compagini azionarie e le sedi legali migrano da una giurisdizione all’altra – impercettibili al fisco, onnipresenti al consumatore e ai listini di borsa. Il tutto tra il plauso e l’incentivo del legislatore, che immemore del «Too Big to Fail» si vanta di promuovere l’«efficientamento» e le «economie di scala» (La crisi narrata, pag. 41).

Nell'articolo citato, dove si indagava la declinazione informatica del concetto e la collegata ossessione della «dematerializzazione», si ipotizzava che la concentrazione cresca al diminuire della «diffusione dei poteri» o lunghezza della catena decisionale (D) e del «loro costo» (C) e all'aumentare delle persone (Pa) che subiscono il potere p:

A corredo dell'ipotesi si osservava che nella retorica politica e giornalistica più vulgata la concentrazione non appaia come una piaga a cui metter freno per proteggere i diritti della democrazia, ma sia anzi programmatica e auspicata:

L'idea che la disseminazione delle responsabilità e degli ostacoli all'esercizio di un potere garantiscano la sicurezza e i diritti di tutti è... un principio fondante della democrazia, la quale allarga la base dei poteri intrecciando «pesi e contrappesi», organi di vigilanza, collegi giudicanti e legislativi, commissioni, articolate gerarchie di comando ecc. e coinvolgendo periodicamente l'intera cittadinanza nella nomina di chi la amministra. Non è assolutamente un caso che in anni recenti [le] garanzie [del]la diffusione dei poteri decisionali e [de]l loro costo... siano esplicitamente demonizzate dai teorici, commentatori e protagonisti più accreditati e vocali del «riformismo» politico. Né che seguano gli appelli a «tagliare i costi della politica», rimuovere «lacci e lacciuoli», diminuire i parlamentari, sopprimere organi politici come province e Senato, snellire ulteriormente i processi legislativi, «disintermediare» i rapporti di lavoro ecc. Tutto serve a... consegnare più poteri a un numero più ristretto di decisori.

Dopo avere pubblicato la formula, i più pensosi tra i miei lettori mi fecero notare un «baco», che cioè al diminuire del costo C (che io stesso avevo ipotizzato tendente a zero, in un caso teorico) il numero di decisori D sarebbe stato irrilevante persino nel caso in cui DPa.

È però evidente che una pseudo-formula sociale ha un valore strettamente maieutico e non può soddisfare i requisiti di una legge fisica o matematica. Se non altro perché i valori di costo ipotizzati - che includono «costi economici diretti, numero di azioni richieste, difficoltà fisiche e logistiche, eventuali rischi legali ecc.» - sono qualitativi e non puntualmente quantificabili. Su quella linea di critica si sarebbero dovuti rilevare altri e più seri problemi nell'equazione, come ad esempio il fatto che le unità di misura non si elidono nella frazione.

Sebbene tutto ciò non ne infici la funzione esplicativa, mi sono riproposto di correggere la formula con l'aiuto di un consulente più qualificato di me, non tanto per pedanteria ma perché quella matematizzazione si era rivelata utile per indagare le dinamiche e i determinanti di un fenomeno altrimenti sottinteso e sfuggente. Tra le migliorie possibili: uno sviluppo dei costi C che includa la sommatoria della catena degli esecutori E con i relativi costi partendo dall'unità (gli esecutori sono anche decisori, possono decidere di non eseguire), o ancora l'inclusione di una variabile di partecipazione ai costi della decisione da parte della platea Pa che la subisce, diventandone così un esecutore indiretto.

L'ultimo aspetto appare urgente se si considera che, come è stato accennato, il trasferimento ai vertici di poteri e sostanze cerca il consenso della base che ne è deprivata, e quasi sempre lo trova. Il costo della concentrazione, specialmente nel suo costituirsi, finisce così per essere in massima parte sostenuto da chi è destinato a subirne gli effetti. Per cogliere i moventi di questa complicità degli spogliati ci soccorrono il titolo e la chiusa di un articolo di Alberto Bagnai pubblicato sul Fatto Quotidiano del 3 gennaio 2017, dove l'intento di istituire un controllo e un potere di censura centralizzati sulla pubblicazione delle «fake news» era giudicato tanto più pericoloso in quanto, tra l'altro, consegnerebbe in futuro uno strumento di oppressione a una destra autoritaria «che incombe minacciosa» nei sondaggi europei. Lo stesso concetto è stato più recentemente rilanciato dalla giornalista Stefania Maurizi su Twitter e, in termini più generali, anche dal sottoscritto.

Ora, un arbitrio non può essere più o meno accettabile a seconda di chi lo commette: se «le destre», «le sinistre» o altri. Sicché il monito di Bagnai coglie bene l'aporia fondamentale di chi accetta di concentrare sovranità, poteri, diritti e posizioni di vantaggio nelle mani di un soggetto forte di cui oggi si fida, omettendo di considerare la contingenza delle qualità - vere o presunte - che lo renderebbero degno di quella fiducia. Se è teoricamente possibile - ma empiricamente poco plausibile - che una forte concentrazione di poteri produca oggi il massimo beneficio per chi vi è soggetto, nulla garantisce che domani, o in circostanze diverse, il suo abuso non annulli quel beneficio introducendo problemi più seri e più difficili da revocare. La valutazione richiede però uno sguardo programmatico che manca a un pubblico accecato dall'orizzonte breve dell'emergenza, del «fate presto» e del pericolo politico, finanziario, terroristico, sanitario, mediatico, fascista eccetera che incombe, tanto incline a dare carta bianca ai forti e a proiettarvi il proprio bisogno di un «mondo giusto» (Lerner, 1980), quanto spaventato, se non incattivito, dalla presunta inadeguatezza dei deboli nel far fronte alle minacce del momento. Spaventato cioè da se stesso, dal popolo anonimo e diffuso e dalla libertà dei suoi membri. E, quindi, dalla democrazia.

E poiché nulla è nuovo sotto il sole, l'illusione di un'emergenza perpetua suggerisce l'esigenza di un'altrettanto perpetua legge marziale, la smania di consegnarsi bendati a un Goffredo da Buglione:

Ove un sol non impera, onde i giudíci
pendano poi de' premi e de le pene,
onde sian compartite opre ed uffici,
ivi errante il governo esser conviene.
Deh! fate un corpo sol de' membri amici,
fate un capo che gli altri indrizzi e frene,
date ad un sol lo scettro e la possanza,
e sostenga di re vece e sembianza.

La questione è tutta di metodo, sicché le discussioni di merito servono solo ad annacquarla. Sarebbe profondamente sciocco dilungarsi - come purtroppo accade - sulla maggiore o minore propensione di agenzie nazionali e sovranazionali, banchieri, grandi investitori, multinazionali del farmaco e dell'industria, colossi del web e monopolisti ad abusare degli enormi poteri che stiamo accumulando nelle ristrette consorterie di chi li dirige, sulla loro buona o cattiva fede, su quanto siano galantuomini, sinceri o privi di scrupoli, su quali crimini possano commettere avvalendosi di quei poteri e fin dove siano disposti a spingersi per realizzare un vantaggio privato a scapito di quello generale. Ciò non ha alcuna importanza, è anzi fuffa, dietrologia, gossip. L'unica posizione ragionevole è che quel potenziale non deve neanche esistere e che le le libertà e i poteri diffusi, o quel che ne resta, devono essere difesi coi denti perché sia negata la possibilità dell'abuso. Gli eventuali «buoni» saranno i «cattivi» di domani, i decisori di cui ci fidiamo cederanno il posto ad altri decisori, gli azionisti ad altri azionisti, «le sinistre» a «le destre» e viceversa. Se non sappiamo chi e come adopererà le armi che stiamo conferendo in un solo arsenale, abbiamo però una certezza: che non le riavremo più indietro quando ne subiremo i colpi.

***

Quando mio figlio guarda il cartone animato di Robin Hood crede che i cittadini di Nottingham soffrano perché il perfido Giovanni Senzaterra si è insediato sul trono del fratello Riccardo. Ma una volta cresciuto gli racconterò un'altra storia, che il problema era invece il buon Riccardo, il cui regno illuminato aveva illuso i sudditi di potersi fidare del potere in carica. E che, al contrario, fu dalle tensioni insorte tra il dispotico Giovanni e i baroni ribelli che scaturì la Magna Charta con cui si tracciava un limite, per la prima volta nella storia moderna, all'arbitrio assoluto del sovrano: di qualunque sovrano, amico o nemico secondo il metro di ciascuno. Correva l'anno 1215. Otto secoli dopo quegli aristocratici strabilierebbero sentendoci blaterare di «esecutivo forte», «Senato di rappresentanza», «misure drastiche», «governance internazionale», «mercati globali» e investitori che «ci chiedono», «dimensioni per competere», «ricatto delle minoranze», centrali di acquisto, economie di scala, «nanismo delle imprese», big data, digitalizzazione dei processi, armonizzazione delle norme. Riderebbero della nostra nostalgia di un totalitarismo de iure o de facto che ci dovrebbe costringere... al progresso.

Il discorso sulla concentrazione è un caso lampante di ripetizione dell'ovvio. Perché i suoi pericoli sono già tutti nella definizione di democrazia, nell'applicazione dell'aritmetica alle masse di uomini e capitali e nella serie ormai lunga dei suoi fallimenti storici e delle sue promesse mancate. Per quanto sintomo e non causa, la sua ricorrenza in fenomeni all'apparenza molto diversi ne fa uno strumento utile per registrare e comunicare i tanti volti del decadimento economico e sociale e della «rifeudalizzazione» in corso.

Perché in effetti non c'è quasi problema in cui non si affacci un aumento della concentrazione: dal trasferimento delle sovranità nazionali alla Commissione di un superstato continentale solo nominalmente democratico, all'umiliazione dei governi locali ridotti a funzionari, intermediari, esattori; dal trionfo dei gruppi industriali transnazionali che divorano le produzioni locali e dettano le regole del lavoro e del consumo, alle fusioni bancarie con l'abolizione del voto diffuso e cooperativo e la creazione di gruppi facili da vendere, impossibili da controllare; dal progressivo coagulo di monopoli privati nei servizi pubblici alla formazione di fondi finanziari in grado di comprare tutto, anche le politiche degli Stati . E ancora: il transito di dati pubblici e privati sulle piattaforme digitali di pochi e onnipotenti operatori, la compulsione alla «smaterializzazione» e il conseguente trasferimento di tutte le informazioni, anche sensibili, anche strategiche, anche determinanti per il governo pubblico, nei canali telematici e sui sistemi di una manciata di imprenditori privati, la digitalizzazione coatta dei pagamenti, la sorveglianza telematica globale, il delirio distopico delle «città smart». Fino all'ultima declinazione del concetto, quella con cui si mira a concentrare il potere anche sull'hardware dei nostri corpi: la somministrazione permanente, universale e obbligatoria di farmaci parenterali accidentalmente vaccinali e «salvavita» a intere popolazioni, nessuno escluso, per nessun motivo, preparati da un oligopolio mondiale di industrie in miliardi di dosi impossibili da controllare ex ante e sotto gli auspici di un unico organismo sovranazionale.

Di questi, come degli altri suddetti, ci siamo fidati troppo ieri epperò dobbiamo fidarci oggi e anche domani consegnando loro poteri ancora più ampi. Cosa può andare storto?

La concentrazione è un fattore intrinseco di instabilità. Sia pure in regime di buona fede - qualsiasi cosa voglia dire, cioè nulla - basta un errore per produrre effetti abnormi che si riverberano e si alimentano nella sterminata platea dei soggetti. E poiché gli errori li abbiamo sempre commessi e continueremo a commetterli, la concentrazione non genera colossi Too Big To Fail ma la garanzia di una failure universale senza nicchie di scampo, senza reti di riserva a cui affidare la tenuta del sistema.

Torneremo spesso a occuparcene.

fonte: http://ilpedante.org/post/il-punto-della-concentrazione

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Mon, 11 Dec 2017 09:52:38 +0000
Honduras: la polizia in sciopero contro la repressione http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3083-honduras-la-polizia-in-sciopero-contro-la-repressione http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3083-honduras-la-polizia-in-sciopero-contro-la-repressione

Un funzionario della polizia dell'Honduras ha dichiarato alla rete televisiva locale, l'UNE, che alcuni ufficiali faranno uno sciopero della fame perché sono stanchi di prendere ordini da politici corrotti per reprimere innocenti

Honduras Polizia

Esprimendo sgomento per la repressione di Stato in corso in Honduras sotto la stretta presidenziale, di Juan Orlando Hernandez - JOH - e l'evidente frode elettorale, la polizia nazionale nella capitale honduregna di Tegucigalpa ha indetto uno sciopero nazionale a partire da martedì.

Un funzionario della polizia dell'Honduras ha dichiarato alla rete televisiva locale, l'UNE, che alcuni ufficiali faranno uno sciopero della fame perché sono stanchi di prendere ordini da politici corrotti per reprimere innocenti.

"Non possiamo violare diritti umani, se lo facciamo prima o poi pagheremo il debito, in realtà stiamo già pagando per le violazioni commesse dai nostri superiori in passato, per favore riconsiderate e comprendete. Non vogliamo infangare la nostra nobile istituzione", si legge nella dichiarazione ufficiale rilasciata dalla polizia nazionale.

L'ufficiale ha anche aggiunto che gli agenti in divisa stanno chiedendo condizioni migliori, che sono state negate dal vice direttore, José Aguilar, dopo che un capitano della polizia è stato licenziato.

fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-honduras_la_polizia_in_sciopero_contro_la_repressione/5694_22375/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 06 Dec 2017 10:47:18 +0000
Chi l'avrebbe mai detto! http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3081-chi-l-avrebbe-mai-detto http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3081-chi-l-avrebbe-mai-detto

CIR ChiselosaressemaicresoUna rapida occhiata alle principali notizie della giornata: 

Trump abbassa le tasse alle aziende e ai ricchi. Ma pensa un po'...

Renzi si prende il merito perchè l'economia non è andata più a picco del solito, dimenticandosi che aveva pronosticato che la terra si sarebbe aperta e ci avrebbe inghiottito tutti se avessimo votato NO al referendum costituzionale.  Disperato...

Il Papa va in Myanmar, dove i bravi e buoni buddisti stanno sterminando i musulmani da anni, e si dimentica di ricordargli che il Boss (non Springsteen) aveva delle opinioni ben definite riguardo certi tipi di comportamento. Sbadato...

A Malta hanno arrestato 8 esecutori dell'omicidio della giornalista Caruana, che aveva svelato la corruzione dei potenti locali. I mandanti? Misteriosi...

A presto con nuove notizie incredibili!

 

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Mon, 04 Dec 2017 09:08:32 +0000
Cacciato il vicedirettore dello IOR. Gesuiti e Opus Dei continuano a darsele di santa ragione. http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3079-cacciato-il-vicedirettore-dello-ior-gesuiti-e-opus-dei-continuano-a-darsele-di-santa-ragione http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3079-cacciato-il-vicedirettore-dello-ior-gesuiti-e-opus-dei-continuano-a-darsele-di-santa-ragione

Negli ultimi anni lo IOR, la banca vaticana, sembra la hall di un albergo con la grande porta girevole. Si susseguono direttori e vicedirettori, facce che vedi entrare e poi uscire dopo poco, magari scortati dalle guardie svizzere che li accompagnano al confine. D'altronde, vista la guerra senza tregua che i gesuiti hanno mosso all'ala opusdeista, non ci si poteva non aspettare che la banca da 50 anni centro di alcuni dei giri di soldi più loschi del pianeta, non soffrisse le mareggiate.

L'ultimo ad essere buttato fuori, nel vero senso della frase, è stato il vice direttore Giulio Mattietti. Preso dalle guardie svizzere da un momento all'altro due giorni fa e depositato oltre il confine.

IOR Cacciati1

Il che non sarebbe strano se Mattietti apparisse come uno della corrente dell'opus. Ma Mattietti è stato fatto vicedirettore contemporaneamente alla nomina del direttore Mammì, scelti entrambi dai gesuiti proprio per rimpiazzare i vertici della banca con uomini di "provata" appartenenza. 

Ma chi lo sa, d'altronde Mattietti è stato allo Ior molto a lungo, sotto gestioni diverse, e alla lunga i confini possono diventare labili e i legami ingarbugliarsi. Infatti alcuni dicono che l'allontanamento  di Mattietti sia legato all'allontanamento di Libero Milone, il revisore di conti apparentemente ingaggiato per fare pulizia allo IOR e poi cacciato in malo modo. La cosa ancora più strana è che Milone fosse creatura del cardinale George Pell, un evidente e potentissimo supporter dell'Opus Dei, prima messo da Bergoglio nel ruolo di prefetto della Segreteria per l’Economia, poi "fatto fuori" con l'arma che ha permesso l'ascesa di Bergoglio: l'accusa di pedofilia.

IOR Cacciati

Ora, capire cosa ci sia esattamente dietro a questa vicenda è molto difficile. Guardandola dall'alto, potrebbe anche essere una manovra in tipico stile gesuita, giocata sul medio-lungo termine invece che nell'immediato: devi cominciare a sradicare l'opus dei che è infilato in tutte le sale dei bottoni vaticane, e specialmente nello IOR? I dossier sulle porcherie non bastano, perchè magari non tutti sono ricattabili, e poi occorre assicurarsi che quelli che sembrano tuoi amici in realtà non siano anche amici loro. Quindi appena eletto ti tieni buono il potente cardinale nemico e lo piazzi in un ruolo di supervisione di un nodo nevralgico; fai finta di accordarti con lui su nomine e promozioni e mandi avanti le cose in modo normale per un po'. Guardi i legami che si formano, vedi da dove partono e dove finiscono, e poi fai una bella potatura. Chi lo sa? Magari è proprio quello che sta succedendo. Certo che strappare lo IOR a chi lo ha governato e infiltrato per decenni, a chi lo ha usato per fare cose strane con Sindona, Calvi, Gelli, Escobar (eccetera eccetera eccetera), non deve essere affatto cosa facile, anche per i regnanti correnti, che se anche riusciranno nell'intento, sarà solo per continuare a fare le stesse cose.

IOR Cacciati2

La cosa veramente positiva in tutto ciò è che facendosi la guerra, i due schieramenti ci mostrano chiaramente chi sono. Anche i più recalcitranti possono vedere che le truppe schierate al fronte di questa battaglia, che poi è il fronte di una guerra più ampia, hanno divise ben distinte. E ciò è un bene per chi cerca di svegliarsi. 

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Thu, 30 Nov 2017 08:22:22 +0000
E BASTA, BERLUSCONI, CON LE SUE RICETTE “LIBERALI”. http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3078-e-basta-berlusconi-con-le-sue-ricette-liberali http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3078-e-basta-berlusconi-con-le-sue-ricette-liberali

berlusconi profilo1Rieccolo. Silvio Berlusconi torna in campo, ha sette vite come i gatti ed una tenacia ammirevole. Gli auguriamo sinceramente di vincere il ricorso alla Corte di Giustizia, soprattutto speriamo che il tempo – la storia – ristabilisca la verità sulla vergognosa operazione, un vero e proprio golpe bianco orchestrato in Europa e realizzato da sicari italiani, Napolitano su tutti, che lo estromise dal governo nel 2011. Fate presto, osò titolare Il Sole 24 Ore, il giornale della Confindustria. Purtroppo, il vecchio leone non ha perso alcuno dei suoi difetti e soprattutto continua a diffondere vecchi slogan passati di moda. E' tornato a ripetere uno dei suoi ritornelli preferiti, ovvero che l'Italia ha bisogno di una "rivoluzione liberale".

di Roberto Pecchioli

Comprendiamo che il Cavaliere disarcionato si riferisca essenzialmente al peso tributario, alle burocrazie asfissianti che bloccano l'Italia, nonché all'ostinata antipatia per l'impresa, le libere professioni, l'artigianato ed in genere il lavoro autonomo, un vizio assurdo di cui la sinistra, nonché molta parte del mondo cattolico, non si riesce a liberare. Tuttavia, noi osiamo affermare non solo che Berlusconi sbaglia, ma anzi che al nostro paese – ed al mondo intero- occorra una robusta rivoluzione di segno opposto. Essere liberali è diventato comodo: facile transitur ad plures, scrisse Seneca a Lucilio, è facile passare alla maggioranza. Ma abbiamo passato la vita dalla parte del torto, possiamo restare fieramente antiliberali, fautori di una rivoluzione che la faccia finita con l'eccesso di liberalismo che ci ammorba ed affama.

La prima obiezione è diretta proprio contro Berlusconi ed il suo schieramento. Dov'era l'uomo di Arcore negli ultimi 24 anni, da quando cioè è sceso in campo? Ha presieduto governi per quasi la metà del tempo, è stato capo di opposizioni assai forti, il suo schieramento amministra grandi regioni e migliaia di comuni. Perché non ha realizzato quella rivoluzione cui mostra di tenere tanto, rivoluzionato il fisco, sconfitto la burocrazia e promosso – da leader politico e da proprietario di televisioni, giornali, case editrici- una cultura alternativa ai collettivismi ed al formalismo burocratico? Aveva, evidentemente, altro da fare.

Di rivoluzioni liberali ne abbiamo viste anche troppe. Dagli anni 80 e poi dopo la fine del comunismo l'orizzonte liberale non è soltanto trionfante, ma soprattutto ha la pretesa di essere l'unico sistema politico, economico, esistenziale ammesso. La vittoria del 1989, infatti, anticipata dal decennio di Reagan e della signora Thatcher, si è rivelato il trionfo non della libertà, ma dell'Impero del denaro. Liberale, liberista, libertario, e, dall'ultimo decennio, libertino.

Oggi liberale ha perso il suo significato originario – è una parola omnibus, a taglia unica e multiuso, come democrazia, destituita del vero significato, una coperta arcobaleno che nasconde molte vergogne. La confusione è grande, libertà e liberalismo sembrano sinonimi mentre sono concetti molto diversi, non di rado confliggenti. Siamo sottomessi ad un asfissiante liberismo economico unito ad un libertarismo civile ed etico che dissolve la comunità e intossica la beatificata "società civile". La privatizzazione di tutto è avanzata a passi giganteschi, polverizzando le strutture degli Stati, le difese sociali, i contrappesi istituzionali, i corpi intermedi, le strutture spirituali, esattamente come il soggettivismo morale promosso dal pensiero liberale ha prodotto l'impressionante secolarizzazione della società. Ciò che non riuscì alle maniere forti ed alla violenza dell'ateismo comunista è stato facilmente conseguito dal suadente modello del liberalismo di consumo.

La concentrazione di potere, proprietà, denaro, influenza in poche mani non è mai stata così drammatica. La conclamata libertà di pensiero, fiore all'occhiello della vulgata liberale, è sottomessa alla potenza pervasiva di strumenti di comunicazione di massa concentrati in pochissime mani, sempre le stesse, come l'economia, la finanza, l'intrattenimento. Abbiamo la massima libertà di pensare con mille sfumature diverse le stesse cose. E' come una banda musicale in cui ogni strumento è gradito, anche i toni possono essere distinti, ma ciò che conta è che uguale sia lo spartito e unico il direttore d'orchestra.

Siamo al punto che non esistono più convinzioni, ma solo opinioni. Le prime richiamano un orientamento saldo, coerente, dotato di un centro, le seconde sono solo pensieri transitori, volatili. Universo liquido, o meglio miliardi di cervelli di plastilina malleabili, plasmati à la carte dal grande circo della persuasione, della pubblicità, del consumo, del condizionamento. La politica non è che marketing, prodotto da vendere, tanto che la democrazia liberale può essere agevolmente definita come "pluralismo competitivo della libertà di opinione". Non di tutte le opinioni, però. Già Karl Popper, il teorico della società aperta, teorizzava che agli avversari del sistema dovesse essere impedito l'accesso, la partecipazione al mercato delle idee.

Sono lontani i tempi in cui Ortega y Gasset poteva affermare che il merito del liberalismo era difendere le minoranze, specialmente quelle più deboli. Oggi lo spartiacque è ben diverso: tracciato un cerchio, il discrimine (drammatico) è tra chi sta dentro e tutti gli altri. Sono tutti benvenuti, purché condividano il senso liberale della vita, che è poi il mercato misura di tutto, la privatizzazione del mondo, il relativismo etico, il consumo. In cambio dei suoi favori, il liberalismo offre una gamma infinita di colori in un'unica tavolozza. Si può essere di destra, di centro, di sinistra o di nulla, religiosi, atei o agnostici, avere orientamenti sessuali di ogni tipo, essenziale che tutto sia riconducibile al mercato, alla compravendita, alla dimensione privata, allo scambio misurabile in denaro.

Il liberalismo ci ha ridotti, anzi riconvertiti a plebi desideranti mai soddisfatte, e sta rapidamente dividendo la società in un pugno di straricchi e potentissimi, coadiuvati da minoranze di privilegiati a supporto (il clero regolare e secolare del potere di cui parlava Costanzo Preve), assisi su una enorme platea di nuovi e vecchi poveri, oltre ad un esercito di riserva di miseri da sfruttare ed utilizzare alla bisogna come calmiere, minaccia, spauracchio, esempio da non imitare.

Le quattro libertà liberali si sono rivelate altrettanti imbrogli: libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi, delle persone. Risultato pratico, globalizzazione mondialista come esito economico del liberoscambismo, immigrazione incontrollata di masse transumanti, impoverite, ridotte in schiavitù, utilizzate come ariete per scardinare i popoli; poi finanza sovrana, dittatura del denaro e dei suoi proprietari perché i capitali non tollerano limiti e confini. Quanto i servizi, settore centrale dell'economia contemporanea, basta l'esempio della direttiva Bolkenstein in Europa e l'immenso potere acquisito dalle piattaforme informatiche come Airbnb, Uber e simili che stanno espellendo dal mercato milioni di operatori, sino ai concessionari delle spiagge. Dicono che è per il bene del consumatore, nuova figura mitologica che ha sostituito la persona e lo stesso cittadino, ma la realtà è la solita: restringere il mercato nelle manone sporche ed enormi dei soliti noti.

Sì, perché il racconto liberale del mercato libero è radicalmente falso. Il mercato è libero solo per i più grandi, che fagocitano, strozzano, distruggono tutti gli altri. Paradossalmente, il mercato è libero, ma solo in uscita. Poche migliaia di colossi possiedono tutto; ogni altro soggetto è ridotto a servo, dipendente privo di diritti, precario. In ossequio alle idee di David Ricardo, si produce solo ciò il cui costo è inferiore a quello altrui, distruggendo l'agricoltura tradizionale, ma anche l'industria, il commercio, competenze secolari, saperi e modi di vivere, il tessuto civico e comunitario faticosamente costruito nel tempo. Marx ha perduto, meno male, ma la lotta di classe l'hanno vinta i super ricchi, la plutocrazia avrebbero detto i loschi figuri dei totalitarismi sconfitti. Ha perduto financo Von Hajek, l'arci liberale che però credeva nel mercato aperto, convinto che chi possiede tutti i mezzi determina tutti i fini. Ci siamo arrivati, e comprendiamo la soddisfazione del miliardario Berlusconi, ma non certo il consenso drogato di massa, purtroppo reale, alla falsa narrazione liberale.

Scendiamo nel concreto, e domandiamoci se vivevamo meglio o peggio, prima della tempesta neo liberale che si è abbattuta sul mondo dopo l'evento chiave, la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo reale novecentesco. Dal punto di vista dei diritti sociali, è stato un massacro. Milioni di precari, un esercito di sottoccupati, i giovani come vittime privilegiate, statistiche drogate (anche la matematica è liberale...), per cui chi lavora anche una-due ore settimanali è considerato attivo. La pensione è sempre più un miraggio da spostare nella terza età, mentre l'individualismo vincente – condiviso da tutti i grandi schieramenti politici – proibisce politiche a favore della famiglia e della natalità, le uniche in grado di garantire la riproduzione sociale. La sanità, sempre più privatizzata, giacché anche quella pubblica ha statuto di azienda, costa più di prima; del livello della scuola il tacere è bello, ad esclusione degli istituti di vertice, carissimi, privatissimi, esclusivi. Addio all'ascensore sociale, come si diceva una volta, dal momento che la buona istruzione è a base censitaria più che nel buio passato illiberale.

Il sistema bancario, oggetto della prima grande ondata di liberalizzazioni, leggasi svendita ai grandi gruppi privati, è nelle condizioni che sappiamo. Il conto, però, è a carico di tutti; il sistema di controllo è in mano ad organismi privati – Banca d'Italia, BCE – come dire che arbitro e squadra di casa hanno lo stesso padrone. Gli Stati hanno rinunciato a battere moneta, ovvero si sono spogliati della più importante delle sovranità, e non decidono più nemmeno il tasso di sconto. Niccolò Machiavelli si rivolterà nella tomba in Santa Croce.

Le aziende private stanno peggio di prima. La retorica dell'impresa è una presa in giro, o più precisamente un esempio di neolingua orwelliana: libertà è schiavitù, solo i più grandi sopravvivono, la piccola e media impresa, ormai anche artigiani e professionisti sono soffocati dalle grandi piattaforme tecnologiche. In un solo giorno, quello del Black Friday, un'altra moda americana, il venerdì degli sconti, Jeff Bezos, maggiore azionista di Amazon, si è arricchito di alcuni miliardi di dollari, ed ora il suo patrimonio supera i cento miliardi. Intanto, privatizzano anche l'acqua. Le cosiddette liberalizzazioni non hanno portato benefici per gli utenti, come sbandierato dall'intero sistema politico e mediatico.

Il sistema produttivo è più fragile, tra delocalizzazioni, concentrazioni azionarie, e, da noi, anche per la moneta euro, che ci ha portati a perdere un quarto della nostra capacità industriale. In compenso, dicono che siamo travolti dal debito –la più gigantesca truffa a cui ci hanno sottomesso- e non possiamo destinare il denaro degli italiani alla protezione del sistema produttivo in quanto si configurerebbe – bestemmia antiliberale- il reato di aiuti di Stato. Nelle costituzioni ci hanno imposto di inserire il pareggio di bilancio, ovvero il divieto di svolgere politiche diverse da quelle monetariste legate al dogma falso della scarsità.

Il fisco è più pesante di prima, tra imposte sul reddito, imposte indirette aumentate (IVA), accise, tasse sulle attività economiche che colpiscono financo redditi non ancora generati. In compenso, il sistema bancario paga percentualmente meno dei propri dipendenti e gli Stati non riescono a far pagare i grandissimi: Facebook, Apple, Amazon, Airbnb, Uber, Google sono i più straordinari elusori fiscali del pianeta. Ovvio: possiedono gli apparati tecnologici ed informatici che permettono di schermare, deterritorializzare in un vorticoso girotondo tutte le loro attività. Ai sistemi tributari non resta che spremere piccoli e medi contribuenti. Per loro lo Stato può esistere, per lorsignori no.

Gli Stati, per il modo di pensare ed agire liberale sono anacronismi, fastidi, seccature. Uniche funzioni ammesse, proteggere la grande proprietà privata e garantire un minimo di ordine pubblico, purché, beninteso, costi meno che assumere i nuovi mercenari e capitani di ventura, pudicamente chiamati contractors, legati a multinazionali i cui incroci azionari portano agli stessi giganti. Il banco vince sempre, adesso anche gli Stati possono fallire, in mano ai fondi avvoltoio e dipendenti dal giudizio inappellabile di aziende private, le agenzie di rating, che, guarda caso, sono possedute dai soliti noti. Agli Stati è proibito svolgere politiche industriali, economiche, fiscali, previdenziali autonome e comunque non in linea con il dettato della vulgata liberal liberista, divenuta l'unico criterio ammesso, al di fuori del quale nel migliore dei casi si diventa populisti, Stati canaglia quando l'Impero si sente minacciato.

Diceva Ezra Pound che non tutti i liberali sono usurai, ma tutti gli usurai sono liberali. Lo sanno bene milioni di persone emarginate dalla società in quanto "cattivi pagatori", secondo insindacabile giudizio del sistema bancario, che agisce in regime di monopolio di fatto, lasciati in balia della povertà, degli usurai illegali, della criminalità, espulsi di fatto dal consorzio civile.

Ma almeno, diranno i sostenitori ad oltranza del liberalismo, tutti hanno diritto di parola, libertà di associazione e di iniziativa politica. Falso: leggi sempre nuove rendono proibite, illegali, proscritte le idee che divergono dal Verbo neo liberale. La politica, poi, e la rappresentanza nelle istituzioni sono sostanzialmente riservate alle diverse correnti del liberalismo trionfante. Per gli altri, tagliole, trappole procedurali, ostacoli di ogni genere per raggiungere lo spazio pubblico, a partire dalla più ovvia delle difficoltà, quella economica. Possiamo votare, ogni cinque anni e con liste più o meno contrapposte. La forma è salva, ma i governi contano pochissimo, camerieri dei banchieri e di poteri estranei ai popoli. Hanno pochissimo potere e scarsi margini di iniziativa. I popoli lo stanno comprendendo, per questo disertano in massa le urne, e risultano ridicole le pensose giustificazioni addotte dai pifferai di regime, come il giurista Zagrebelski, fautore di un non meglio identificato "diritto mite".

Il liberalismo, nella sua forma attuale globalista, snodo finale di un percorso che attraversa ormai tre secoli, ha poi sostanzialmente abolito la giustizia, lo ius. Disinteressato ai valori morali, incline a giustificare quasi tutto ed a riconoscere come valore universale il solo denaro, sono ben pochi i delitti che combatte. E' naturalmente inflessibile con chi non paga i conti al sistema e non rispetta la sua proprietà, ma assai blando con ladri, rapinatori, mestatori, persino assassini. La sua ala sinistra, infatti, li protegge in quanto vittime della società. Simmetricamente, la destra del denaro è molto garantista con chi truffa, falsifica bilanci, imbroglia i risparmiatori, evade i tributi per grandi somme. Il risultato è una società con la febbre alta, malata, in cui milioni di persone oneste e normali restano prive di tutela, alla mercé di delinquenti armati e di farabutti in giacca e cravatta, nonché di ceti politici, burocratici e direttivi corrotti e complici.

Il sistema mediatico e dell'intrattenimento, intanto, continua il suo lavoro di condizionamento e di ingegneria a-sociale. Da qualche tempo, hanno individuato un nuovo presunto nemico, la post verità, anzi, nell'inglese obbligatorio, le fake news, false notizie. Il bello, o il brutto, è che la falsificazione è quella che quotidianamente ci impongono attraverso le reti televisive, i giornali di proprietà dei giganti economici e finanziari. E' talmente enorme la manipolazione che milioni di persone non solo non la riconoscono più, ma si ribellano a coloro che li mettono in guardia dal sistema! Il linguaggio è stato ridefinito sottraendolo alla verità fattuale per mezzo del "politicamente corretto", in nome del quale non possiamo descrivere la realtà com'è e come la vediamo, ma come il potere vuole che la percepiamo.

La stessa destra liberale del passato è travolta: essa prescriveva comunque un certo rispetto delle forme, delle regole civili e morali, soprattutto chiedeva che la proprietà privata fosse il più possibile diffusa. Lo slogan era tutti proprietari, non tutti proletari come voleva il comunismo. Quel mondo, quei principi sono finiti, travolti dal gigantismo che lascia in campo solo poche centinaia di attori globali, tutti gli altri servi o schiavi. Siamo al punto che tocca difendere il diritto di proprietà dai liberali anziché dai suoi storici nemici con falce e martello. Attraverso il possesso di tecnologie sempre più potenti, sono diventati proprietari anche delle nostre coscienze.

Il destino che pretendono per noi è quello di plebi desideranti, cani di Pavlov che emettono saliva all'idea dell'acquisto, del centro commerciale, della forma-merce. Se non abbiamo i soldi, ecco il credito al consumo, le "comode" rate, i rid bancari, la cessione del quinto dello stipendio e tanto altro. Chi è indebitato fa gioire gli usurai di ogni tipo, e, incalzato dalle scadenze, non potrà ribellarsi per paura, come un insetto imprigionato nella tela del ragno. Liberalizzazioni, liberalismo, libertarismo e consumo illimitato sono fratelli di sangue che, in varie maniere, il secolo trascorso ha tentato di sconfiggere. Qualcuno ha definito il Novecento come l'epoca che ha tentato, fallendo, di ristabilire il primato della politica, ossia delle idee e dello spazio pubblico, sull'economia.

La tragica vittoria liberale fa sì che, nell'opinione corrente, ciò che non è liberale (brr, l'illiberale!) sia considerato malvagità, patologia, da estirpare anche con la forza, come dimostrano le guerre camuffate da polizia internazionale o ristabilimento della pace. L'Italia ha svolto disciplinatamente il suo compitino di servizio: pagare, partecipare in seconda fila, spargere il sangue dei propri figli.

Il mercatismo vigente, il liberalismo globalista sono presentati come la fine della storia ed il migliore dei mondi possibili, anzi il compimento necessario della storia in progress. Cooptate le destre e le sinistre nel calderone unito dal mercato, hanno diffuso un grottesco antiautoritarismo strumentale, frutto della lezione distruttiva di Deleuze, Guattari, Foucault, Marcuse, venerati maestri del nulla, sino a Negri ed Hardt, finti comunisti teorizzatori di una moltitudine subumana indistinta, spinta dal desiderio, affascinata da un cosmopolitismo astratto e adepta del nomadismo fisico e subculturale. Hanno costruito anche una opposizione ad essi funzionale, i no global che in realtà sono new global, o altermondialisti, la cui unica obiezione all'universo liberale riguarda la richiesta di minore ingiustizia sociale: più consumo per tutti, un enorme outlet a buon mercato in cui il rito pagano degli sconti sia celebrato almeno una volta al mese.

Il liberalismo è riuscito financo a decostruire le vecchie classi sociali, sostituite con il nuovo viandante globale nel pianeta consumo. Finita anche la borghesia, le nuove classi alte, dirigenti d'impresa, azionisti delle società quotate in borsa, accademici, sono pervasi da quella distruttiva "furia del dileguare" che Hegel criticava nel sistema di Rousseau, ovvero l'abolizione di ogni intermediazione sociale o morale, che sfocia nel vuoto esistenziale. Nuove classi opportunamente formate a vivere senza "coscienza infelice", lontani dai rimorsi, estranei alla dimensione etica, indifferenti all'Altro.

Ha fatto abbastanza danni, ha disseminato abbastanza macerie la rivoluzione liberale compiuta da almeno trent'anni a questa parte. Piace a Berlusconi quanto a Renzi, Macron, Draghi e all'intera élite occidentale, è la religione secolare dell'oligarchia, destra del denaro, sinistra dei costumi, centro degli affari. Pessimi testimonial davvero, per usare il loro lessico pubblicitario, se l'albero si giudica dai frutti. Alla larga, dunque. E poiché enorme è stata la vittoria, più rovinosa sarà la caduta, quando avverrà. Speriamo di assistere almeno ai preliminari di una rivoluzione antiliberale, o almeno di una rivolta morale e civile che spazzi via l'interminabile menzogna degli arroganti di oggi. (Noi di Coscienzeinrete pensiamo che una "rivoluzione" veramente efficace e duratura non possa venire se non dalla crescita della coscienza di ogni singolo individuo, dalla formazione di una massa critica rilevante, poco attaccabile dalle "esche" del sistema che fanno leva sull'istinto predatorio/egoistico e/o sulla manipolazione dei buoni sentimenti. Una massa critica che crei reti orizzontali in cui il dare è messo davanti al prendere. Insomma, un percorso ancora molto lungo di cui stiamo vivendo però la fase più importante, ovvero la nascita. Mai come in questa epoca vi è stato un risveglio così ampio delle coscienze, seppure ancora molto minoritario. Quindi non dobbiamo farci prendere dalla disperazione perchè tutto sembra andare male. La descrizione della situazione politico/economica fatta in questo articolo è abbastanza accurata, ma monca di prospettiva storica, secondo noi: le cose sono sempre andate più o meno così durante la storia dell'umanità, con magari qualche picco in alto o in basso. I "padroni del mondo" ci sono sempre stati, e sono sempre stati pochi ma è fuori dubbio che la percentuale di persone che cominciano un percorso di coscienza è enormemente superiore ai numeri di mille anni fa, o anche solo di 50 anni fa. Basta guardarsi intorno e vedere quante persone si preoccupano non solo dei loro cari, ma anche dell'ambiente, di solidarietà, degli animali, e lo fanno non all'interno di dogmi idealistici o religiosi a cui conformarsi, ma sulla base della propria spinta interiore al bene e delle proprie conoscienze. Quindi prendiamo questo articolo come una descrizione parziale dello stato delle cose, ricordandoci che però c'è anche un aspetto positivo, quello del fenomeno della crescita delle coscienze, come c'è un aspetto positivo in questa stessa situazione contemporanea, che spingerà ad un ulteriore crescita per reazione ai dolori che crea. E non odiamo questi sfruttatori, non cadiamo nel millenario errore del capro espiatorio, altrimenti si rischia di ritardare la vera rivoluzione. E.C.)

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 29 Nov 2017 12:37:13 +0000
Perché non ti fanno più togliere la batteria dallo smartphone (e molto altro) – Ugo Mattei http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3077-perche-non-ti-fanno-piu-togliere-la-batteria-dallo-smartphone-e-molto-altro-ugo-mattei http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3077-perche-non-ti-fanno-piu-togliere-la-batteria-dallo-smartphone-e-molto-altro-ugo-mattei

Ugo Mattei1Intervento di Ugo Mattei, giurista e professore di Diritto Internazionale e Comparato alla California University e docente di Diritto Privato all’Università di Torino.
Costituzione, Comunità e Diritti – Torino, 19 novembre 2017

Negli ultimi tre o quattro anni sono stati installati, soltanto nella parte occidentale del mondo, quindi nel nord globale, circa un miliardo e quattrocentomila sensori per l’internet delle cose. Gran parte dei quali sono costruiti nei muri delle case, nei nuovi televisori – in tutti gli apparecchi elettronici che comperiamo – e nelle automobili. Parte di questi sensori, che sono invece fissi, sono inseriti negli spazi pubblici e sono quelli con i quali i nostri meccanismi elettronici si collegano senza che noi lo sappiamo.

Queste cose vengono chiamate “Smart“, nel senso che noi sentiamo parlare costantemente di “Smart City“, “Smart Card” eccetera. Tutte le volte in cui si sente la parola “Smart” io penso sempre che gli “Smart” siano loro e i cretini siamo noi. Qui la situazione sta diventando davvero molto preoccupante, soprattutto alla luce di quello che è stato detto adesso. C’è in costruzione un gigantesco dispositivo (e qui proprio la parola “Dispositivo” studiata da Foucault è direttamente utilizzabile per parlare dei dispositivi elettronici che noi compriamo). Un gigantesco dispositivo di controllo sociale di tutti quanti, che viene ovviamente sperimentato per fare un passo in avanti in modo da rendere in qualche modo l’umanità coerente con la nuova frontiera.

Parliamo della frontiera di tanto tempo fa, del saccheggio coloniale e così via. Quella era la frontiera della modernità. Con la modernità si scoprono le Americhe, nelle Americhe si sperimenta tutto ciò che non si poteva fare all'interno del nostro continente europeo. Perché non si poteva fare? Perché la tradizione lo impediva. La tradizione giuridica impediva la sperimentazione di ideologie proprietarie come quelle di Locke, che presupponevano la tabula rasa, un'idea di un vuoto che viene colmato attraverso delle istituzioni giuridiche fortemente semplificate. Fra le quali due capisaldi della modernità che sono la proprietà privata assoluta, il dominio dispotico di cui hanno parlato i giuristi da un lato e la sovranità dello Stato. Che sono i due poli organizzativi intorno ai quali noi abbiamo costruito le categorie giuridiche e politiche della modernità: il pubblico e il privato.

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Oggi la frontiera non è più una frontiera fisica, non abbiamo più le scoperte di Magellano, di Amerigo Vespucci o di Cristoforo Colombo, ma chiaramente la frontiera è una frontiera di tipo informatico. Quella che Floridi aveva chiamato qualche anno fa l'"Infosfera". Questa frontiera di tipo informatico condivide con la frontiera fisica, la frontiera dell'inizio della modernità, una caratteristica fondamentale, che ha reso il capitalismo da essa completamente dipendente. Oggi è impensabile immaginare il capitalismo nella forma attuale – quindi dei rapporti di produzione capitalistici globali – senza la mediazione della rete di internet. Se voi pensate alla vostra vita quotidiana, vi rendete conto perfettamente che nulla oggi può funzionare se non mediato dalla rete. Quando andavo a comprare un biglietto del treno, per andare a trovare i miei amici in età giovanile, c'era un signore che me lo faceva a mano. Certo, io sono molto anziano, però oggi se arrivi in stazione e il computer è giù, tu il biglietto non lo compri e il treno non lo prendi. Perché la sostituzione della macchina all'umano, in queste operazioni anche molto semplici come quella di fare un biglietto, è tale per cui semplicemente non è più possibile farne a meno.

Se estendete tutto questo al mercato finanziario, alle banche, a tutto quanto, vi rendete perfettamente conto che chi può accedere al Master Switch (come è stato chiamato in un famosissimo libro molto importante di un signore che si chiama Tim Wu, professore della Columbia University), che sarebbe l'interruttore centrale, è colui che in realtà può disattivare il capitalismo.

La frontiera. In questa frontiera si sperimentano molte cose. La frontiera dell'Infosfera è una frontiera dalla quale il capitalismo è dipendente e che dev'essere naturalmente tutelata in un modo assolutamente molto forte. Tramite che cosa? Tramite la costruzione di una serie di tabù, di una serie di ideologie, di una serie di convinzioni generalizzate che non si possono mettere in discussione.

Faccio un esempio molto semplice. Quando a noi arriva un messaggio di posta elettronica, di solito sotto c'è scritto: "Non stampare questa email, mantieni l'ambiente salubre". Questo è una sorta di messaggio criptico per cui sostanzialmente la posta elettronica sarebbe, dal punto di vista ecologico, un modo di comunicare totalmente sostenibile, mentre stampare la carta e spedire la lettera non lo sarebbe. Il messaggio che passa è che la rete internet vive in una sorta di empireo astratto assolutamente pulito (adesso si parla di nuvole, no?). In realtà la rete internet è fatta, fisicamente, dall'hardware, di parte è la rete estesa: sono dei giganteschi cavi, estremamente grossi che passano sotto i mari . Sono una serie di server potentissimi che consumano una quantità spaventosa di energia e che semplicemente nessuno sa dove siano. Si sa vagamente che sono collocati nella zona dell'occidente degli Stati Uniti, tra la parte – diciamo – nord della Stato della California, dello Stato di Washington e dell'Oregon. Si pensa che pezzi siano nel Canada, ma non v'è certezza. Una delle tesi più accreditate è che il famoso Master Switch, cioè il server centrale, quello davvero importante, stia in un sottomarino nucleare al largo di Seattle.

Tutto questo si va a schiantare contro quello che è la nostra impronta ecologica. Se noi guardiamo l'impronta ecologica. Quanti sanno cosa sia l'impronta ecologica? L'esperienza drammatica che io sperimento ormai un po' dappertutto, in giro per il mondo, è che nessuno ha idea di che cosa sia l'impronta ecologica, quando trattasi di uno dei concetti più semplici e più banali: che cioè avendo soltanto alcune risorse che sono riproducibili – che sono in qualche modo il flusso di reddito che deriva dal capitale (usiamo questa locuzione neoliberale, perché è l'unica che ormai le persone capiscono, purtroppo), un capitale che da un certo reddito, avere un'impronta ecologica equilibrata significa vivere soltanto del reddito. L'impronta ecologica giusta è 1, ma oggi l'impronta ecologica globale è 1.4 e 1.5, il che significa che tutti gli anni verso luglio/agosto siamo nel cosiddetto Overshoot Day, vale a dire il giorno nel quale abbiamo finito di consumare le risorse che sono teoricamente riproducibili e incominciamo a consumare delle risorse che non saranno mai più riprodotte. 1.4 è una pessima impronta ecologica! Ma la cosa ancor più pessima è che i luoghi che vengono indicati da tutti come i più avanzati del mondo, la famosa Silicon Valley, dove ci si va a fotografare se si diventa Primi Ministri, da Twitter a Cupertino, a Palo Alto, a Mellow Yellow Party, i famosi posti della famosa Silicon Valley, ebbene l'impronta ecologica della Silicon Valley è 6. Il che significa che se tutto il mondo vivesse e si sviluppasse per poter diventare come ci dicono che potremmo diventare, cioè come la Silicon Valley ("Crescete in modo tecnologicamente avanzato", e noi importiamo questo modello di sviluppo), ci vorrebbero sei pianeti per poter mantenere tutti quanti questo tenore di vita. Il che significa che se l'impronta ecologica è di appena 1.4, è solo perché dal Burkina Faso, all'India alla stessa Cina, l'impronta ecologica è molto più bassa rispetto a quella che è l'impronta ecologica dell'occidente ricco. D'accordo? La Cina ha un'impronta ecologica di più della metà rispetto a quella degli Stati Uniti, anche se viene normalmente indicata come il posto in cui tutti inquinano e fanno delle cose tremende! E quella pro-capite è doppia negli Stati Uniti.

Ugo Mattei

Insomma questo per dirvi che abbiamo una situazione molto, molto squilibrata e che quindi se dopo poi ci stupiamo dei flussi migratori, delle situazioni drammatiche che si verificano, questo dipende semplicemente dal fatto che l'equilibrio globale è fortemente sbilanciato dal punto di vista dei consumi. Nessuno dei temi che abbiamo affrontato qui, compreso quello della Costituzione, può essere affrontato senza un'analisi seria dello stato del capitalismo attuale. Perché altrimenti noi ci mettiamo a ragionare di categorie astratte e non capiamo le condizioni materiali nell'ambito delle quali l'umanità si trova a vivere.

E quali sono le possibilità, i rischi legati alla costruzione di questi dispositivi? Esempio molto semplice: gli untori. "Teniamo fuori i bambini che possono contagiare tutti gli altri". Che cosa significa? Che le mamme di questi bambini sono dei cattivi cittadini perché non investono sufficientemente in precauzione rispetto agli altri. Si costruisce un modello moralistico contro quelle mamme, e questo modello moralistico rende utilizzabile una sorta di implementazione diffusa di un ordine giuridico assolutamente contrario al precetto della Costituzione stessa. La Costituzione prevede che non si possano imporre trattamenti sanitari obbligatori se non in casi assolutamente particolari, ed è chiaro che una vaccinazione a tutto raggio fatta per tutti quanti non rientra in quelle categorie di eccezionalità che giustificano il trattamento sanitario obbligatorio. Questo lo capisce chiunque.

Allora, il punto vero è che oggi quella sperimentazione che viene fatta in Italia, per poi estendere i vaccini in tutto il mondo, io credo che venga fatta anche per sperimentare una futura possibile frontiera. Che è quella di rendere l'internet delle cose sempre più inevitabile. In altre parole, se ci fate caso, quando vi comprate un telefonino di questa generazione ultima, non potete più togliere la batteria. Vi sarete chiesti: perché non si può più togliere la batteria? Perché togliendo la batteria ci si può disconnettere. Non la puoi togliere fisicamente! E certo potresti smontare il telefono, ma guardate che se voi comprate un telefonino di ultima generazione e lo accendete – questo vale per la vostra televisione o per qualunque oggetto Smart -, prima di poterlo utilizzare dovete premere una serie di pulsanti sui quali c'è scritto: "I agree. I agree. I agree". E voi che cosa accettate, naturalmente senza leggerlo (perché figuriamoci se uno che ha appena ricevuto nella bianca notte di Natale si mette a leggere quello che sta accettando, e figuriamoci per di più se non accetta: non gli funzionerebbe il regalo e quindi tanto varrebbe restituirlo: non c'è nessun'altra possibilità rispetto ad accettare)? Tu hai accettato in quel momento una serie di cose che non accetteresti mai rispetto ad una tua normale proprietà. Per esempio hai accettato il fatto che non lo potrai portare a riparare da chi ti pare, ma dovrai portarlo a riparare soltanto da quello che ti indica il venditore. Hai accettato il fatto che non potrai hackerare, manipolare la tua proprietà per renderla più compatibile con un altro sistema operativo, perché se lo fai commetti un reato! Hai accettato semplicemente una giurisdizione all'interno della quale tutta una serie di comportamenti, che sono comportamenti totalmente normali rispetto a un proprio oggetto, sono in realtà comportamenti rilevanti dal punto di vista penale. Hai in più accettato anche il fatto di togliere di mezzo ogni giurisdizione, cioè che utilizzando questo strumento e scaricando qualsiasi tipo di App, implicitamente non puoi più andare in una giurisdizione – sia straordinaria che amministrativa – a far causa a uno qualsiasi di questi provider cui hai venduto i tuoi dati.

Facebook ha un miliardo e mezzo di utenti. È tanta gente! I nostri giornalisti ci dicono che si tratta della più grande Nazione del mondo. Quel miliardo e mezzo di persone hanno accettato il sistema di risoluzione delle controversie tra l'utente e Facebook stesso, ma indovinate quante volte nella storia di Facebook lo hanno utilizzato? Sessantaquattro! Vale a dire che è stato completamente tolto di mezzo qualsiasi strumento di accesso alla giurisdizione ordinaria. E anche quella speciale, che ti viene offerta come giurisdizione privata, non viene semplicemente utilizzata mai. Cosa significa questo? Significa che nella frontiera dell'Infosfera possiamo fare a meno del giurista! La presenza del diritto non è più necessaria per costruire la struttura portante del capitalismo. Il giurista e il diritto sono stati sostituiti dai programmatori che riescono a introdurre dei processi che fondano le basi di transazioni economiche al di fuori di qualsiasi possibilità di controllo da parte dei giuristi.

Voi mi direte: "Ma che bella cosa, perché i giuristi ci stanno molto antipatici!", e io sono anche d'accordo, da un certo punto di vista, perché purtroppo li frequento molto. Però il punto è che mentre nella storia tutte le rivoluzioni fin qui hanno sempre cercato di togliersi dai piedi i giuristi, ma non ci sono mai riuscite perché prima o dopo la loro presenza era necessaria per costruire le basi di una società organizzata fondata sullo scambio, oggi per la prima volta è possibile. Il che significa che mentre prima il capitalismo doveva in qualche modo sopportare i pistolotti dei giuristi che gli dicevano: "Ma guarda che ci sono anche gli standard di decenza, ci sono i diritti umani fondamentali, non si possono imporre vaccini obbligatori, non si possono fare una serie di cose senza ragionevolezza", perché quel ceto era un ceto in qualche modo indispensabile per la funzione primaria da cumulo capitalistico, oggi che quel ceto non serve più. Anche le nostre prediche sono destinate a rimanere, come diceva il buon Bob Dylan, Blowin'in the Wind. Sono destinate a rimanere completamente inascoltate, per un semplice fatto: che incentivo hanno ad ascoltare Ugo Mattei che gli fa il predicozzo, se poi non ne hanno bisogno per poter estrarre valore nei rapporti economici commerciali utilizzando le sue dottrine sul contratto sulla proprietà? Semplicemente se lo tolgono dai piedi nell'uno e nell'altro settore.

Questa è una sperimentazione che per ora sta avvenendo in frontiera, nell'Infosfera, ma che sempre più rapidamente – io prevedo – arriverà anche nella madre-patria, nel mondo off-line – come oggi si chiama – perché quelle sperimentazioni lì vengono fatte in quel luogo e poi dopo ricadono anche nella nostra vita quotidiana. Proprio come le sperimentazioni di saccheggio nell'America latina, soprattutto nel nord America, sono ricadute nella strutturazione del capitalismo della madre-patria. Questo è un punto di una certa gravità, perché né tu né un altro miliardo di persone adesso potete più togliere la batteria: c'è il diritto penale che presiede alla vostra ubbidienza rispetto a quello che avete accettato. E questo è gravissimo, perché nel momento in cui tutti noi, dal primo all'ultimo, commettiamo dei reati senza saperlo, perché premiamo dei pulsanti, noi tutti, dal primo all'ultimo, possiamo essere inquisiti per quello che abbiamo fatto. E quindi noi, dal primo all'ultimo, possiamo finire nei guai proprio come è successo ad Aaron Swartz negli Stati Uniti d'America.

Ugo Mattei Swartz

Quanti di voi hanno sentito parlare di Aaron Swartz? Nessuno, ecco bella roba! Aaron Swartz era un ragazzo che all'età di 12 anni era un genio informatico, un genio che aveva preso una sua consapevolezza politica. A 12 anni aveva fatto il Coding per il famoso programma, quello di Lawrence Lassie per i CoPilot, quindi insomma era un personaggio di grandissimo livello. A un certo punto capisce l'importanza di questi discorsi e pubblica un piccolo manifesto che si chiama "Guerilla Open Access Manifesto". Pubblica questa cosa e comincia a dire che l'unico modo di mantenere la società come una società di liberi e non una società di schiavi è quella di rendere la cultura accessibile a tutti. Siccome era un genio e sapeva fare queste cose... penetra nella notte negli archivi dell'MIT, il Massachusetts Institute of Technology, e scarica tutte le collezioni di JSTOR, che è il più grande collettore di dati scientifici che ci siano nel mondo, e le rende pubbliche. Ok? Fa questa operazione di guerriglia per rendere accessibile questa informazione sulla base di una consapevolezza politica impressionante, perché nel Guerrilla Manifesto c'è tutto un ragionamento sul fatto dello iato tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri, sulla cultura e di come deve essere in qualche modo accessibile, distribuita. Insomma, un personaggio di grande spessore nonostante la giovane età. Viene ovviamente preso di mira dall'FBI e nonostante ottenga un accordo con JSTOR per uscire dalla cosa – io conoscevo bene il suo avvocato che mi ha raccontato tutto -, distrutto dai conti che ha dovuto pagare, tra avvocati ed altre spese, all'età di 26 anni si è suicidato. C'è un bellissimo documentario che ne racconta la storia, si chiama "Killswitch", vale la pena di vederlo perché è esattamente la storia di come in frontiera la partita si svolga tutta fra programmatori, così come una volta il giurista critico era visto come il peggior nemico del capitalismo stesso. Pashukanis viene ammazzato dallo stesso Stalin perché aveva introdotto una riflessione critica sul diritto che dava fastidio a chiunque volesse costruire delle strutture di sovranità. Quindi era sostanzialmente demonizzato perché conoscitore del segreto iniziatico. Stessa cosa successa per Aaron Swartz.

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Quindi questa è una partita molto importante. Che cosa impedirà un domani di far uscire una legge che per ragioni di sicurezza e per lotta contro il terrorismo ci obblighi a introdurci con una piccola iniezione un microchip sottocutaneo che si collega automaticamente con i vari sensori che ci sono nel mondo, signori miei? Assolutamente nulla! Dal punto di vista tecnico è già totalmente possibile – ci sono già state sperimentazioni sull'introduzione di particelle talmente piccole che possono essere sostanzialmente iniettate sotto cute. Poi mi dicono che sono un "Conspiracy theorist", che è il modo di dire di qualcuno che cerca di pensare criticamente: gli dicono che fa la "Conspiracy theory", ma la verità vera è che oggi la tecnologia – se non oggi fra 3 anni, 5 anni, 8 anni, ma in un tempo molto vicino – consentirà cose di questo genere in modo assolutamente banale. Perché sono già totalmente possibili.

Oggi il mio telefono, che è un telefono di un livello medio-scarso, è già molto più potente del top di gamma dell'Apple computer nel 2005. L'accelerazione tecnologica legata alla cosiddetta Legge di Moore, fa sì che oggi noi abbiamo un telefonino di livello medio-basso molto più potente del top di gamma non di 30 anni fa, ma di quattro, cinque, otto anni fa. Quindi siamo a delle accelerazioni davvero impressionanti. Io credo che la questione della tecnologia debba essere affrontata in modo molto serio, perché ha trasformato profondamente i nostri sistemi politici portando alla sparizione totale della famosa contrapposizione fra pubblico e privato, sulla quale abbiamo costruito la civiltà liberale che ci governa, o comunque la civiltà moderna.

Quando Barack Obama fu eletto Presidente degli Stati Uniti, io dissi: "Secondo me Obama è come Gorbaciov". Gorbaciov era stato l'ultimo dei comunisti all'interno del sistema sovietico, che aveva cercato di trasformare dall'interno senza riuscirci. Barack Obama è stato l'ultimo degli americani a provare a trasformare il sistema liberale dall'interno, a provarci secondo diciamo le possibilità concrete di farlo, che erano assai limitate perché non era un uomo particolarmente coraggioso. (Noi di Coscienzeinrete dissentiamo fortemente sul ruolo di Obama e Gorbachov, in cui riconosciamo le similitudini in quanto appartenenti alla stessa "piramide" o "corrente" di potere, ma in cui non vediamo alcun ruolo di opposizione al potere. Per approfondimenti consigliamo una ricerca su Obama sul nostro sito e la lettura del nostro dossier sui club mondialisti) L'esito è stato da un lato la rivoluzione che ha portato a Putin, dall'altro Donald Trump, e poi questo modello di Governo che stiamo vedendo ovunque, da Modi in India, alle trasformazioni del Partito Comunista Cinese. Ovunque si sono istituite delle Costituzioni tecno-fasciste. In altre parole delle Costituzioni, delle strutturazioni che si sono liberate completamente dal vecchio controllo, dalla vecchia dicotomia pubblico/privato.

Oggi nel consiglio di amministrazione di Facebook, delle cinque grandi Corporation di grandi gruppi farmaceutici, siedono tanto dei rappresentanti del capitale quanto dei rappresentanti del Dipartimento di Stato, della CIA all'FBI. Perché non c'è più sostanzialmente nessuna separazione, e non può più esserci. Chi è il proprietario di queste grandi strutture dentro internet? Chi mantiene quei cavi? Chi ha le chiavi per entrare ad aggiustare quel Master Server? Chi è che fa gli investimenti per migliorarlo? Semplicemente non lo sappiamo. Io sarò un ricercatore ignorante, zuccone e asino, ma sono tre anni che provo a trovare dei lavori scientifici seri sull'hardware, sulla parte hard della rete internet, e non si trova assolutamente niente. Non c'è un paper scientifico che affronti dal punto di vista teorico quella che è la questione della proprietà delle infrastrutture materiali che governano l'Infosfera. Questo è un buco nelle nostre conoscenze estremamente pericoloso?.

Allora, se così stanno le cose, io credo che noi non possiamo trovare soluzioni che si facciano carico dei problemi, così come essi si verificano a questo livello di sviluppo tecnologico, all'interno delle vecchie strutture dell'ordinamento costituito. Noi non possiamo immaginare che possano essere i legislatori ordinari dei Paesi del mondo, siano essi i Paesi deboli e semiperiferici come il nostro, ma siano anche i grandi blocchi avanzati, a riuscire a mettere sotto controllo il potere economico così come è venuto a svilupparsi oggi. I rapporti di forza tra privato e pubblico sono drammaticamente cambiati. Il Leviatano un tempo era un signore pubblico, contro il quale avevamo costruito il Diritto costituzionale liberale, per proteggere l'individuo vivo, la proprietà privata, la privacy, la nostra entità o la persona rispetto alle potenziali deviazioni del potere concentrato. Oggi le cose non stanno più così. Oggi non è più il privato a essere più debole del pubblico e a necessitare della tutela nei confronti del pubblico stesso, ma è il pubblico, sono questi sistemi burocratici che sono stati talmente colonizzati dal capitale privato, per cui nessuna delle scelte che vengono fatte può essere più considerata una scelta politica.

Ma voi pensate che sia stata davvero la Lorenzin a decidere questa cosa dei vaccini? Ma stiamo scherzando? E pensate davvero che siano state le istituzioni europee sulla base di qualche think tank di alto livello? Ma scherzate proprio? Sono stati i Consigli di Amministrazione di due, tre, quattro grosse Multinazionali, che erano le stesse che ai tempi della mucca pazza – ogni tanto vengono costruite queste situazioni d'emergenza – avevano creato le condizioni per poter operare delle "estrazioni" – come dire – molto importanti. Perché per la mucca pazza in Italia avevamo comprato una quantità di vaccini, che poi abbiamo buttato via, impressionante! Milionate, milionate e milionate di vaccini! Avremmo finanziato la ricerca nei beni comuni, nel territorio e tutto quel che volevamo, ma c'è stato l'allarme mucca pazza, no? Adesso si è capito – come spesso avviene – che il momento di estrazione e di accumulo originario, quello che il vecchio Marx chiamava l'"Accumulazione Primitiva" non è un momento specifico (le torri gemelle e allora dichiaro la guerra). No! Semplicemente si tratta di un modello permanente di strutturazione della società che consente a questi processi di andare avanti in modo lineare sempre in quella particolare direzione.

Allora, come si risponde a questo? Io credo che prima di tutto bisogna avere l'umiltà di provare a capire questi processi. E provare a capire questi processi non è facile perché ti oppongono: "Ma tu, Mattei sei un giurista. Che ne capisci di informatica? Ma tu Viale sei un sociologo, che ne capisci di medicina? La medicina e l'informatica non sono democratiche, no?" Esattamente questo è il punto! Si sente la necessità di una cultura che sia nuovamente una cultura di tipo olistico, una cultura di tipo interdisciplinare che sia capace una volta tanto di esercitare un controllo critico sulle cose che lo specialismo cerca di farci ingurgitare. Questo è un punto – secondo me – molto molto importante. La seconda cosa è capire che oggi noi come individui non contiamo più niente: non importa niente a nessuno di noi come individui. Noi siamo delle categorie merceologiche. Nel momento in cui qualcosa ci viene dato gratis, significa che noi siamo la merce. Quando qualcosa è gratis, il prodotto sei tu. Siamo categorie merceologiche che sono interessanti nel momento in cui veniamo raggruppati attraverso la forza computazionale, che sta aumentando in modo rapidissimo. Vi ricordate von Hayek? La teoria della conoscenza liberale qual era? Che il piano sovietico è destinato a perdere perché il libero mercato ha molte più informazioni di quante ne abbia il piano. Per cui i sovietici, non avendo il mercato libero che produce informazione, erano destinati al fallimento perché tanto – sostanzialmente – non si sapeva quanti stivali e quante scarpe col tacco lungo erano desiderati in quel momento, e quindi si producevano troppi stivali e troppo poche scarpe col tacco. E questo comportava l'impossibilità di far funzionare il piano.

Oggi non è più così. Oggi la capacità computazionale crea una capacità pianificatoria molto più forte rispetto alla catalessi del mercato. Non c'è più – secondo me – un elemento per cui il potere diffuso possa imporsi rispetto al potere concentrato, nel momento in cui il potere concentrato mette sotto controllo la tecnologia ai livelli in cui la tecnologia è messa sotto controllo oggi. Il che significa che dobbiamo ripensare le stesse basi del dibattito teorico/filosofico che ci hanno accompagnati dalla modernità fino ad oggi. É un compito molto serio, molto molto importante e di cui però bisogna cominciare ad occuparsi. Bisogna che qualcuno abbia il coraggio di prendersi del buffone, ma andare a parlare di queste cose dove di queste cose bisogna parlare.

Siccome non contiamo più come individui, ma come categoria merceologica, abbiamo la necessità di ricostruire istituzioni del collettivo. L'individuo è morto. L'individualismo basato sul diritto soggettivo assoluto è, come diceva Rosa Luxemburg a proposito della socialdemocrazia tedesca dell'epoca, un fetido cadavere, cioè qualcosa che non ha più senso di esistere perché oggi ci sono i collettivi che vanno ricostruiti. O ricostruiamo una situazione di collettivizzazione, anche di quelle persone che non accettano di essere merci da estrazione capitalistica, o ci siamo fatti riempire la testa di nozioni che ci depotenziano.

Io sento dire che su alcune cose, i diritti civili liberisti sono più avanzati e quindi gli vogliamo dare spazio. Non si capisce che i diritti più importanti, come quelli sul nostro corpo, quelli sulla nostra identità sessuale, sono destinati a non servire assolutamente a nulla. Quindi ricostruire condizioni del senso comune, ricostruire solidarietà, ricostruire strutture di condivisione anche fondate sull'amore è secondo me molto importante, perché quello è il solo modo grazie al quale si può avere il coraggio di opporsi in modo radicale a delle leggi che sono leggi insostenibili, ingiuste e che creano obblighi collettivi di resistenza.

Fonte: http://www.byoblu.com/post/2017/11/26/perche-non-ti-fanno-piu-togliere-la-batteria-dallo-smartphone-e-molto-altro-ugo-mattei.aspx

AQUILAALBA

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 28 Nov 2017 12:41:03 +0000
Negare l'evidenza http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3075-negare-l-evidenza http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3075-negare-l-evidenza

Negare evidenzaScrive oggi El Pais: “L’imam che organizzò la strage di Barcellona era un informatore degli 007 spagnoli”...

Dunque Abdelbaki Es Satty, la mente della cellula jihadista che ha messo a segno l’attentato di Barcellona, era un informatore del Centro Nacional de Inteligencia, i servizi segreti spagnoli. 

Lo scrive El Pais, e lo confermano fonti degli 007, senza indicare fino a quando si è prolungata la collaborazione.  Guarda guarda, un informatore, un uomo controllato e pagato dai Servizi.

Uno che in teoria non avrebbe neppure potuto soffiarsi il naso senza essere controllato e registrato.
E invece ha istruito ed addestrato un gruppo di giovani terroristi.

di Piero Cammerinesi

L’imam di Ripoll era - che combinazione - in stretto contatto con l’Isis - sempre mentre avrebbe dovuto essere sotto stretta sorveglianza da parte dei Servizi - e stava organizzando un grande attentato contro la Sagrada Familia a Barcellona. 
Poi qualcosa è andato storto e ha ripiegato sul furgone falcia-passanti.
Ora, come può essere credibile una storia del genere?
Delle due l'una: o i Servizi spagnoli sono talmente incapaci da non sapere cosa fa un loro informatore oppure è al loro interno che va cercata la vera mente dell'attentato di Barcellona.
Tertium non datur.
In ogni caso Es Satty non può dire la sua perché - guarda tu le coincidenze - nel frattempo è morto nell’esplosione della casa di Alcanar mentre preparava un nuovo attentato... 
Peraltro un pattern ormai talmente abituale da apparire banale.
Ma tanto la gente continuerà a negare anche l'evidenza ed a dividere il mondo tra buoni e cattivi: buoni servitori dello Stato e cattivi terroristi...e voi?

Fonte: https://www.liberopensare.com/news/1328-negare-l-evidenza

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pierocammerinesi@hotmail.com (Piero Cammerinesi) Politica Sat, 18 Nov 2017 11:09:23 +0000
Il consiglio regionale Ligure si schiera contro la legge Lorenzin http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3074-il-consiglio-regionale-ligure-si-schiera-contro-la-legge-lorenzin http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3074-il-consiglio-regionale-ligure-si-schiera-contro-la-legge-lorenzin

"Assumere tutte le iniziative ritenute opportune, nei confronti del Governo e del Parlamento, affinché possano essere superate le criticità della nuova legge sulle vaccinazioni, in special modo nelle parti riguardanti la misure coercitive e le relative sanzioni. Proseguire, a livello regionale, sulla strada del dialogo con i cittadini e della semplificazione delle procedure intrapresa dall'assessore Sonia Viale con l'obiettivo di garantire a tutti i bambini e alle loro famiglie la possibilità di esercitare a pieno il diritto all'istruzione, così come previsto dalla Costituzione". E' quello che chiede alla Giunta Toti un Ordine del Giorno approvato oggi dal Consiglio Regionale.

Liguria Lorenzin

 

 

Il documento, presentato da Claudio Muzio, consigliere di Forza Italia e segretario dell'Ufficio di Presidenza, è stato sottoscritto anche dal presidente del gruppo, Angelo Vaccarezza, dal presidente e dal vice-presidente di "Rete a Sinistra & Liberamente Liguria", Gianni Pastorino e Francesco Battistini, e dal presidente del gruppo "Lega Nord Liguria", Alessandro Piana. Contrari in sede di voto solo i rappresentanti del Partito Democratico.

"Ho accettato volentieri di sottoscrivere questo documento - ha commentato il Presidente del Gruppo Consiliare Forza Italia Angelo Vaccarezza - sono convinto dell'utilità delle vaccinazioni quale strumento di prevenzione di alcune patologie infettive, credo però che la ‘Legge Lorenzin' non sia stata in grado di creare quell'equilibrio tra scelte personali e necessità di salvaguardia della sicurezza sanitaria del resto della popolazione". 

"Nello specifico, credo che alcune regole fra le quali quella che prevede la preclusione di frequenza della scuola dell'infanzia ai bambini non vaccinati - ha proseguito il consigliere di Forza Italia - vadano modificate, dopo che un primo passo è stato fatto in Conferenza delle Regioni nella fase di conversione del Decreto in Legge. Da quella sede, anche grazie all'impegno dell'assessore Sonia Viale, è partita la proposta, poi recepita, di alleggerire le norme inerenti la parte sanzionatoria". 

"Debbo purtroppo constatare che da parte del Governo non é stato predisposto un reale confronto con i cittadini e le famiglie. Non è stata fatta alcuna campagna di informazione che potesse aiutare i cittadini a decidere in maniera consapevole.
La Sanità è una tema delicato, che si basa anche sulla condivisione fra i soggetti coinvolti, all'interno di un percorso di alleanza terapeutica - ha concluso Vaccarezza - non possiamo non tenerne conto". (fonte: http://www.savonanews.it/de/2017/11/15/sommario/alassino/leggi-notizia/argomenti/politica-2/articolo/vaccini-dal-consiglio-regionale-si-alle-proposte-di-claudio-muzio-e-angelo-vaccarezza-2.html)

Il comitato Liberascelta Liguria si è espresso così in merito al voto del consiglio regionale:

In Liguria oggi si festeggia.
Il Consiglio Regionale della nostra piccola-grande regione italiana ha compiuto un atto importantissimo, che getta le basi per azioni significative dei mesi a venire.
Il 14 novembre 2017 l’Ordine del Giorno depositato a settembre congiuntamente da maggioranza e opposizione tramite i consiglieri Muzio, Pastorino, Piana, Vaccarezza e Battistini, ha incassato votazione favorevole ed è perciò stato approvato.
Con il voto a favore delle forze di maggioranza e opposizione, escluso il voto contrario del PD e l’astensione di NCD, la Regione Liguria emana un provvedimento unico nel nostro paese, che affronta la Legge 119/2017 sull’obbligo vaccinale con un atteggiamento critico e di cautela, nel rispetto del bambino e della sua integrità, nonché dei diritti fondamentali alla salute e all’istruzione.
Le parole del Consigliere Muzio (FI), primo firmatario dell’OdG, nel suo intervento di presentazione al CR (video allegato) sono molto chiare e sentite.
Oggi le famiglie di libera scelta liguri sono “entrate” nel Consiglio Regionale e con loro anche quei bambini che hanno subito danni gravi in conseguenza dell’inoculo indiscriminato di vaccini senza le dovute cautele.
Si è parlato di “libertà individuali non negoziabili nè comprimibili”, ci si è riferiti al “gregge” come ad “una massa indefinita” che non tiene conto dell’individuo e delle sue debolezze: “i bambini sono deboli e vanno protetti” e dispensati dalla vaccinazione se non ve ne sono le condizioni di sicurezza, che sarebbero imposte dalla legge 210 del ’92, “che è rimasta lettera morta”. Non è ammissibile alcune imposizione e vi sono tutti i presupposti per i quali la CC dichiari l’illegittimità della legge. Questi i punti essenziali dell’intervento introduttivo alla discussione.
Siamo molto fieri di aver ascoltato queste parole fra le mura del Consiglio Regionale.
E siamo fieri che un simile provvedimento sia stato preso.
Esso prevede che tutti i bambini terminino l’anno scolastico regolarmente: nessuna espulsione.
Inoltre “la regione Liguria si impegna ad assumere tutte le iniziative opportune, a livello istituzionale e politico, affinché possano essere superate le ulteriori criticità della legge 119/2017 nelle parti riguardanti le misure coercitive e le relative sanzioni, anche al fine di garantire a tutti i bambini e alle loro famiglie la possibilità di esercitare a pieno il diritto all’istruzione”.
Perciò oggi festeggiamo e poniamo uno sguardo al futuro che pare un po’ più sereno.
E adoperiamoci immediatamente per dare forza e sostegno a questa via. Oggi spendiamo un poco del nostro tempo per inviare ai consiglieri regionali che si sono espressi favorevolmente su tale provvedimento le nostre parole di ringraziamento e sostegno.
Oggi abbiamo portato a casa un risultato molto importante, ma dobbiamo fare in modo di metterlo a frutto. In primis dando un segnale forte di risposta e riconoscenza su questa risoluzione.
Perciò chi lo vorrà potrà utilizzare l’elenco indirizzi email dei suddetti consiglieri e della giunta regionale ed inviare loro due righe, semplici ma sentite, di ringraziamento ed incoraggiamento.
Lo abbiamo detto tante volte e oggi lo ripetiamo:
LIBERTA’ è PARTECIPAZIONE
PARTECIPIAMO, RENDIAMOCI LIBERI !

Fonte: http://www.liberascelta.eu/2017/11/16/stop-allobbligo-sui-vaccini-regione-liguria/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Fri, 17 Nov 2017 13:10:41 +0000
"Banca Popolare di Vicenza era la cassaforte dei servizi segreti" http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3072-banca-popolare-di-vicenza-era-la-cassaforte-dei-servizi-segreti http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3072-banca-popolare-di-vicenza-era-la-cassaforte-dei-servizi-segreti

Intervista all'inchiestista Marco Milioni, autore di numerosi articoli scottanti sull'ente bancario veneto ma anche su TAV, Pedemontana e Dal Molin"

BiPiVi

di Giulia Guidi

«Pensare all'affaire BpVi come una semplice storia di mala gestio bancaria sarebbe non solo sciocco,

sarebbe il segno di un atteggiamento ambiguo e omertoso».


Le parole di Marco Milioni (foto a dx) arrivano in un momento particolare proprio del caso della ex popolare berica per due motivi. Da una parte ci sono le rivelazioni clamorose dei media in merito alla lista dei cento, ma c'è chi dice duecento, clienti benedetti da un prestito dell'istituto di via Framarin che senza che vi fossero le premesse perché questo fosse erogato. Dall'altra in queste ore il quotidiano La Verità pubblica un servizio shock il cui titolo si commenta da solo: «L'istituto di Zonin era la cassaforte di tutti i servizi segreti». Milioni tra l'altro all'inizio del 2016 tratteggiò uno scenario non molto dissimile che in qualche modo oggi trova una ulteriore conferma. E così l'atmosfera che sulle ex popolari venete era rovente ora rischia di divenire esplosiva.

BiPiVi1

Marco che sta succedendo?

Sta succedendo che i fatti, cocciutamente, un po' alla volta vengono fuori. La Verità, in modo intelligente direi, su BpVi ha messo al lavoro un piccolo gruppo che si dedica solo a quell'argomento e i frutti si vedono.

Ritieni che emergerà qualcosa di eclatante in futuro?

Sicuramente. Altra cosa invece sono le implicazioni giudiziarie di queste rivelazioni. Dopo le recenti dichiarazioni del procuratore capo di Vicenza, il dottore Antonino Cappelleri, in merito alla impossibilità di procedere con il sequestro nei confronti dei beni di dell'ex presidente di BpVi Gianni Zonin ci sarebbe molto da dire. Perché? Si tratta di un segnale che non fa ben sperare in merito alla possibilità che i responsabili siano punti di fronte alla legge. Tra l'altro io vorrei capire quali siano le basi giuridiche in forza delle quali il procuratore ha detto ciò che ha detto. E vorrei capire se i sostituti che si occupano dell'inchiesta la pensino proprio come lui. Ora però si parla di BpVi come della banca dei servizi.

Se non lo ha fatto lo dovrebbe fare. Soprattutto dovrebbero essere approfonditi i legami tra BpVi e la controllata siciliana Banca nuova. Perché in quella direzione che sono stati evidenziati questi legami preoccupanti. Va detto che in passato se ne occupò anche l'Espresso. Per cui non è una novità in termini assoluti. Ciò che colpisce è che questo aspetto, diciamo così, sistemico, dell'istituto berico non abbia trovato troppo terreno fertile presso i grandi quotidiani.

Tu però due anni fa scrivesti sul tuo blog un post che riletto alla luce dei fatti di oggi metteva in collegamento scenari apparentemente slegati tra loro. In quella sede tu rivolgesti alcune domande al vetriolo all'allora amministratore delegato di BpVi Stefano Iorio. Parlasti di servizi segreti, di massoneria, di alte gerarchie della magistratura e degli apparati. Quali riscontro ci fu dopo quell'approfondimento?

Diciamo che mi fu consigliato in vari momenti di essere prudente anche se io ho tirato dritto per la mia strada. D'altro canto però ho potuto notare che né la politica, né le associazioni degli azionisti bidonati si posero pubblicamente il ben che minimo dubbio. Altra cosa fu in privato.

Allora apprendiamo adesso da La Verità che la decisione di far transitare i conti dell'intelligence dalla Bnl, presa dai Francesi, verso la BpVi avvenne al tempo del governo Berlusconi quando a capo dei servizi militari c'era Nicolò Pollari, già noto alle cronache per il caso Abu Omar. Il transito avvenne proprio in quel periodo, ma quali altri dettagli vanno presi in considerazione?

C'è da domandarsi se sia un caso se Zonin sia stato anche vicepresidente di Bnl. Bisogna poi domandarsi come mai il gruppo BpVi-Banca nuova scelse una sede così vicina sia a quella dei servizi che della ambasciata Usa.

Della vicinanza di Zonin all'ex ambasciatore americano Ronald Spogli, l'operato dei quali fu decisivo per l'ok al Dal Molin/Del DIn, tu hai parlato a più riprese no?

Sì è vero. Tanto per dirne una il 5 agosto ho scritto un lungo approfondimento incentrato sulla figura del nuovo amministratore delegato dell'azienda dei trasporti di Roma, l'Atac, ovvero Paolo Simioni. In quella disamina di rapporti ad altissimo livello menzionavo la presenza di Spogli nel consiglio di amministrazione di Save, la società che gestisce l'aeroporto di Venezia.

Quel fil rouge è bello lungo. Anche questo ambito dovrebbe essere oggetto dell'interesse dei magistrati che si occupano di BpVi e Banca Nuova?

Cercare di capire lo scenario è sempre importante. Proviamo ad immaginare, solo come ipotesi di scuola, che nei movimenti di quei conti correnti possano esserci le tracce di qualche grave condotta. Viene da sé che alcuni ambienti in seno agli apparati avrebbero un interesse primario a fare in modo che l'inchiesta non scopra tutti gli altarini. Io per esempio sarei curioso di sapere se nel palazzo in cui era ospitata la filiale romana di BpVi si trovassero anche altri locali, magari nella proprietà o nella disponibilità di qualcun altro, magari per incontri molto riservati.

Zonin in tutta questa vicenda di conti correnti che scottano deve aver sentito un gran peso sulle spalle o no?

Non credo il peso della architettura di questo ordito possa aver gravato solo sulle sue spalle. Se poi questo qualcuno sia transitato o meno nel cda di BpVi sarebbe giornalisticamente ghiotto a sapersi.

Stai dicendo che certe decisioni possono essere state prese ad un livello superiore a quello di Zonin?

Sì.

E quindi?

Oltre alla magistratura di questi aspetti si dovrebbe occupare anche la commissione bicamerale sulle banche. Sempre che ci sia la volontà di farlo. La commissione tra l'altro ha i poteri della magistratura requirente. E di che cos'altro si dovrebbe occupare? Di una marea di cose. Basti pensare alle accuse pesantissime mosse nel luglio del 2016 dal professor Renato Ellero, già docente di penale all'università di Padova ed ex senatore della Repubblica, a personaggi che hanno calcato o che calcano tutt'oggi il palco scenico della magistratura vicentina. Pensiamo alle rivelazioni dell'ex gip berico Cecilia Carreri. O alla notizia clamorosa del pranzo dell'attuale sindaco di Vicenza Achille Variati del Pd a casa del Cavaliere Zonin: con tutti gli annessi e i connessi alla vicenda della fondazione Roi.

Ma Vicenza ha tagliato i ponti con questo sistema?

Ovviamente non si parla di aspetti penalmente rilevanti ma di questioni di opportunità e di etica. Come stanno le cose? Sul fatto che certi ponti siano stati tagliati ho dei seri dubbi. Pensiamo a quanto il mondo confindustriale vicentino è stato prossimo al sistema Zonin. Oggi dopo tutto quello che è accaduto il nuovo presidente di Confindustria, colui che ha sostituito Giuseppe Zigliotto, anche lui finito nello scandalo della BpVi, è Luciano Vescovi. Il quale proviene dalle fila di Banca Nuova, giustappunto la controllata siciliana di BpVi.

Sì ma non è un comportamento illecito. O no?

Certo che non è un comportamento illecito. Ci mancherebbe anche questo. Ma è indicativo di quanto contino certe relazioni a certi livelli. In questo caso la Confindustria di Vicenza si è anche esposta sul piano dell'immagine, dando ad intendere di non volere recidere in modo draconiano certe liason col passato: davvero un bruttissimo segnale.

Fonte: http://www.vicenzatoday.it/economia/banca-popolare-di-vicenza-era-la-cassaforte-dei-servizi-segreti.html/pag/3

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Fri, 17 Nov 2017 09:40:44 +0000
Risveglio orwelliano in Puglia: la città è completamente militarizzata in difesa del Gasdotto http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3069-risveglio-orwelliano-in-puglia-la-citta-e-completamente-militarizzata-in-difesa-del-gasdotto http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/3069-risveglio-orwelliano-in-puglia-la-citta-e-completamente-militarizzata-in-difesa-del-gasdotto

Gli abitanti di Melendugno in Puglia, hanno avuto un risveglio orwelliano, usciti per andare al lavoro, si sono ritrovati per le strade oltre 250 agenti di polizia, messi in difesa della costruzione del Gasdotto, per impedire sabotaggi e rallentamenti da parte dei cittadini, che, in questi mesi, si sono visti abbattere con la scusa dellaXylella, migliaia di ulivi secolari, guarda caso proprio dove oggi si vuol far passare il gasdotto.

di Daniele Reale

Orwell Puglia2

Orwell Puglia4I mezzi della multinazionale sono tornati all’opera, la città di Melendugno è stata completamente militarizzata, ma non a difesa del cittadino, bensì dell'opera-mostro che i cittadini stessi non vogliono e che in questi mesi è stata motivo di serie proteste e scontri.

In questo video, un cordone di uomini è stato utilizzato per proteggere l'abbattimento di un ulivo secolare.



Tutte le zone limitrofe del cantiere sono state blindate, strade di campagna chiuse, incroci sbarrati, lo scuolabus che accompagnava i bambini a scuola ha dovuto allungare il giro arrivando mezz'ora in ritardo, anziani visibilmente preoccupati per l'assurda e surreale situazione.

{youtube}PN2qeCev7Fg{/youtube}

Nel frattempo gli attivisti No Tap, sono scesi in strada con cartelli e bandiere, prontamente messi sotto sequestro.

Orwell Puglia

La situazione in Italia è critica e preoccupante, lo stesso buon senso è da tempo sotto sequestro, intanto chi collegava il virus Xylella con l'abbattimento ingiustificato degli ulivi per favorire l'installazione del gasdotto da parte della multinazionale Tap, sembra averci visto lungo.

Orwell Puglia3

Fonte: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/11/risveglio-orwelliano-in-puglia-la-citta.html

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 16 Nov 2017 09:44:36 +0000