Politica http://coscienzeinrete.net Sun, 18 Feb 2018 10:29:30 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it La figuraccia della Meloni http://coscienzeinrete.net/politica/item/3134-la-figuraccia-della-meloni http://coscienzeinrete.net/politica/item/3134-la-figuraccia-della-meloni

CIR Meloni FiguracciaHa accusato il Museo Egizio di Torino di "discriminazione al contrario" per uno sconto sul biglietto ai cittadini di lingua araba. E poi, tramite il responsabile della comunicazione, ha minacciato che se andrà al governo ne licenzierà il direttore. Peccato che, però, non possa farlo.

di Piero Sevolta

Una delle serie di gag più famose di Corrado Guzzanti, periodo Ottavo Nano o giù di lì, è quella de ‘La Casa delle Libertà’. In un appartamento apparentemente normale, a un certo punto, a qualcuno viene un’idea sovversiva, come pisciare sul divano o abbattere un muro a mazzuolate per fare una nuova finestra sul salotto del vicino: e alla voce fuori campo che esclama ‘Ma questo non si può fare!’ il protagonista, impenitente, risponde ‘Ma certo che si può! Nella casa delle libertà!’, dopo di che parte un trenino sulle note del Discosamba e quindi lo slogan ‘Facciamo un po’ come cazzo ci pare’. La casa delle libertà, ovviamente, era una storpiatura del nome della coalizione che avrebbe portato al governo Berlusconi e il centrodestra unito per cinque lunghissimi anni, a cui le percentuali bulgare con le quali vinse le elezioni portarono un leggerissimo delirio di onnipotenza.

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E visto che le elezioni si avvicinano e i sondaggi più o meno sono concordi e già Giorgia Meloni sente il friccicorio della vittoria, ha iniziato a interiorizzare lo slogan di quella che era la copia in carta-carbone della sua coalizione e a fare ‘un po’ come cazzo gli pare’. Tipo promettere, tramite il responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, il licenziamento di un direttore di museo. Anche se, per ironia della sorte grazie a un provvedimento proprio della Casa della Libertà, non può. ‘Ma tutto questo Giorgia non lo saaa’ chiosa De Gregori, e le cose che non sa, come si può facilmente evincere dal video su Youtube del rendez vous tra la Meloni e Christian Greco (il suddetto direttore del Museo Egizio di Torino) che l’ha fatta infuriare, sono tante. Andiamo con ordine.

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Nello scorso dicembre il museo lancia la seconda edizione della campagna promozionale ‘Fortunato chi parla arabo’, con la quale offre ai circa 35.000 arabofoni residenti nella provincia di Torino la possibilità di acquistare due biglietti al prezzo di uno. Era già successo l’anno prima, e i motivi di quest’offerta risiedono sostanzialmente nel tentativo di riconciliazione della comunità nordafricana con il proprio patrimonio artistico, in un gesto che ha a che fare con l’apertura, con il ringraziamento e soprattutto con il riavvicinamento di cittadini di varie nazionalità con le proprie radici, sia in ottica prettamente culturale che in prospettiva anti-integralista. Una bella iniziativa, insomma.

Non per la destra militante, ovviamente, che vede nell’offerta una palese discriminazione degli italiani, ma soprattutto, e non si è capito bene perchè, della cristianità tutta. Ci arriviamo fra pochissimo, ma in sostanza dopo giorni di attacchi sui giornali, in tv e sui social da parte soprattutto di Lega e Fratelli d’Italia, a prendere il coraggio a due mani ci pensa Giorgia Meloni, che in occasione di una gitarella elettorale in quel di Torino punta dritta verso l’ingresso del Museo Egizio, intenzionata a dirne quattro al buonista e cristianofobo direttor Christian Greco.

Il problema è che Christian Greco scende e le risponde, annientando tutte le piccole certezze della povera Giorgia. All’accusa di discriminazione religiosa le fa notare che in Egitto ci sono milioni di copti, che sono cristiani ma parlano arabo. All’accusa di far propaganda con i soldi pubblici le comunica che il museo non prende un centesimo di contributi statali. All’accusa di escludere gli italiani dagli incentivi economici alla visita al museo le elenca tutte le altre promozioni in essere, per i giovani, le coppie a san Valentino, le famiglie con un figlio con meno di un anno, per i papà e le mamme nelle loro rispettive feste, persino per i possessori di biglietti Trenitalia. Al che ci si sarebbe aspettati la visita di un adirato Montezemolo, ma lui niente, scena muta.

La stessa scena che fa Giorgia, che tra le altre cose non sapeva che la collezione esposta non è patrimonio italiano ma appartiene a Il Cairo, e che quello di Torino è l’unico museo al mondo a cui non è stata fatta richiesta di restituzione. Un successo, insomma, anche supportato dai numeri, che negli ultimi 3 anni hanno addirittura subito un incremento del 500%. Una sconfitta, invece, per la povera Giorgia, che non potendo replicare come avrebbe voluto (e soprattutto dopo la figuraccia fatta grazie al video che ha fatto il giro di tutti i siti d’informazione del paese) ha deciso di rispondere nel più maturo e istituzionale dei modi: il pallone è mio e decido io. Ovvero, promettendo, tramite il responsabile della comunicazione Mollicone, di cacciare il direttore una volta che il suo partito sarà al governo, grazie a uno “spoil system automatico di tutti i ruoli di nomina del ministero della Cultura”. Peccato, Giorgia.

Peccato perchè Christian Greco è uno preparatissimo, uno che guadagnò la sua prima stagione di scavi a soli 21 anni, titolare fino ai 38 della cattedra di Archeologia Funeraria Egizia all’Università di Leida, con una trentina di pubblicazioni all’attivo e che ciononostante ha accettato di tornare in Italia, controtendenza, per dare una mano al suo paese. Peccato perchè sotto la sua gestione i visitatori sono praticamente raddoppiati, passando dai 540.000 del 2013 al milione previsto per il 2018, con quasi dieci milioni di incassi in arrivo quest’anno. Peccato perchè il museo ha subito un restyling imponente, durato quasi tre anni, che ha portato a diecimila metri quadrati d’esposizione con più di tremila reperti esposti, in una nuova veste moderna ed ‘europea’.

Peccato, soprattutto, che tu non lo possa cacciare. Perchè il museo, dal 2004 e per trent’anni, è di gestione esclusiva della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, e perciò i direttori se li nomina, e nel caso destituisce, da solo. E visti i numeri, il talento e le migliorie espresse dall’attuale direzione, dubito che vorranno liberarsene. Perciò, cara Giorgia, stavolta ‘questo non si può fare’ per davvero. Nemmeno nella Casa delle Libertà. Brigitte Bardot Bardooot…

PS. Giorgia Meloni ha smentito di aver minacciato la rimozione del direttore del Museo Egizio di Torino dal suo incarico. Resta comunque il comunicato inequivocabile del responsabile nazionale della comunicazione di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone.

Meloni figuraccia

Fonte: http://www.rollingstone.it/rolling-affairs/news-affairs/la-figura-di-merda-di-giorgia-meloni/2018-02-12/

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 13 Feb 2018 10:31:21 +0000
Grecia, lo "scandalo Novartis" travolge mezzo mondo politico http://coscienzeinrete.net/politica/item/3131-grecia-lo-scandalo-novartis-travolge-mezzo-mondo-politico http://coscienzeinrete.net/politica/item/3131-grecia-lo-scandalo-novartis-travolge-mezzo-mondo-politico

NovartisDue ex premier e otto ex ministri avrebbero preso soldi dalla multinazionale farmaceutica in cambio di prezzi gonfiati dei farmaci

Uno scandalo finanziario dalle proporzioni inedite sta travolgendo il mondo politico greco. Due ex premier, Panayotis Pikramenos e Andonis Samarás, e otto ex ministri avrebbero ricevuto benefici per aver permesso alla multinazionale farmaceutica Novartis di vendere i propri prodotti a prezzi gonfiati.

"Il prezzo dei farmaci è esploso nell'ultimo anno e in percentuale è cresciuto il doppio che nell'Unione europea. Potere capire che il demerito morale da una parte e l'aggravio di costi sulle spalle dei cittadini dall'altra, sono fatti di enorme importanza", spiega il ministro della Giustizia Stavros Kontonis .

Secondo i media locali Novartis avrebbe pagato 50 milioni di euro di tangenti, causando un danno al bilancio pubblico di oltre 3 miliardi di euro.

"La mia esperienza di magistrato mi porta a ritenere che siamo di fronte al più grande scandalo in tutta la soria dello Stato greco", afferma il vice ministro della Giustizia Dimitris Papangelopulos.

La filiale greca di Novartis ha fatto sapere di stare "collaborando" coi magistrati inquirenti.

Fonte: http://it.euronews.com/2018/02/06/grecia-lo-scandalo-novartis-travolge-mezzo-mondo-politico

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 07 Feb 2018 11:48:55 +0000
Per chi voteremo? http://coscienzeinrete.net/politica/item/3130-per-chi-voteremo http://coscienzeinrete.net/politica/item/3130-per-chi-voteremo

CIR Chi voteremoPer chi voteremo?

Per chi è in politica perché ci vuole bene… perché ama il prossimo e vuole amministrarci non per fini personali, ma per mettersi al servizio del Bene, del Bene di tutti…

Per chi non solo predica ma attua il Bene di tutti, soprattutto dei più deboli… E non solo il bene delle lobbies, dei poteri, degli amici, dei familiari… il proprio… Per qualcuno che lavora per tutti.

Certamente non voteremo per chi predica l’odio, l’orribile odio per gli indifesi ma anche quel veleno sottile che è l’odio per i cattivi, che ti rovina l’anima e ti rende facilmente manipolabile…

Voteremo per chi ha deciso di non dipendere da lobbies e poteri occulti, da quei poteri che controllano nel mondo ed in Italia...     la finanza, i governi, le istituzioni internazionali, le grandi religioni, gli eserciti, le banche, i servizi segreti, le burocrazie, le massonerie, le grandi istituzioni scientifiche e culturali, le multinazionali, le potenti industrie farmaceutiche, chimiche e alimentari che avvelenano i nostri corpi, l’aria, l’acqua e la terra, le grandi compagnie del grande fratello elettronico, da quei poteri che muovono, fondano e si impossessano di tutti i partiti politici, avvelenandoli rapidamente anche quando – forse - nascono con buone intenzioni.

Voteremo per chi negli occhi ha la fermezza nel Bene, ma anche la tenerezza e la compassione…

 

Conosciamo un partito così?

Conosciamo un candidato premier così?

Conosciamo qualche candidato che sia proprio così?

Se proprio li conosciamo, votiamoli… ma facciamoci prima un bell’esame di coscienza… non vendiamoci l’anima per un tozzo di pane o per una illusione…

Io vorrei votare per qualcuno che ci vuole bene, perché ci ama e vuole amministrarci non per fini personali, ma per mettersi al servizio del Bene, del Bene di tutti… qualcuno che non solo promette, ma fa il Bene, per qualcuno che non invita all’odio, per qualcuno veramente libero da qualsiasi ossequienza a qualsiasi potere, per qualcuno pieno di buoni sentimenti…

per qualcuno che ha negli occhi il coraggio di fare il Bene, ma anche la tenerezza e la compassione…

Lo troveremo?

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carotenutoteam@iol.it (Fausto Carotenuto) Politica Tue, 06 Feb 2018 13:17:38 +0000
Stop TTIP dà la sveglia ai politici: il 10 febbraio tutti a Milano http://coscienzeinrete.net/politica/item/3124-stop-ttip-da-la-sveglia-ai-politici-il-10-febbraio-tutti-a-milano http://coscienzeinrete.net/politica/item/3124-stop-ttip-da-la-sveglia-ai-politici-il-10-febbraio-tutti-a-milano

TTIP2018In questi anni la campagna Stop TTIP ha visto una vera e propria escalation di visibilità e non certo grazie ai media mainstream. E ha ottenuto risultati importanti, come impedire che il CETA fosse ratificato in Senato. Ora, per rafforzare l'argine contro lo strapotere delle multinazionali e l'azzeramento dei diritti, l'appuntamento è il 10 febbraio a Milano.

Si terrà il 10 febbraio prossimo a Milano l'assemblea nazionale di tutti i comitati Stop TTIP della campagna. L'appuntamento è dale 11 alle 18 in corso Giuseppe Garibaldi (QUI tutte le informazioni) e non è stato organizzato "per caso". A due settimane dalle elezioni politiche che stanno scaldando gli animi e preoccupando non poco certi partiti, i promotori della campagna per dire no ai trattati transnazionale che calpestano i diritti di Stati e cittadini si raccolgono insieme per programmare e progettare le prossime azioni. E per capire bene da che parte stanno i politici in corsa...

«Nel 2017 insieme abbiamo compiuto un'impresa: impedire che il CETA, il trattato economico e commerciale tra UE e Canada, fosse ratificato in Senato - spiegano dalla Campagna - Nel 2018 vogliamo spingerci ancora più in là, chiedendo fin da subito al prossimo Parlamento di schierarsi contro gli accordi tossici che minacciano la nostra agricoltura, l'ambiente, i diritti del lavoro, la privacy e i servizi pubblici. Abbiamo le forze di sollevare una nuova ondata di pressioni su tutti i candidati alle prossime elezioni del 4 marzo. Per questo, invitiamo tutti i Comitati locali e le organizzazioni che hanno sempre supportato questa campagna a partecipare all'Assemblea nazionale di Stop TTIP Italia il prossimo 10 febbraio presso il Centro di Aggregazione Multifunzionale in corso Garibaldi 27 a Milano. L'invito è a partecipare numerosi, per ritrovarci dopo questi mesi e anni di battaglie comuni e rilanciare con forza le istanze che questo movimento nato dal basso ha saputo portare in primo piano sulla scena politica nazionale».

Grande è stata la soddisfazione a dicembre 2017 quando le Camere sono state sciolte prima della ratifica del Ceta. «I trattati commerciali iniqui diventano argomento di campagna elettorale. Grazie a tutte le persone, i comitati, le associazioni, i sindacati, i partiti e le imprese che hanno lottato, resistito, cambiato una storia che volevano già scritta» hanno detto dalla Campagna Stop TTIP. Un grazie è andato anche agli oltre 100 eletti tra Camera e Senato che hanno detto "no" alla ratifica.

Per facilitare l'organizzazione da parte del comitato di Milano, chi partecipa invii una e-mail di conferma a stopttipitalia@gmail.com entro venerdì 26 gennaio.

Per saperne di più...

Che cos’è il TTIP?
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard (le cosiddette “barriere non tariffarie”) e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano.

L’idea sembrerebbe buona. Perché qualcuno lo definisce “pericoloso”?
Condividiamo la definizione perché, in realtà questo trattato, che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali.

I soliti “tecnici” che “rubano” il potere alla politica.
Infatti. Il Trattato prevede l’introduzione di due organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, un meccanismo di protezione degli investimenti (Investor-State Dispute Settlement – ISDS), consentirebbe alle imprese italiane o USA di citare gli opposti governi qualora democraticamente introducessero normative, anche importanti per i propri cittadini, che ledessero i loro interessi passati, presenti e futuri.

Le aziende citerebbero gli Stati in tribunale.
Non solo; le vertenze non verrebbero giudicate da tribunali ordinari che ragionano in virtù di tutta la normativa vigente, come è già possibile oggi, ma da un consesso riservato di avvocati commerciali superspecializzati che giudicherebbero solo sulla base del trattato stesso se uno Stato – magari introducendo una regola a salvaguardia del clima, o della salute – sta creando un danno a un’impresa. Se venisse trovato colpevole, quello stato o comune, o regione, potrebbe essere costretto a ritirare il provvedimento o ad indennizzare l’impresa. Pensiamo ad un caso come quello dell’Ilva a Taranto, o della diossina a Seveso, e l’ingiustizia è servita.

Una giustizia “privatizzata”, insomma.
Non è l’unica questione. Un altro organismo di cui viene prevista l’introduzione è il Regulatory Cooperation Council: un organo dove esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA competente valuterebbero l’impatto commerciale di ogni marchio, regola, etichetta, ma anche contratto di lavoro o standard di sicurezza operativi a livello nazionale, federale o europeo. A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e società civile. A sua discrezione sarebbe valutato il rapporto costi/benefici di ogni misura e il livello di conciliazione e uniformità tra USA e UE da raggiungere, e quindi la loro effettiva introduzione o mantenimento. Un’assurdità antidemocratica che va bloccata, a mio avviso, il prima possibile.

Per chi è allora vantaggioso il TTIP?
Il ministero per lo Sviluppo economico ha commissionato a Prometeia s.p.a. una prima valutazione d’impatto mirata all’Italia, alla base di molte notizie di stampa e interrogazioni parlamentari. Scorrendo dati e previsioni apprendiamo che i primi benefici delle liberalizzazioni si manifesterebbero nell’arco di tre anni dall’entrata in vigore dell’accordo: il 2018, al più presto. Il TTIP porterebbe, entro i tre anni considerati, da un guadagno pari a zero in uno scenario cauto, ad uno +0,5% di PIL in uno scenario ottimistico: 5,6 miliardi di euro e 30mila posti di lavoro grazie a un +5% dell’export per il sistema moda, la meccanica per trasporti, un po’ meno da cibi e bevande e da uno scarso +2% per prodotti petroliferi, prodotti per costruzioni, beni di consumo e agricoltura. L’Organizzazione mondiale del Commercio ci dice che le imprese italiane che esportano sono oltre 210mila, ma è la top ten che si porta a casa il 72% delle esportazioni nazionali (ICE – Sintesi Rapporto 2012-2013: “L’Italia nell’economia internazionale”). Secondo l’ICE, in tutto nel 2012 le esportazioni di beni e servizi dell’Italia sono cresciute in volume del 2,3%, leggermente al di sotto del commercio mondiale. La loro incidenza sul PIL ha sfiorato il 30% in virtù dell’austerity e della crisi dei consumi che hanno depresso il prodotto interno. L’Italia è dunque riuscita a rosicchiare spazi di mercato internazionale contenendo i propri prezzi, senza generare domanda interna né nuova occupazione. Quindi prima di chiudere i conti potremmo trovarci invasi da prodotti USA a prezzi stracciati che porterebbero danni all’economia diffusa, e soprattutto all’occupazione, molto più ingenti di questi presunti guadagni per i soliti noti. Danni potenziali che né la ricerca condotta da Prometeia né il nostro Governo al momento hanno quantificato o tenuto in considerazione.

È vero che, nonostante l’enorme importanza della questione, il Parlamento europeo non abbia accesso a tutte le informazioni sul modo in cui si svolgono gli incontri e sullo stato di avanzamento delle trattative?
Il Parlamento europeo, dopo aver votato nel 2013 il mandato a negoziare esclusivo alla Commissione – come richiede il Trattato di Lisbona – potrà soltanto porre dei quesiti circostanziati, cui la Commissione può rispondere ma nel rispetto della riservatezza obbligatoria in tutti i negoziati commerciali bilaterali, sempre secondo il Trattato, e poi avrà diritto di voto finale “prendi o lascia”, quando il negoziato sarà completato. Nel frattempo non ha diritto né di accesso né di intervento sul testo. I Governi stessi dell’Unione, se vorranno avere visione delle proposte USA, dovranno – a quanto sembra al momento – accedere a sale di sola lettura approntate nelle ambasciate USA (non si capisce se in quelle di tutti gli Stati UE o solo a Bruxelles, e non potranno nemmeno prendere appunti o farne copia. Un assurdo, considerata la tecnicità e complessità dei testi negoziali.

Quali effetti potrà produrre l’accordo se verrà approvato nella sua forma attuale?
Tutti i settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, ma anche i nostri diritti connessi all’accesso a servizi essenziali di alto valore commerciale come la scuola, la sanità, l’acqua, previdenza e pensioni, sarebbero tutti esposti a ulteriori privatizzazioni e alla potenziale acquisizione da parte delle imprese e dei gruppi economico-finanziari più attrezzati, e dunque più competitivi. Senza pensare che misure protettive, come i contratti di lavoro, misure di salvaguardia o protezione sociale o ambientale, potrebbero essere spazzati via a patto di affidarsi allo studio legale giusto e ben accreditato.

Il TTIP produrrà dei rischi per i cittadini?
Tom Jenkins della Confederazione sindacale europea (ETUC), nell’incontro con la Commissione del 14 gennaio scorso, ha ricordato che gli Stati Uniti non hanno ratificato diverse convenzioni e impegni internazionali ILO e ONU in materia di diritti del lavoro, diritti umani e ambiente. Questo rende, ad esempio, il loro costo del lavoro più basso e il comportamento delle imprese nazionali più disinvolto e competitivo, in termini puramente economici, anche se più irresponsabile. A sorvegliare gli impatti ambientali e sociali del TTIP, ha rassicurato la Commissione, come nei più recenti accordi di liberalizzazione siglati dall’UE, ci sarà un apposito capitolo dedicato allo Sviluppo sostenibile che metterà in piedi un meccanismo di monitoraggio specifico, partecipato da sindacati e società civile d’ambo le regioni.

È il primo caso del genere? O c’è qualche “antenato”?
Un meccanismo simile è entrato in vigore da meno di un anno tra UE e Korea, con la quale l’Europa ha sottoscritto un trattato di liberalizzazione commerciale molto simile anche strutturalmente al TTIP, facendo finta di non ricordare che come gli USA la Korea si è sottratta a gran parte delle convenzioni ILO e ONU. Imprese, sindacati e ONG che fanno parte dell’analogo organo creato per monitorare la sostenibilità sociale e ambientale del trattato UE-Korea, hanno protestato con la Commissione affinché avvii una procedura di infrazione contro la Korea per comportamento antisindacale, e ancora aspettano una risposta. Perché dovremmo pensare che gli USA, molto più potenti e contrattualmente forti si dovrebbero piegare alle nostre esigenze, considerando che sono tra i pochi Paesi che non si sono mai piegati a impegni obbligatori a salvaguardia della salute, o dell’ambiente come il Protocollo di Kyoto appena archiviato anche grazie alla loro ferma opposizione?

Il TTIP può produrre danni per la salute?
Faccio un solo esempio, basato sulla storia. Nel 1988 l’UE ha vietato l’importazione di carni bovine trattate con certi ormoni della crescita cancerogeni. Per questo è stata obbligata a pagare a USA e Canada dal Tribunale delle dispute dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) oltre 250 milioni di dollari l’anno di sanzioni commerciali nonostante le evidenze scientifiche e le tante vittime. Solo nel 2013 la ritorsione è finita quando l’Europa si è impegnata ad acquistare dai due concorrenti carne di alta qualità fino a 48.200 tonnellate l’anno, alla faccia del libero commercio. Sarà una coincidenza, ma in un documento congiunto dell’ottobre 2012 BusinessEurope e US Chamber of Commerce, le due più potenti lobby d’impresa delle due sponde dell’oceano, avevano chiesto ai propri Governi proprio di avviare una “cooperazione sui meccanismi di regolazione”, che consentisse alle imprese di contribuire alla loro stessa stesura (http://goo.gl/HlqhTc).

Esistono alternative al TTIP? A cosa potrebbero aspirare i cittadini del mondo afflitti dall’attuale crisi economica?
Da molti anni non solo movimenti, associazioni, reti sindacali ma anche istituzioni internazionali come FAO e UNCTAD, le agenzie ONU che lavorano su Agricoltura, Commercio e Sviluppo, richiamano l’attenzione sul fatto che rafforzare i mercati locali, con programmazioni territoriali regionali e locali più attente basate su quanto ci resta delle risorse essenziali alla vita e quanti bisogni essenziali dobbiamo soddisfare per far vivere dignitosamente più abitanti della terra possibili, potrebbe aiutarci ad uscire dalla crisi economica, ambientale, ma soprattutto sociale che stiamo vivendo, prevedibilmente, da tanti anni. Stiamo facendo finta di niente, continuando a percorrere strade, come quella della iperliberalizzazione forzata stile TTIP, che fanno male non solo al pianeta e alle comunità umane, ma allo stesso commercio che è in contrazione dal 2009 e non si sta più espandendo. Da quando la piena occupazione europea e statunitense, che con redditi veri e capienti sosteneva produzione e consumi globali, sono diventate un miraggio, anche la crescita dei popolatissimi Paesi emergenti, che hanno fatto la propria fortuna grazie alla commercializzazione del loro capitale ambientale e umano a prezzi stracciati e ad alti costi ambientali e sociali, non è riuscita più a sostenere il paradigma della crescita infinita che si è rivelato per quello che era: falso e insensato. I poveri, che crescono a vista d’occhio e devono lavorare oltre le 10 ore al giorno per un pugno di spiccioli, consumano prodotti poveri e sempre meno; i ricchi, che sono sempre più ricchi ma anche sempre meno, consumano tanto e malissimo, e non creano benessere diffuso. Abbiamo la grande opportunità di voltare pagina, e di tentare di dare a questo pianeta ancora un po’ di futuro, rimettendo al centro della politica i beni comuni e i diritti. Col TTIP, al contrario, ci chiuderemo le poche finestre di possibilità ancora aperte. Con la Campagna Stop TTIP, che raccoglie solo in Italia oltre 60 tra associazioni, sindacati, enti pubblici, cittadini e comunità, vogliamo fermare questa deriva e diffondere tutte le alternative possibili e più efficaci delle vecchie ricette fallimentari che continuiamo a subire.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/stop-ttip-da-la-sveglia-ai-politici-il-10-febbraio-tutti-a-milano

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Wed, 24 Jan 2018 09:07:03 +0000
Grecia nella fase finale: all'asta sul web tutto ciò che si può vendere, anche le case private http://coscienzeinrete.net/politica/item/3123-grecia-nella-fase-finale-all-asta-sul-web-tutto-cio-che-si-puo-vendere-anche-le-case-private http://coscienzeinrete.net/politica/item/3123-grecia-nella-fase-finale-all-asta-sul-web-tutto-cio-che-si-puo-vendere-anche-le-case-private

Grecia SvenditaLa Grecia di Tsipras affronta l'ultima parte della svendita totale del suo patrimonio e della sua civiltà. Sul mercato finisce la stessa democrazia.

ATENE - La Grecia di Alexis Tsipras è entrata nella «fase laboratorio»: vedere cosa succede ad un paese lasciato nelle mani dei creditori. Disse Milton Friedman: «Lo shock serve a far diventare politicamente inevitabile quello che socialmente è inaccettabile»: lo shock della Grecia risale al’estate del 2015 quando con la giacca gettata sul tavolo al grido di «prendetevi anche questa» il primo ministro Alexis Tsipras firmò la resa senza condizioni della sua nazione sconfitta. Umiliato di fronte al proprio paese e al mondo da Angela Merkel, volutamente. Sul tavolo, quella notte, non finì solo la Grecia, ma la stessa democrazia che l’occidente ha vissuto in quelli che il grande storico Hobsbawm ha definito «i gloriosi trent'anni». Il voto greco, consapevole, che rifiutava il commissariamento della Trojka ad ogni costo, ad ogni costo veniva tradito in cambio di un piano lacrime e sangue, ancor più punitivo perché doveva sanzionare l’ardire di un popolo intero che osava ribellarsi alla volontà suprema dell’Europa finanziaria. Che solo in quel caso e per pochi giorni gettò la maschera della finta solidarietà, dei traditi valori di Ventotene, e si manifestò nella pura essenza del terrorismo finanziario.

di Maurizio Pagliassotti

Senza un governo, comandano i tedeschi
Nel nuovo reame globalizzato la Grecia è il primo esperimento compiuto di «stato disciolto»: il governo della sinistra, solo pochi anni fa definito estremista, ha assunto il ruolo finale: l’assorbimento del conflitto sociale che si scatena a fronte di una colonizzazione. Il 2018 sarà l’anno dove l’esproprio della ricchezza pubblica e privata diventerà in Grecia molto più veloce, e aggredirà i rimasugli di patrimonio restanti. Gli immobili vengono messi all’asta e i compratori stranieri – banche, privati e perfino istituzioni – possono prendersi un’isola, un appartamento, una spiaggia, un'opera antica: qualsiasi cosa. Il tutto a prezzi stracciati, a meno del 5% del loro valore.

Anche le case all'asta sul web
Finiscono all’asta, sul web, come una cosa qualsiasi, perfino le prime case se superano una determinata superficie. Il tutto nel plauso della parte ricca del paese, che potrà accaparrarsi i beni della classe media, per non parlare di quella povera, a prezzi stracciati. Nella democrazia di facciata del governo Tsipras i poveri sono sempre più poveri, e i ricchi sono sempre più ricchi. Sembra di parlare degli Stati Uniti, e invece è la Grecia, un paese nobile e antico, su cui si fonda l’intera cultura occidentale, che si trova ad un passo dalle nostre coste. Per molti aspetti laddove è fondato il nostro passato si vede il nostro futuro. C’è una qualche differenza tra un comune italiano, come quello di Torino ad esempio, e lo stato greco? Entrambi sono assediati dai debiti, contratti per mitigare l’impatto della deindustrializzazione globalizzante, entrambi sono sotto il controllo delle banche che dettano i piani di governo: a suon di privatizzazioni, svendite di patrimonio e licenziamenti collettivi. La trappola del debito è una tagliola, entro la quale viene ferita la democrazia. I piani di rientro sono agende incontrovertibili, totali, spietate. Rispetto i quali ogni programma elettorale è soccombente.

Ultimo sforzo, poi il deserto
I commentatori filo governativi sottolineano che il 2018 sarà l’anno «dell’ultimo sforzo» per arrivare alla fine del commissariamento da parte dei creditori. Per dare un’idea di cosa si parla: un governo di estrema sinistra, si fa per dire, ha approvato delle norme che restringono la libertà di sciopero. Di fatto in Grecia diventa illegale, perché per la proclamazione degli scioperi dovrà partecipare alle assemblee il 50% degli iscritti ai vari sindacati di categoria. E questa è solo l’ultima parte di un processo che ha già pesantemente colpito lo stato sociale, le pensioni, i salari, i beni pubblici, e il diritto del lavoro. Imbarazzante, tra l’altro, l’asse politico tra Alexis Tsipras e Emmanuel Macron: ennesima prova dello sbandamento culturale della sinistra incapace di inquadrare un orizzonte politico differente da quello dei banchieri.

Italia come la Grecia?
Ovviamente il governo greco confida che nell’agosto del 2018 la Trojka, in virtù del piano di rientro greco, vada via, e lasci il paese libero di finanziarsi sul mercato globale. Ma se anche fosse, questo non migliorerebbe la situazione della Grecia, ormai allo stremo. Il debito pubblico greco, da «vendere» sul mercato obbligatoriamente a tassi elevati, finirebbe nuovamente all’estero. E il processo si ripeterebbe esattamente uguale agli ultimi sette anni. Ovviamente vi sarà un’espansione del Pil e una ripresa dei contratti di lavoro a prezzi stracciati. Il governo, la democrazia, non servirebbe più a nulla: se non a creare un simulacro. L’esperimento greco, la palla di cristallo in cui si può vedere il futuro dell’Italia se non vi sarà una drastica inversione politica, è davanti a noi.

Fonte: https://www.diariodelweb.it/esteri/articolo/?nid=20180116-479194

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Tue, 23 Jan 2018 11:02:49 +0000
Il candidato PD a Bologna? Casini! (Ridere con moderazione, prego) http://coscienzeinrete.net/politica/item/3116-il-candidato-pd-a-bologna-casini-ridere-con-moderazione-prego http://coscienzeinrete.net/politica/item/3116-il-candidato-pd-a-bologna-casini-ridere-con-moderazione-prego

CIR Casini CommunistaPotremmo metterla anche così, come se fosse una vecchia barzelletta: "QUAL'E' IL COLMO PER IL PARTITO DEL ROTTAMATORE? CANDIDARE CASINI NEL SEGGIO PD PER ANTONOMASIA!"

Ma non è una barzelletta, e non  fa ridere. Per lo meno non fa ridere chi ancora crede nel PD come forza progressista. Per gli ultimi idealisti piddini, invece, questa notizia sembra più un'allucinazione che una barzelletta. Si staranno quindi chiedendo quale sostanza psicotropa ne sia responsabile, e soprattutto se l'abbiano ingerita loro, o i vertici del loro partito.

Tutti gli altri invece, quelli fuori dal tunnel della narrazione renziana, si stanno serenamente sbellicando dalle risate. Roba da convulsioni.

 

 

 

A tal proposito, estendiamo le nostre congratulazioni a Paola Benedetta Manca, la giornalista de Il Fatto Quotidiano che in questo suo articolo è riuscita a rendere perfettamente l'idea del malcelato sgomento dei rappresentanti dem bolognesi. Legendolo si possono quasi vedere gli sguardi seri, fissi e ottusi di quelli che difendono strenuamente la linea con un "mbè? che c'è di strano? eravamo in coalizione con lui, e ora lo candidiamo. Normalissimo..."; ma si intravedono anche i sorrisini incerti e gli occhi imploranti (tengo famiglia!) di chi dice "certo, io sono di sinistra, e mi aspettavo una cosina un po' più di sinistra, ma non è poi così male..."

Poichè la comicità nasce spesso dalla tragedia, si può dire che questa candidatura di Casini a Bologna è un'opera d'arte che racchiude un ampio spettro delle umane emozioni.

E tragedia può effettivamente diventare, per il PD. Se già non lo è diventata.

Si, perchè NON è affatto normalissimo candidare il leader di un altro partito di orientamento molto diverso (teoricamente). Soprattutto non è normale candidarlo nella propria roccaforte. Una coalizione con ed una candidatura di, sono due cose profondamente diverse. Una coalizione si fa con chi ha una propria rappresentanza in parlamento, per obiettivi comuni a corto-medio termine. Serve ad aumentare il peso numerico di un partito in parlamento. Ma se il PD è costretto a candidare Pierferdy, oltretutto in un seggio che è sempre stato del PD, che vantaggio numerico ne può trarre? Altro che vantaggio: corre invece il rischio di perdere non solo la propria roccaforte, ma anche una buona fetta di elettorato a livello nazionale.

Quindi il PD non si aspetta un vantaggio numerico, ma si vuole portare in casa quella parte di sottobosco di potere vetero-piduista che appoggia Casini da sempre. Non per niente Casini è stato messo alla presidenza della Commissione Banche incaricata di insabb... ehm, scusate, di indagare anche il caso di Baca Etruria. E guardacaso, meraviglia delle meraviglie, proprio l'altro ieri la commissione presieduta da Pierferdy ha redatto il rapporto finale in cui si dice che non ci sono colpevoli. Tutti i drammi creati dalle banche negli ultimi anni? Nessun dolo. Con buona pace delle migliaia di famiglie sul lastrico.

Questa storia comunque, potrebbe segnare la fine di un'epoca: innanzitutto quella del dominio su Bologna, e forse addirittura quella del PD come moloch della politica italiana. Forse non serve più. In fondo come spauracchio, il famoso fattore K, ora ci sono i 5 stelle, e con il ritorno al proporzionale (sia pure taroccato), forse una frammentazione maggiore dei partiti di governo è più funzionale a chi fa girare la giostra.

Fatto sta che c'è il serio rischio che questa mossa del PD rischi di essere la proverbiale zappata sui piedi. Tragedia per il PD, commedia brillante per tutti gli altri.

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enricocarotenuto@gmail.com (Enrico Carotenuto) Politica Thu, 18 Jan 2018 09:00:26 +0000
Università, il ‘più eccellente’ dipartimento di Fisica in Italia? È Chieti. Dove però non c’è Fisica http://coscienzeinrete.net/politica/item/3112-universita-il-piu-eccellente-dipartimento-di-fisica-in-italia-e-chieti-dove-pero-non-c-e-fisica http://coscienzeinrete.net/politica/item/3112-universita-il-piu-eccellente-dipartimento-di-fisica-in-italia-e-chieti-dove-pero-non-c-e-fisica

Breaking news: è appena uscita la classifica dei dipartimenti universitari “più migliori” d’Italia.

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I dipartimenti finanziabili erano 180 su circa 800, il 22% del totale. Si divideranno 1,3 miliardi di euro in cinque anni. Abbandoniamoci per un attimo a un momento di irrazionalità collettiva. Visto che quest’anno il campionato di calcio è noioso come al solito e al momento fermo, consoliamoci con i risultati del Campionato dei Dipartimenti Universitari Italiani. Primeggiano le università di Padova (13 dipartimenti ammessi al finanziamento) e Bologna (14). Ottime la performance di Firenze (9) e Milano-Bicocca (8). Non al massimo Sapienza (8 dipartimenti dei 67 ammessi, solo il 12%), soprattutto in confronto con il risultato dell’Università politecnica delle Marche (5 dipartimenti ammessi su 12 totali, ben il 42%). Tra le classifiche di area, spicca l’eccellenza assoluta nella Fisica: il dipartimento di Chieti-Pescara.

di Marco Bella

 

Purtroppo, troveremo delle “analisi” sensazionalistiche sui principali mezzi d’informazione e persino sui comunicati stampa da parte di molte università, dai quali ci si aspetterebbe invece una capacità critica di analisi. Se ci togliamo le maglie dei tifosi, ci rendiamo conto che credere a una valutazione obiettiva è profondamente ingenuo. La valutazione è avvenuta in due fasi: prima la “superformula dell’eccellenza” ha determinato una “classifica” e il 70% del punteggio finale, e successivamente, una commissione “umana” ha completato i punteggi, permettendo delle rimonte da parte dei dipartimenti degli atenei più penalizzati e eliminando (per fortuna) le storture più evidenti. Per capire quanto tutto questo fosse prevedibile, Alberto Baccini e Giuseppe De Nicolao sul sito Roars avevano già annunciato quali sarebbero stati i probabili vincitori. La loro analisi prevedeva un bagno di sangue per il Sud-Isole, con l’87% dei fondi assegnati nelle regioni del Centro-Nord.

Su 180 dipartimenti d’eccellenza, 158 sono nelle regioni del centro-nord, 158/180= 87%, guarda caso. L’analisi tecnica di Roars dimostra anche che operando alchimie, come le fusioni mirate dei dipartimenti, si potrebbe scalare la “classifica dell’eccellenza”, ovviamente senza che i singoli dipartimenti portino un servizio anche minimamente migliore al paese. Delle enormi criticità di questa valutazione e soprattutto della superformula magica ne avevamo parlato già.

 

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/10/universita-il-piu-eccellente-dipartimento-di-fisica-in-italia-e-chieti-dove-pero-non-ce-fisica/4084719/

Ripropongo qui le domande sulla superformula, alle quali nessuno ha risposto (magari questa volta al Miur si accorgono del mio piccolo blog di provincia, dato che finalmente il mio ultimo post nel quale gli ho dato ragione sui progetti di ricerca in inglese è finito nella loro rassegna stampa).

Il punto chiave è che se si parte da premesse errate, nessuna formula matematica potrà mai produrre risultati attendibili. La premessa dell’oroscopo è che la nostra vita sia influenzata da delle linee immaginarie che connettono stelle lontane migliaia di anni luce. Su questa base, ciascuno ci mette del suo, tipo il toro è testardo e così via. La premessa irrazionale di questa valutazione è “finanziando solo i dipartimenti più eccellentissimi, si migliorerà il sistema”. Il problema è che non esiste alcun algoritmo che permetta di rendere un oroscopo più migliore di un altro, e neppure di confrontare delle realtà complesse come i dipartimenti. I tentativi producono dei risultati palesemente incomprensibili, come Chieti primo dipartimento di fisica d’Italia. E non è neppure la prima volta che il problema si ripropone in tutta la sua drammaticità. I “dati” della VQR, (valutazione della qualità della ricerca), pesantemente influenzati tra l’altro da uno sciopero dei docenti, hanno decretato che nell’area 09, Ingegneria, Unicusano supera Messina nella classifica Anvur, e tutte e due sono più migliori dei politecnici di Milano e Torino.

Inoltre, la miglior ricerca in Fisica sarebbe all’università Kore di Enna, dove di nuovo non c’è il corso di laurea in Fisica. Si tratta di una situazione paradossale, ricordata di recente anche dall’ottimo articolo di Anna Liguori su Repubblica.

Chissà cosa ne pensano i miei colleghi del dipartimento di Fisica a Sapienza (finanziato, ma dietro in classifica rispetto a Chieti) dove ci sono una decina di progetti ERC per milioni di euro, e dove insegna Giorgio Parisi, vincitore della medaglia Plank e di ben due ERC Advanced Grant.

Quanto mai potrà essere attendibile una valutazione che porta a questa classifica? E soprattutto, quanto utile allo sviluppo del paese?

È inutile negare che siamo in periodo elettorale e le promesse di distribuzione di soldi a destra e manca si sprecano. Le promesse sono fantastiche, perché permettono di ottenere qualcosa di concreto subito (il voto) in cambio di qualcos’altro incerto nel futuro. Attenzione però alle conseguenze delle promesse: i soldi non si creano dal nulla, semplicemente si spostano. La VQR, per quanto criticabile ha ridistribuito solo pochissimi soldi tra i dipartimenti, quindi tutto sommato i danni sono stati limitati.

Adesso però le risorse in gioco sono davvero tante, 1,3 miliardi di euro, assegnati a colpi di formule magiche senza uguali in nessun altro paese del mondo. Il fondo di finanziamento ordinario, tra l’altro ridotto ogni anno sempre di più, non è stato ancora stanziato per i prossimi cinque anni, e con ogni probabilità sarà decurtato per tirare fuori i soldi da destinare agli “eccellenti”, togliendoli a tutti gli altri. Quindi, i perdenti, l’80% dei dipartimenti universitari italiani, sappiano che non solo non vedranno i finanziamenti destinati agli eccellenti, ma anche che togliendo dal fondo di finanziamento totale i soldi dei vincitori, rimarrà davvero poco.

Quindi, l’era Fedeli, continuando l’opera di distruzione ma in scala più larga già avviata nell’epoca Gelmini, lascia un’eredità pesante. Esattamente come le promesse elettorali, che per accaparrarsi una manciata di voti causano danni incredibili al paese.

 

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 11 Jan 2018 16:14:46 +0000
Il ministero della Verità http://coscienzeinrete.net/politica/item/3120-il-ministero-della-verita http://coscienzeinrete.net/politica/item/3120-il-ministero-della-verita

Ministero VeritàL’invito è ufficiale, anzi ufficialissimo: “Domani 18 gennaio alle ore 17.00, presso il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) al Polo Tuscolano in Via Tuscolana 1548, alla presenza del Ministro dell’Interno Marco Minniti e del Capo della Polizia Franco Gabrielli, verrà presentato il nuovo servizio di segnalazione istantanea contro le fake news. Ti aspettiamo”. Quel “ti aspettiamo” ha un che di vagamente inquietante, tipo quando ballavo in discoteca con una tipa che mi piaceva e un coetaneo più robusto di me (ci voleva poco) mi diceva “ti aspetto fuori”. In effetti l’idea che a decidere quali news sono fake, cioè false, siano il Viminale e la Polizia di Franco Gabrielli detto Nazareno, cioè il governo, allarma un po’. Riporta alla mente il ministero della Verità di George Orwell in 1984, che fra l’altro spacciava fake news a tutto spiano, le più pericolose e imperiture perché consacrate dal timbro dell’ufficialità, dall’ipse dixit dell’autorità. Il ministero aveva sede in una mega-piramide bianca che recava sulla facciata gli slogan “La guerra è pace”, “La libertà è schiavitù” e “L’ignoranza è forza”. E aveva il compito di riscrivere secondo i dettami e la “neolingua” della propaganda governativa tutto ciò che la contraddiceva: romanzi, cronache, statistiche, libri di storia.

di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano 18 gennaio 2018

È anche il sogno del nostro pericolante e tremebondo regimetto, in vista delle elezioni che potrebbero spazzarlo via dalla faccia della terra. Dunque che faranno le nostre forze dell’ordine? Disperderanno le fake news, o presunte tali, con gli idranti? Le calpesteranno con plotoni di carabinieri a cavallo? Caricheranno gli autori con agenti in tenuta antisommossa armati di manganello? Niente paura. Siamo in Italia, dove ogni dramma diventa melodramma e ogni tragedia si muta in farsa. Infatti la mirabolante guerra alle fake news sarà affidata a una decina di appuntati chiusi in un commissariato. I quali, nei ritagli di tempo fra una denuncia di furto, una di documenti smarriti e una di gattini scomparsi, raccoglieranno le segnalazioni dai privati che si sentiranno offesi dal tal sito, blog, social network; dopodiché dovranno rivolgersi al server per convincerlo a cancellare tutto e, se quello opporrà resistenza, chiameranno un pm perché indaghi sull’eventuale contenuto diffamatorio del messaggio incriminato ed eventualmente sequestri il corpo del reato (la fake news) o l’arma del delitto (il sito o la pagina facebook, twitter, instagram ecc.). Già, perché è dato per scontato che le fake news siano un’esclusiva della Rete.

Invece i tg e i giornali sono dei pozzi di scienza e verità, scevri come sono da conflitti d’interessi e da intenti propagandistici. Lo dice il 10 gennaio lo stesso sito della Polizia: “ATTENZIONE!! Fake news. È tempo di campagna elettorale e, come spesso purtroppo accade, assistiamo ad un’impennata nella diffusione di fake news via internet e social network… la ben nota e poco edificante attività di creazione a tavolino, e successiva diffusione, di notizie prive di fondamento, relative a fatti o personaggi di pubblico interesse, al solo scopo di condizionare fraudolentemente l’opinione pubblica. L’ultimo esempio, in ordine di tempo, ha interessato la Presidente della Camera, Laura Boldrini” e te pareva: “ai suoi danni è circolata su whatsapp la bufala virale secondo cui un ragazzo di 22 anni senza adeguate referenze professionali, presunto nipote della Presidente, sarebbe stato assunto a Palazzo Chigi”. La classica bufala a cui credono poche migliaia di gonzi, mai ripresa da giornali o tg, dunque innocua. Invece contro le balle dei giornaloni, che di solito si muovono a testuggine, ripresi poi da tutti i tg, nulla è previsto perché per lorsignori il problema non esiste: e ci mancherebbe, visto che giornaloni e tg li controllano loro e spacciano solo le fake news che vogliono loro. La madre di tutte le fake news dell’ultimo quarto di secolo la raccontano gli ex pm Caselli e Lo Forte nel libro La verità sul processo Andreotti (ed. Laterza): la falsa assoluzione, annunciata a reti ed edicole unificate, del sette volte premier, dichiarato colpevole in appello e in Cassazione di associazione per delinquere con Cosa Nostra fino alla primavera del 1980, reato “commesso” ma prescritto poco prima della sentenza. Fecero tutto le tv e i giornaloni. E tutt’oggi milioni di italiani non sanno come finì il processo del secolo, anzi peggio: sono convinti dell’opposto della verità.

C’è poi un altro trascurabile dettaglio: che si fa se le fake news le raccontano direttamente i politici? La polizia irrompe negli studi televisivi per imbavagliarli e ristabilire ipso facto la verità? L’altra sera abbiamo tanto sperato che ciò avvenisse a Matrix, mentre B. sparava le sue cifre mirabolanti sulla flat tax che aumenta il gettito (uahahah), sulla lotta all’evasione (parola di un pregiudicato per frode) e sulla sua prossima abolizione dell’Imu sulle prime case (abolita due anni fa).

Se poi la guerra alle fake news fosse retroattiva, non vorremmo essere nei panni di Renzi che, tra un “Enrico stai sereno” e un “Se vince il No lascio la politica”, dovrebbe subire il sequestro della lingua a vita. Infine ci sarebbero le fake news sulle fake news, tipo le balle senza prove sul mandante Putin, per nascondere le vere interferenze straniere nelle elezioni italiane: quelle degli americani e dei governi europei, ma anche della Ue (ultimo esemplare: il commissario Moscovici, lo stesso Nostradamus che nel 2016 vaticinò l’apocalisse “populista” in caso di No al referendum). Ma di questo si occuperà senz’altro la “Task force europea contro le fake news” istituita da Juncker al quarto whisky e composta da 39 “esperti”, fra cui Gianni Riotta. Quindi tranquilli, siamo in buone mani.

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fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-ministero-della-verita/

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Sat, 20 Jan 2018 08:54:11 +0000
Guerra e manipolazione dell’informazione http://coscienzeinrete.net/politica/item/3118-guerra-e-manipolazione-dell-informazione http://coscienzeinrete.net/politica/item/3118-guerra-e-manipolazione-dell-informazione

Come i media manipolano l'opinione pubblica e come vengono create le notizie come pretesto per le guerre.

di Stefania Nicoletti

Nell’era di internet, sempre più persone possono avere accesso a fonti di informazione alternative a giornali e televisioni, e farsi quindi una propria idea su ciò che accade nel mondo; ma i grandi media mainstream rimangono ancora la fonte di informazione primaria per la maggior parte delle persone. Per questo è importante sapere come funziona il mondo dell’informazione e conoscere i meccanismi di manipolazione che vengono quotidianamente utilizzati per influenzare le masse.

Media Manipulation

Innanzitutto occorre fare una distinzione tra comunicazione e informazione. Il vero giornalismo informa, o meglio dovrebbe informare. Purtroppo però, nella maggior parte dei casi, non informa ma semplicemente comunica ciò che vuole il potere, al fine di condizionare le menti – e di conseguenza le scelte – dei cittadini. Basta sfogliare un qualsiasi quotidiano per rendersi conto che è quasi interamente composto da notizie che in realtà non sono notizie ma solo propaganda.
Inoltre è curioso notare come molto spesso, nel trattare un medesimo evento, i giornali sembrino un po’ tutti uguali, indipendentemente dal loro colore politico. Questo avviene perché, come vedremo meglio dopo, attingono tutti dalle stesse fonti; o meglio, dalla stessa “fabbrica” di notizie, perché di vera e propria creazione delle notizie si tratta.

Ma come avviene questa manipolazione dell’informazione? Si tratta di un meccanismo sofisticato, con delle tecniche ben precise. Una di queste è il cosiddetto frame, ovvero la creazione di una “cornice mentale” attraverso la quale ci si forma un’opinione in merito a un determinato fatto: tutto quello che rientra dentro la cornice – che sia vero o no, non è importante – rafforza una determinata visione del mondo radicata nella mente; al contrario, la mente tende a scartare o a ignorare tutto ciò che esce da quella cornice, anche se si tratta di una notizia vera. Ogni giorno creiamo continuamente dei frames su qualsiasi argomento: è un meccanismo psicologico innato nell’essere umano; ma nel caso dell’informazione, si tratta di una tecnica specifica messa in atto allo scopo di manipolare l’opinione pubblica, creando una percezione falsata e deviata della realtà. I media, anziché fare informazione per permettere ai cittadini di crearsi un’opinione autonoma, utilizzano e riproducono continuamente lo schema del frame.

La figura centrale di questo processo è lo spin doctor. Si tratta di un esperto di comunicazione – sottolineiamo di comunicazione, non di informazione – che lavora come consulente per conto di personaggi politici, istituzioni, stati, multinazionali, ecc… con il compito di creare una determinata immagine del politico (o dell’istituzione, o dello stato, o dell’azienda) in modo da fargli ottenere consensi. Lo spin doctor conosce sia le tecniche giornalistiche e di comunicazione, sia le tecniche psicologiche per orientare le masse; è lui che decide gli argomenti di cui tutti i media parleranno, e il modo in cui ne parleranno. Lo spin doctor è, di fatto, un manipolatore delle informazioni e delle masse.
Uno dei primi spin doctors fu Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud vissuto nel XX secolo. Egli applicò, oltre agli studi di psicologia sociale, anche le teorie psicanalitiche dello zio al campo della manipolazione delle masse. È considerato il padre della moderna propaganda e a lui si ispirò Joseph Goebbels, il ministro nazista a cui si deve la famosa frase: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”; frase che è considerata il sunto di tutte le tecniche di propaganda.

Media Manipulation1Nella foto: Ivy Lee, detto “Poison Ivy” per sua capacità di “avvelenare” l’informazione: pubblicitario americano considerato il precursore degli spin doctors e, insieme a Bernays, uno dei padri delle moderne pubbliche relazioni; è famoso per aver elaborato una campagna di difesa a favore del magnate John D. Rockefeller accusato di omicidio plurimo nel 1914, diffondendo una versione modificata dei fatti.

Bernays fu anche il teorizzatore delle moderne relazioni pubbliche. E qui arriviamo a un altro punto centrale della nostra analisi sulla manipolazione dell’informazione. Prima abbiamo accennato al fatto che i media trattano gli argomenti in modo pressoché identico, perché attingono tutti dalle stesse fonti. La maggior parte delle volte si tratta di fonti istituzionali. Questo avviene sia nel grande (basta sfogliare le pagine dedicate alla politica nazionale e internazionale in un qualsiasi giornale), sia nel piccolo per quanto riguarda la cronaca locale. Per anni ho lavorato come cronista per un quotidiano locale: il 90% delle notizie, forse anche di più, provengono direttamente o indirettamente dalle istituzioni; dai comunicati stampa del sindaco ai cosiddetti “giri di nera” (telefonare quotidianamente a questure, commissariati, ospedali, ecc… per sapere se è successo qualcosa).
Applicando questa osservazione a livelli più alti, possiamo prendere ad esempio il generale statunitense Schwarzkopf durante la prima Guerra del Golfo: egli convocava ogni giorno i giornalisti dando loro le uniche notizie e immagini disponibili del conflitto, che quindi non erano imparziali ma provenivano da una fonte istituzionale; quelle notizie e immagini venivano mandate in onda dalla CNN e riprese da tutti gli altri media mondiali. Il fatto che provenissero dalla conferenza stampa indetta dal generale americano a capo dell’operazione militare, fa ben capire quanto l’informazione che i cittadini ricevevano fosse manipolata in partenza.

Oltre e al di sopra delle istituzioni per cui lavorano, abbiamo però le agenzie di pubbliche relazioni, che sono specializzate nella fabbricazione delle notizie. Tra le più grandi agenzie di PR al mondo ricordiamo la Hill & Knowlton e la Ruder Finn. Esse hanno diffuso quasi tutte le notizie – rivelatesi poi, appunto, inventate – che sono state usate dai governi come pretesto per scatenare guerre. E qui arriviamo a un punto importante della manipolazione dell’informazione: il legame tra giornalismo e guerra. La guerra, per gli interessi e le implicazioni che porta con sé, è forse il campo primario dove vengono applicate le tecniche psicologiche e giornalistiche che abbiamo descritto.

Media Manipulation2Nella foto: Iraq, 1991: il “cormorano intriso di petrolio”

Possiamo fare alcuni esempi di notizie inventate e messe in giro dalle agenzie di pubbliche relazioni, riprese poi dai media di tutto il mondo e propagate come vere.
Nel 1991, durante la prima guerra in Iraq, venne diffusa la foto di un cormorano incatramato nel Golfo Persico. La foto venne utilizzata in funzione anti-Saddam, per dimostrare che il dittatore stava aprendo le pompe di petrolio creando così un disastro ambientale; in realtà in quella stagione non c’erano cormorani nel Golfo, e infatti poi si scoprì che la foto era stata scattata altrove. Inoltre vennero diffuse delle riprese televisive di altri cormorani ricoperti di petrolio: anche quelle si scoprì essere false, create ad hoc dall’agenzia Hill & Knowlton.
Un altro episodio che contribuì alla creazione del consenso dell’opinione pubblica attorno alla Guerra del Golfo, fu quello dei bambini strappati alle incubatrici dai soldati iracheni, che “li scaraventarono a terra lasciandoli morire sul pavimento”. La storia fu raccontata nel 1990 da una giovanissima infermiera kuwaitiana davanti al Congresso americano. Dopo questa toccante testimonianza fornita dalla ragazza in lacrime, il Senato USA approvò l’invasione dell’Iraq. Ma la notizia era stata fabbricata dalla Hill & Knowlton e l’“infermiera” era in realtà la figlia quindicenne dell’ambasciatore del Kuwait negli Stati Uniti.

Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono tantissimi, sia nel passato che nel presente. È importante conoscere le tecniche di manipolazione e comprenderne i meccanismi, perché la “guerra dell’informazione” coinvolge tutti noi ogni giorno, ed è su questa guerra che si fondano i conflitti e le crisi internazionali. Internet non è esente dagli schemi appena illustrati: tutto ciò che abbiamo descritto è applicabile non solo ai media tradizionali, ma anche alla Rete.

Media Manipulation3

Per approfondire, consigliamo i seguenti libri:
Gli stregoni della notizia” di Marcello Foa;
La fabbrica del consenso” di Edward S. Herman e Noam Chomsky;
Psyops. 70 anni di guerra psicologica in Italia” di Solange Manfredi;
Il colpo di Stato. Media e diritto internazionale” di Giuseppe Liani e Gianluigi Cecchini.

fonte: http://petalidiloto.com/2018/01/guerra-manipolazione-dell-informazione.html

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Fri, 19 Jan 2018 11:25:14 +0000
Natale senza cuore: vietato aiutare i senzatetto - Ordinanza a Como: multa a chi offrirà cibo ai clochard http://coscienzeinrete.net/politica/item/3102-natale-senza-cuore-vietato-aiutare-i-senzatetto-ordinanza-a-como-multa-a-chi-offrira-cibo-ai-clochard http://coscienzeinrete.net/politica/item/3102-natale-senza-cuore-vietato-aiutare-i-senzatetto-ordinanza-a-como-multa-a-chi-offrira-cibo-ai-clochard

Como l'amministrazione locale rischia di strappare al Natale l'aspetto del dono. Un'ordinanza approvata in consiglio comunale, firmata dal sindaco Mario Landriscina, prevede multa e allontanamento per i senzatetto che cercano riparo sotto i portici dell'ex chiesa di San Francesco, in centro. Stessa sorte anche per chi li aiuta, portando loro latte caldo o qualcosa da mangiare.

di Giacomo De Sena

Como senza tetto

Il motivo

La motivazione che sta dietro all'ordinanza che sta facendo discutere è il decoro urbano, in quanto i senzatetto infastidirebbero il viavai di cittadini e visitatori. L'ordinanza, valida fino al 10 gennaio, oltre le vacanze di Natale, prevede sanzioni da 50 a 300 euro per chiunque porti cibo ai clochard, i quali già sono stati multati e si sono visti sequestrare anche i cartoni dove erano soliti dormire.

Il sindaco Landriscina così ha difeso l'ordinanza: "È una questione di decoro, ci sono strutture notturne in cui possono alloggiare". Anche la Caritas, tuttavia, ha chiesto al primo cittadino comasco di fare un passo indietro: "Cerchiamo di far vivere a questi bisognosi un Natale dignitoso".

La reazione

C'è chi ha deciso di reagire alla decisione del Comune. Su Facebook è stato lanciato il 'Bivacco solidale contro chi affama i poveri', che si prefigge il seguente obiettivo: "Dobbiamo riscattare la rispettabilità e la reputazione della città ferita dall'ordinanza del sindaco Landriscina che colpisce i poveri impedendo loro non solo di essere nel centro ma addirittura di essere sfamati dai volontari e dalle volontarie che di loro si occupano viste le mancanze e l'incapacità delle istituzioni. Vogliamo che tutti i cittadini di Como si uniscano alla protesta".

Il sindaco disponibile a modificare l'ordinanza

Il sindaco Landriscina, dopo il vespaio di polemiche, si è detto però pronto a rivedere l'ordinanza: "Stiamo già lavorando per studiare dei correttivi all’ordinanza in modo da trovare un equilibrio in situazioni così delicate".

Fonte: https://www.interris.it/bocciato/natale-senza-cuore--vietato-aiutare-i-senzatetto

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redazione@coscienzeinrete.net (Redazione) Politica Thu, 21 Dec 2017 08:56:20 +0000