Il senso positivo della morte

Liane Collot d’Herbois Dopo la morte, che il nostro corpo fisico resti alla terra ha, per colui che ha oltrepassato la soglia della morte, una grande e fondamentale importanza. Egli va nel mondo spirituale, lasciando il proprio corpo alla terra. Per il cosiddetto morto questa è un’esperienza, un evento. Egli fa questa esperienza: il tuo corpo va via da te. 

Ma di che genere di esperienza si tratta? 

 Ve ne potete fare un’idea se considerate le esperienze sul piano fisico. Quando voi sperimentate una qualsiasi nuova sensazione che non avete mai avuto prima e imparate a comprenderla: in questo caso avete assegnato alla vostra anima qualcosa che prima non possedevate, un nuovo concetto, una nuova rappresentazione. Ora, pensate ad una esperienza del genere, ma enormemente amplificata.
E’ qualcosa di infinitamente grande ciò che l’uomo sperimenta, qualcosa che gli dà la possibilità 
-tra la morte e la nascita- di vedere, di pensare e di comprendere che egli depone il proprio corpo, che lo consegna al pianeta che adesso abbandona. Si tratta di una grande, impressionante esperienza, che non è paragonabile a nessuna esperienza dell’esistenza terrena.
Se nel passare la soglia della morte noi non facessimo quest’esperienza (che facciamo consapevolmente) della dipartita del nostro corpo fisico, non potremmo mai sviluppare una coscienza dell’io dopo la morte! La coscienza dell’io dopo la morte viene stimolata dall’esperienza della dipartita del corpo fisico. Per il morto quest’esperienza ha una grande importanza: io vedo sparire lontano da me il mio corpo fisico. E pure l’altra: a partire da questo evento sento sorgere dentro di me la percezione che io sono un io.
Si può dire paradossalmente: se non potessimo sperimentare la nostra morte dall’altra parte, dopo la morte non avremmo una coscienza dell’io. Come l’anima umana, quando entra nell’esistenza tramite la nascita o anche già tramite il concepimento, si abitua man mano ad avvalersi dell’apparato fisico ed in tal modo acquisisce la coscienza dell’io nel corpo, così dall’altro lato dell’esistenza l’essere umano acquisisce la coscienza dell’io dopo la morte per il fatto che sperimenta il decadere del corpo fisico dall’uomo complessivo.
Pensate ora al significato reale di tutto ciò. Se noi consideriamo la morte dal lato fisico dell’esistenza, essa ci appare come la fine di questa esistenza. Considerandola dall’altro lato, la morte è la cosa più meravigliosa che possa mai stare davanti all’anima umana. 
Infatti, ciò significa che l’uomo può sempre avere la percezione della vittoria dell’esistenza spirituale sulla corporeità. E mentre noi qui nella vita fisica non possiamo avere sempre davanti a noi la rappresentazione della nostra nascita, quanto poco noi possiamo guardare indietro alla nostra nascita, tanto più è sicuro che, se dopo la morte diventiamo completamente coscienti, avremo sempre l’evento della nostra morte direttamente davanti a noi.
Questo evento della morte non ha però niente di angosciante, ma è l’avvenimento più grande, più meraviglioso, più bello che noi possiamo avere davanti alla nostra anima. Esso infatti ci mostra sempre tutta la grandiosità del fatto che dalla morte proviene la coscienza, la coscienza di sé nel mondo spirituale, ovvero che la morte è l’impulso a questa coscienza di sé nel mondo spirituale”.

Rudolf Steiner, Il legame fra i vivi e i morti O.O. 168

Dipinto di Liane Collot d’Herbois

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