LA PIEVE ROMANICA DI COLOGNOLA AI COLLI – Un piccolo santuario del Divino Femminile in provincia di Verona. In evidenza

Percorrendo quella campagna che si estende ad est della città, a circa quindici chilometri in direzione di Venezia, ci si trova nel punto in cui la valle di Illasi, una delle valli che solcano e dividono tra loro gli altopiani della Lessinia, sbocca nella piana del fiume Adige.

di Paolo Rampa

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I centri abitati più vicini, Colognola e Caldiero, occupano dei piccoli rilievi a breve distanza da qui. Poco più a sud i campi sono attraversati dall’antica strada postale che faceva da collegamento tra Verona e le regioni adriatiche, e che è stata di recente sostituita nella sua funzione dalla ferrovia e dal vicino viadotto autostradale. Ma nonostante i cambiamenti intervenuti ultimamente e l’urbanizzazione di alcune zone attigue alle nuove reti di transito, il paesaggio circostante è ancora sostanzialmente agricolo ed anche il suo carattere rimane quello che ci descrive per quei luoghi un ritmo di vita regolare, cadenzato dai tempi dilatati delle attività stagionali, che si susseguono, sempre con lo stesso ordine, nel corso dell’anno.
Ed è forse possibile che sia proprio per accordarsi con questo carattere, ereditato da una tradizione millenaria, che l’antica pieve romanica di Colognola ai Colli ha mantenuto fino ad oggi un aspetto misurato, contraddistinto dal grande tetto “a capanna” che ricopre le tre navate, e dal semplice campanile, i quali, visti assieme, ci regalano ancora una sensazione di grande equilibrio e di una certa armonia.

La storia dell’antica pieve ha origine da quanto rimaneva di un precedente insediamento romano, sorto quale conseguenza della colonizzazione del territorio veronese (da cui deriva il nome di “Colognola”) e che, a sua volta, venne a sovrapporsi ad una realtà già esistente con molta probabilità fin dall’epoca preistorica (1). Ed elemento comune ai vari insediamenti che si sono succeduti in quel luogo nel corso delle varie epoche sembra proprio essere stata la continuità con cui esso fu destinato, fin dall’inizio, alle attività di culto, aspetto che testimonierebbe, tra l’altro, di una sua particolare “rilevanza” all’interno della geografia sacra del territorio veronese.
Successivamente alla cristianizzazione, iniziata in epoca tardo-imperiale, le attività religiose furono presumibilmente svolte sul posto in edifici ora non più esistenti, soggetti nel tempo a progressive trasformazioni, per arrivare infine, agli inizi del XI secolo, all’epoca in cui iniziano ad essere prodotti documenti che testimoniano dell’esistenza, a Colognola, della pieve di S. Maria.Pieve romanica2

La costruzione di questo tipo di pievi, vere e proprie parrocchie rurali, ebbe un notevole sviluppo in età medievale, e fu supportato dalla nascita di una nuova forma di spiritualità, spesso guidata da particolari gruppi religiosi, che coinvolgeva gli strati più bassi della popolazione che viveva lontano dai principali centri abitati.
E molte di queste pievi, proprio come nel caso di quella di Colognola, venivano dedicate a Maria.

Pieve Romanica3È infatti da collegarsi ad una particolare visione spirituale quell’improvvisa fioritura del culto mariano che si ebbe in epoca medievale, e che poi proseguì, sia pure in forme diverse, fino ai giorni attuali. Anche perché, se ci si riferisce alla sola figura di Maria come questa viene rappresentata nei Vangeli, non si comprenderebbe l’importanza e la centralità che, in questo tipo di culto, le viene assegnata.
Ma se invece guardiamo al passato, adottando un punto di vista più elevato, possiamo riconoscere in altre esperienze religiose, precedenti il cristianesimo, casi in cui ad una divinità femminile possono essere associati alcuni caratteri che trovano espressione anche nella figura di Maria.

Già il culto della “Dea Madre”, praticato in epoca preistorica, faceva infatti riferimento ad un’Entità in grado di proteggere ed assistere l’umanità, allora agli inizi del proprio percorso terreno di crescita, dalle “insidie” del mondo materiale. Come pure, in epoca successiva, le immagini con cui veniva rappresentata la dea Iside, il cui culto veniva praticato dagli antichi Egizi, possono ricordare le tante Madonne “nere” che popolavano le chiese nei primi tempi del cristianesimo.

Vi è dunque una continuità in quella forma di devozione diretta al lato “femminile” della divinità, esistente fin dalle origini della spiritualità umana, che affianca alla figura del Dio creatore “maschio” quella di una divinità “femmina”, con caratteristiche sue proprie.
E l’idea fondamentale che ne sembra derivare, guardando anche agli esiti di questo lungo processo di evoluzione religiosa, è quella che, a partire da un’unità originaria, costituita da una unica forma di Coscienza Universale asessuata, si fosse proceduto con il rappresentarsi una scissione di questa in due componenti tra loro complementari, che avessero il compito di attivare un processo di creazione basato su di una speciale “dinamica degli opposti”. Una dinamica in cui, laddove la componente maschile del Dio crea il nuovo, “occupando” nuovi spazi, quella femminile si dedica a determinare il come questo nuovo debba nascere, preoccupandosi di tutto quanto riguarda il suo accoglimento.

Pieve romanica5Si può quindi riconoscere, nel corso delle epoche, come siano esistite fasi in cui ciascuna di queste due componenti divine, maschile e femminile, ebbe la prevalenza sull’altra nel trasmettere all’umanità quelle qualità che le erano maggiormente necessarie in quel momento della propria crescita. Quelle stesse qualità che, pur dovendo essere alla fine tutte quante compresenti al termine del processo evolutivo, non possono tuttavia ancora trovarsi in equilibrio proprio a causa dell’essenza “dinamica” del processo stesso.

Ecco allora come, se all’epoca degli antichi greci e romani serviva, dal punto di vista evolutivo, uno sviluppo del pensiero umano (maschile), nell’epoca successiva, che comprende la nostra, è diventata necessaria la crescita di quella particolare attenzione rivolta al “come fare le cose” che è una caratteristica prettamente femminile, che si identifica con la coscienza umana, ed a cui si è associata, in epoca cristiana, la figura di Maria.

Ed ecco quindi come può essere spiegato il motivo per cui, giunti in epoca medievale, trascorso cioè il tempo necessario a che lo sviluppo della coscienza potesse avere inizio dopo la venuta di Cristo in terra, determinati gruppi religiosi a guida iniziatica, quali i catari e successivamente i templari, incominciarono a diffondere pratiche di culto, accompagnate dal relativo repertorio iconografico, largamente rivolti alla figura di Maria, con l’intento di destare e rendere consapevole l’attenzione degli uomini verso quella particolare fase della loro crescita che avevano incominciato a percorrere.

Ma se poco ci è dato sapere oggi delle pratiche di culto che si svolgevano e che coinvolgevano la popolazione agli inizi del secondo millennio dell’era cristiana fra le mura delle antiche pievi, è tuttavia ancora possibile rintracciare i segni con cui, quella nuova ondata di spiritualità che accompagnava la crescita umana, iniziava ad essere trasmessa attraverso le immagini sacre, ed apprezzarne tutt’ora la stupefacente chiarezza e precisione.

La pieve di Colognola ai Colli, che mantiene tutt’oggi fama di importante luogo di devozione mariana, è da questo punto di vista un esempio fra i più significativi, e ci descrive il culto originariamente dedicato a Maria svelandone il senso più profondo.
In essa ci viene presentata, grazie al patrimonio iconografico ancora conservato, una raffigurazione della Madonna che appare fondamentalmente sotto una doppia luce, mettendone contemporaneamente in evidenza la natura universale-cosmica ed il suo lato più strettamente connesso al destino umano. Se infatti da una parte Maria ci viene posta di fronte quale incarnazione di quell’essere Divino-Femminile che rende possibile la discesa in terra di Cristo e che accetta di farsi carico dell’attuazione di un passaggio decisivo del Piano Divino universale, dall’altra essa rappresenta il destino stesso dell’anima umana che, accogliendo l’amore dentro di sé e mettendolo a disposizione dei nostri pensieri, consente in ciascuno di noi la crescita del Dio-spirito, quel principio divino creatore che rappresenta il vero motivo per cui tutta l’esperienza cosmica in cui siamo immersi acquisisce significato.

Seguendo con un determinato ordine il ciclo di immagini raffigurato sulle pareti si riconosce infatti, quasi come se si trattasse di un testo sacro, una sequenza di situazioni in cui la figura di Maria è rappresentata nei suoi diversi ruoli rispetto alla vita dello spirito.
Nel primo affresco la Madonna in trono tiene con la mano sinistra il giglio bianco, dono ricevuto dal Cielo, mostrando con esso la propria partecipazione al Piano Divino di cui accetta la responsabilità. Contemporaneamente essa allatta il figlio, nutrendolo con quella conoscenza propria della sua stessa essenza (la Sophia degli antichi) che gli è necessaria per la crescita del proprio spirito.

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Pieve di Colognola ai Colli – VR – Madonna col Bambino

Nel secondo affresco vi è la raffigurazione del bambino che pone le mani sul cuore di Maria, indicando in quell’organo fisico il nuovo “protagonista” delle vicende dell’anima, destinata ora a diffondere l’amore (rappresentato dal figlio) seguendone con attenzione il percorso, aspetto sottolineato dal fatto che Maria “tiene” a sua volta con la mano sinistra il piede del bambino.

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Pieve di Colognola ai Colli – VR – Madonna del Nido

Ma non basta ancora, perché in una terza rappresentazione, questa volta un rilievo dipinto, vi è il pensiero umano, rappresentato da un piccolo uccello, che adesso inizia a “nutrirsi” dell’Amore beccando la mano offerta dal bambino in braccio a Maria, che, a sua volta, “protegge” serenamente la scena reggendo il nido del volatile con la mano destra. E i pensieri pieni d’amore sono appunto quelli che sviluppano la coscienza umana, e che ci portano ad occuparci non solo del bene nostro ma anche di quello degli altri e di tutto quanto ci circonda.

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Pieve di colognola ai colli – Madonna col Bambino

Ed una volta avviatasi la crescita dello Spirito-in-noi, esso esprimerà sempre più sé stesso “facendo cose”, ed inducendo altri a farne, come rappresentato in successive immagini dove il bambino “tocca” le mani di Maria e poi quelle di un santo-vescovo che, impugnando la “pastorale”, testimonia il proprio costante contatto col Cielo.

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Pieve di Colognola ai Colli – VR – Madonna col Bambino e i santi

Arrivati quindi al termine del percorso troviamo l’immagine di Maria con il bambino che tengono tra le mani un piccolo vaso, contenente una rosa rossa. Frutto della trasformazione terrena del giglio bianco, la rosa rossa rappresenta l’azione umana piena d’amore che prende il posto del dono celeste, e che torna in cielo colorata col sangue che gli uomini hanno “impegnato”  per restituire, con le proprie forze, quanto ricevuto in origine. Un’ immagine che ci parla, in una sintesi estrema, del compimento del percorso terreno dell’anima umana, adesso in grado di creare essa stessa grazie all’Amore ed allo spirito cresciuto dentro di lei, finalmente consapevole della propria natura divina.

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Pieve di Colognola ai Colli – VR – Madonna col Bambino e la rosa

Così, con un po’ di attenzione ed i giusti riferimenti, si possono interpretare molte delle immagini conservate nella pieve di Colognola ai Colli, abituandosi a “decifrare” il linguaggio nascosto in tante rappresentazioni archetipiche che arrivano fino a noi dalle epoche passate. E così si può cercare di dare un significato nuovo, perché più profondo e ricco, alla devozione che si esprime a Maria, in quel luogo, vero santuario del Divino Femminile, ma non solo in quello.

Perché ovunque noi ci troveremo, e sempre più da adesso in poi, avremo modo di accorgerci che la vita che si svolge nella nostra anima, di cui Maria rappresenta il destino evolutivo, merita un’attenzione che da parte nostra essa non ha ancora avuto, e che soltanto imparando ad osservarla ed a conoscerla potremo proseguire davvero, con l’aiuto del Cielo, lungo il percorso in direzione del luogo cui siamo destinati.

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Pieve di Colognola ai Colli – VR – Madonna del Nido – particolare

NOTE:

1) con riferimento al testo: E. Battaglia, “Pieve di Colognola ai Colli”, Parrocchia Annunciazione di Maria Vergine, Colognola ai Colli – Verona, 2017.

Fonte: https://ilquartore.wordpress.com/2018/12/06/la-pieve-romanica-di-colognola-ai-colli-un-piccolo-santuario-del-divino-femminile-in-provincia-di-verona/?fbclid=IwAR1cv8GVT46MDqJbipwTXWlZ8Ow5A4TkIUO9Ue_XeSVKxzXjtXY4Rhti9JM

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